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Aggiornato il
25 dicembre 2006 h. 18.37 |
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| IL
MESSAGGIO NATALIZIO DEL SANTO PADRE E
LA BENEDIZIONE URBI ET ORBI |
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Alle ore 12 di oggi,
Solennità del Natale
del Signore, dalla
Loggia della
Benedizione, il Santo
Padre Benedetto XVI
rivolge il tradizionale
Messaggio natalizio ai
fedeli presenti in
Piazza San Pietro e a
quanti lo ascoltano
attraverso la radio e la
televisione.
Questo il testo del
Messaggio del Santo
Padre per il Natale
2006:
- MESSAGGIO
DEL SANTO PADRE
"Salvator
noster natus est in
mundo" (Missale
Romanum).
"È nato nel
mondo il nostro
Salvatore"!
Questa notte, ancora una
volta, abbiamo
riascoltato nelle nostre
Chiese quest’annuncio
che, nonostante il
trascorrere dei secoli,
conserva inalterata la
sua freschezza. È
annuncio celeste che
invita a non temere
perché è sbocciata
"una gioia grande
che sarà di tutto il
popolo" (Lc
2,10). È annuncio di
speranza perché rende
noto che, in quella
notte di oltre duemila
anni fa, "è nato
nella città di Davide
un salvatore, che è il
Cristo Signore" (Lc
2,11). Allora ai pastori
accampati sulla collina
di Betlemme; oggi a noi,
abitanti tutti di questo
nostro mondo, l’Angelo
del Natale ripete:
"È nato il
Salvatore; è nato per
voi! Venite, venite ad
adorarlo!".
Ma ha ancora valore e
significato un
"Salvatore" per
l’uomo del terzo
millennio? È ancora
necessario un
"Salvatore"
per l’uomo che ha
raggiunto la Luna e
Marte e si dispone a
conquistare
l’universo; per
l’uomo che esplora
senza limiti i segreti
della natura e riesce a
decifrare persino i
codici meravigliosi del
genoma umano? Ha bisogno
di un Salvatore l’uomo
che ha inventato la
comunicazione
interattiva, che naviga
nell’oceano virtuale
di internet e,
grazie alle più moderne
ed avanzate tecnologie
massmediali, ha ormai
reso la Terra, questa
grande casa comune, un
piccolo villaggio
globale? Si presenta
come sicuro ed
autosufficiente artefice
del proprio destino,
fabbricatore entusiasta
di indiscussi successi
quest’uomo del secolo
ventunesimo.
Sembra, ma così non
è. Si muore ancora di
fame e di sete, di
malattia e di povertà
in questo tempo di
abbondanza e di
consumismo sfrenato.
C’è ancora chi è
schiavo, sfruttato e
offeso nella sua dignità;
chi è vittima
dell’odio razziale e
religioso, ed è
impedito da intolleranze
e discriminazioni, da
ingerenze politiche e
coercizioni fisiche o
morali, nella libera
professione della
propria fede. C’è chi
vede il proprio corpo e
quello dei propri cari,
specialmente bambini,
martoriato dall’uso
delle armi, dal
terrorismo e da ogni
genere di violenza in
un’epoca in cui tutti
invocano e proclamano il
progresso, la solidarietà
e la pace per tutti. E
che dire di chi, privo
di speranza, è
costretto a lasciare la
propria casa e la
propria patria per
cercare altrove
condizioni di vita degne
dell’uomo? Che fare
per aiutare chi è
ingannato da facili
profeti di felicità,
chi è fragile nelle
relazioni e incapace di
assumere stabili
responsabilità per il
proprio presente e per
il proprio futuro, si
trova a camminare nel
tunnel della solitudine
e finisce spesso schiavo
dell’alcool o della
droga? Che pensare di
chi sceglie la morte
credendo di inneggiare
alla vita?
Come non sentire che
proprio dal fondo di
questa umanità gaudente
e disperata si leva
un’invocazione
straziante di aiuto? È
Natale: oggi entra nel
mondo "la luce
vera, quella che
illumina ogni uomo"
(Gv 1,9).
