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| IL
MESSAGGIO NATALIZIO DEL SANTO PADRE E
LA BENEDIZIONE URBI ET ORBI |
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Alle ore 12 di oggi,
Solennità del Natale
del Signore, dalla
Loggia della
Benedizione, il Santo
Padre Benedetto XVI
rivolge il tradizionale
Messaggio natalizio ai
fedeli presenti in
Piazza San Pietro e a
quanti lo ascoltano
attraverso la radio e la
televisione.
Questo il testo del
Messaggio del Santo
Padre per il Natale
2006:
- MESSAGGIO
DEL SANTO PADRE
"Salvator
noster natus est in
mundo" (Missale
Romanum).
"È nato nel
mondo il nostro
Salvatore"!
Questa notte, ancora una
volta, abbiamo
riascoltato nelle nostre
Chiese quest’annuncio
che, nonostante il
trascorrere dei secoli,
conserva inalterata la
sua freschezza. È
annuncio celeste che
invita a non temere
perché è sbocciata
"una gioia grande
che sarà di tutto il
popolo" (Lc
2,10). È annuncio di
speranza perché rende
noto che, in quella
notte di oltre duemila
anni fa, "è nato
nella città di Davide
un salvatore, che è il
Cristo Signore" (Lc
2,11). Allora ai pastori
accampati sulla collina
di Betlemme; oggi a noi,
abitanti tutti di questo
nostro mondo, l’Angelo
del Natale ripete:
"È nato il
Salvatore; è nato per
voi! Venite, venite ad
adorarlo!".
Ma ha ancora valore e
significato un
"Salvatore" per
l’uomo del terzo
millennio? È ancora
necessario un
"Salvatore"
per l’uomo che ha
raggiunto la Luna e
Marte e si dispone a
conquistare
l’universo; per
l’uomo che esplora
senza limiti i segreti
della natura e riesce a
decifrare persino i
codici meravigliosi del
genoma umano? Ha bisogno
di un Salvatore l’uomo
che ha inventato la
comunicazione
interattiva, che naviga
nell’oceano virtuale
di internet e,
grazie alle più moderne
ed avanzate tecnologie
massmediali, ha ormai
reso la Terra, questa
grande casa comune, un
piccolo villaggio
globale? Si presenta
come sicuro ed
autosufficiente artefice
del proprio destino,
fabbricatore entusiasta
di indiscussi successi
quest’uomo del secolo
ventunesimo.
Sembra, ma così non
è. Si muore ancora di
fame e di sete, di
malattia e di povertà
in questo tempo di
abbondanza e di
consumismo sfrenato.
C’è ancora chi è
schiavo, sfruttato e
offeso nella sua dignità;
chi è vittima
dell’odio razziale e
religioso, ed è
impedito da intolleranze
e discriminazioni, da
ingerenze politiche e
coercizioni fisiche o
morali, nella libera
professione della
propria fede. C’è chi
vede il proprio corpo e
quello dei propri cari,
specialmente bambini,
martoriato dall’uso
delle armi, dal
terrorismo e da ogni
genere di violenza in
un’epoca in cui tutti
invocano e proclamano il
progresso, la solidarietà
e la pace per tutti. E
che dire di chi, privo
di speranza, è
costretto a lasciare la
propria casa e la
propria patria per
cercare altrove
condizioni di vita degne
dell’uomo? Che fare
per aiutare chi è
ingannato da facili
profeti di felicità,
chi è fragile nelle
relazioni e incapace di
assumere stabili
responsabilità per il
proprio presente e per
il proprio futuro, si
trova a camminare nel
tunnel della solitudine
e finisce spesso schiavo
dell’alcool o della
droga? Che pensare di
chi sceglie la morte
credendo di inneggiare
alla vita?
Come non sentire che
proprio dal fondo di
questa umanità gaudente
e disperata si leva
un’invocazione
straziante di aiuto? È
Natale: oggi entra nel
mondo "la luce
vera, quella che
illumina ogni uomo"
(Gv 1,9).
"Il Verbo si fece
carne e venne ad abitare
in mezzo a noi" (ibid.,
1,14), proclama
l’evangelista
Giovanni. Oggi, proprio
oggi, Cristo viene
nuovamente "fra la
sua gente" e a chi
l’accoglie dà
"il potere di
diventare figlio di
Dio"; offre cioè
l’opportunità di
vedere la gloria divina
e di condividere la
gioia dell’Amore, che
a Betlemme si è fatto
carne per noi. Oggi,
anche oggi, "il
nostro Salvatore è nato
nel mondo", perché
sa che abbiamo bisogno
di Lui. Malgrado le
tante forme di
progresso, l’essere
umano è rimasto quello
di sempre: una libertà
tesa tra bene e male,
tra vita e morte. È
proprio lì, nel suo
intimo, in quello che la
Bibbia chiama il
"cuore", che
egli ha sempre
necessità di essere
"salvato". E
nell’attuale epoca
post moderna ha forse
ancora più bisogno di
un Salvatore, perché più
complessa è diventata
la società in cui vive
e più insidiose si sono
fatte le minacce per la
sua integrità personale
e morale. Chi può
difenderlo se non Colui
che lo ama al punto da
sacrificare sulla croce
il suo unigenito Figlio
come Salvatore del
mondo?
"Salvator
noster", Cristo
è il Salvatore anche
dell’uomo di oggi. Chi
farà risuonare in ogni
angolo della Terra, in
maniera credibile,
questo messaggio di
speranza? Chi si
adopererà perché sia
riconosciuto, tutelato e
promosso il bene
integrale della persona
umana, quale condizione
della pace, rispettando
ogni uomo e ogni donna
nella propria dignità?
Chi aiuterà a
comprendere che con
buona volontà,
ragionevolezza e
moderazione è possibile
evitare che i
contenziosi si
inaspriscano e condurli,
anzi, a soluzioni eque?
Con viva apprensione
penso, in questo giorno
di festa, alla regione
del Medio Oriente,
segnata da innumerevoli
e gravi crisi e
conflitti, ed auspico
che si apra a
prospettive di pace
giusta e duratura, nel
rispetto degli
inalienabili diritti dei
popoli che la
compongono. Metto nelle
mani del divino Bambino
di Betlemme i segnali di
ripresa del dialogo tra
Israeliani e
Palestinesi, di cui
siamo stati testimoni in
questi giorni, e la
speranza di ulteriori
confortanti sviluppi.
Confido che, dopo tante
vittime, distruzioni e
incertezze, sopravviva e
progredisca un Libano
democratico, aperto agli
altri, in dialogo con le
culture e le religioni.
Faccio appello a quanti
hanno in mano i destini
dell'Iraq, perché
cessi l'efferata
violenza che insanguina
il Paese e sia
assicurata ad ogni suo
abitante un'esistenza
normale. Invoco Dio
perché nello Sri
Lanka trovi ascolto,
nelle parti in lotta,
l'anelito delle
popolazioni per un
avvenire di fraternità
e di solidarietà; perché
nel Darfur e
dovunque in Africa
si ponga fine ai
conflitti fratricidi e
vengano presto
rimarginate le ferite
aperte nella carne di
quel Continente, si
consolidino i processi
di riconciliazione, di
democrazia e di
sviluppo. Conceda il
divino Bambino, Principe
della pace, che si
estinguano quei focolai
di tensione che rendono
incerto il futuro di
altre parti del mondo,
in Europa come in
America Latina.
"Salvator
noster": questa
è la nostra speranza;
questo è l’annuncio
che la Chiesa fa
risuonare anche
nell’odierno Natale.
Con l’Incarnazione,
ricorda il Concilio
Vaticano II, il Figlio
di Dio si è unito in un
certo modo ad ogni uomo
(cfr Gaudium et spes,
22). Perciò il Natale
del Capo è anche il
natale del corpo, come
notava il Pontefice san
Leone Magno. A Betlemme
è nato il popolo
cristiano, corpo mistico
di Cristo nel quale ogni
membro è intimamente
unito all’altro in una
totale solidarietà. Il nostro
Salvatore è nato per
tutti. Dobbiamo
proclamarlo non solo con
le parole, ma anche con
l’intera nostra vita,
dando al mondo la
testimonianza di comunità
unite ed aperte, nelle
quali regna la fraternità
e il perdono,
l’accoglienza e il
servizio reciproco, la
verità, la giustizia e
l’amore.
