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Aggiornato il 18 novembre 2006 h. 18.17

Manifestazione nazionale  per la pace e  la giustizia in Medio Oriente a Milano
GIORNATA DELLA LIBERTA'
"Nel 1989 cadeva il muro di Berlino, oggi, nel 2006, un muro divide israeliani e palestinesi"

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Milano (08 novembre 2006) - Anche Cesano Boscone parteciperà alla nuova Manifestazione nazionale  per la pace la giustizia in Medio Oriente a Milano che si terrà sabato 18 novembre 2006 con partenza alle ore 14.00 dai Bastioni di Porta Nuova. "Nel 1989 cadeva il muro di Berlino, oggi, nel 2006, un muro divide israeliani e palestinesi" questo è lo slogan della manifestazione.  Lo ha comunicato ufficialmente l'Assessore alla Pace Giovanni Bianco alla nostra redazione.

Il muro che divide, in costruzione (foto d'archivio)

Corsico (8 novembre 2006) – Il Sindaco di Corsico, Sergio Graffeo ha deciso di inviare, a nome dell'intera Amministrazione comunale, un messaggio alla città in occasione della “Giornata della libertà” che si celebrerà domani, 9 novembre, per ricordare l'anniversario dell'abbattimento del muro di Berlino.
Il testo del messaggio: “Perché tutti gli uomini e tutte le donne si ricordino che la libertà è un bene supremo. Perché non ci si dimentichi che la democrazia è un bene che dobbiamo alimentare e proteggere. Perché ci si auspichi che ogni nostra azione rappresenti al mondo il valore della libertà e della democrazia. Perché tutti auspichino la libertà per tutte le popolazioni del mondo soggette al totalitarismo”.

 
Il messaggio e il tema di pace e giustizia  dei manifestanti sarà questo:
 
 << “Non ci sarà pace nel mondo finchè non regnerà in quelle terre piena pace. E tutti gli sforzi di pace in quelle terre avranno una ripercussione straordinaria sul pianeta intero.”
Carlo Maria Martini
 
 
Per alcuni esperti è solo questione di tempo. Qualche mese, poco più. E poi la guerra tornerà a straziare la vita e le città del Medio Oriente e non solo. E non sarà solo l’ennesima strage di innocenti. Sarà un ulteriore passo sulla strada senza ritorno di una guerra che, nella sua ipotesi più estrema, può diventare atomica. E’ terribile ma di questo passo non impossibile.
 
Il pericolo è grande. Se non si interviene subito una nuova e ancora più grande catastrofe rischia di travolgerci tutti. La risoluzione dell’Onu 1701 ha messo fine ai combattimenti in Libano e in Galilea. E’ stato fatto un primo passo che ora però va fortemente sostenuto con le armi della politica, con la forza della cultura e l’impegno di tutti. Il tempo della tregua deve diventare il tempo della pace.
 
Per questo noi, consapevoli dei rischi e delle responsabilità che ci dobbiamo assumere, invitiamo tutti i responsabili della politica italiana, europea e internazionale a lavorare con coraggio e tenacia per scongiurare una ripresa della guerra e imboccare davvero la via della pace in Medio Oriente.
 
Non siamo ingenui da ignorare il peso dei signori della guerra e del terrorismo. Facciamo appello al realismo e al pragmatismo di tutti coloro che, di fronte al tragico fallimento dell’unilateralismo e della guerra permanente, nei governi e nella società, hanno imparato la lezione.
 
Questo è il tempo in cui tutti i realisti debbono lavorare perché la fine della guerra segni davvero l’inizio di una nuova fase politica caratterizzata dall’abbandono di tutti i piani e proclami di guerra, dalla rinuncia alla guerra e al terrorismo come strumento della politica, dallo sforzo comune di affrontare  pazientemente tutti i problemi irrisolti con mezzi pacifici, dal rilancio e dalla democratizzazione dell’Onu, del diritto e della legalità internazionale. La sola alternativa credibile è, passo dopo passo, una guerra totale.
 
