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Ecco
il testo
integrale del Messaggio
del Presidente della
Repubblica analizzato punto per punto (in
blue il testo ufficiale, in
rosso le nostre note)
Tra i dieci discorsi, il più
prolisso è stato quello di
Oscar Luigi Scalfaro, durato
ben 45 minuti, mentre il più
breve, durato 10 minuti,
è stato quello di Enrico De
Nicola.
Ecco una tabella con la durata
dei messaggi di insediamento
dei precedenti capi dello
Stato:
DE NICOLA, 10
minuti (il suo messaggio fu
letto in Parlamento
perché al momento della
elezione non si trovava a
Roma);
EINAUDI, 20
minuti;
GRONCHI, 35
minuti;
SEGNI, 30 minuti;
SARAGAT, 20
minuti;
LEONE, 20 minuti;
PERTINI, 30
minuti;
COSSIGA, 40
minuti;
SCALFARO, 45
minuti;
CIAMPI, 25 minuti;
Ecco, invece, quello di
Giorgio Napolitano,
pronunciato oggi, 15 maggio
2006, durato 37 minuti, nell'aula della Camera
dei Deputati, analizzato
punto per punto. I titoli in
rosso sono stati aggiunti da
noi e sintetizzano i
paragrafi.
Signor Presidente,
onorevoli deputati,
onorevoli senatori,
signori rappresentanti delle
Regioni d'Italia,
PROFONDA
EMOZIONE DEL NUOVO PRESIDENTE
DELLA REPUBBLICA
è con profonda emozione che
mi rivolgo a voi in quest'Aula
nella quale ho speso tanta
parte del mio impegno
pubblico, apprendendo dal vivo
il senso e il valore delle
istituzioni rappresentative,
supremo fondamento della
democrazia repubblicana. Sono
le assemblee elettive, è
innanzitutto il Parlamento, il
luogo del confronto sui
problemi del paese, della
dialettica delle idee e delle
proposte, della ricerca delle
soluzioni più valide e
condivise.
GOVERNO
UNIONE ESPRESSIONE
MAGGIORITARIO
La nuova legislatura si è
aperta nel segno di un forte
travaglio, a conclusione di
un'aspra competizione
elettorale, dalla quale gli
opposti schieramenti politici
sono emersi entrambi
largamente rappresentativi del
corpo elettorale. L'assunzione
delle responsabilità di
governo da parte dello
schieramento che è sia pur
lievemente prevalso
rappresenta l'espressione
naturale del principio
maggioritario che l'Italia ha
assunto da quasi un
quindicennio come regolatore
di una democrazia
dell'alternanza realmente
operante.
Ma in tali condizioni più
chiara appare l'esigenza di
una seria riflessione sul modo
di intendere e coltivare in un
sistema politico bipolare i
rapporti tra maggioranza e
opposizione. Non si tratta di
tornare indietro rispetto
all'evoluzione che la
democrazia italiana ha
conosciuto grazie allo stimolo
e al contributo di forze di
diverso orientamento.
Ma il fatto che si sia
instaurato un clima di pura
contrapposizione e di
incomunicabilità, a scapito
della ricerca di possibili
terreni di impegno comune,
deve considerarsi segno di
un'ancora insufficiente
maturazione nel nostro paese
del modello di rapporti
politici e istituzionali già
consolidatosi nelle altre
democrazie occidentali.
Ebbene, è venuto il tempo
della maturità per la
democrazia dell'alternanza
anche in Italia. Il reciproco
riconoscimento, rispetto ed
ascolto tra gli opposti
schieramenti, il confrontarsi
con dignità in Parlamento e
nelle altre assemblee
elettive, l'individuare i temi
di necessaria e possibile
limpida convergenza
nell'interesse generale,
possono non già mettere in
forse ma, al contrario,
rafforzare in modo decisivo il
nuovo corso della vita
politica e istituzionale
avviatosi con la riforma del
1993 e le elezioni del 1994.
Ciò potrà avvenire solo ad
opera delle forze politiche
organizzate e delle loro
rappresentanze nelle
istituzioni rappresentative,
sorrette dalla consapevolezza
e dal dinamismo della società
civile.
A chi vi parla, chiamato a
rappresentare l'unità
nazionale, spetta
semplicemente trasmettere oggi
un messaggio di fiducia, in
risposta al bisogno di serenità
e di equilibrio fattosi così
acuto e diffuso tra gli
italiani. Sono convinto che la
politica possa recuperare il
suo posto fondamentale e
insostituibile nella vita del
paese e nella coscienza dei
cittadini. Può riuscirvi
quanto più rifugga da
esasperazioni e
immeschinimenti che ne
indeboliscono fatalmente la
forza di attrazione e
persuasione, e quanto più
esprima moralità e cultura,
arricchendosi di nuove
motivazioni ideali.
COSTRUIRE
BASI COMUNI IDENTITA' E
MEMORIA CONDIVISA
Tra esse, quella del costruire
basi comuni di memoria e
identità condivisa, come
fattore vitale di continuità
nel fisiologico succedersi di
diverse alleanze politiche nel
governo del paese. Ma non si
può dare memoria e identità
condivisa, se non si
ripercorre e si ricompone in
spirito di verità la storia
della nostra Repubblica nata
sessanta anni fa come culmine
della tormentata esperienza
dello Stato unitario e, prima
ancora, del processo
risorgimentale.