Comunità salvata da
Cristo. Questa è la
vera natura della
Chiesa, che si nutre
della sua Parola e del
suo Corpo eucaristico.
Solo riscoprendo il dono
ricevuto la Chiesa può
testimoniare a tutti
Cristo Salvatore; lo fa
con entusiasmo e
passione, nel pieno
rispetto di ogni
tradizione culturale e
religiosa; lo fa con
gioia sapendo che Colui
che annuncia non
toglie nulla di ciò che
è autenticamente umano,
ma lo porta al suo
compimento. In verità,
Cristo viene a
distruggere soltanto il
male, solo il peccato;
il resto, tutto il resto
Egli eleva e perfeziona.
Cristo non ci salva dalla
nostra umanità, ma attraverso
di essa; non ci salva dal
mondo, ma è venuto nel
mondo perché il mondo
si salvi per mezzo di
Lui (cfr Gv
3,17).
Cari fratelli e
sorelle, dovunque voi
siate, vi giunga questo
messaggio di gioia e di
speranza: Dio si è
fatto uomo in Gesù
Cristo, è nato da
Maria Vergine e rinasce
oggi nella Chiesa. È
Lui a portare a tutti
l’amore del Padre
celeste. È Lui il
Salvatore del mondo!
Non temete, apritegli il
cuore, accoglietelo,
perché il suo Regno di
amore e di pace diventi
comune eredità di
tutti. Buon Natale!
[01892-01.01] [Testo
originale: Italiano]
- TRADUZIONE
IN LINGUA FRANCESE
«Salvator
noster natus est in
mundo» (Missel
romain).
«Dans le monde un
enfant est né: Dieu,
notre Sauveur !»
Cette nuit, une fois
encore, nous avons
entendu dans nos églises
cette annonce qui, malgré
la suite des siècles,
conserve intacte sa fraîcheur.
C’est une annonce
venue du ciel, qui
invite à ne pas
craindre parce qu’a
jailli «une grande joie
pour tout le peuple» (Lc
2, 10). C’est une
annonce d’espérance
parce qu’elle fait
savoir que, une nuit, il
y a plus de deux mille
ans, «est né un
Sauveur, dans la ville
de David. Il est le
Messie, le Seigneur» (Lc
2, 11). Aux bergers
qui se trouvaient alors
sur la colline de Bethléem,
comme à nous aujourd’hui,
habitants de notre
terre, l’Ange de Noël
répète: «Le Sauveur
est né; il est né pour
vous ! Venez, venez l’adorer» !
Mais, pour l’homme
du troisième millénaire,
un «Sauveur» a-t-il
encore une valeur et un
sens ? Un «Sauveur»
est-il encore nécessaire
pour l’homme qui a
rejoint la Lune et Mars,
et qui se prépare à
conquérir l’univers;
pour l’homme qui
recherche sans limites
les secrets de la nature
et qui réussit même à
déchiffrer les codes
prodigieux du génome
humain ? A-t-il besoin
d’un Sauveur l’homme
qui a inventé la
communication
interactive, qui navigue
sur l’océan virtuel
d’internet et
qui, grâce aux
technologies les plus
modernes et les plus
avancées des mass média,
a fait désormais de la
terre, cette grande
maison commune, un petit
village global ?
L’homme du vingt et
unième siècle se présente
comme l’artisan de son
destin, sûr de lui et
autosuffisant, comme
l’auteur enthousiaste
d’indiscutables succès.
Cela semble être
ainsi, mais ce n’est
pas le cas. En ce temps
d’abondance et de
consommation effrénée,
on meurt encore de faim
et de soif, de maladie
et de pauvreté. Il y a
aussi l’être humain réduit
en esclavage, exploité
et offensé dans sa
dignité; celui qui est
victime de la haine
raciale et religieuse,
et qui, dans la libre
profession de sa foi,
est entravé par des
intolérances et des
discriminations, par des
ingérences politiques
et des pressions
physiques ou morales. Il
y a celui qui voit son
corps et le corps de ses
proches, tout particulièrement
des enfants, mutilés
par l’utilisation des
armes, par le terrorisme
et par toute sorte de
violence, à une époque
où tous invoquent et
revendiquent le progrès,
la solidarité et la
paix pour tous. Et que
dire de la personne qui,
privée d’espérance,
est contrainte de
laisser sa maison et sa
patrie, pour chercher
ailleurs des conditions
de vie dignes de l’homme ?
Que faire pour aider la
personne qui, trompée
par des prophètes de
bonheur facile, celle
qui, fragile sur le plan
relationnel et incapable
d’assumer des
responsabilités stables
pour sa vie présente et
pour son avenir, en
arrive à marcher dans
le tunnel de la solitude
et finit souvent esclave
de l’alcool ou de la
drogue? Que penser de
celle qui choisit la
mort en croyant chanter
un hymne à la vie ?
Comment ne pas voir
que c’est justement du
fond de l’humanité
avide de jouissance et désespérée
que s’élève un cri déchirant
d’appel à l’aide ?
C’est Noël:
aujourd’hui dans notre
monde entre «la vraie
Lumière, qui éclaire
tout homme» (Jn 1,
9). «Le Verbe s’est
fait chair, il a habité
parmi nous» (1, 14),
proclame l’évangéliste
Jean. Aujourd’hui, oui
aujourd’hui, le Christ
vient à nouveau «chez
les siens» et, à celui
qui l’accueille, il
donne «le pouvoir de
devenir enfant de Dieu»;
il nous est ainsi donné
de voir la gloire divine
et de partager la joie
de l’Amour, qui
s’est fait chair pour
nous à Bethléem.
Aujourd’hui, encore
aujourd’hui, «notre
Sauveur est né dans le
monde», parce qu’il
sait que nous avons
besoin de lui. Malgré
les nombreuses formes de
progrès, l’être
humain est resté ce
qu’il est depuis
toujours : une liberté
tendue entre bien et
mal, entre vie et mort.
C’est précisément là,
au plus intime de lui-même,
dans ce que la Bible
nomme le «cœur»,
qu’il a toujours
besoin d’être «sauvé».
Et, à notre époque
post moderne, il a peut-être
encore plus besoin
d’un Sauveur, parce
que la société dans
laquelle il vit est
devenue plus complexe et
que les menaces qui pèsent
sur son intégrité
personnelle et morale
sont devenues plus
insidieuses. Qui peut le
défendre sinon Celui
qui l’aime au point de
sacrifier son Fils
unique sur la croix
comme Sauveur du monde ?
«Salvator noster»,
le Christ est aussi le
Sauveur de l’homme
d’aujourd’hui. Qui
fera entendre en tout
point de la Terre, de
manière crédible, ce
message d’espérance?
Qui s’emploiera pour
que soit reconnu, protégé
et promu le bien intégral
de la personne humaine,
qui est une condition de
la paix, respectant tout
homme et toute femme
dans sa dignité? Qui
aidera à comprendre que,
avec de la bonne volonté,
du bon sens et de la modération,
il est possible d’éviter
que les contentieux se
durcissent et, qu’il
est même possible de
les résoudre par des
solutions équitables?
Avec une forte appréhension,
je pense, en ce jour de
fête, à la région du Moyen-Orient,
marquée par d’innombrables
et graves crises et
conflits, et je souhaite
qu’elle s’ouvre à
des perspectives de paix
juste et durable, dans
le respect des droits
inaliénables des
peuples qui la composent.
Je mets entre les mains
de l’Enfant divin de
Bethléem les signaux de
reprise du dialogue
entre Israéliens et
Palestiniens, dont nous
avons été témoins ces
jours-ci, et l’espérance
d’autres développements
réconfortants. J’ai
confiance que, après
tant de victimes, de
destructions et d’incertitudes,
survive et progresse un Liban
démocratique, ouvert
aux autres, dans le
dialogue entre les
cultures et entre les
religions. Je lance un
appel à tous ceux qui
ont entre les mains les
destinées de l’Irak,
pour que cesse la
violence atroce qui
ensanglante le pays et
que soit assurée à
chacun de ses habitants
une existence normale.
J’invoque Dieu pour
qu’au Sri Lanka
soit écouté, dans les
zones en conflit, le désir
des populations d’avoir
un avenir de fraternité
et de solidarité; pour
qu’au Darfour
et partout en Afrique
il soit mis fin aux
conflits fratricides et
que soient rapidement
cicatrisées les
blessures ouvertes dans
la chair de ce Continent,
et que se consolident
les processus de réconciliation,
de démocratie et de développement.