"Il Verbo si fece
carne e venne ad abitare
in mezzo a noi" (ibid.,
1,14), proclama
l’evangelista
Giovanni. Oggi, proprio
oggi, Cristo viene
nuovamente "fra la
sua gente" e a chi
l’accoglie dà
"il potere di
diventare figlio di
Dio"; offre cioè
l’opportunità di
vedere la gloria divina
e di condividere la
gioia dell’Amore, che
a Betlemme si è fatto
carne per noi. Oggi,
anche oggi, "il
nostro Salvatore è nato
nel mondo", perché
sa che abbiamo bisogno
di Lui. Malgrado le
tante forme di
progresso, l’essere
umano è rimasto quello
di sempre: una libertà
tesa tra bene e male,
tra vita e morte. È
proprio lì, nel suo
intimo, in quello che la
Bibbia chiama il
"cuore", che
egli ha sempre
necessità di essere
"salvato". E
nell’attuale epoca
post moderna ha forse
ancora più bisogno di
un Salvatore, perché più
complessa è diventata
la società in cui vive
e più insidiose si sono
fatte le minacce per la
sua integrità personale
e morale. Chi può
difenderlo se non Colui
che lo ama al punto da
sacrificare sulla croce
il suo unigenito Figlio
come Salvatore del
mondo?
"Salvator
noster", Cristo
è il Salvatore anche
dell’uomo di oggi. Chi
farà risuonare in ogni
angolo della Terra, in
maniera credibile,
questo messaggio di
speranza? Chi si
adopererà perché sia
riconosciuto, tutelato e
promosso il bene
integrale della persona
umana, quale condizione
della pace, rispettando
ogni uomo e ogni donna
nella propria dignità?
Chi aiuterà a
comprendere che con
buona volontà,
ragionevolezza e
moderazione è possibile
evitare che i
contenziosi si
inaspriscano e condurli,
anzi, a soluzioni eque?
Con viva apprensione
penso, in questo giorno
di festa, alla regione
del Medio Oriente,
segnata da innumerevoli
e gravi crisi e
conflitti, ed auspico
che si apra a
prospettive di pace
giusta e duratura, nel
rispetto degli
inalienabili diritti dei
popoli che la
compongono. Metto nelle
mani del divino Bambino
di Betlemme i segnali di
ripresa del dialogo tra
Israeliani e
Palestinesi, di cui
siamo stati testimoni in
questi giorni, e la
speranza di ulteriori
confortanti sviluppi.
Confido che, dopo tante
vittime, distruzioni e
incertezze, sopravviva e
progredisca un Libano
democratico, aperto agli
altri, in dialogo con le
culture e le religioni.
Faccio appello a quanti
hanno in mano i destini
dell'Iraq, perché
cessi l'efferata
violenza che insanguina
il Paese e sia
assicurata ad ogni suo
abitante un'esistenza
normale. Invoco Dio
perché nello Sri
Lanka trovi ascolto,
nelle parti in lotta,
l'anelito delle
popolazioni per un
avvenire di fraternità
e di solidarietà; perché
nel Darfur e
dovunque in Africa
si ponga fine ai
conflitti fratricidi e
vengano presto
rimarginate le ferite
aperte nella carne di
quel Continente, si
consolidino i processi
di riconciliazione, di
democrazia e di
sviluppo. Conceda il
divino Bambino, Principe
della pace, che si
estinguano quei focolai
di tensione che rendono
incerto il futuro di
altre parti del mondo,
in Europa come in
America Latina.
"Salvator
noster": questa
è la nostra speranza;
questo è l’annuncio
che la Chiesa fa
risuonare anche
nell’odierno Natale.
Con l’Incarnazione,
ricorda il Concilio
Vaticano II, il Figlio
di Dio si è unito in un
certo modo ad ogni uomo
(cfr Gaudium et spes,
22). Perciò il Natale
del Capo è anche il
natale del corpo, come
notava il Pontefice san
Leone Magno. A Betlemme
è nato il popolo
cristiano, corpo mistico
di Cristo nel quale ogni
membro è intimamente
unito all’altro in una
totale solidarietà. Il nostro
Salvatore è nato per
tutti. Dobbiamo
proclamarlo non solo con
le parole, ma anche con
l’intera nostra vita,
dando al mondo la
testimonianza di comunità
unite ed aperte, nelle
quali regna la fraternità
e il perdono,
l’accoglienza e il
servizio reciproco, la
verità, la giustizia e
l’amore.
Comunità salvata da
Cristo. Questa è la
vera natura della
Chiesa, che si nutre
della sua Parola e del
suo Corpo eucaristico.
Solo riscoprendo il dono
ricevuto la Chiesa può
testimoniare a tutti
Cristo Salvatore; lo fa
con entusiasmo e
passione, nel pieno
rispetto di ogni
tradizione culturale e
religiosa; lo fa con
gioia sapendo che Colui
che annuncia non
toglie nulla di ciò che
è autenticamente umano,
ma lo porta al suo
compimento. In verità,
Cristo viene a
distruggere soltanto il
male, solo il peccato;
il resto, tutto il resto
Egli eleva e perfeziona.
