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Pubblicata il 30/09/2017 alle 17:02:36 in Cronaca

Diocesi. L'Arcivescovo Delpini ordina 30 diaconi: "Nella città della moda l'abito più bello è quello che custodisce la dignità delle persone"



Ecco l'elenco dei candidati al Diaconato


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(mi-lorenteggio.com) Milano 30 settembre 2017 Oggi 30 settembre in Duomo, l’Arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, ha ordinato diaconi 23 seminaristi del Seminario arcivescovile di Venegono e altri 7 candidati che hanno studiato teologia a Monza al Seminario teologico internazionale del Pontificio Consiglio delle Missioni Estere. Nell'omelia - a seguire il testo integrale - mons. Delpini ha detto: "Imparate e custodite l’arte di fare festa, cioè la cura per la dignità di ogni persona, anche di chi torna a casa con i vestiti logorati dalla vita sbagliata e con i piedi nudi per un troppo lungo e sconclusionato andare". Ed ha raccomandato loro: "Condividete i sentimenti di Dio! Abbiate compassione di chi ha perso la strada di casa, ha perso le sue cose e infine corre il rischio di perdere se stesso. Abbiate compassione dell’umanità desolata, che vive lontano da Dio, abbiate compassione dell’umanità gaudente che vive lontano da Dio, abbiate compassione dell’umanità arrabbiata che vive lontano da Dio e si immagina un Dio che vuole trattare come servi invece che come figli. Abbiate compassione". E infine una raccomandazione "Nella città della moda si deve forse ricordare che l’abito più bello non è quello più costoso o più strano o più seducente, ma quello che meglio custodisce la dignità della persona e l’anello al dito non è l’ostentazione della ricchezza, ma il segno della nobiltà dell’essere figlio del Padre". L’ordinazione diaconale rappresenta l’ultima tappa del cammino verso il sacerdozio che riceveranno il prossimo anno. Di età compresa tra i 24 e i 45 anni, i diaconi studiano al Seminario di Venegono e si preparano a diventare preti al servizio della Diocesi. Hanno compiuto percorsi ed esperienze professionali differenti: tra loro ci sono laureati in filosofia, ingegneria, architettura e c’è chi ha esercitato la professione di avvocato o di agronomo. In allegato l’elenco dei nuovi diaconi e le parrocchie di provenienza. Durante questa celebrazione sono stati anche ammessi come candidati al diaconato e al presbiterato 15 giovani che attualmente frequentano la terza teologia.
 
OMELIA MONS. DELPINI

Ordinazioni diaconi candidati 2018
Celebrazione Eucaristica - omelia
Milano, Duomo – 30 settembre 2017
 
 
La festa di essere servi nella casa del Padre

1. Per chi è la festa?
La festa è per il figlio, che era morto ed è tornato in vita. La festa è per il padre, che ha tanto sofferto per la sua lontananza e tanto si è commosso per il ritorno del figlio che si è perduto.
Ma come è stato quel giorno per gli altri personaggi?
L’attenzione si concentra naturalmente sul figlio maggiore per deprecarne l’indignazione.
Ma che dire degli altri personaggi? Che dire dei servi? Noi infatti oggi stiamo per ordinare uomini che si fanno avanti per diventare diaconi, cioè servi (anche se il vangelo li chiama cioè schiavi). E i candidati hanno scelto questo brano evangelico al quale hanno attinto il motto: così si presentano alla nostra Chiesa che li accoglie con gratitudine e ammirazione per la loro decisione e disponibilità. Dove si mettono i diaconi in questo dramma? Con quale personaggio si identificano?
Forse le comunità che li accompagnano e li circondano sono inclini a rispondere: la festa oggi è per coloro che ricevono l’ordinazione e diventano diaconi. Le nostre comunità infatti ammirano un giovane che risponde a una chiamata che lo impegna per sempre. Le nostre comunità, forse contagiate dallo spirito mondano, talora pongono una enfasi sproporzionata sul percorso che aspetta i ministri ordinati come se avessero rinunciato a chi sa che cosa e dicono: “Che coraggio! Aveva un lavoro, aveva una prospettiva promettente, aveva possibilità affascinanti. Ha lasciato tutto per dedicarsi alla missione”. E per questo mettono il diacono al centro della festa. È una bella cosa far festa per un uomo che si dichiara disponibile per servire al bene della comunità. È però implicito il pericolo che si insinui nello stile di vita dei ministri ordinati e delle comunità un malinteso: “Se sono io il festeggiato, dunque sono io il più importante, dunque sono il centro della casa, il centro della comunità, dunque senza di me la festa non ci sarebbe, dunque quello che faccio e desidero e penso deve essere preso come l’espressione di uno che è determinante per la vita della casa”. E così anche nella comunità si insinua una strana dipendenza: “Se hai fatto questa scelta, sei tu che meriti ammirazione; se hai ricevuto questo dono dell’ordinazione, allora sei su un gradino più alto; se sei un ministro ordinato allora la comunità si raduna intorno a te e se non ci sei tu ci sentiamo abbandonati, se non ci sei tu, non riusciamo a far festa, a portare avanti le cose”.
Certo è bello essere festeggiati, ma certo questi candidati non hanno scelto questo motto per mettersi al centro dell’attenzione, per pretendere di essere al centro della festa.
Quindi la prima parola che dicono alla comunità diocesana è: non fate festa per noi, non metteteci al centro dell’attenzione, non esponeteci alla tentazione di montarci la testa! Non siamo noi i festeggiati, ma noi siamo solo dei servi alla festa del Padre che accoglie il figlio che era perduto, alla festa di Dio che accoglie l’umanità che si è rovinata, per restituire ai suoi figli la loro dignità e renderli partecipe dei beni della sua casa.
 