Que l’Enfant divin,
Prince de la paix,
permette que s’éteignent
les foyers de tension
qui rendent incertain
l’avenir d’autres
parties du monde, en Europe
comme en Amérique
latine.
«Salvator noster»
: telle est notre espérance;
telle est l’annonce
que l’Église fait
retentir aussi en ce
jour de Noël. Par l’Incarnation,
rappelle le Concile
Vatican II, le Fils de
Dieu s’est en quelque
sorte uni à tout homme
(cf. Gaudium et spes,
n. 22). C’est pourquoi
la Naissance de la Tête
est aussi la naissance
du corps, comme le
notait le Pape saint Léon
le Grand. À Bethléem
est né le peuple chrétien,
corps mystique du Christ
dans lequel tout membre
est intimement uni aux
autres dans une totale
solidarité. Notre
Sauveur est né pour
tous. Nous devons le
proclamer non seulement
en paroles, mais aussi
par toute notre vie,
donnant au monde le témoignage
de communautés unies et
ouvertes, dans
lesquelles règnent la
fraternité et le
pardon, l’accueil et
le service mutuel, la vérité,
la justice et l’amour.
Communauté sauvée
par le Christ. Telle est
la vraie nature de l’Église,
qui se nourrit de sa
Parole et de son Corps
eucharistique. C’est
seulement en redécouvrant
le don reçu que l’Église
peut témoigner du
Christ Sauveur à tous
les hommes; elle le fait
avec enthousiasme et
passion, dans le plein
respect de chaque
tradition culturelle et
religieuse; elle le fait
avec joie, sachant que
Celui qu’elle annonce n’enlève
rien de ce qui est
authentiquement humain,
mais qu’il le porte à
son accomplissement. En
vérité, le Christ ne
vient détruire que le
mal, que le péché; le
reste, tout le reste, il
l’élève et le porte
à la perfection. Le
Christ ne nous sauve pas
de notre humanité,
mais il nous sauve à
travers elle, il ne
nous sauve pas du
monde, mais il est venu dans
le monde pour que le
monde soit sauvé par
lui (cf. Jn 3,
17).
Chers frères et sœurs,
où que vous soyez, que
ce message de joie et
d’espérance vous
rejoigne : Dieu
s’est fait homme en Jésus
Christ, il est né
de la Vierge Marie et il
renaît aujourd’hui
dans l’Église.
C’est lui qui porte à
tous l’amour du Père
céleste. C’est lui
le Sauveur du monde!
N’ayez pas peur,
ouvrez-lui votre cœur,
accueillez-le, pour que
son Règne d’amour et
de paix devienne l’héritage
commun de tous. Joyeux
Noël !
[01892-03.01] [Texte
original: Italien]
- TRADUZIONE
IN LINGUA INGLESE
"Salvator
noster natus est in
mundo" (Roman
Missal)
"Our Saviour is
born to the world!"
During the night, in our
Churches, we again heard
this message that,
notwithstanding the
passage of the centuries,
remains ever new. It is
the heavenly message
that tells us to fear
not, for "a great
joy" has come
"to all the
people" (Lk
1:10). It is a message
of hope, for it tells us
that, on that night over
two thousand years ago,
there "was born in
the city of David a
Saviour, who is Christ
the Lord" (Lk
2:11). The Angel of
Christmas announced it
then to the shepherds
out on the hills of
Bethlehem; today the
Angel repeats it to us,
to all who dwell in our
world: "The Saviour
is born; he is born for
you! Come, come, let us
adore him!".
But does a "Saviour"
still have any value and
meaning for the men
and women of the third
millennium? Is a
"Saviour"
still needed by a
humanity which has
reached the moon and
Mars and is prepared to
conquer the universe;
for a humanity which
knows no limits in its
pursuit of nature’s
secrets and which has
succeeded even in
deciphering the
marvellous codes of the
human genome? Is a
Saviour needed by a
humanity which has
invented interactive
communication, which
navigates in the virtual
ocean of the internet
and, thanks to the most
advanced modern
communications
technologies, has now
made the Earth, our
great common home, a
global village? This
humanity of the
twenty-first century
appears as a sure and
self-sufficient master
of its own destiny, the
avid proponent of
uncontested triumphs.
So it would seem, yet
this is not the case.
People continue to die
of hunger and thirst,
disease and poverty, in
this age of plenty and
of unbridled consumerism.
Some people remain
enslaved, exploited and
stripped of their
dignity; others are
victims of racial and
religious hatred,
hampered by intolerance
and discrimination, and
by political
interference and
physical or moral
coercion with regard to
the free profession of
their faith. Others see
their own bodies and
those of their dear ones,
particularly their
children, maimed by
weaponry, by terrorism
and by all sorts of
violence, at a time when
everyone invokes and
acclaims progress,
solidarity and peace for
all. And what of those
who, bereft of hope, are
forced to leave their
homes and countries in
order to find humane
living conditions
elsewhere? How can we
help those who are
misled by facile
prophets of happiness,
those who struggle with
relationships and are
incapable of accepting
responsibility for their
present and future,
those who are trapped in
the tunnel of loneliness
and who often end up
enslaved to alcohol or
drugs? What are we to
think of those who
choose death in the
belief that they are
celebrating life?
How can we not hear,
from the very depths of
this humanity, at once
joyful and anguished, a
heart-rending cry for
help? It is Christmas:
today "the true
light that enlightens
every man" (Jn
1:9) came into the
world. "The word
became flesh and dwelt
among us" (Jn
1:14), proclaims the
Evangelist John. Today,
this very day, Christ
comes once more
"unto his own",
and to those who receive
him he gives "the
power to become children
of God"; in a word,
he offers them the
opportunity to see
God’s glory and to
share the joy of that
Love which became
incarnate for us in
Bethlehem. Today "our
Saviour is born to the
world", for he
knows that even today we
need him. Despite
humanity’s many
advances, man has always
been the same: a
freedom poised between
good and evil, between
life and death. It
is there, in the very
depths of his being, in
what the Bible calls his
"heart", that
man always needs
to be "saved".
And, in this post-modern
age, perhaps he needs a
Saviour all the more,
since the society in
which he lives has
become more complex and
the threats to his
personal and moral
integrity have become
more insidious. Who can
defend him, if not the
One who loves him to the
point of sacrificing on
the Cross his
only-begotten Son as the
Saviour of the world?
"Salvator
noster": Christ
is also the Saviour of
men and women today. Who
will make this message
of hope resound, in a
credible way, in every
corner of the earth? Who
will work to ensure the
recognition, protection
and promotion of the
integral good of the
human person as the
condition for peace,
respecting each man and
every woman and their
proper dignity? Who will
help us to realize that
with good will,
reasonableness and
moderation it is
possible to avoid
aggravating conflicts
and instead to find fair
solutions? With deep
apprehension I think, on
this festive day, of the
Middle East,
marked by so many grave
crises and conflicts,
and I express my hope
that the way will be
opened to a just and
lasting peace, with
respect for the
inalienable rights of
the peoples living there.
I place in the hands of
the divine Child of
Bethlehem the
indications of a
resumption of dialogue
between the Israelis and
Palestinians, which we
have witnessed in recent
days, and the hope of
further encouraging
developments. I am
confident that, after so
many victims,
destruction and
uncertainty, a
democratic Lebanon,
open to others and in
dialogue with different
cultures and religions,
will survive and
progress. I appeal to
all those who hold in
their hands the fate of Iraq,
that there will be an
end to the brutal
violence that has
brought so much
bloodshed to the
country, and that every
one of its inhabitants
will be safe to lead a
normal life. I pray to
God that in Sri Lanka
the parties in conflict
will heed the desire of
the people for a future
of brotherhood and
solidarity; that in Darfur
and throughout Africa
there will be an end to
fratricidal conflicts,
that the open wounds in
that continent will
quickly heal and that
the steps being made
towards reconciliation,
democracy and
development will be
consolidated. May the
Divine Child, the Prince
of Peace, grant an end
to the outbreaks of
tension that make
uncertain the future of
other parts of the
world, in Europe
and in Latin America.
