Special report con videointerviste
di Silvia Muciaccia

(mi-lorenteggio.com) Milano, 04 luglio 2012 - Milano 30 giugno 2012: è calato definitivamente il sipario del teatro Smeraldo di Milano, affossato in 6 anni dal cantiere del parcheggio di piazza XXV aprile in Porta Garibaldi.
"Il TEATRO SMERALDO E' MORTO", così è stato scritto a caratteri cubitali sulle pareti ormai spoglie del tempio dell'arte e della musica con duecentocinquanta giornate all'anno di cultura, spettacolo e divertimento, l'unico in Italia non finanziato né dallo Stato né dagli Enti locali, che si trasformerà in un supermercato di lusso con ristoranti annessi.

Il patron Gianmario Longoni, nella lunga notte bianca tra sabato e domenica 1 luglio, ha accolto gli amici per l'ultima grande festa, alla consolle il Dj resident dello Shocking club, la storica discoteca, all'angolo dei Bastioni di Porta Nuova, che chiuderà insieme al teatro.

Grandi forbici nelle mani di Longoni che con grande commozione, calato il sipario, lo ha tagliato in centinaia di pezzi e donato in ricordo ai numerosi amici intervenuti per l'ultimo saluto al teatro Smeraldo, da trent'anni uno dei simboli della cultura milanese. Di quell'imponente palcoscenico e di quel sipario ci rimangono i ricordi dei momenti magici con gli spettacoli esclusivi che ci hanno regalato tante suggestive emozioni, con concerti pop e rock, musicals internazionali, cabaret e, perché no, anche cinema a luci rosse.
Con l'ultimo commosso saluto tutti sono potuti salire sul quel palcoscenico dove si sono esibiti grandi e storici artisti dell'intero panorama dello spettacolo italiano ed internazionale, quali Billie Holiday, Mina, Adriano Celentano, Massimo Ranieri e tanti altri; ultimo concerto in ordine di tempo quello tenutosi lo scorso 11 giugno da Roger Hodgson, il cantante britannico storica voce dei SUPERTRAMP per la prima volta in Italia (video).
Oltre che sul palcoscenico, i tanti amici intervenuti, hanno potuto visitare i camerini ormai spogli, affacciarsi alle finestre per guardare la piazza dall'alto che, ironia della sorte, oggi è ormai agibile con il cantiere in via di definitivo smantellamento.
All'alba del 1 luglio, dopo la serata di chiusura, Giammario Longoni ha formalmente consegnato le chiavi dell'edificio al nuovo proprietario, il rappresentante della società Eataly, titolare della nota catena di distribuzione enogastronomica, modello originale di mercato in cui i prodotti di alta qualità e tradizione del nostro paese altamente selezionati e offerti rappresentano le eccellenze gastronomiche del made in Italy .
Silvia Muciaccia
LA LETTERA CON LE MOTIVIZIONI DELLA CHIUSURA DEL TEATRO SMERALDO di Gianmario Longoni
All'inizio degli anni Ottanta il teatro ha iniziato a proporre generi di spettacolo snobbati dai teatri di allora. Concerti pop e rock, musical internazionali e cabaret hanno dato vita a quello "stile libero" che ha contribuito a formare nella nostra generazione una percezione del teatro diversa, un meccanismo più semplice e popolare per divertirsi migliorandosi.
Lo Smeraldo è riuscito così a prosperare senza alcun intervento di denaro pubblico, premiato da un a grande affluenza di spettatori che, oltre a riempire il teatro per circa duecentocinquanta giornate all'anno, frequentava la zona contribuendo a inventare un'area che, prima della riapertura del teatro nell'ottobre dell'83, non lasciava intravedere nessuna particolare prospettiva di sviluppo.
Lo sviluppo invece arrivò e con esso il rilancio del teatro Smeraldo come una delle sale più innovative e importanti della città. Mentre grandi artisti passavano sul nostro palco, all'esterno sparivano spacciatori e malavita "dell'isola", si ristrutturavano vecchie case di ringhiera, aprivano quei ristoranti e quei negozi e atelier di moda che oggi costituiscono il "sistema Corso Como".
Un sistema virtuoso che, creando qualità, ha però attirato la speculazione edilizia, sino ad arrivare al punto di bloccare per sei anni l'economia del teatro attraverso un incivile e paradossale cantiere.
Le conseguenze dannose sull'affluenza degli spettatori sono state violente ma brevi, i milanesi hanno dimostrato tolleranza e comprensione.
Di contro, nella percezione degli addetti ai lavori, lo Smeraldo è precipitato in un luogo pericoloso e squalificante, da evitarsi, se possibile.
Così, in pochi anni, la media delle nostre giornate di attività è crollata poco più della metà rispetto al passato.
I partner e gli sponsor, oscurati dal cantiere, si sono a poco a poco ridotti, fino a scomparire del tutto.
Oggi queste riflessioni appartengono al passato.
Questi anni in cui ho scelto di resistere e rimanere aperto, non finanziato e indipendente, hanno creato un deficit troppo profondo per essere sanato con il lavoro, nonostante l'imminente riapertura della piazza.
Ora dovrò cedere le amate mura dello Smeraldo che saranno più laicamente destinate ad altro utilizzo, permettendomi di sanare gli insostenibili debiti contratti negli anni e di rispettare gli impegni e il mio buon nome, come la mia famiglia e la mia azienda hanno sempre fatto.
Senza nulla chiedere alle Istituzioni salverò la mia impresa dalla cancrena finanziaria, non con la buona medicina della giustizia ma con quella traumatica della chirurgia...
Ancora con la giacca del vero Smeraldo vorrei invitare tutti voi alla lunga Notte bianca di addio, tra la mezzanotte e l'alba del 1° luglio.
Nei prossimi anni lavoreremo in un grande teatro tenda, per continuare a far vivere l'azienda, in attesa di una nuova sede definitiva.
Ipotesi che, seppure possibile, non sembra ancora concreta.
Strano in una città dove i cantieri edili non mancano....
Ci congediamo, quindi. Con profonda gratitudine verso gli artisti e i milioni di milanesi che in questi quasi trent'anni ci hanno onorato della loro appassionata compagnia.
Gianmario Longoni, Milano, 7 giugno 2012"
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