2. I servi della festa: la gioia di essere collaboratori della festa di Dio.
Tra i servi chiamati a collaborare alla festa del Padre che si rallegra del ritorno del figlio ci possono essere atteggiamenti diversi. Ci sono quelli che si lamentano per un lavoro in più e servono di malumore; ci sono quelli che disapprovano il comportamento del padre misericordioso e commentano la festa con meschina malizia, forse condividendo i sentimenti del fratello maggiore e persino aizzandolo: “Guarda un po’ che cosa fa tuo padre, invece che castigare tuo fratello come si merita…”.
Invece ci sono i servi che si sentono coinvolti nella gioia del Padre, ne condividono i sentimenti: si rallegrano di una vita salvata, perché si sono addolorati con il padre per una vita che sembrava perduta.
Ecco la seconda parola che i candidati dicono alla comunità cristiana: condividete i sentimenti di Dio! Abbiate compassione di chi ha perso la strada di casa, ha perso le sue cose e infine corre il rischio di perdere se stesso. Abbiate compassione dell’umanità desolata, che vive lontano da Dio, abbiate compassione dell’umanità gaudente che vive lontano da Dio, abbiate compassione dell’umanità arrabbiata che vive lontano da Dio e si immagina un Dio che vuole trattare come servi invece che come figli. Abbiate compassione.
 
3. Il vestito più bello, l’anello, il vitello.
E fate festa per ogni vita salvata, fate festa perché si manifesti la misericordia del Padre. Fate festa, non solo calcoli! Fate festa, non solo programmi e statistiche! Fate festa, non solo appelli e denunce!
La gioia del padre si esprime nella festa grandiosa: il vestito più bello, l’anello, il vitello. Non è l’ostentazione dello sperpero, come talora amano fare i ricchi, non è l’esagerazione delle cose che copre l’inadeguatezza dei sentimenti, non è l’andazzo gaudente che consuma e consuma, alla faccia dei poveri che stentano a vivere. È l’arte di fare festa e di essere lieti di cui si è forse dimenticato il segreto.
I candidati che stanno per essere ordinati diaconi dicono una terza parola alla comunità cristiana: imparate l’arte di fare festa. L’arte di fare festa è nascosta nel cuore del Padre e nella sua compassione, ma deve trovare le forme per rendersi condivisibile. Che cosa possono significare i segni della festa nella casa del Padre misericordioso?
L’abito più bello, l’anello, i sandali ai piedi, il vitello grasso contribuiscono a restituire dignità al figlio rovinato. Nella città della moda si deve forse ricordare che l’abito più bello non è quello più costoso o più strano o più seducente, ma quello che meglio custodisce la dignità della persona e l’anello al dito non è l’ostentazione della ricchezza, ma il segno della nobiltà dell’essere figlio del Padre e il vitello grasso non è l’esagerazione dell’ingordigia, ma la possibilità di ospitare molti intorno alla mensa.
Ecco che cosa vogliono dirci i candidati al diaconato sull’arte di fare festa scegliendo questa pagina evangelica: imparate e custodite l’arte di fare festa, cioè la cura per la dignità di ogni persona, anche di chi torna a casa con i vestiti logorati dalla vita sbagliata e con i piedi nudi per un troppo lungo e sconclusionato andare.
 