"Salvator
noster": this
is our hope; this is the
message that the Church
proclaims once again
this Christmas day. With
the Incarnation, as the
Second Vatican Council
stated, the Son of God
has in some way united
himself with each man
and women (cf. Gaudium
et Spes, 22). The
birth of the Head is
also the birth of the
body, as Pope Saint Leo
the Great noted. In
Bethlehem the Christian
people was born,
Christ’s mystical
body, in which each
member is closely joined
to the others in total
solidarity. Our
Saviour is born for all.
We must proclaim this
not only in words, but
by our entire life,
giving the world a
witness of united, open
communities where
fraternity and
forgiveness reign, along
with acceptance and
mutual service, truth,
justice and love.
A community saved by
Christ. This is the true
nature of the Church,
which draws her
nourishment from his
Word and his Eucharistic
Body. Only by
rediscovering the gift
she has received can the
Church bear witness to
Christ the Saviour
before all people. She
does this with
passionate enthusiasm,
with full respect for
all cultural and
religious traditions;
she does so joyfully,
knowing that the One she
proclaims takes away
nothing that is
authentically human,
but instead brings it to
fulfilment. In truth,
Christ comes to destroy
only evil, only sin;
everything else, all the
rest, he elevates and
perfects. Christ does
not save us from
our humanity, but through
it; he does not save us from
the world, but came into
the world, so that
through him the world
might be saved (cf. Jn
3:17).
Dear brothers and
sisters, wherever you
may be, may this message
of joy and hope reach
your ears: God became
man in Jesus Christ,
he was born of the
Virgin Mary and today he
is reborn in the Church.
He brings to all the
love of the Father in
heaven. He is the
Saviour of the world!
Do not be afraid, open
your hearts to him and
receive him, so that his
Kingdom of love and
peace may become the
common legacy of each
man and woman. Happy
Christmas!
[01892-02.01] [Original
text: Italian]
- TRADUZIONE
IN LINGUA TEDESCA
„Salvator
noster natus est in
mundo" (Missale
Romanum)
„Heute ist uns
der Heiland geboren!"
Heute nacht haben
wir erneut in unseren
Kirchen diese Botschaft
vernommen, die trotz des
Laufs der Jahrhunderte
unverändert ihre
Frische behält. Es ist
eine himmlische
Botschaft, die uns dazu
einlädt, keine Furcht
zu haben, da „eine große
Freude, die dem ganzen
Volk zuteil werden soll"
(Lk 2, 10),
aufgebrochen ist. Es ist
eine Botschaft der
Hoffnung, weil sie
bekannt macht, daß in
jener Nacht vor über
zweitausend Jahren „in
der Stadt Davids der
Retter geboren wurde; er
ist der Messias, der
Herr" (Lk 2,
11). Damals erging diese
Botschaft an die Hirten
auf den Feldern und Hügeln
von Bethlehem; heute
richtet sie der Engel
von Weihnachten erneut
an uns, allesamt
Bewohner dieser unserer
Welt: „Der Heiland ist
geboren; er ist für
euch geboren! Kommt,
kommt, um ihn anzubeten!"
Aber hat ein „Heiland"
noch Wert und Bedeutung
für den Menschen des
dritten Jahrtausends?
Ist noch ein „Erlöser"
für den Menschen
notwendig, der den Mond
und den Mars erreicht
hat und sich auf die
Eroberung des Universums
vorbereitet? Für den
Menschen, der ohne
Grenzen die Geheimnisse
der Natur erforscht und
sogar in der Lage ist,
die wunderbaren Codes
des menschlichen Genoms
zu entschlüsseln?
Braucht noch einen Erlöser
der Mensch, der die
interaktive
Kommunikation erfunden
hat, der im virtuellen
Raum des Internets
surft und der dank der
modernsten und
fortgeschrittensten
Technologien der
Massenmedien aus der
Erde, diesem großen
gemeinsamen Haus, schon
ein kleines globales
Dorf gemacht hat? Dieser
Mensch des
einundzwanzigsten
Jahrhunderts tritt als
souveräner und sich
selbst genügender Schöpfer
des eigenen Schicksals
auf, als begeisterter
Macher unbestrittener
Erfolge.
So scheint es, aber
so ist es nicht. Immer
noch sterben Menschen an
Hunger und Durst, an
Krankheit und aus Armut
in dieser Zeit des Überflusses
und des maßlosen
Konsumismus. Immer noch
gibt es Menschen, die
versklavt, ausgebeutet
und in ihrer Würde
verletzt werden; immer
noch gibt es Menschen,
die aufgrund von Rasse
und Religion Opfer des
Hasses werden und die
durch Intoleranz und
Diskriminierung, durch
politische Einmischung
und physische oder
moralische Zwänge am
freien Bekenntnis ihres
Glaubens gehindert
werden. Es gibt Menschen,
die erleben müssen, wie
sie selbst und ihre
Lieben, insbesondere die
Kinder, durch Waffen,
durch Terrorismus und
durch jede Art von
Gewalt gemartert werden
in einer Zeit, in der
alle den Fortschritt,
die Solidarität und den
Frieden für alle
Menschen fordern und
verkünden. Und was soll
man von denen sagen, die
keine Hoffnung haben und
gezwungen sind, das
eigene Haus und die
eigene Heimat zu
verlassen, um anderswo
menschenwürdige
Lebensbedingungen zu
suchen? Was soll man tun,
um denen zu helfen, die
von leichtfertigen Glückspropheten
getäuscht werden, die
in brüchigen
Beziehungen leben und
nicht fähig sind, beständige
Verantwortung für die
eigene Gegenwart und die
eigene Zukunft zu übernehmen,
und so im Tunnel der
Einsamkeit wandern und
oft als Sklaven von
Alkohol und Drogen enden?
Was soll man von denen
denken, die den Tod wählen
in der Meinung, dabei
dem Leben zu huldigen?
Wie könnte man überhören,
daß eben aus dem
Innersten dieser
Menschheit, die sich
freut und zugleich
verzweifelt ist, ein
qualvoller Hilfeschrei
emporsteigt? Es ist
Weihnachten: Heute kommt
„das wahre Licht, das
jeden Menschen
erleuchtet" (Joh
1, 9), in die Welt. „Das
Wort ist Fleisch
geworden und hat unter
uns gewohnt" (ebd.,
1, 14), verkündet der
Evangelist Johannes.
Heute, ja heute, kommt
Christus erneut „in
sein Eigentum", und
denen, die ihn aufnehmen,
gibt er „Macht, Kinder
Gottes zu werden";
er bietet also die
Chance, die Herrlichkeit
Gottes zu sehen und die
Freude der Liebe zu
teilen, die zu Bethlehem
für uns Fleisch
geworden ist. Heute,
auch heute, „ist uns
der Heiland geboren",
denn er weiß, daß wir
Ihn brauchen. Trotz
aller Formen des
Fortschritts ist der
Mensch doch das
geblieben, was er immer
war: eine Freiheit,
die zwischen Gut und Böse,
zwischen Leben und Tod
hin- und hergerissen ist.
Und genau da, in seinem
Inneren, in dem, was die
Bibel das „Herz"
nennt, muß er immer „erlöst"
werden. Und in der
heutigen postmodernen
Zeit hat er vielleicht
noch mehr einen Erlöser
nötig, denn die
Gesellschaft, in der er
lebt, ist
vielschichtiger und die
Bedrohungen für seine
persönliche und
moralische
Unversehrtheit sind
heimtückischer geworden.
Wer kann ihn da
verteidigen, wenn nicht
Er, der ihn so sehr
liebt, daß Er am Kreuz
Seinen eingeborenen Sohn
als Erlöser der Welt
hingegeben hat?
„Salvator noster",
Christus ist der Erlöser
auch des Menschen von
heute. Wer läßt diese
Botschaft der Hoffnung
auf glaubhafte Weise an
allen Enden der Erde
erklingen? Wer setzt
sich dafür ein, daß
das umfassende Wohl des
Menschen, das die
Bedingung des Friedens
ist, in der Achtung der
Würde eines jeden
Mannes und einer jeden
Frau anerkannt, geschützt
und gefördert wird? Wer
hilft zu verstehen, daß
es mit gutem Willen, mit
Vernunft und Mäßigung
möglich ist, eine
Verschärfung der
Kontroversen zu
verhindern und diese
vielmehr einer gerechten
Lösung zuzuführen? Mit
großer Sorge denke ich
an diesem Festtag an den
Nahen Osten, der
von unzähligen und
schweren Krisen und
Konflikten betroffen ist.