Cristo non ci salva dalla
nostra umanità, ma attraverso
di essa; non ci salva dal
mondo, ma è venuto nel
mondo perché il mondo
si salvi per mezzo di
Lui (cfr Gv
3,17).
Cari fratelli e
sorelle, dovunque voi
siate, vi giunga questo
messaggio di gioia e di
speranza: Dio si è
fatto uomo in Gesù
Cristo, è nato da
Maria Vergine e rinasce
oggi nella Chiesa. È
Lui a portare a tutti
l’amore del Padre
celeste. È Lui il
Salvatore del mondo!
Non temete, apritegli il
cuore, accoglietelo,
perché il suo Regno di
amore e di pace diventi
comune eredità di
tutti. Buon Natale!
[01892-01.01] [Testo
originale: Italiano]
- TRADUZIONE
IN LINGUA FRANCESE
«Salvator
noster natus est in
mundo» (Missel
romain).
«Dans le monde un
enfant est né: Dieu,
notre Sauveur !»
Cette nuit, une fois
encore, nous avons
entendu dans nos églises
cette annonce qui, malgré
la suite des siècles,
conserve intacte sa fraîcheur.
C’est une annonce
venue du ciel, qui
invite à ne pas
craindre parce qu’a
jailli «une grande joie
pour tout le peuple» (Lc
2, 10). C’est une
annonce d’espérance
parce qu’elle fait
savoir que, une nuit, il
y a plus de deux mille
ans, «est né un
Sauveur, dans la ville
de David. Il est le
Messie, le Seigneur» (Lc
2, 11). Aux bergers
qui se trouvaient alors
sur la colline de Bethléem,
comme à nous aujourd’hui,
habitants de notre
terre, l’Ange de Noël
répète: «Le Sauveur
est né; il est né pour
vous ! Venez, venez l’adorer» !
Mais, pour l’homme
du troisième millénaire,
un «Sauveur» a-t-il
encore une valeur et un
sens ? Un «Sauveur»
est-il encore nécessaire
pour l’homme qui a
rejoint la Lune et Mars,
et qui se prépare à
conquérir l’univers;
pour l’homme qui
recherche sans limites
les secrets de la nature
et qui réussit même à
déchiffrer les codes
prodigieux du génome
humain ? A-t-il besoin
d’un Sauveur l’homme
qui a inventé la
communication
interactive, qui navigue
sur l’océan virtuel
d’internet et
qui, grâce aux
technologies les plus
modernes et les plus
avancées des mass média,
a fait désormais de la
terre, cette grande
maison commune, un petit
village global ?
L’homme du vingt et
unième siècle se présente
comme l’artisan de son
destin, sûr de lui et
autosuffisant, comme
l’auteur enthousiaste
d’indiscutables succès.
Cela semble être
ainsi, mais ce n’est
pas le cas. En ce temps
d’abondance et de
consommation effrénée,
on meurt encore de faim
et de soif, de maladie
et de pauvreté. Il y a
aussi l’être humain réduit
en esclavage, exploité
et offensé dans sa
dignité; celui qui est
victime de la haine
raciale et religieuse,
et qui, dans la libre
profession de sa foi,
est entravé par des
intolérances et des
discriminations, par des
ingérences politiques
et des pressions
physiques ou morales. Il
y a celui qui voit son
corps et le corps de ses
proches, tout particulièrement
des enfants, mutilés
par l’utilisation des
armes, par le terrorisme
et par toute sorte de
violence, à une époque
où tous invoquent et
revendiquent le progrès,
la solidarité et la
paix pour tous. Et que
dire de la personne qui,
privée d’espérance,
est contrainte de
laisser sa maison et sa
patrie, pour chercher
ailleurs des conditions
de vie dignes de l’homme ?
Que faire pour aider la
personne qui, trompée
par des prophètes de
bonheur facile, celle
qui, fragile sur le plan
relationnel et incapable
d’assumer des
responsabilités stables
pour sa vie présente et
pour son avenir, en
arrive à marcher dans
le tunnel de la solitude
et finit souvent esclave
de l’alcool ou de la
drogue? Que penser de
celle qui choisit la
mort en croyant chanter
un hymne à la vie ?
Comment ne pas voir
que c’est justement du
fond de l’humanité
avide de jouissance et désespérée
que s’élève un cri déchirant
d’appel à l’aide ?
C’est Noël:
aujourd’hui dans notre
monde entre «la vraie
Lumière, qui éclaire
tout homme» (Jn 1,
9). «Le Verbe s’est
fait chair, il a habité
parmi nous» (1, 14),
proclame l’évangéliste
Jean. Aujourd’hui, oui
aujourd’hui, le Christ
vient à nouveau «chez
les siens» et, à celui
qui l’accueille, il
donne «le pouvoir de
devenir enfant de Dieu»;
il nous est ainsi donné
de voir la gloire divine
et de partager la joie
de l’Amour, qui
s’est fait chair pour
nous à Bethléem.
