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Pubblicata il 11/04/2017 alle 19:42:06 in Cultura

A Binasco l’annuale lezione aperta di poesia



di Valeria Acquarone


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(mi-lorenteggio.com) Binasco, 11 aprile 2017 - Come ogni anno il laboratorio di poesia dell’Università del Tempo Libero si è concluso con una lezione aperta a tutti gli appassionati, con un poeta “ vero”, che ha già pubblicato oppure con un  professionista esperto del settore.

Quest’anno è toccato a Fabio Cigognini, autore della raccolta “Prima che sia giorno”, ed. Prometheus, già noto al pubblico binaschino in quanto relatore del corso di filosofia della stessa Università. Poesia e filosofia? Ma che cos’hanno in comune? Molto, a sentire le appassionate considerazioni di Fabio.

Heidegard affermò infatti che la filosofia diventerà poesia, e Schopenauer che i così detti dilettanti sono i più autentici dei poeti, in quanto non ricercano potere o ricchezza, bensì, come il termine stesso suggerisce, si esprimono per diletto, arrivando così talvolta a livelli  sconosciuti ai più famosi. Da qui le virgolette al nostro iniziale poeta vero: non sono necessarie erudizione e pubblici riconoscimenti per scrivere versi indimenticabili, molti ci possono riuscire, almeno una volta nella vita. Ma allora poeti si nasce o si diventa? Antico dilemma, anche qui senza risposta chiara e univoca. Ci vuole soprattutto sensibilità, la capacità di cogliere ciò che i più non colgono, ma è necessaria la voglia di tradurla, rendendone partecipi gli altri, ed occorre pure un’esperienza che permetta di mediare il vissuto  rendendolo accessibile.  Spesso  una cosa banale per tutti   nel poeta fa scattare  una necessità e un’urgenza di comunicare, e come la “dunamis” socratica ti perseguita e ti spinge finchè non l’hai messa nero su bianco, fosse anche nel pieno della notte, o sullo scontrino della spesa. Ma la cosa non finisce qui, anzi vi comincia: l’artista lima e pesa e cambia immagini, parole, suoni, armonie, a volte persino per mesi, finchè  trova la sua forma definitiva. Può anche non trovarla mai: il poeta sente, a torto o a ragione, di non essere riuscito a esprimersi come avrebbe desiderato: Virgilio, in punto di morte, ordinò di bruciare l’Eneide, perché non rispondeva alle sue aspettative. Per fortuna non lo ascoltarono.

Ma torniamo al binomio filosofia –poesia:  con un ardito accostamento alla teoria freudiana dei sogni, Cigognini paragona la “condensazione” onirica dell’immagine proibita alla “condensazione” dell’immagine poetica che da una realtà vasta va via via concentrandosi  in una sorta di simbolo che tutto assorbe e divora,  onnipresente e onnisciente.

E la rima, la famosa rima delle vecchie care filastrocche? La rima non è necessaria, può esserci o non esserci, l’armonia non dipende- lo sapevano già gli antichi- dalla terminazione ripetitiva delle parole, una canzone non è necessariamente poesia, anche se c’è la rima, perché musica e poesia sono due cose diverse, molto più che poesia e filosofia. Ancora?

Ascoltiamo allora qualche poesia del nostro filosofo poeta: poeta è poeta, e ci  lascia con la voglia di leggere tutto d’un fiato, filosofo lo dice la sua laurea, e noi ci crediamo. Lui poi si definisce anche un po’ “assassino” nel senso che le poesie hanno anche “un colpo mortale” spesso nascosto agli occhi dei più, ma non  per questo meno letale. La sua raccolta ci lancia una sfida: la donna amata e cantata esiste davvero? Come si chiama? Da dove viene? Dove va? Lui dice che gli indizi ce li ha lasciati tutti: alla nostra attenta lettura la possibilità di scoprire la verità misteriosa.

Valeria Acquarone


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