Ich hoffe, daß sich im
Respekt der unveräußerlichen
Rechte der Völker
dieser Region
Perspektiven für einen
gerechten und
dauerhaften Frieden eröffnen.
In die Hände des Göttlichen
Kindes lege ich die
Zeichen der
Wiederaufnahme des
Dialogs zwischen
Israelis und Palästinensern,
die wir in diesen Tagen
vernehmen durften, und
die Hoffnung auf weitere
ermutigende
Entwicklungen. Ich
vertraue darauf, daß
nach den vielen Opfern,
Zerstörungen und Ungewißheiten
der Libanon in
demokratischer Ordnung
fortlebt und vorankommt
und im Dialog mit den
Kulturen und Religionen
für die anderen offen
ist. Einen Appell richte
ich an diejenigen, die
das Schicksal des Irak
in Händen haben, daß
die grausame Gewalt, die
das Land mit Blut überzieht,
ein Ende nehme und einem
jeden Bewohner ein
normales Leben gewährleistet
werde. Ich rufe zu Gott,
damit die kämpfenden
Parteien auf Sri
Lanka dem tiefen
Verlangen der
Volksgruppen nach einer
Zukunft in Brüderlichkeit
und Solidarität Gehör
schenken; daß in Darfur
und überall in Afrika
den bruderkriegsartigen
Konflikten ein Ende
gesetzt wird und die
offenen Wunden im
Fleisch jenes Kontinents
schnell geheilt werden,
daß sich die Prozesse
der Versöhnung, der
Demokratisierung und der
Entwicklung
stabilisieren. Das Göttliche
Kind, der Fürst des
Friedens, gebe, daß
jene Spannungsherde
ausgetilgt werden, die
in anderen Teilen der
Welt, in Europa
und in Lateinamerika
die Zukunft unsicher
machen.
„Salvator noster":
das ist unsere Hoffnung;
das ist die Botschaft,
die die Kirche auch am
heutigen Weihnachtsfest
erklingen läßt. Mit
der Menschwerdung, so
sagt es das Zweite
Vatikanische Konzil, hat
sich der Sohn Gottes
gewissermaßen mit jedem
Menschen vereinigt (vgl.
Gaudium et spes,
22). Weil die Geburt des
Hauptes auch die Geburt
des Leibes ist, wie der
heilige Papst Leo der
Große bemerkte, können
wir daher sagen, daß zu
Bethlehem das Volk der
Christen, der mystische
Leib Christi, geboren
wurde, in dem jedes
Glied auf innige Weise
und in einer umfassenden
Solidarität mit dem
anderen verbunden ist. Unser
Heiland ist für alle
geboren. Das sollen
wir nicht nur mit
unseren Worten, sondern
auch mit unserem ganzen
Leben verkünden. So
legen wir vor der Welt
Zeugnis von
Gemeinschaften ab, die
geeint und zugleich
offen sind, in denen Brüderlichkeit
und Vergebung,
Aufnahmebereitschaft und
gegenseitiger Dienst,
Wahrheit, Gerechtigkeit
und Liebe herrschen.
Eine Gemeinschaft,
die von Christus erlöst
ist: das ist das wahre
Wesen der Kirche, die
sich aus Seinem Wort und
aus Seinem
eucharistischen Leib nährt.
Nur wenn sie das
Geschenk, das sie
empfangen hat, als
solches wiederentdeckt,
kann die Kirche allen
Menschen Christus, den
Erlöser, bezeugen; das
tut sie mit Begeisterung
und Leidenschaft, in
voller Achtung vor jeder
kulturellen und religiösen
Tradition; das tut sie
mit Freude, da sie weiß,
daß Er, den sie verkündet,
nichts wegnimmt, was
wirklich menschlich ist,
sondern es zur
Vollendung führt. In
Wahrheit kommt Christus,
um allein das Böse zu
vernichten, allein die Sünde;
das andere, alles andere
erhebt Er und
vervollkommnet Er.
Christus erlöst uns
nicht von unserem
Menschsein, sondern durch
das Menschsein, er erlöst
uns nicht von der
Welt, sondern er ist in
die Welt gekommen, damit
die Welt durch ihn
gerettet wird (vgl. Joh
3, 17).
Liebe Brüder und
Schwestern, wo immer ihr
euch befindet, möge
euch diese Botschaft der
Freude und der Hoffnung
erreichen: Gott ist
in Jesus Christus Mensch
geworden, er wurde
von der Jungfrau Maria
geboren und wird heute
in der Kirche neu
geboren. Er ist es, der
allen die Liebe des
himmlischen Vaters
bringt. Er ist der
Erlöser der Welt! Fürchtet
euch nicht, öffnet Ihm
euer Herz, nehmt Ihn auf,
damit Sein Reich der
Liebe und des Friedens
das gemeinsame Erbe
aller werde. Gesegnete
Weihnachten!
[01892-05.01] [Originalsprache:
Italienisch]
- TRADUZIONE
IN LINGUA SPAGNOLA
"Salvator
noster natus est in
mundo" (Misal
Romano).
¡"Nuestro
Salvador ha nacido en el
mundo"! Esta
noche, una vez más,
hemos escuchado en
nuestras Iglesias este
anuncio que, a través
de los siglos, conserva
inalterado su frescor.
Es un anuncio celestial
que invita a no tener
miedo porque ha brotado
una "gran alegría
para todo el
pueblo" (Lc
2,10). Es un anuncio de
esperanza porque da a
conocer que, en aquella
noche de hace más de
dos mil años, "en
la ciudad de David, os
ha nacido un Salvador:
el Mesías, el Señor"
(Lc 2,11).
Entonces, a los pastores
acampados en la colina
de Belén; hoy, a
nosotros, habitantes de
este mundo nuestro, el
Ángel de la Navidad
repite: "Ha nacido
el Salvador; ha nacido
para vosotros. ¡Venid,
venid a adorarlo!".
Pero, ¿tiene todavía
valor y sentido un
"Salvador" para
el hombre del tercer
milenio? ¿Es aún
necesario un
"Salvador"
para el hombre que ha
alcanzado la Luna y
Marte, y se dispone a
conquistar el universo;
para el hombre que
investiga sin límites
los secretos de la
naturaleza y logra
descifrar hasta los
fascinantes códigos del
genoma humano? ¿Necesita
un Salvador el hombre
que ha inventado la
comunicación
interactiva, que navega
en el océano virtual de
internet y que,
gracias a las más
modernas y avanzadas
tecnologías mediáticas,
ha convertido la Tierra,
esta gran casa común,
en una pequeña aldea
global? Este hombre del
siglo veintiuno, artífice
autosuficiente y seguro
de la propia suerte, se
presenta como productor
entusiasta de éxitos
indiscutibles.
Lo parece, pero no es
así. Se muere todavía
de hambre y de sed, de
enfermedad y de pobreza
en este tiempo de
abundancia y de
consumismo desenfrenado.
Todavía hay quienes están
esclavizados, explotados
y ofendidos en su
dignidad, quienes son víctimas
del odio racial y
religioso, y se ven
impedidos de profesar
libremente su fe por
intolerancias y
discriminaciones, por
ingerencias políticas y
coacciones físicas o
morales. Hay quienes ven
su cuerpo y el de los
propios seres queridos,
especialmente niños,
destrozado por el uso de
las armas, por el
terrorismo y por
cualquier tipo de
violencia en una época
en que se invoca y
proclama por doquier el
progreso, la solidaridad
y la paz para todos. ¿Qué
se puede decir de
quienes, sin esperanza,
se ven obligados a dejar
su casa y su patria para
buscar en otros lugares
condiciones de vida
dignas del hombre? ¿Qué
se puede hacer para
ayudar a los que, engañados
por fáciles profetas de
felicidad, a los que son
frágiles en sus
relaciones e incapaces
de asumir
responsabilidades
estables ante su
presente y ante su
futuro, se encaminan por
el túnel de la soledad
y acaban frecuentemente
esclavizados por el
alcohol o la droga? ¿Qué
se puede pensar de quien
elige la muerte creyendo
que ensalza la vida?
¿Cómo no darse
cuenta de que,
precisamente desde el
fondo de esta humanidad
placentera y desesperada,
surge una desgarradora
petición de ayuda? Es
Navidad: hoy entra en el
mundo "la luz
verdadera, que alumbra a
todo hombre" (Jn
1, 9). "La Palabra
se hizo carne, y acampó
entre nosotros" (ibíd.
