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Pubblicata il 18/02/2013 alle 16:21:26 in Viaggi

Sunà da Mars (suonare di marzo) all'Aprica



Tutti gli anni, l’ultimo giorno di febbraio, dalle diverse contrade del paese (San Pietro, Dosso, Mavigna, Santa Maria, Liscidini e Liscedo) gli abitanti in costume aprichese percorrono le vie con “li bronzi” (pregiati campanacci di bronzo), “i sampógn” (campanacci di altri metalli) e i corni



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(mi-lorenteggio.com) Milano, 18 febbraio 2013- La tradizione del “sunà da mars” (27-28 febbraio 2013) rinnova una pratica magico-propiziatoria. Significa letteralmente “suonare di marzo”.

Di antichissima origine, è una usanza prettamente contadina e un modo originale per salutare l'arrivo ormai imminente della primavera e il ricrescere dell'erba. In tempi passati la pastorizia era l'attività primaria degli abitanti di Aprica e risulta pertanto comprensibile come fosse benaccetto un rito propiziatorio rivolto a salutare la ricrescita dell'alimento indispensabile per gli armenti.

Quando Aprica (località turistica, invernale ed estiva, della Valtellina) era soltanto una realtà contadina ed il turismo ancora non rendeva la neve una benedizione del cielo, si usava risvegliare la primavera con il suono dei campanacci e dei corni. La tradizione non si è mai perduta: tutti gli anni, l’ultimo giorno di febbraio, dalle diverse contrade (San Pietro, Dosso, Mavigna, Santa Maria, Liscidini e Liscedo) gli abitanti in costume aprichese percorrono le vie del paese con “li bronzi” (pregiati campanacci di bronzo), “i sampógn” (campanacci di altri metalli) e i corni, affinché il loro frastuono risvegli l’erba e la natura riprenda il suo corso. I cortei, guidati da scampanatori provetti, convergono in Piazza Mario Negri scultore, di fronte al municipio, indi si dirigono in Piazza del Palabione, dove la manifestazione si conclude con saggi di scampanio, consegne di riconoscimenti, ecc.

Qui si possono anche gustare il “mach” - piatto tipico dell’evento (polenta e salsiccia alla piastra) - oltre a un bicchiere di vin brulé.

Redazione


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