Aujourd’hui, encore
aujourd’hui, «notre
Sauveur est né dans le
monde», parce qu’il
sait que nous avons
besoin de lui. Malgré
les nombreuses formes de
progrès, l’être
humain est resté ce
qu’il est depuis
toujours : une liberté
tendue entre bien et
mal, entre vie et mort.
C’est précisément là,
au plus intime de lui-même,
dans ce que la Bible
nomme le «cœur»,
qu’il a toujours
besoin d’être «sauvé».
Et, à notre époque
post moderne, il a peut-être
encore plus besoin
d’un Sauveur, parce
que la société dans
laquelle il vit est
devenue plus complexe et
que les menaces qui pèsent
sur son intégrité
personnelle et morale
sont devenues plus
insidieuses. Qui peut le
défendre sinon Celui
qui l’aime au point de
sacrifier son Fils
unique sur la croix
comme Sauveur du monde ?
«Salvator noster»,
le Christ est aussi le
Sauveur de l’homme
d’aujourd’hui. Qui
fera entendre en tout
point de la Terre, de
manière crédible, ce
message d’espérance?
Qui s’emploiera pour
que soit reconnu, protégé
et promu le bien intégral
de la personne humaine,
qui est une condition de
la paix, respectant tout
homme et toute femme
dans sa dignité? Qui
aidera à comprendre que,
avec de la bonne volonté,
du bon sens et de la modération,
il est possible d’éviter
que les contentieux se
durcissent et, qu’il
est même possible de
les résoudre par des
solutions équitables?
Avec une forte appréhension,
je pense, en ce jour de
fête, à la région du Moyen-Orient,
marquée par d’innombrables
et graves crises et
conflits, et je souhaite
qu’elle s’ouvre à
des perspectives de paix
juste et durable, dans
le respect des droits
inaliénables des
peuples qui la composent.
Je mets entre les mains
de l’Enfant divin de
Bethléem les signaux de
reprise du dialogue
entre Israéliens et
Palestiniens, dont nous
avons été témoins ces
jours-ci, et l’espérance
d’autres développements
réconfortants. J’ai
confiance que, après
tant de victimes, de
destructions et d’incertitudes,
survive et progresse un Liban
démocratique, ouvert
aux autres, dans le
dialogue entre les
cultures et entre les
religions. Je lance un
appel à tous ceux qui
ont entre les mains les
destinées de l’Irak,
pour que cesse la
violence atroce qui
ensanglante le pays et
que soit assurée à
chacun de ses habitants
une existence normale.
J’invoque Dieu pour
qu’au Sri Lanka
soit écouté, dans les
zones en conflit, le désir
des populations d’avoir
un avenir de fraternité
et de solidarité; pour
qu’au Darfour
et partout en Afrique
il soit mis fin aux
conflits fratricides et
que soient rapidement
cicatrisées les
blessures ouvertes dans
la chair de ce Continent,
et que se consolident
les processus de réconciliation,
de démocratie et de développement.
Que l’Enfant divin,
Prince de la paix,
permette que s’éteignent
les foyers de tension
qui rendent incertain
l’avenir d’autres
parties du monde, en Europe
comme en Amérique
latine.
«Salvator noster»
: telle est notre espérance;
telle est l’annonce
que l’Église fait
retentir aussi en ce
jour de Noël. Par l’Incarnation,
rappelle le Concile
Vatican II, le Fils de
Dieu s’est en quelque
sorte uni à tout homme
(cf. Gaudium et spes,
n. 22). C’est pourquoi
la Naissance de la Tête
est aussi la naissance
du corps, comme le
notait le Pape saint Léon
le Grand. À Bethléem
est né le peuple chrétien,
corps mystique du Christ
dans lequel tout membre
est intimement uni aux
autres dans une totale
solidarité. Notre
Sauveur est né pour
tous. Nous devons le
proclamer non seulement
en paroles, mais aussi
par toute notre vie,
donnant au monde le témoignage
de communautés unies et
ouvertes, dans
lesquelles règnent la
fraternité et le
pardon, l’accueil et
le service mutuel, la vérité,
la justice et l’amour.