1,14), proclama el
evangelista Juan. Hoy,
justo hoy, Cristo viene
de nuevo "entre los
suyos" y a quienes
lo acogen les da "poder
para ser hijos de Dios";
es decir, les ofrece la
oportunidad de ver la
gloria divina y de
compartir la alegría
del Amor, que en Belén
se ha hecho carne por
nosotros. Hoy, también
hoy, "nuestro
Salvador ha nacido en el
mundo", porque sabe
que lo necesitamos. A
pesar de tantas formas
de progreso, el ser
humano es el mismo de
siempre: una libertad
tensa entre bien y mal,
entre vida y muerte.
Es precisamente en su
intimidad, en lo que la
Biblia llama el "corazón",
donde siempre
necesita ser salvado. Y
en la época actual
postmoderna necesita
quizás aún más un
Salvador, porque la
sociedad en la que vive
se ha vuelto más
compleja y se han hecho
más insidiosas las
amenazas para su
integridad personal y
moral. ¿Quién puede
defenderlo sino Aquél
que lo ama hasta
sacrificar en la cruz a
su Hijo unigénito como
Salvador del mundo?
"Salvator
noster", Cristo
es también el Salvador
del hombre de hoy. ¿Quién
hará resonar en cada
rincón de la Tierra de
manera creíble este
mensaje de esperanza? ¿Quién
se ocupará de que, como
condición para la paz,
se reconozca, tutele y
promueva el bien
integral de la persona
humana, respetando a
todo hombre y toda mujer
en su dignidad? ¿Quién
ayudará a comprender
que con buena voluntad,
racionabilidad y
moderación, no sólo se
puede evitar que los
conflictos se agraven,
sino llevarlos también
hacia soluciones
equitativas? En este día
de fiesta, pienso con
gran preocupación en la
región del Oriente
Medio, probada por
numerosos y graves
conflictos, y espero que
se abra a una
perspectiva de paz justa
y duradera, respetando
los derechos
inalienables de los
pueblos que la habitan.
Confío al divino Niño
de Belén los indicios
de una reanudación del
diálogo entre
israelitas y palestinos
que hemos observado
estos días, así como
la esperanza de
ulteriores desarrollos
reconfortantes. Confío
en que, después de
tantas víctimas,
destrucciones e
incertidumbres, reviva y
progrese un Líbano
democrático, abierto a
los demás, en diálogo
con las culturas y las
religiones. Hago un
llamamiento a los que
tienen en sus manos el
destino de Irak,
para que cese la feroz
violencia que
ensangrienta el País y
se asegure una
existencia normal a
todos sus habitantes.
Invoco a Dios para que
en Sri Lanka, en
las partes en lucha, se
escuche el anhelo de las
poblaciones de un
porvenir de fraternidad
y solidaridad; para que
en Dafur y en
toda África se
ponga término a los
conflictos fraticidas,
cicatricen pronto las
heridas abiertas en la
carne de ese Continente
y se consoliden los
procesos de reconciliación,
democracia y desarrollo.
Que el Niño Dios, Príncipe
de la paz, haga que se
extingan los focos de
tensión que hacen
incierto el futuro de
otras partes del mundo,
tanto en Europa
como en Latinoamérica.
"Salvator
noster": Ésta
es nuestra esperanza;
este es el anuncio que
la Iglesia hace resonar
también en esta Navidad.
Con la encarnación,
recuerda el Concilio
Vaticano II, el Hijo de
Dios se ha unido en
cierto modo a cada
hombre (cf. Gaudium
et spes, 22). Por
eso, puesto que la
Navidad de la Cabeza es
también el nacimiento
del cuerpo, como enseñaba
el Pontífice san León
Magno, podemos decir que
en Belén ha nacido el
pueblo cristiano, cuerpo
místico de Cristo en el
que cada miembro está
unido íntimamente al
otro en una total
solidaridad. Nuestro
Salvador ha nacido para
todos. Tenemos que
proclamarlo no sólo con
las palabras, sino también
con toda nuestra vida,
dando al mundo el
testimonio de
comunidades unidas y
abiertas, en las que
reina la hermandad y el
perdón, la acogida y el
servicio recíproco, la
verdad, la justicia y el
amor.
Comunidad salvada por
Cristo. Ésta es la
verdadera naturaleza de
la Iglesia, que se
alimenta de su Palabra y
de su Cuerpo eucarístico.
Sólo redescubriendo el
don recibido, la Iglesia
puede testimoniar a
todos a Cristo Salvador;
hay que hacerlo con
entusiasmo y pasión, en
el pleno respeto de cada
tradición cultural y
religiosa; y hacerlo con
alegría, sabiendo que
Aquél a quien anuncia nada
quita de lo que es auténticamente
humano, sino que lo
lleva a su cumplimiento.
En verdad, Cristo viene
a destruir solamente el
mal, sólo el pecado; lo
demás, todo lo demás,
lo eleva y perfecciona.
Cristo no nos pone a
salvo de nuestra
humanidad, sino a
través de ella; no
nos salva del
mundo, sino que ha
venido al mundo
para que el mundo se
salve por medio de Él (cf.
Jn 3,17).
Queridos hermanos y
hermanas, dondequiera
que os encontréis, que
llegue hasta vosotros
este mensaje de alegría
y de esperanza: Dios
se ha hecho hombre en
Jesucristo; ha
nacido de la Virgen María
y renace hoy en la
Iglesia. Él es quien
lleva a todos el amor
del Padre celestial. ¡Él
es el Salvador del mundo!
No temáis, abridle el
corazón, acogedlo, para
que su Reino de amor y
de paz se convierta en
herencia común de todos.
¡Feliz Navidad!
[01892-04.01] [Texto
original: Italiano]
- TRADUZIONE
IN LINGUA PORTOGHESE
«Salvator
noster natus est in
mundo» (Missal
Romano)
«Hoje nasceu o
nosso Salvador»!
Esta noite, uma vez
mais, escutámos em
nossas Igrejas este anúncio
que, apesar do
transcurso dos séculos,
mantém inalterado o seu
fulgor. É anúncio
celestial que convida a
não temer porque se
manifestou «uma grande
alegria que será para
todo o povo» (Lc
2,10). É anúncio de
esperança porque dá a
conhecer que, naquela
noite de mais de dois
mil anos, «na cidade de
David, nasceu-vos um
Salvador, que é o
Cristo Senhor» (Lc
2,11). Então, aos
pastores acampados sobre
as colinas de Belém e,
hoje a nós, habitantes
de todo este nosso mundo,
o Anjo do Natal repete:
"Nasceu-vos hoje o
Salvador; nasceu para vós!
Vinde, vinde para adorá-Lo!".
Mas, tem ainda algum
valor e significado um
"Salvador" para
o homem do terceiro milênio?
Será ainda necessário
um "Salvador"
para o homem que alcançou
a Lua e Marte, e se dispõe
a conquistar o universo;
para o homem que
investiga
indefinidamente os
segredos da natureza e
chega até decifrar os códigos
maravilhosos do genoma
humano? Necessita de um
Salvador o homem que
inventou a comunicação
interativa, que navega
no oceano virtual da Internet
e, graças às mais
modernas tecnologias dos
meios de comunicação,
já fez da Terra, esta
grande casa comum, uma
pequena aldeia global?
Apresenta-se confiante e
auto-suficiente artífice
do próprio destino,
fabricante entusiasta de
indiscutíveis sucessos
este homem do vigésimo
primeiro século.
Parece, mas não é
assim. Nesta época de
abundância e de consumo
desenfreado, ainda se
morre de fome e de sede,
de doença e de pobreza.
Ainda existe quem é
servo, explorado e
ofendido na sua
dignidade; quem é vítima
do ódio racial e
religioso, e é impedido,
por intolerâncias e
discriminações, por
intromissões políticas
e coerções físicas e
morais, de professar
livremente a própria fé.
Há quem vê o próprio
corpo e dos seus seres
queridos, especialmente
crianças, destroçado
pelo uso das armas, pelo
terrorismo e por todo o
tipo de violência numa
época em que se invoca
e proclama o progresso,
a solidariedade e a paz
para todos. Ou mais, que
dizer daquele que,
privado de esperança,
é obrigado a deixar a
própria casa e a pátria
para encontrar noutra
parte condições de
vida dignas para o homem?