Ci rivolgiamo innanzitutto al governo italiano e all’Unione Europea perché sviluppino subito una fortissima iniziativa politica, a partire dall’Onu, che affronti i problemi irrisolti. In particolare chiediamo di:
1.      affrontare subito la questione israelo-palestinese, cuore di tutti i conflitti del Medio Oriente, promuovendo –anche tramite l’invio di una forza di pace dell’Onu nella Striscia di Gaza- l’immediato cessate il fuoco, la fine delle incursioni militari, dei bombardamenti, delle uccisioni, del lancio dei missili Qassam e di ogni azione terroristica, la fine dell’isolamento dei territori e delle città palestinesi, una grande azione umanitaria per portare soccorso alle popolazioni, la ripresa del dialogo, della cooperazione e del processo di pace con l’ANP per attuare, in tempi certi, le risoluzioni dell’Onu che prevedono la nascita di uno Stato Palestinese accanto a quello di Israele;
2.      promuovere il dialogo e il negoziato politico con tutti i paesi arabi per affrontare i problemi irrisolti nella regione e favorire il riconoscimento e la pace con Israele (la pace è la migliore sicurezza per Israele e per tutti). L’Onu (con il deciso sostegno dell’Unione Europea) si deve assumere la responsabilità di garantire la sicurezza di Israele e della Palestina anche trasferendo la sua sede principale a Gerusalemme, città aperta, capitale  di due stati e del mondo intero;
3.      promuovere il blocco del commercio delle armi verso tutti i paesi della regione e convocare una Conferenza internazione per il disarmo e in particolare per eliminare tutte le armi di distruzione di massa dal Medio Oriente;
4.      lottare con determinazione contro tutti i terrorismi con gli strumenti della legalità e della giustizia penale internazionale, con intelligenza ed efficienza nel rispetto dei diritti umani e dei valori democratici.
 
Chiediamo inoltre che, data la natura complessa e l’alto rilievo del nuovo intervento dell’Onu in Libano, l’Italia promuova la costruzione di quella “componente civile” che è necessaria per curare la “dimensione diritti umani” e promuovere la “sicurezza umana”.
 
L’Italia, che si appresta ad entrare a far parte del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, deve dichiarare in modo chiaro e forte il proprio impegno per difendere, salvare, rilanciare e democratizzare l’Onu dando voce all’intera Unione Europea, riaffermare il ruolo centrale delle Nazioni Unite nella promozione della pace, della sicurezza e della cooperazione internazionale, rilanciare i suoi valori e ideali, farla funzionare, dargli le risorse e gli strumenti necessari per adempiere al proprio mandato, tutelare la sua autonomia, la sua indipendenza e la coerenza con i suoi fini.
 
Al parlamento e al governo italiani chiediamo inoltre di aumentare i fondi per la cooperazione internazionale contro la miseria e la guerra (rispettando gli impegni assunti per il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio) e di ridurre le spese per gli armamenti, di fare un forte investimento sulla “cooperazione comunitaria” e di promuovere la cura della qualità e della coerenza degli interventi.
 
La costruzione della pace in Medio Oriente è tanto difficile quanto indispensabile. Per questo, nei limiti delle possibilità di ciascuno, ci dobbiamo sentire tutti impegnati a collaborare al successo di questa grande sfida politica, umana e culturale.
 
C’è da contribuire ad affrontare la grave emergenza umanitaria nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania; c’è da sostenere senza interferenze la ricostruzione sociale, politica ed economica del Libano e favorire il dialogo nazionale tra tutte le sue componenti; c’è da portare solidarietà laddove c’è la sofferenza e la disperazione; c’è da sostenere tutte le forze sociali democratiche che operano per la pace, i diritti umani e la democrazia in tutti i paesi della regione; c’è da promuovere la diplomazia dal basso, l’incontro, il dialogo e la comprensione tra i popoli laddove c’è divisione e scontro; c’è da promuovere il dialogo interculturale e interreligioso laddove si cerca di alimentare lo scontro dell’inciviltà; c’è da affermare i diritti dei migranti e dei  richiedenti asilo, contro ogni forma di intolleranza e di razzismo; c’è da promuovere una politica e una cultura della pace e dei diritti umani che parta dalle nostre città, dalle nostre istituzioni e dal nostro paese; c’è da diffondere la nonviolenza laddove sembra regnare solo la violenza.
 
A ognuno di fare qualcosa. Il tempo di fare pace è adesso.
 
“Questo è il tempo in cui bisogna pensare nuovo, bisogna pensare in grande, senza pregiudizi, senza vecchi modi di reagire, senza tutta quella zavorra di sciocchezze che oggi assordano i giovani e li rendono sempre più delusi e senza speranza.” Tiziano Terzani >>
  



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