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Pubblicata il 05/12/2017 alle 18:33:31 in Politica

Trezzano. Vicenda Largo Risorgimento - Via Indipendenza: il Comune ricorrerà contro la condanna?



Il C. Storico poserà in Procura un esposto!

di Giorgio Villani


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(mi-lorenteggio.com) Trezzano sul Naviglio, 5 dicembre 2017 - Durante una intervista il sindaco ha sottolineato che ricorrerà in appello contro la pesante sentenza emessa dal giudice Alessandro Petrucci. Allo scopo, ha precisato, di “agire al meglio a tutela di tutti i cittadini e dell’Ente”. E ai quasi 200 residenti che da otto anni stanno subendo le incapacità del comune tanto che  sono stati costretti a citarlo in giudizio, visto il “tutti i cittadini”, gli dica almeno in quale cittadina vivono e a quale Ente devono pagare le tasse. Comunque a fronte della strafottente decisione che non tiene minimamente conto dei danni provocati e di quelli in essere, l’Unione e Il Centro Storico hanno deciso che  dopo l’ufficialità del ricorso, depositeranno in procura un esposto contro l’attuale giunta.

Il motivo?  Sono numerosi e vanno dall’urgenza degli interventi dettata anche dal giudice che ha imposto la soluzione del problema entro fine febbraio 2018 (sui sottostanti 52 box persistono le infiltrazioni che hanno compromesso anche i lavori costati alle famiglie oltre 120 mila euro) sino alla viabilità su Largo Risorgimento e su via Indipendenza: “Il comune ha agito senza alcun potere negoziale né tantomeno autoritativo che potesse legittimare l’invasione dell’altrui sfera giuridica”. Una precisazione, quest’ultima, con la quale il giudice ha stabilito che le convenzioni fatte nel 1964 e nel 2008 per utilizzare Via Indipendenza  e piazzette di Largo Risorgimento sono inesistenti e di conseguenza il comune da decenni starebbe utilizzando impropriamente la strada e le piazzette.

L’intricata e per certi versi assurda telenovela nacque nel 2008 quando il sindaco si accorse che era scaduta la convenzione tra privato e pubblico sottoscritta quando vennero realizzati via Indipendenza, palazzi e Largo risorgimento. A fronte delle sempre più pressanti segnalazioni di infiltrazioni e cadute di calcinacci avanzate dalle 52 famiglie proprietarie dei box che si trovano sotto arteria e piazzette, il sindaco decise di proporre una nuova convenzione (trentennale) e al tempo stesso l’effettuazione dei lavori di risanamento compiuti dal comune (sopra) e dai proprietari (sotto). Presero il via i lavori e, mentre quelli curati dai privati proseguirono e si conclusero in breve tempo, quelli del comune partirono subito in salita. Alcuni proprietari dei box visionando i documenti si accorsero che contenevano errori che avrebbero favorito economicamente il vincitore del’appalto. Dopo la segnalazione venne messo a punto un nuovo appalto, vinse un’impresa con un enorme ribasso che poco dopo sollecitò una revisione prezzi. Il comune disse no e l’impresa dichiarò il fallimento. La seconda impresa non riuscì a risolvere tutti i danni provocati da chi l’aveva preceduta tanto che successivamente vennero fatti ulteriori interventi. Poi, visto che la montagna di soldi spesi non aveva risolto le cause delle infiltrazioni, iniziò il braccio di ferro tra comune e proprietari dei box che portò ad altri e inutili mini interventi tanto che alla fine le 52 famiglie decisero di denunciare il comune.

Il giudice incaricato da prima diede mandato ad un tecnico (Ctu) di fare una attenta verifica sullo stato di degrado esistente, quindi fece tentare un mediazione da  un giudice conciliatore ed infine, nello scorso mese di agosto, emanò la pesantissima sentenza di condanna del comune.

Una sentenza che, tra l’altro, mette in evidenza: a) l’urgenza degli interventi da fare, (devono essere ultimati entro il 28 Febbraio 2018 e da quel giorno scatta una penale di 2.000 euro per ogni settimana di ritardo), b) che la convenzione essendo “Priva della forma scritta è nulla”, c) che è stata commessa una “Violazione del diritto assoluto di proprietà dei condomini”, d) che il comune deve “porre il patrimonio del danneggiato nello stato in cui si sarebbe trovato in assenza dell’evento lesivo” ed infine che le imprese incaricate dal comune hanno operato “Con risorse pubbliche ma senza che vi fosse un titolo giuridico per la realizzazione dei lavori”, tanto da indurre “questo giudice a disporre la trasmissione della copia degli atti alla Procura della Corte dei Conti”, in poche parole il giudice chiede alla Corte dei Conti di verificare se è stato speso denaro pubblico senza il rispetto di quanto previsto dalle leggi. E a proposito di spese e di denaro pubblico va precisato che è stata presentata una interrogazione da parte della minoranza per conoscere quanto ha speso sino ad oggi e quanto spenderebbe il comune se, in caso di ricorso, la condanna dovesse essere confermata. Richiesta legittima in quanto i soldi spesi sino ad oggi sono già enormi e in caso di ricorso e ulteriore condanna potrebbero anche arrivare a sfiorare il milione di euro e di conseguenza gravare in modo consistente, questo si: su tutti i cittadini di Trezzano.

Giorgio Villani 

 


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