Que fazer para ajudar
quem é enganado pelos
falsos profetas de
felicidade, quem é frágil
nas relações e incapaz
de assumir
responsabilidades estáveis
para o próprio presente
e para o futuro,
encontra-se percorrendo
o túnel da solidão e,
com freqüência,
termina escravo do álcool
e da droga? Que pensar
de quem escolhe a morte
pensando de exaltar a
vida?
Como não pensar que,
mesmo do fundo desta
humanidade satisfeita e
desesperada, levanta-se
um clamor aflitivo de
ajuda? É Natal: hoje
entra no mundo «a luz
verdadeira, que todo o
homem ilumina» (Jo
1,9). «O Verbo fez-Se
carne e habitou entre nós»
(Ib. 1,14),
proclama João
evangelista. Hoje,
precisamente hoje,
Cristo vem novamente «entre
os Seus» e a quem o
recebe dá «o poder de
se tornar filho de Deus»;
ou seja, oferece a
possibilidade de ver a
glória divina e de
compartilhar a alegria
do Amor, que em Belém
fez-se carne por nós.
Hoje mesmo, "o
nosso Salvador nasceu no
mundo", porque sabe
que precisamos d’Ele.
Não obstante as
numerosas formas de
progresso, o ser humano
permaneceu igual ao de
sempre: uma liberdade
dividida entre bem e
mal, entre vida e morte.
É precisamente ali, no
seu íntimo, naquilo que
a Bíblia chama de
"coração",
donde ele tem sempre
necessidade de ser
"salvo". E,
talvez, na época atual
pós-moderna, tem ainda
mais necessidade de um
Salvador, porque a
sociedade em que vive
tornou-se ainda mais
complexa, e mais
enganosas tornaram-se as
ameaças para a sua
integridade pessoal e
moral. Quem pode defendê-lo
senão Aquele que o ama,
a ponto de sacrificar na
cruz o seu Filho unigênito
como Salvador do mundo?
"Salvator
noster", Cristo
é o Salvador, também
do homem de hoje. Quem
fará ressoar em cada
canto da Terra, de modo
credível, esta mensagem
de esperança? Quem se
empenhará a fim de que
seja reconhecido,
tutelado e promovido o
bem integral da pessoa
humana, como condição
da paz, respeitando cada
homem e cada mulher na
própria dignidade? Quem
ajudará a compreender
que com boa vontade,
sensatez e moderação
é possível evitar que
os contenciosos se
agravem e, assim, levá-los
a soluções justas? Com
viva apreensão penso,
neste dia de festa, na
região do Oriente Médio,
ferida por numerosos e
graves crises e
conflitos, e faço votos
que se abra a
perspectivas justas e
duradouras de paz, no
respeito dos direitos
inalienáveis dos povos
que a compõem. Deposito
nas mãos do divino
Menino de Belém os
sinais do diálogo
retomado entre
Israelitas e Palestinos,
que nos foi possível
testemunhar nestes dias,
e a esperança de novos
reconfortantes
progressos. Confio que,
depois de tantas vítimas,
destruições e
incertezas, sobreviva e
prospere um Líbano
democrático, aberto aos
outros, em diálogo com
as culturas e as religiões.
Faço um apelo a todos
os que têm em mãos os
destinos do Iraque,
a fim de que cesse a
inaudita violência que
ensanguenta o País e
seja assegurada, a cada
um dos seus habitantes,
uma existência normal.
Invoco a Deus para que
no Sri Lanka se
ouça, entre as partes
beligerantes, o anseio
das populações por um
futuro de fraternidade e
de solidariedade; para
que no Darfur e
em qualquer parte da África
acabem de vez os
conflitos fratricidas,
se cicatrizem logo as
feridas abertas na carne
daquele Continente e se
consolidem os processos
de reconciliação, de
democracia e de
desenvolvimento. Conceda
o divino Menino, Príncipe
da Paz, que se extingam
aqueles focos de tensão
que tornam incerto o
futuro de outras partes
do mundo, tanto na Europa
como na América
Latina.
"Salvator
noster": esta
é a nossa esperança;
este é o anúncio que a
Igreja faz ressoar também
neste Natal. Com a
Encarnação, lembra o
Concílio Vaticano II, o
Filho de Deus uniu-se de
certa forma a cada homem
(cf. Gaudium et spes,
22). O Natal é, pois,
também o natal do
corpo, como observava o
Pontífice São Leão
Magno. Em Belém nasceu
o povo cristão, corpo místico
de Cristo no qual cada
membro está unido
intimamente ao outro por
uma total solidariedade.
O nosso Salvador
nasceu para todos.
Devemos proclamá-lo não
somente com palavras,
mas também com toda a
nossa vida, dando ao
mundo o testemunho de
comunidades unidas e
abertas, nas quais reina
a fraternidade e o perdão,
a acolhida e o serviço
recíproco, a verdade, a
justiça e o amor.
Comunidade salvada
por Cristo. Esta é a
verdadeira natureza da
Igreja, que se nutre da
sua Palavra e do seu
Corpo eucarístico. Só
redescobrindo o dom
recebido a Igreja pode
testemunhar a todos o
Cristo Salvador; fá-lo-á
com entusiasmo e ardor,
no pleno respeito de
toda tradição cultural
e religiosa; fá-lo-á
com alegria sabendo que
Aquele que anuncia nada
priva daquilo que é
autenticamente humano,
mas leva-o ao seu
completamento. Na
verdade, Cristo vem
somente para destruir o
mal: o pecado. O resto,
todo o resto Ele eleva e
aperfeiçoa. Cristo não
nos salva da
nossa humanidade, mas através
dela; não nos salva do
mundo, mas veio no
mundo para que o mundo
seja salvo por meio d’Ele
(cf. Jo 3,17).
Caros irmãos e irmãs,
onde quer que estejam,
chegue a vós esta
mensagem de alegria e de
esperança: Deus se
fez homem em Jesus
Cristo, nasceu da
Virgem Maria e renasce
hoje na Igreja. É Ele
quem traz para todos o
amor do Pai celestial. É
Ele o Salvador do mundo!
Não temam, abri vosso
coração, acolhei-O,
para que o seu Reino de
amor e de paz se torne
herança comum de todos.
Feliz Natal!
[01892-06.01] [Texto
original: Italiano]
- TRADUZIONE
IN LINGUA POLACCA
"Salvator
noster natus est in
mundo" (Mszał
Rzymski)
"Ziemia ujrzała
swego Zbawiciela"!
Tej nocy znów usłyszeliśmy
w naszych kościołach
wieść, która,
choć przemijają
wieki, jest wciąż
nowa. Ta niebiańska
wieść wzywa do
wyzbycia się lęku,
zwiastuje bowiem „radość
wielką, która będzie
udziałem całego
narodu" (Łk 2,
10). Jest to pełna
nadziei nowina, która głosi,
że ponad dwa tysiące
lat temu tej nocy, „w
mieście Dawida
narodził się
Zbawiciel, którym jest
Mesjasz, Pan" (por.
Łk 2, 11). Jak wówczas
pasterzom, którzy
nocowali na wzgórzu
betlejemskim, tak
dzisiaj nam, mieszkańcom
całego świata,
Anioł powtarza: „Narodził
się wam Zbawiciel!
Pójdźcie pokłonić
się Panu!"
Czy „Zbawiciel"
znaczy jednak coś
jeszcze i jaką ma
wartość dla
człowieka trzeciego
tysiąclecia.
Czy jest jeszcze
potrzebny „Zbawiciel"
człowiekowi, który
dotarł na Księżyc
i na Marsa, i usiłuje
opanować wszechświat;
człowiekowi, który
nie stawiając sobie
granic wnika w sekrety
natury i potrafi odczytać
nawet wspaniałe
kody ludzkiego genotypu?
Czy potrzebuje
Zbawiciela człowiek,
który wymyślił
przekaz interaktywny w
wirtualnym oceanie internetu,
i dzięki współczesnym,
zaawansowanym
technologiom
multimedialnym przekształcił
Ziemię, wielki wspólny
dom, w małą
globalną wioskę?
Człowiek
dwudziestego pierwszego
wieku sprawia wrażenie,
że jest pewnym
siebie i
samowystarczalnym panem
swojego przeznaczenia,
rozentuzjazmowanym twórcą
niezaprzeczalnych sukcesów.
