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Pubblicata il 04/03/2017 alle 13:05:58 in Tecnologia

A Binasco coinvolgente tavola rotonda sulla problematica degli adolescenti e il mondo virtuale



di Valeria Acquarone


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(mi-lorenteggio.com) Binasco, 4 marzo 2017  - Presso la sede dell’Istituto Comprensivo di Binasco si è tenuto un interessante dibattito sul rapporto tra i giovani e il mondo virtuale, con la presentazione del libro del dottor Marco Volante, psicologo dell’educazione e dello sviluppo, “I nuovi adolescenti e la fuga nel virtuale”.

Erano presenti tutti i membri della Commissione per la legalità binaschina, il presidente, Sergio Redaelli, il sindaco, il maresciallo dei carabinieri, don Enzo, coadiutore dell’oratorio, il preside, ospite competente impegnato sul campo, il dottor Salvemini, psicoterapeuta e moderatore dell’incontro, numerosi assessori, insegnanti e il direttivo dell’Università del Tempo Libero, primo promotore della serata. Nutrito il pubblico, molti genitori in compagnia dei figli, che occupavano le prime file e non hanno perso una parola di quanto detto, comportandosi in maniera ineccepibile, nonostante l’ora e la difficoltà, a volte, degli argomenti trattati.

 Dopo un breve esordio di Redaelli, che ha spiegato finalità e scopi della Commissione,  funzionante  già da 5 anni, Il dottor Volante, che vive e d opera a Roma e vanta una lunga esperienza sul campo, oltre alla preparazione accademica, ha cercato di mettere in luce alcuni degli aspetti più spinosi del problema, inserendolo nel mondo più ampio in cui tutti viviamo, e che tutti noi influenza e condiziona. Abbiamo scoperto così che l’adolescenza, intesa come  ricerca di individuazione e di appartenenza, viene oggi vissuta in un mondo “fluido”, ossia incerto e frammentario, dove non solo è difficile costruirsi un’identità, ma è possibile scoprire come compagni di viaggio anche adulti, che dall’adolescenza non sono usciti, o che vi si sono ritrovati immersi, incerti sul loro ruolo e sul loro compito. Perché i genitori possono essere di tre tipi: proibitivi, amicali, guide responsabili che non abdicano al loro ruolo, e che sono in grado di dare un aiuto concreto.

Nel mondo virtuale tutto appare facile: ci si trova in uno spazio dove si può giocare con la propria identità, senza identificarsi con una realtà definitiva, indossando maschere einterpretando ruoli diversi. Il pericolo è di trovarsi ancorati “al di là”, e di non riuscire più a ritrovare “il di qua”. E’ anche vero però che le emozioni esistono anche al di là, quindi il virtuale diviene anch’esso una sorta di reale, non è “finto”. Ci si può giocare, ma importante è sapere dove fermarsi, e farlo in tempo, magari con l’aiuto di un adulto capace e fidato. Uno che sappia dare regole, che non sia il genitore amico che tutto concede sentendosi moderno, ma neppure il signor no, sordo ad ogni richiesta. Davanti a queste problematiche spesso i genitori vanno in panico, non sentendosi all’altezza, vuoi per ignoranza del mezzo ( ma lo usano ed abusano anche loro) vuoi per comodità: lo “smartphone baby sitter” risolve molti problemi pratici, come la Tv di una volta.

Il dottor Salvemini ha ribadito come il virtuale sia “anche reale”, risalendo all’etimologia della parola “ oggetto che consente di fare delle esperienze”, quindi serve a cercare quella famosa identità, quegli amici non sempre disponibili nella vita, ma è un mezzo, non un fine. Ha ribadito l’importanza delle regole, del saper dire no, della “testimonianza che si può vivere gustando”.

La parola è passata poi a don Enzo, che ha ribadito l’importanza di dare delle regole, di testimoniare. Si è polemicamente chiesto: chi sono i nuovi adolescenti? Noi o loro? Se l’adolescenza è ricerca continua della propria identità, allora anche noi ci mettiamo in gioco, e torniamo adolescenti. Dobbiamo quindi essere in grado di aggiornarci, anche nel campo virtuale, eventualmente facendoci aiutare proprio dai ragazzi, di cui invece che censori, diveniamo accompagnatori.

Il  maresciallo ha sottolineato le implicanze penali cui si può facilmente arrivare con l’uso di questi nuovi mezzi senza averne l’intenzione né la consapevolezza. Ancora una volta  indispensabile la presenza dei genitori, e la loro capacità di mettere regole ferme ma motivate.

Tra gli interventi del pubblico una sottolineatura di un prof. della Cattolica: non bisogna parlare di realtà virtuale, bensì digitale, perché essa è reale a tutti gli effetti. L’indifferenza  che il mondo virtuale è accusato di provocare negli utenti  non è dovuta al mezzo, ma all’utente, che la proverebbe comunque.

Se la rete è fatta di nodi, e i nodi siamo noi, la rete è in realtà solo un filtro.

Una delle tante riflessioni sulla quale vale sicuramente la pena di riflettere.

 Il sindaco , rispondendo ai complimenti del  relatore per il folto pubblico presente, ha sottolineato come in realtà i genitori interessati siano molti di più, e che gli adulti ( adolescenti di ritorno?) siano spesso pigri ed egoisti, e non si rendano conto dei loro problemi e delle loro responsabilità. Propone quindi una sorta di gruppi di reciproco ascolto, per aiutarsi sia nella conoscenza dei nuovi mezzi sia del modo di interagire coi figli. La proposta viene girata anche all’Università del Tempo Libero, che da anni si è occupata del lato tecnico della questione, organizzando numerosi e seguitissimi corsi di computer per adulti.

Non esistono soluzioni preconfezionate, né bacchette magiche. La fatica chiesta ai giovani nel loro percorso auto identificativo continua tutta la vita: a chi vuol essere veramente genitore l’impegno e la difficoltà di trovare la strada, aiutando e facendosi aiutare. Mai scoraggiarsi: i ragazzi sentono l’amore al fiuto, ed è la più potente delle armi.

Valeria Acquarone


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