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Pubblicata il 26/03/2014 alle 13:55:33 in Attualità

Papa Francesco racconta a Vittorio Aggio di Padre Enrique Pozzoli



Intervista di Principia Bruna Rosco


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(mi-lorenteggio.com) Milano, 26 marzo 2014 - Recentemente, Vittorio Aggio e la sua famiglia hanno incontrato Papa Francesco, che si è raccontato e ha raccontato di Padre Enrique Pozzoli.

 

Il Papa Vi ha raccontato il perché i suoi antenati si trasferirono a Buenos Aires? «Ci ha raccontato che i grandi flussi migratori della metà dell’ottocento e l’inizio novecento portarono migliaia di italiani nei vari paesi del mondo dove arrivavano soli, smarriti, con pochi soldi e non conoscevano la lingua.Nel 1875 Don Bosco mandò i suoi primi missionari, i Salesiani, in America Latina con il principale compito di apostolato e aiuto agli emigrati italiani.Anche un novello sacerdote di 23 anni, appunto, padre Enrico Pozzoli, nato a Senna Lodigiana, rispose alla chiamata di Don Bosco e nel 1903 partì missionario con destinazione Buenos Aires e poi alla Terra del Fuoco. Dal 1876 al 1976, ventiquattro milioni di italiani hanno lasciato l'Italia e molti di questi sono emigrati in Argentina. I nonni Rosa Vasallo e il marito Giovanni Angelo Bergoglio con il figlio Mario Giuseppe Francesco (il papà del futuro Papa), nel 1929, l’anno della grande crisi finanziaria, emigrarono anche loro in Argentina, precisamente a Buenos Aires. Quindi, i Bergoglio partirono da Portacomaro, un paesino vicino ad Asti, per raggiungere Buenos Ayres, dove nel 1936 nasce il futuro Papa Francesco».

                                 

           


 

Qual è stato il percorso spirituale di Papa Francesco? «Aveva 21 anni quando entrò nel seminario diocesano di Buenos Aires. Ha studiato in Cile e in Argentina e si è laureato in filosofia e teologia. L’11 marzo 1958, è entrato nel noviziato dei gesuiti e il 13 dicembre 1969 viene ordinato».

 
Chi era Don Enrico Pozzoli? «Un Missionario Salesiano di origini lodigiane».

Don Pozzoli fu anche il Padre spirituale di Papa Francesco? «Fu il primo Padre Spirituale, fin dall’età di diciassette anni. Di Lui, Papa Francesco dice che era veramente un santo».

Le foto inedite di Don Pozzoli da chi sono state scattate? «Le foto che ho sono state scattate nel 1960 da Don Pozzolistesso con l’autoscatto, quando ritornò in Italia per l’ultima volta».

 



Quando morì Don Pozzoli? «Morì il 20 ottobre 1961 e Papa Francesco il 19 ottobre, il giorno prima della sua morte, si era recato in ospedale per l’ultimo saluto, però, era confuso e non sa se lo ha riconosciuto».

 

Che nesso c’è fra Lei e Papa Francesco? «Il mio bisnonno materno e il papà di Don Enrico erano fratelli».

 

Qual è stata la reazione del Papa ? «Come ha sentito che mia madre si chiama Pozzoli, il suo viso si è illuminato e sono riaffiorati in lui tanti ricordi: ha ripercorso e raccontato i momenti della vita di Padre Enrico a molti di noi sconosciuti».

 

Come si conobbero i genitori di Papa Francesco? «Papa Francesco ci ha raccontato che i suoi genitori abitavano a 400 metri di distanza dall’Oratorio Salesiano di Sant’Antonio, nel quartiere di Almagro a Buenos Aires e si conobbero a Messa nel 1934,  furono sposati da Padre Enrico e nella stessa Chiesa il giorno di Natale del 1936 battezzò il loro primo figlio».

 

Cioè, battezzò Jorge Mario Bergoglio, futuro Papa Francesco? «».

 

Mi può parlare del rapporto di Don Enrico Pozzoli e Papa Francesco? «Sembra che il destino abbia messo sulla stessa strada queste due persone. Infatti, fu proprio Don Pozzoli a battezzarlo e fu sempre Don Pozzoli a guidarlo nella sua crescita come primo padre spirituale».

 

Non lo dimenticò mai? «Come poteva dimenticarlo? Papa Francesco ha sottolineato che il padre lodigiano ebbe una forte e sana influenza nella sua esistenza perché fu un Padre esemplare, una figura significativa e modello di vita sacerdotale, pertanto, ha lasciato dentro di lui un segno importante e indelebile. Di lui, il Papa dice che era veramente un santo». 

 

In quale occasione Papa Francesco lo ha ricordato? «Nel 1982, nel prologo delle sue “Meditaciones para religiosos” come un “esempio di servizio ecclesiale e di consacrazione religiosa”».


Ma chi era Padre Enrico? «Era un prete semplice e un grande confessore e questa dote si era sparsa fra le suore, i preti che facevano la fila per confessarsi da lui».

 

Padre Enrico aveva degli hobby? «Ne aveva due: la macchina fotografica e aggiustare gli orologi. Riusciva a far funzionare orologi oramai considerati da buttare, specialmente gli orologi dei campanili delle chiese. Riuscì a fare funzionare anche l’orologio della cattedrale della Terra del Fuoco, oramai muto da diverso tempo».

 

Quali sono state le ultime parole che vi siete scambiati? «Prima di congedarci abbiamo ricordato al Papa la vicinanza di tutti quelli che si erano raccomandati nella preghiera, di tutti gli ammalati di Cesano Boscone e Senna Lodigiana, in particolare, i ragazzi dei nostri oratori che ci hanno chiesto di consegnargli una busta con dei loro lavori. Ci siamo congedati dal Papa ringraziandolo per l’opportunità concessaci di poter pregare con Lui a Santa Marta. Il Santo Padre ci ha rinnovato la richiesta di pregare per Lui».

 

Quanto è durato l’incontro? «Non ne ho idea, ma all’incirca una ventina di minuti».

 

Tornerete a trovarlo? «Mi auguro di poterlo rincontrare per approfondire meglio la storia di mio zio materno e poter rivivere l’emozionante, toccante ed entusiastica esperienza».

 
                                                                      
Principia Bruna Rosco

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