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Pubblicata il 02/12/2017 alle 15:31:04 in Politica

FUSCO (L.N.): "UNA CITTÀ METROPOLITANA CHE MUORE PER CERCARE DI SOPRAVVIVERE"



Il Sindaco di Opera Ettore Fusco boccia il Bilancio di Previsione della ex Provincia di Milano


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(mi-lorenteggio.com) Milano, 2 dicembre 2017 - Giovedì 30 novembre la Conferenza metropolitana ha approvato la nota di aggiornamento al documento unico di programmazione (DUP) 2017-2019 e il bilancio di previsione 2017 della Città metropolitana di Milano. Con 64 voti a favore, 9 contro e 3 astenuti i Sindaci presenti in aula hanno espresso il proprio parere favorevole.

Il testo, in ottemperanza a quanto previsto dalla Legge Delrio (n. 56-2014), è stato approvato definitivamente dal Consiglio metropolitano con 13 voti a favore e 9 contrari. 

Voci fuori dal coro quelle di Graziano Musella, che ha parlato per conto dei sindaci di Forza Italia, e di Ettore Fusco, per i sindaci della Lega Nord. Molto critico il Sindaco di Assago e Consigliere metropolitano Musella, sulle scelte poco coraggiose del Sindaco metropolitano Beppe Sala, ha votato negativamente con i suoi sindaci presenti in aula dando poi, invece, parere favorevole all’immediata eseguibilità della delibera che senza i suoi voti sarebbe dovuta tornare in aula per essere nuovamente discussa.

Duro, invece, il sindaco leghista Ettore Fusco che da sempre si batte per una vera riforma della Provincia attraverso una diminuzione delle competenze con il necessario potenziamento del personale destinato a queste sole attività e la certezza di mantenere sul territorio le risorse necessarie a erogare servizi e realizzare opere pubbliche. “Solo dieci milioni a preventivo sulle opere pubbliche – dice il sindaco di Opera – meno di quanto investe uno dei 134 comuni della provincia di Milano. Come si può votare un preventivo ed un documento di programmazione senza alcuna previsione di sviluppo, senza opere pubbliche e senza servizi ai cittadini?”

Effettivamente scarno il preventivo illustrato dal Consigliere delegato D’Alfonso ai sindaci metropolitani, si basa su pochissime entrate legate a dismissioni e autovelox con spese concentrate sul personale ed il mantenimento della struttura.

“Basta regalare a Roma la metà delle entrate correnti – tuona Fusco – per non avere poi i soldi necessari a dare un contenuto all’Ente di palazzo Isimbardi. Dovevamo competere nel mondo con la nostra Città metropolitana e invece svendiamo palazzi e facciamo multe per pagare il personale. Altro che resistere e mantenerci, come ha detto il Consigliere delegato D’Alfonso, noi dobbiamo creare sviluppo e tornare a essere la guida di questo Paese. Perché Milano è sempre stata la locomotiva d’Italia e la nostra Provincia ha una storia più lunga di quella della stessa Italia unita”.

L’immediata eseguibilità del bilancio preventivo e del Documento di Programmazione sono stati approvati con i soli voti contrari dei comuni di Opera, Garbagnate e Buscate mentre alla prima votazione erano stati 64 i sindaci favorevoli e 9 i contrari.

“Ovvio – commenta Fusco – si tratta della maggioranza dei sindaci dell’area metropolitana che fanno ancora capo al PD e non vogliono riconoscere la sconfitta della Legge Delrio del centrosinistra di Renzi e delle gestioni metropolitane di Pisapia prima e Sala oggi. Così facendo si stanno rendendo responsabili della fine di un Ente che poteva essere riformato e reso funzionale e dinamico con le sue sole competenze fondamentali, viabilità e trasporti, istruzione superiore, rifiuti ecologia, ambiente e programmazione territoriale sovra comunale. Lo dico da anni!”

Al termine della seduta il Sindaco Ettore Fusco ha chiesto al collega milanese Beppe Sala, in qualità di Sindaco metropolitano, di battere i pugni a Roma e ottenere la libertà che Milano merita. Risorse e competenze per fare della nostra area la più avanzata d’Europa senza aspettare che lentamente la mancanza di risorse obblighi a svendere tutto ed a perdere il personale.

“Oggi Città metropolitana – ha concluso il primo cittadino di Opera – è diventata un apparato burocratico che sopravvive in attesa della sua estinzione. Nonostante non sia stata cancellata dalla Costituzione, grazie al no alla riforma costituzionale dell’anno scorso, anziché coordinare il lavoro dei comuni l’Ente di area vasta ne è diventato l’ostacolo principale e lo testimoniano le opere pubbliche bloccate dai burocrati di palazzo Isimbardi nonostante queste siano finanziate dai privati. Ad esempio, solo a Opera, il ponte ciclopedonale sulla Valtidone ed un milione di euro in piste ciclabili tra Opera, Pieve e Locate sono bloccati per la mancanza di qualche firma nonostante i fondi siano privati”.


V. A.


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