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Pubblicata il 16/02/2013 alle 10:30:31 in Politica

Lucia Castellano, capolista del Patto Civico con Ambrosoli Presidente, e la situazione delle carceri disastrosa



Tra le soluizoni abolire le leggi “carcerogene” responsabili in buona parte del sovraffollamento delle prigioni, come la Bossi-Fini, la Fini-Giovanardi e la ex-Cirielli. Una misura immediata “dare aria” ai detenuti


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Lucia Castellano davanti alla sua scrivania quando era Direttore del Carcere di Bollate


(mi-lorenteggio.com) Milano, 16 febbraio 2013 - Oggi, Lucia Castellano è capolista del Patto Civico con Ambrosoli Presidente, in vista delle prossime elezioni per la Regione Lombardia del 24-25 febbraio. Dimissionaria da Assessore alla Casa, Demanio e Lavori Pubblici del Comune di Milano, per 20 anni ha diretto le carceri in tutta Italia, con risultati eccellenti.
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Il suo ultimo giorno al carcere di Bollate salutata da Valerio Onida, costituzionalista e presidente emerito della Corte Costituzional,  Luigi Pagano, già provveditore delle carceri lombarde, attuale vicepresidente del Dap, il Dipartimento dell’amministrazione Penitenziaria, Silvia Polleri, responsabile cooperativa abc di catering, carcere di bollate e l'attuale direttore del carcere di bollate Massimo Parisi.


Marassi, Eboli, Secondigliano e tanti altri, infine Bollate, considerato un modello in Italia e in Europa. Come c’è riuscita in un Paese famoso, al contrario, per una situazione carceraria disastrosa? .
 
Le sembrerà paradossale ma ho semplicemente applicato leggi che già esistevano. Ad esempio lo Stato già stabilisce che la legge deve mantenere, migliorare e ristabilire le relazioni dei detenuti con la propria famiglia e prevede permessi premio per consentire interessi affettivi, culturali e lavorativi. E’ la stessa pretesa dell’Amministrazione penitenziaria a voler migliorare i rapporti sociali dei detenuti. Purtroppo questo, nella maggior parte degli istituti, non viene applicato, per paura e per arretratezza culturale. 
 
Quali sono, per Bollate, i risultati prodotti, non solo per i detenuti, ma anche per la società civile che deve accoglierli, una volta fuori dal carcere?
 
Un solo dato aiuta a comprendere: la percentuale di recidiva, cioè la probabilità che ha un detenuto uscito dal carcere di commettere altri reati, a Bollate è del 12%, contro il 76% della media nazionale. Questo semplicemente applicando le leggi che già lo Stato italiano mette a disposizione delle case di detenzione.
 
L’Italia è stata recentemente multata dall’Unione Europea per le condizioni di vita in carcere dei detenuti, spesso costretti a condividere celle da 3 persone in 8. Come dovrebbe porsi l’Italia per risolvere questo problema?
 
E’ un problema complesso, innanzitutto dovremmo abolire le leggi “carcerogene” responsabili in buona parte del sovraffollamento delle prigioni. Sto parlando della Bossi-Fini, la Fini-Giovanardi e la ex-Cirielli. Per far questo, però, occorre del tempo, una volontà e un’attenzione politica ben precisa. Una misura immediata invece, per “dare aria” ai detenuti in situazioni di grave affollamento sarebbe aprire le celle, permettere alle persone che abitano il carcere di passare meno tempo possibile in cella, questo è nei pieni poteri di qualsiasi Direttore.
 
Cosa pensa della recente visita del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, al Carcere di San Vittore?
 
La visita del Presidente Napolitano è stata l’unico segno tangibile di vicinanza dello Stato alla situazione delle carceri. In un periodo in cui la politica e l’attenzione mediatica si mobilitano sul tema del carcere soltanto per parlare di “detenuti vips”, vedi il caso Corona. Spero che l’esempio di Giorgio Napolitano dia coraggio ad amministratori e legislatori, per dare forza alle pene alternative al carcere ed eliminino inutili sofferenze per i detenuti. Insomma, che facciano diventare il muro di cinta l’ultima delle risposte punitive possibili.
 

A.V.
"Messaggio elettorale - Committente: Marlene Lombardo".

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