Tak się wydaje,
ale niestety tak nie
jest. Wciąż, w
epoce niepohamowanego
dobrobytu i
konsumpcjonizmu, nadal
umiera się z głodu
i pragnienia, na skutek
choroby i biedy. Wciąż
istnieją niewolnicy,
których się
wykorzystuje i pozbawia
godności, są
ofiary rasowej i
religijnej nienawiści,
są ci, którzy
borykają się z
przeszkodami wznoszonymi
przez nietolerancję
i dyskryminację,
naciski polityczne i
przymus fizyczny i
moralny w wolnym
wyznawaniu własnej
wiary. Ciała wielu
ludzi i ich bliskich
noszą ślady
środków rażenia,
wojen i innych rodzajów
przemocy, w epoce, w której
wszyscy mówią o
postępie, solidarności
i pokoju. A cóż
powiedzieć o tych,
którzy pozbawieni
nadziei, są
zmuszeni opuścić
własny dom i
ojczyznę, aby szukać
gdzie indziej warunków
życia godnych człowieka?
Co zrobić, aby pomóc
tym, którzy omamieni
przez fałszywych
proroków szczęścia,
bezbronni w relacjach i
niezdolni do podjęcia
trwałej
odpowiedzialności
za własne teraz i
jutro, w samotności
wchodzą do tunelu
prowadzącego
niejednokrotnie do uzależnienia
od alkoholu albo
narkotyków? Co myśleć
o tych, którzy wybierają
śmierć, wierząc,
że sławią
życie?
Czy można nie słyszeć,
że właśnie
z głębin tej
ludzkości,
rozbawionej i
zdesperowanej, wznosi się
przejmujące wołanie
o pomoc? Jest Boże
Narodzenie: dziś spływa
na świat „światłość
prawdziwa, która oświeca
każdego człowieka"
(J 1, 9). „Słowo
stało się ciałem
i zamieszkało wśród
nas" – ogłasza
Jan ewangelista (1, 14).
Dziś, właśnie
dziś, Chrystus
ponownie przychodzi
„do swoich", a
temu, kto Go przyjmuje,
„daje moc, aby się
stał dzieckiem Bożym";
ofiaruje zatem możność
ujrzenia chwały Bożej
i radosnego udziału
w Miłości, która
w Betlejem dla nas stała
się ciałem.
Dziś, również
dziś, „nasz
Zbawiciel przyszedł
na świat", bo
wie, że Go
potrzebujemy. Pomimo różnorodnego
postępu istotą
człowieka jest to,
co zawsze: wolność
zawieszona pomiędzy
dobrem i złem, pomiędzy
życiem i śmiercią.
W głębi duszy,
którą Biblia
nazywa „sercem",
człowiek zawsze potrzebuje
zbawienia. Być może
w aktualnej epoce
postmodernistycznej
jeszcze bardziej
potrzebuje Zbawiciela,
ponieważ społeczność,
w której żyje, stała
się bardziej złożona
i bardziej zdradliwe
niebezpieczeństwa
grożą jego
integralności
osobowej i moralnej. Któż
może obronić
go, jeśli nie Ten,
który kocha go tak
dalece, że ofiarował
na krzyżu swojego
jednorodzonego Syna jako
Zbawiciela świata?
„Salvator noster",
Chrystus jest
Zbawicielem także
współczesnego człowieka.
Kto w sposób przekonujący
sprawi, by to przesłanie
nadziei rozbrzmiewało
w każdym zakątku
Ziemi? Kto dołoży
starań, aby było
uznawane, szanowane i
popierane integralne
dobro osoby ludzkiej,
jako warunek pokoju, w
poszanowaniu godności
każdego mężczyzny
i każdej kobiety?
Kto pomoże zrozumieć,
że przy dobrej woli,
dzięki roztropności
i umiarkowaniu można
uniknąć
zaostrzenia się
sporów i, co więcej,
znaleźć
sprawiedliwe ich rozwiązanie?
W tym świątecznym
dniu, z żywym
niepokojem myślę
o regionie Bliskiego
Wschodu, w którym
panują niezliczone
i poważne kryzysy i
konflikty, i życzę,
aby dostrzegł
perspektywy
sprawiedliwego i trwałego
pokoju, z poszanowaniem
nienaruszalnych praw
narodów, które go
zamieszkują. W ręce
Boskiego Dziecięcia
składam oznaki
podejmowania na nowo
dialogu pomiędzy
Izraelczykami i Palestyńczykami,
którego świadkami
byliśmy w ostatnich
dniach, oraz nadzieję
na jego rozwój. Ufam,
że po wydarzeniach,
które przyniosły
tak wiele ofiar,
zniszczenia i niepewności,
ostanie się i będzie
się rozwijał
demokratyczny Liban,
otwarty na innych w
dialogu kultur i religii.
Apeluję do tych, w
których rękach leży
los Iraku, aby
ustała okrutna
przemoc, która
wykrwawia ten kraj, i by
była zapewniona każdemu
mieszkańcowi
normalne życie.
Proszę Boga, aby w Sri
Lance, walczące
stronnictwa dały
posłuch pragnieniu
ludów, by przyszłość
była braterska i
solidarna; by w Darfurze
i wszędzie w Afryce
ustały bratobójcze
konflikty i by szybko
zaleczono otwarte rany
tego kontynentu, by
umacniały się
procesy prowadzące
do pojednania,
demokracji i rozwoju.
Niech Boże Dziecię,
Książę
pokoju sprawi, aby wygasły
zarzewia napięć,
które czynią
niepewną przyszłość
innych części
świata, Europy,
czy Ameryki Łacińskiej.
„Salvator noster":
oto nasza nadzieja; oto
przesłanie, które
Kościół głosi
w dzisiejszym dniu Bożego
Narodzenia. Poprzez
Wcielenie, przypomina
Sobór Watykański
II, Syn Boży w
pewien sposób zjednoczył
się z każdym
człowiekiem (por.
GS, 22). Dlatego też
Narodzenie Głowy
jest także
narodzeniem ciała,
jak powiedział
Papież Leon Wielki.
W Betlejem narodził
się lud chrześcijański,
mistyczne Ciało
Chrystusa, w którym każdy
członek jest wewnętrznie
zjednoczony z innymi w
pełnej solidarności.
Nasz Zbawiciel
narodził się
dla wszystkich.
Powinniśmy głosić
Go nie tylko słowami,
ale także całym
naszym życiem, dając
światu świadectwo
jako wspólnoty
zjednoczone i otwarte, w
których króluje
braterstwo i
przebaczenie, gościnność
i wzajemna służba,
prawda, sprawiedliwość
i miłość.
Wspólnota zbawiona
przez Chrystusa. Oto
prawdziwa natura Kościoła,
który karmi się Słowem
i Jego Ciałem
eucharystycznym. Jedynie
wtedy, gdy Kościół
doceni na nowo dar
otrzymany, może
dawać wszystkim
świadectwo o
Chrystusie Zbawcy; czyni
to z entuzjazmem i zapałem,
w pełni respektując
każdą tradycję
kulturową i
religijną; czyni to
z radością,
wiedząc, że
Ten którego obwieszcza nie
ujmuje nic z tego, co
jest prawdziwie ludzkie,
ale wiedzie je ku pełni.
Prawdę mówiąc,
Chrystus przychodzi, aby
zniszczyć jedynie zło,
jedynie grzech; wszystko
inne uwzniośla i
doskonali. Chrystus nie
zbawia nas od naszego człowieczeństwa,
ale przez nie; nie
zbawia nas od świata,
ale przyszedł na
świat, aby
świat był
przez Niego zbawiony
(por. J 3, 17).
Drodzy bracia i
siostry, gdziekolwiek
jesteście, niech
dotrze do was to orędzie
radości i nadziei: Bóg
stał się człowiekiem
w Jezusie Chrystusie,
narodził się z
Maryi Dziewicy i na nowo
rodzi się w Kościele.
To On przynosi wszystkim
miłość
Ojca niebieskiego. To
On jest Zbawicielem
świata! Nie lękajcie
się, otwórzcie
serca, przyjmijcie Go,
aby Jego królestwo miłości
i pokoju stało się
wspólnym dziedzictwem
wszystkich. Szczęśliwych
świąt Bożego
Narodzenia!
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