Milano (08 novembre 2006) - Anche Cesano Boscone
parteciperà alla nuova
Manifestazione nazionale
per la pace la giustizia in
Medio Oriente a Milano che
si terrà sabato 18 novembre
2006 con partenza alle
ore 14.00 dai Bastioni di
Porta Nuova. "Nel
1989 cadeva il muro di
Berlino, oggi, nel 2006, un
muro divide israeliani e
palestinesi" questo è
lo slogan della
manifestazione. Lo ha
comunicato ufficialmente
l'Assessore alla Pace
Giovanni Bianco alla nostra
redazione.

Il
muro che divide, in
costruzione (foto
d'archivio)
Corsico (8
novembre 2006) – Il
Sindaco di Corsico, Sergio
Graffeo ha deciso di
inviare, a nome dell'intera
Amministrazione comunale, un
messaggio alla città in
occasione della “Giornata
della libertà” che si
celebrerà domani, 9
novembre, per ricordare
l'anniversario
dell'abbattimento del muro
di Berlino.
Il testo del messaggio:
“Perché tutti gli uomini
e tutte le donne si
ricordino che la libertà è
un bene supremo. Perché non
ci si dimentichi che la
democrazia è un bene che
dobbiamo alimentare e
proteggere. Perché ci si
auspichi che ogni nostra
azione rappresenti al mondo
il valore della libertà e
della democrazia. Perché
tutti auspichino la libertà
per tutte le popolazioni del
mondo soggette al
totalitarismo”.
Il messaggio e il tema di
pace e giustizia dei
manifestanti sarà questo:
<< “Non ci sarà
pace nel mondo finchè non
regnerà in quelle terre
piena pace. E tutti gli
sforzi di pace in quelle
terre avranno una
ripercussione straordinaria
sul pianeta intero.”
Carlo Maria Martini
Per alcuni esperti è solo
questione di tempo. Qualche
mese, poco più. E poi la
guerra tornerà a straziare
la vita e le città del
Medio Oriente e non solo. E
non sarà solo l’ennesima
strage di innocenti. Sarà
un ulteriore passo sulla
strada senza ritorno di una
guerra che, nella sua
ipotesi più estrema, può
diventare atomica. E’
terribile ma di questo passo
non impossibile.
Il pericolo è grande. Se
non si interviene subito una
nuova e ancora più grande
catastrofe rischia di
travolgerci tutti. La
risoluzione dell’Onu 1701
ha messo fine ai
combattimenti in Libano e in
Galilea. E’ stato fatto un
primo passo che ora però va
fortemente sostenuto con le
armi della politica, con la
forza della cultura e
l’impegno di tutti. Il
tempo della tregua deve
diventare il tempo della
pace.
Per questo noi, consapevoli
dei rischi e delle
responsabilità che ci
dobbiamo assumere, invitiamo
tutti i responsabili della
politica italiana, europea e
internazionale a lavorare
con coraggio e tenacia per
scongiurare una ripresa
della guerra e imboccare
davvero la via della pace in
Medio Oriente.
Non siamo ingenui da
ignorare il peso dei signori
della guerra e del
terrorismo. Facciamo appello
al realismo e al pragmatismo
di tutti coloro che, di
fronte al tragico fallimento
dell’unilateralismo e
della guerra permanente, nei
governi e nella società,
hanno imparato la lezione.
Questo è il tempo in cui
tutti i realisti debbono
lavorare perché la fine
della guerra segni davvero
l’inizio di una nuova fase
politica caratterizzata
dall’abbandono di tutti i
piani e proclami di guerra,
dalla rinuncia alla guerra e
al terrorismo come strumento
della politica, dallo sforzo
comune di affrontare
pazientemente tutti i
problemi irrisolti con mezzi
pacifici, dal rilancio e
dalla democratizzazione
dell’Onu, del diritto e
della legalità
internazionale. La sola
alternativa credibile è,
passo dopo passo, una guerra
totale.