E incominciarono fare festa: questo è l’invito che ci rivolgono i candidati al diaconato e al presbiterato!
Fate festa per la gioia del Padre, non festeggiate noi, ma la salvezza offerta al figlio prodigo e rovinato; fate festa perché lasciate che lo Spirito abiti in voi e alimenti in voi i sentimenti del Padre;
fate festa celebrando la dignità restituita al miserabile vagabondo trattato come un principe, accolto in casa con tutti gli onori, riconosciuto dal padre come il figlio amato e atteso.
Fate festa, fratelli e sorelle, fate festa!

Mons. Mario Delpini
Arcovescovo di Milano




ELENCO CANDIDATI AL DIACONATO

Nome, data di nascita, parrocchia di provenienza

1 . AGOSTANI FRANCESCO 
  24/08/1980 S. Vittore – Rho (Mi)    
         
2. BERNASCONI ALESSANDRO 
  23/10/1984 S. Maurizio – Vedano Olona (Va)  

3. BISOGNI DANIELE 
  25/06/1988 S. Apollinare in Baggio - Milano  
      
4. BOELLIS GIOVANNI 
  11/10/1993 Nostra Signora della Misericordia - Baranzate (Mi)

5. BONO MICHELANGELO 
  16/09/1987 Ss. mm. Nereo e Achilleo - Milano     

6. CARDINALE DAVIDE 
  02/08/1986 S. Anna – Busto Arsizio (Va)   

7. CHIAROLLA STEFANO 
  14/05/1993 S. Paolo – Cantù (Co) della Cp “S. Vincenzo”

8. CORBETTA GABRIELE 
      S. Bartolomeo ap. – Carugo (Co) 
      
9. MANZOTTI GIANMARIA 
 29/03/1990 Ss. Ambrogio e Simpliciano – Carate Brianza (Mb) 
      della Cp “Spirito Santo”    

10. MARANI SIMONE 
  24/05/1992 S. Martino - Bollate (Mi)  

11. MEANTI NATALE 
  03/07/1974 B.V. Addolorata in San Siro - Milano  
      
12. MONTICELLI MATTEO 
  01/10/1990 S. Vittore m. – San Vittore Olona (Mi) 

13. MOTTA LORENZO 
  02/02/1993 Gesù Crocifisso in Ravello - Parabiago (Mi)

14. PELLEGRINO ANDREA 
  02/10/1992 Ss. Ippolito e Cassiano – Vanzago (Mi)

15. PELLEGRINO GIUSEPPE 
  20/02/1972 Parrocchia rif.: S. Giulio – Barlassina (Mb)  
      
16. POLLI STEFANO 
  03/03/1981 S. Vittore – Casorate Primo (Pv) 

17. RAGO LUCA 
  11/05/1979 S. Apollinare in Baggio - Milano  
            
18. RAVAGNANI ALBERTO 
  22/08/1993 S. Carlo – Brugherio (Mb) della Cp “Epifania del Signore”    
     
19. RIVA SIMONE 
  07/05/1984 S. Agata – Monticello Brianza (Lc)  
      
20. SANVITO SIMONE 
  21/07/1991 Ss. Pietro e Paolo – Muggiò (Mb) 
      della Cp “Madonna del Castagno”   

21. SCALTRITTI ANDREA 
  16/07/1988 S. Giovanni Battista in Orago – Jerago con Orago (Va)     
      
22. TESEO SIMONE 
  21/11/1989 S. Adele - Buccinasco (Mi)   
      
23. VERGANI GIOVANNI 
  06/10/1989 S. Martino – Biassono (Mb) 
      della Cp “Maria Vergine Madre dell’Ascolto”


DIACONI DEL PONTIFICIO ISTITUTO MISSIONI ESTERE – P.I.M.E

1. Luis Alberto Perez DE LA CRUZ - Messico
2. Mateus Jensen DIDONET - Brasile
3. Subba Rao GIDDI - India 
4. Presanth Kumar GUNJA - India
5. Paul Sunil Babu JANGAM  - India
6. Patience Keuf Keuf KALKAMA - Cameroun
7. Bala Raju MAREBOIANA - India
 
 
Redazione

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