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Pubblicata il 28/11/2017 alle 13:01:45 in Salute

GARBAGNATE – CURARE LA SAFENA? NON PIU’ RICOVERI E DECORSI POST OPERATORI LUNGHI



CON UNA NUOVA TECNICA, SENZA NESSUN RICOVERO, DOPO UN’ORA IL PAZIENTE PUO’ CAMMINARE E TORNARE A CASA


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(mi-lorenteggio.com) GARBAGNATE, 28 novembre 2017  –  Basta incisioni chirurgiche e lunghi ricoveri per curare le vene varicose degli arti inferiori.  Nel corso degli ultimi 10 anni la terapia  è cambiata radicalmente evolvendosi in modo rapido ed efficace. E l’Unità Operativa di chirurgia vascolare dell’ospedale di Garbagnate, che vanta una  storia di tutto rispetto in questa specialità, diretta da Pietro Mingazzini,  è sempre più al passo con i tempi. Tra le novità più recenti c’è anche la cura delle vena safena. La nuova metodica di trattamento indrodotta dagli specialisti garbagnatesi  consente un trattamento efficace, sicuro e rapido della patologia varicosa che interessa gli “assi safenici”. Non è necessario il ricovero perché il trattamento viene eseguito in regime di day hospital. Alla fine dell’intervento il paziente è immediatamente in grado di camminare e dopo circa un’ora dal trattamento viene dimesso e può tornare a casa. La nuova modalità di trattamento è stata recentemente sviluppata e collaudata per ottenere l’occlusione safenica minimizzando gli aspetti negativi connessi alle tecniche termoablative o alla scleroterapia ecoguidata, incorporando invece i benefici di entrambe. Si tratta della Ablazione Endovenosa Meccano-Chimica (anche detta MOCA) mediante uno strumento denominato ClariVein, il quale non fa uso di energia termica, eliminando quindi il rischio potenziale di danno tessutale e nervoso, ed eliminando pertanto anche la necessità di realizzare una anestesia con tecnica tumescente, che può essere fastidiosa.Questo  metodo  provoca l’occlusione venosa con una doppia modalità: un filo rotante posizionato all’interno della vena attraverso un catetere determina un danno irreversibile della parete interna della vena stessa; attraverso lo stesso catetere si effettua contemporaneamente l’infusione di un liquido sclerosante che viene “spruzzato” direttamente sulla parete venosa danneggiata, portando alla occlusione immediata della vena.  L’introduzione del catetere ClariVein viene realizzata con accesso percutaneo ecoguidato  o con una piccola incisione (1 cm), ma senza necessità di eseguire una anestesia tumescente lungo la coscia o lungo il polpaccio, accorciando ulteriormente i tempi di esecuzione dell’intervento.“La chirurgia vascolare che  da oltre 50 anni è all’avanguardia in questo ospedale – afferma Ida Ramponi, direttore generale dell’Asst Rhodense – ancora oggi mantiene una forte attenzione alle tecniche innovative, con buoni risultati in termini di qualità delle cure ai pazienti ed ampliamento dell’offerta di percorsi di diagnosi e cura. “


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