Ci rivolgiamo innanzitutto
al governo italiano e
all’Unione Europea perché
sviluppino subito una
fortissima iniziativa
politica, a partire dall’Onu,
che affronti i problemi
irrisolti. In particolare
chiediamo di:
1.
affrontare subito la
questione
israelo-palestinese, cuore
di tutti i conflitti del
Medio Oriente, promuovendo
–anche tramite l’invio
di una forza di pace dell’Onu
nella Striscia di Gaza-
l’immediato cessate il
fuoco, la fine delle
incursioni militari, dei
bombardamenti, delle
uccisioni, del lancio dei
missili Qassam e di ogni
azione terroristica, la fine
dell’isolamento dei
territori e delle città
palestinesi, una grande
azione umanitaria per
portare soccorso alle
popolazioni, la ripresa del
dialogo, della cooperazione
e del processo di pace con
l’ANP per attuare, in
tempi certi, le risoluzioni
dell’Onu che prevedono la
nascita di uno Stato
Palestinese accanto a quello
di Israele;
2.
promuovere il dialogo e il
negoziato politico con tutti
i paesi arabi per affrontare
i problemi irrisolti nella
regione e favorire il
riconoscimento e la pace con
Israele (la pace è la
migliore sicurezza per
Israele e per tutti). L’Onu
(con il deciso sostegno
dell’Unione Europea) si
deve assumere la
responsabilità di garantire
la sicurezza di Israele e
della Palestina anche
trasferendo la sua sede
principale a Gerusalemme,
città aperta, capitale
di due stati e del mondo
intero;
3.
promuovere il blocco del
commercio delle armi verso
tutti i paesi della regione
e convocare una Conferenza
internazione per il disarmo
e in particolare per
eliminare tutte le armi di
distruzione di massa dal
Medio Oriente;
4.
lottare con determinazione
contro tutti i terrorismi
con gli strumenti della
legalità e della giustizia
penale internazionale, con
intelligenza ed efficienza
nel rispetto dei diritti
umani e dei valori
democratici.
Chiediamo inoltre che, data
la natura complessa e
l’alto rilievo del nuovo
intervento dell’Onu in
Libano, l’Italia promuova
la costruzione di quella
“componente civile” che
è necessaria per curare la
“dimensione diritti
umani” e promuovere la
“sicurezza umana”.
L’Italia, che si appresta
ad entrare a far parte del
Consiglio di Sicurezza
dell’Onu, deve dichiarare
in modo chiaro e forte il
proprio impegno per
difendere, salvare,
rilanciare e democratizzare
l’Onu dando voce
all’intera Unione Europea,
riaffermare il ruolo
centrale delle Nazioni Unite
nella promozione della pace,
della sicurezza e della
cooperazione internazionale,
rilanciare i suoi valori e
ideali, farla funzionare,
dargli le risorse e gli
strumenti necessari per
adempiere al proprio
mandato, tutelare la sua
autonomia, la sua
indipendenza e la coerenza
con i suoi fini.
Al parlamento e al governo
italiani chiediamo inoltre
di aumentare i fondi per la
cooperazione internazionale
contro la miseria e la
guerra (rispettando gli
impegni assunti per il
raggiungimento degli
Obiettivi di Sviluppo del
Millennio) e di ridurre le
spese per gli armamenti, di
fare un forte investimento
sulla “cooperazione
comunitaria” e di
promuovere la cura della
qualità e della coerenza
degli interventi.
La costruzione della pace in
Medio Oriente è tanto
difficile quanto
indispensabile. Per questo,
nei limiti delle possibilità
di ciascuno, ci dobbiamo
sentire tutti impegnati a
collaborare al successo di
questa grande sfida
politica, umana e culturale.
C’è da contribuire ad
affrontare la grave
emergenza umanitaria nella
Striscia di Gaza e in
Cisgiordania; c’è da
sostenere senza interferenze
la ricostruzione sociale,
politica ed economica del
Libano e favorire il dialogo
nazionale tra tutte le sue
componenti; c’è da
portare solidarietà laddove
c’è la sofferenza e la
disperazione; c’è da
sostenere tutte le forze
sociali democratiche che
operano per la pace, i
diritti umani e la
democrazia in tutti i paesi
della regione; c’è da
promuovere la diplomazia dal
basso, l’incontro, il
dialogo e la comprensione
tra i popoli laddove c’è
divisione e scontro; c’è
da promuovere il dialogo
interculturale e
interreligioso laddove si
cerca di alimentare lo
scontro dell’inciviltà;
c’è da affermare i
diritti dei migranti e dei
richiedenti asilo, contro
ogni forma di intolleranza e
di razzismo; c’è da
promuovere una politica e
una cultura della pace e dei
diritti umani che parta
dalle nostre città, dalle
nostre istituzioni e dal
nostro paese; c’è da
diffondere la nonviolenza
laddove sembra regnare solo
la violenza.
A ognuno di fare qualcosa.
Il tempo di fare pace è
adesso.
“Questo è il tempo in cui
bisogna pensare nuovo,
bisogna pensare in grande,
senza pregiudizi, senza
vecchi modi di reagire,
senza tutta quella zavorra
di sciocchezze che oggi
assordano i giovani e li
rendono sempre più delusi e
senza speranza.” Tiziano
Terzani >>
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