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Pubblicata il 27/02/2010 alle 12:32:49 in Economia

Il sistema tributario italiano sotto il mirino dell’evasione fiscale



Si apre sul caso Fastweb un’inchiesta per evasione fiscale e riciclo di denaro sporco con aggravante mafiosa

di Caterina Licata



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(mi-lorenteggio.com) Milano, 27 febbraio 2010 -Il sistema tributario, da sempre confacente alla struttura legislativa di un paese, ne determina e ne stabilisce anche la ricchezza.
Una più corretta dichiarazione dei redditi infatti, equilibrerebbe la ridistribuzione del denaro per la pubblica amministrazione, avvalorandone il prodotto interno lordo.
Ogni cittadino quindi contribuirebbe singolarmente al benessere del paese e alla sua stabilità lavorativa.
Una specie di “paradiso fiscale” in cui la condivisione equa delle imposte statali darebbe vita ad un sistema amministrativo più ugualitario.
L’Agenzia delle entrate stima che l’evasione fiscale in Italia è di circa 200 miliardi di euro l’anno.
Dati sconcertanti che investono il nostro Paese nella totale inadeguatezza di un sistema tributario che grava su pochi.
La minoranza degli italiani che pagano le imposte infatti si sente doppiamente bleffata, perché se da un lato la progressività implicita di questo sistema sta aumentando, dall’altra grava la tendenza della pubblica amministrazione di farsi pagare i servizi che eroga (dalla sanità all’istruzione) in funzione del reddito dichiarato. E così quella stessa parte di italiani forniscono circa 1/3 dell’entrata tributaria dell’intero paese.
Ultimo caso quello di Fastweb, sulla quale si è aperta un inchiesta per evasone fiscale e riciclo di denaro sporco.
E’ stata emanata un’istanza di misura cautelare anche nei confronti di Silvio Scaglia, ex amministratore delegato di Fastweb, e di Mario Rossetti, ex membro del Consiglio di amministrazione della Società.
L’inchiesta prende il nome di Operazione Broker. La gigantesca frode ammonta ad oltre due miliardi di euro, con l’arresto di 56 individui.
Il riciclaggio avveniva attraverso una fitta rete internazionale di illecite attività finanziarie tutte provenienti da finte operazioni commerciali.
Le accuse sono: associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio di denaro sporco con aggravante mafiosa prevista dall’articolo 7 della legge del 91.
L’ennesima dimostrazione di un espediente fiscale che questa volta affonda la sua prepotenza in un sistema di criminalità organizzata.
L’inconsistenza di un sistema fiscale che ancora non riesce ad abbattere i confini dell’illegalità.


Caterina Licata











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