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Pubblicata il 09/03/2017 alle 15:01:25 in Cultura

Piera Aiello a Locate di Triulzi per parlare di mafia e giustizia con i giovani



Una lezione di libertà e giustizia che custodiremo a lungo


(mi-lorenteggio.com) Locate Triulzi, 9 marzo 2017 - Talvolta la strada che conduce alla libertà è piena di insidie. Difficile da percorrere. Soprattutto quando ci si sente abbandonati dal mondo. E’ successo così a Piera Aiello, che ancora ragazzina, con i sogni tra le mani e l’incoscienza acerba dei suoi anni si è ritrovata scaraventata  dalla parte opposta, nell’inferno. A incrociare il suo passo è stata la mafia.
Giovanissima, si è sposata con il figlio  di un boss e da quel momento è iniziato il calvario. Sangue, morte, botte e insostenibili segreti da ricacciare dentro di sé, fino a quando vedova, disperata, con un grumo di rabbia nella voce e il vuoto ovunque, insieme alla figlioletta di tre anni, ha scelto di uscire dalla gabbia.
Piera Aiello è  diventata testimone di giustizia.
La strada della libertà le è costata cara. Ha cambiato identità, ha lasciato la sua terra, crudele e malata, eppure amata con struggimento e poesia, ha rinunciato alla normalità dei giorni qualunque, alla vicinanza della famiglia d’origine. Ha creduto per alcuni interminabili istanti di non sapere più chi fosse, esiliata in un altrove sempre diverso, in viaggio come un pacco anonimo. Poi ha incontrato un uomo. Credeva fosse un “Onorevole”. Era Paolo Borsellino che con la sua sigaretta stretta tra le labbra l’ha accolta e le ha fatto ricordare chi fosse, da dove venisse e cosa avrebbe potuto diventare. Davanti a uno specchio Piera ha ritrovato il sogno della felicità e quel sogno ha provato a rincorrerlo, avendo al suo fianco “zio Paolo”.  La cronaca è risaputa. Gli eventi tragici ricorrono nella nostra memoria e sempre ci fermano il cuore. Falcone, Borsellino, quei terribili ’90... Rita, la “piccolina” che seguì Piera e si affidò a Paolo e poi… E poi non resse al suo assassinio.

Ci vuole coraggio per essere liberi. Il coraggio di Piera lo abbiamo conosciuto in una giornata speciale, quella dedicata alle Donne. E non avrebbe potuto esserci donna migliore a ricordarci quanto le donne sappiano il coraggio.

Piera Aiello è stata con noi, a Locate, l’8 marzo. Accompagnata dai ragazzi della scorta che chiama “angeli” e da Angela, la figlia che ha sigillato l’inizio di una sua nuova vita, Piera ha incontrato gli alunni e le alunne delle Medie  e ha raccontato la sua storia. Una storia incredibile, eppure vera. Una storia di giustizia, di dignità e di forza. Una storia unica e irripetibile, che tutti, indistintamente, abbiamo sentito il bisogno di abbracciare.

Piera Aiello è stata con noi, ancora, in occasione della serata che abbiamo organizzato per inaugurare la Rassegna Donne 2017. Ha assistito al bellissimo spettacolo che la compagnia teatrale Maskere ha realizzato per lei. E poi, di nuovo, non ha mancato di narrarsi al pubblico numeroso presente nella sala dell’Auditorium. “Manco sapevo parlare in italiano”, ha confessato sorridendo. “Chiesi a zio Paolo come potevo imparare mi rispose: leggi, leggi qualsiasi cosa.” Piera ha letto e ora parla. Chi la ferma più, per fortuna. Parla e ci rammenta quanto sia attuale e illuminante quella frase che pronunciò Don Milani a proposito dell’importanza della parola per farsi ascoltare, per farsi rispettare, per essere consapevoli di ciò che si è.

 “Parlare è un dovere”, aggiunge Piera. Ma anche un diritto, diciamo noi. Perché chi ha subito tanto, deve avere la chance del riscatto. Deve potere urlare il sopruso, la paura, la straziante solitudine, e infine, la propria personale vittoria, ricevendo in cambio il calore della gente per bene.  
La giustizia è un sentimento che accomuna. Così è stato.

Quella felicità, Piera, che ti aveva sussurrato come una promessa Paolo  Borsellino, una vita fa, in una minuscola caserma del tuo sud, non ti abbiamo chiesto se l’hai adesso raggiunta. I tuoi occhi di serenità trasparente, il tuo pensiero per coloro che pur non camminando più con te esistono e ti ricreano ogni giorno, l’amore che porti alle tue tre figlie e all’uomo “mammo” che è il tuo ora, be’, ci hanno fatto però assaporare il sentimento della pace e respirare il “fresco profumo della libertà”. Grazie, Piera, buon viaggio e a rivederci nella vita.

 

 


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