Communauté sauvée
par le Christ. Telle est
la vraie nature de l’Église,
qui se nourrit de sa
Parole et de son Corps
eucharistique. C’est
seulement en redécouvrant
le don reçu que l’Église
peut témoigner du
Christ Sauveur à tous
les hommes; elle le fait
avec enthousiasme et
passion, dans le plein
respect de chaque
tradition culturelle et
religieuse; elle le fait
avec joie, sachant que
Celui qu’elle annonce n’enlève
rien de ce qui est
authentiquement humain,
mais qu’il le porte à
son accomplissement. En
vérité, le Christ ne
vient détruire que le
mal, que le péché; le
reste, tout le reste, il
l’élève et le porte
à la perfection. Le
Christ ne nous sauve pas
de notre humanité,
mais il nous sauve à
travers elle, il ne
nous sauve pas du
monde, mais il est venu dans
le monde pour que le
monde soit sauvé par
lui (cf. Jn 3,
17).
Chers frères et sœurs,
où que vous soyez, que
ce message de joie et
d’espérance vous
rejoigne : Dieu
s’est fait homme en Jésus
Christ, il est né
de la Vierge Marie et il
renaît aujourd’hui
dans l’Église.
C’est lui qui porte à
tous l’amour du Père
céleste. C’est lui
le Sauveur du monde!
N’ayez pas peur,
ouvrez-lui votre cœur,
accueillez-le, pour que
son Règne d’amour et
de paix devienne l’héritage
commun de tous. Joyeux
Noël !
[01892-03.01] [Texte
original: Italien]
- TRADUZIONE
IN LINGUA INGLESE
"Salvator
noster natus est in
mundo" (Roman
Missal)
"Our Saviour is
born to the world!"
During the night, in our
Churches, we again heard
this message that,
notwithstanding the
passage of the centuries,
remains ever new. It is
the heavenly message
that tells us to fear
not, for "a great
joy" has come
"to all the
people" (Lk
1:10). It is a message
of hope, for it tells us
that, on that night over
two thousand years ago,
there "was born in
the city of David a
Saviour, who is Christ
the Lord" (Lk
2:11). The Angel of
Christmas announced it
then to the shepherds
out on the hills of
Bethlehem; today the
Angel repeats it to us,
to all who dwell in our
world: "The Saviour
is born; he is born for
you! Come, come, let us
adore him!".
But does a "Saviour"
still have any value and
meaning for the men
and women of the third
millennium? Is a
"Saviour"
still needed by a
humanity which has
reached the moon and
Mars and is prepared to
conquer the universe;
for a humanity which
knows no limits in its
pursuit of nature’s
secrets and which has
succeeded even in
deciphering the
marvellous codes of the
human genome? Is a
Saviour needed by a
humanity which has
invented interactive
communication, which
navigates in the virtual
ocean of the internet
and, thanks to the most
advanced modern
communications
technologies, has now
made the Earth, our
great common home, a
global village? This
humanity of the
twenty-first century
appears as a sure and
self-sufficient master
of its own destiny, the
avid proponent of
uncontested triumphs.
So it would seem, yet
this is not the case.
People continue to die
of hunger and thirst,
disease and poverty, in
this age of plenty and
of unbridled consumerism.
Some people remain
enslaved, exploited and
stripped of their
dignity; others are
victims of racial and
religious hatred,
hampered by intolerance
and discrimination, and
by political
interference and
physical or moral
coercion with regard to
the free profession of
their faith. Others see
their own bodies and
those of their dear ones,
particularly their
children, maimed by
weaponry, by terrorism
and by all sorts of
violence, at a time when
everyone invokes and
acclaims progress,
solidarity and peace for
all. And what of those
who, bereft of hope, are
forced to leave their
homes and countries in
order to find humane
living conditions
elsewhere? How can we
help those who are
misled by facile
prophets of happiness,
those who struggle with
relationships and are
incapable of accepting
responsibility for their
present and future,
those who are trapped in
the tunnel of loneliness
and who often end up
enslaved to alcohol or
drugs? What are we to
think of those who
choose death in the
belief that they are
celebrating life?
How can we not hear,
from the very depths of
this humanity, at once
joyful and anguished, a
heart-rending cry for
help? It is Christmas:
today "the true
light that enlightens
every man" (Jn
1:9) came into the
world. "The word
became flesh and dwelt
among us" (Jn
1:14), proclaims the
Evangelist John. Today,
this very day, Christ
comes once more
"unto his own",
and to those who receive
him he gives "the
power to become children
of God"; in a word,
he offers them the
opportunity to see
God’s glory and to
share the joy of that
Love which became
incarnate for us in
Bethlehem. Today "our
Saviour is born to the
world", for he
knows that even today we
need him. Despite
humanity’s many
advances, man has always
been the same: a
freedom poised between
good and evil, between
life and death. It
is there, in the very
depths o | | | | | |