CITA
LA RESISTENZA MA ANCHE SUE
ZONE D'OMBRA
Ci si può - io credo - ormai
ritrovare, superando vecchie
laceranti divisioni, nel
riconoscimento del significato
e del decisivo apporto della
Resistenza, pur senza ignorare
zone d'ombra, eccessi e
aberrazioni. Ci si può
ritrovare - senza riaprire le
ferite del passato - nel
rispetto di tutte le vittime e
nell'omaggio non rituale alla
liberazione dal nazifascismo
come riconquista
dell'indipendenza e della
dignità della patria
italiana. Memoria condivisa,
come premessa di una comune
identità nazionale, che abbia
il suo fondamento nei valori
della Costituzione. Il
richiamo a quei valori trae
forza dalla loro vitalità,
che resiste, intatta, ad ogni
controversia. Parlo - ed è
giusto farlo anche nel
celebrare il sessantesimo
anniversario dell'elezione
dell'Assemblea Costituente -
di quei "principi
fondamentali" che
scolpirono nei primi articoli
della Carta Costituzionale il
volto della Repubblica.
Principi, valori, indirizzi
che scritti ieri sono aperti a
raccogliere oggi nuove realtà
e nuove istanze.
VALORE
DEL LAVORO
Così, il valore del lavoro,
come base della Repubblica
democratica, chiama più che
mai al riconoscimento concreto
del diritto al lavoro, ancora
lontano dal realizzarsi per
tutti, e alla tutela del
lavoro "in tutte le sue
forme e applicazioni", e
dunque anche nelle forme ora
esposte alla precarietà e
alla mancanza di garanzie. I
diritti inviolabili dell'uomo
e il principio di uguaglianza,
"senza distinzione di
sesso, di razza, di lingua, di
religione", si integrano
e completano nella Carta
europea, aperta ai nuovi
diritti civili e sociali. Essi
non possono non riconoscersi a
uomini e donne che entrano a
far parte, da immigrati, della
nostra comunità nazionale
contribuendo alla sua
prosperità. Il valore della
centralità della persona
umana viene a misurarsi con le
nuove frontiere della
bioetica.
UNITA'
COSTITUZIONALE E UNITA'
NAZIONALE
L'unità e indivisibilità
della Repubblica si è via via
intrecciata col più ampio
riconoscimento dell'autonomia
e del ruolo dei poteri
regionali e locali. Si rivela
lungimirante come fattore di
ricchezza e apertura della
nostra comunità nazionale la
tutela delle minoranze
linguistiche. Essenziale
appare tuttora il laico
disegno dei rapporti tra Stato
e Chiesa, concepiti come,
ciascuno nel proprio ordine,
indipendenti e sovrani.
La libertà e il pluralismo
delle confessioni religiose
sono state via via sancite, e
ancora dovranno esserlo,
attraverso intese promosse
dallo Stato. Presentano poi
una pregnanza ed urgenza senza
precedenti, tanto lo sviluppo
della cultura e della ricerca
scientifica e tecnica, quanto
la tutela del paesaggio e del
patrimonio storico e artistico
della Nazione. Infine, i
valori, tra loro inscindibili,
del ripudio della guerra e
della corresponsabilità
internazionale per assicurare
la pace e la giustizia nel
mondo, si confrontano con
nuove, complesse e dure prove.
Ebbene - Signor Presidente,
onorevoli parlamentari,
signori delegati regionali -
chi può mettere in dubbio la
straordinaria sapienza, e
rispondenza al bene comune,
dei principi e valori
costituzionali che ho voluto
puntualmente ripercorrere? In
questo senso, è giusto
parlare di unità
costituzionale come sostrato
dell'unità nazionale.
Un risoluto ancoraggio ai
lineamenti essenziali della
Costituzione del 1948 non può
essere scambiato per puro
conservatorismo. I costituenti
si pronunciarono a tutte
lettere per una Costituzione
"destinata a
durare", per una
Costituzione rigida ma non
immutabile, e definirono le
procedure e garanzie per la
sua revisione. Nei progetti
volti a rivedere la seconda
parte della Costituzione che
si sono via via succeduti, non
sono stati mai messi in
questione i suoi principi
fondamentali.
Ma già nell'Assemblea
Costituente si espresse -
nello scegliere il modello
della Repubblica parlamentare
- la preoccupazione di
"tutelare le esigenze di
stabilità dell'azione di
governo e di evitare le
degenerazioni del
parlamentarismo". Quella
questione rimase aperta e
altre ne sono insorte in anni
più recenti, anche sotto il
profilo del ruolo
dell'opposizione e del sistema
delle garanzie, in rapporto ai
mutamenti intervenuti nella
legislazione elettorale.
CONVINTO
E SENTITO OMAGGIO A CIAMPI
La legge di revisione
costituzionale approvata dal
Parlamento mesi or sono è ora
affidata al giudizio
conclusivo del popolo sovrano
; si dovrà comunque
verificare poi la possibilità
di nuove proposte di riforma
capaci di raccogliere il
necessario largo consenso in
Parlamento. Esprimo il più
sentito e convinto omaggio al
mio predecessore Carlo Azeglio
Ciampi per l'esemplare
svolgimento del suo mandato, e
in special modo per l'impulso
a una più forte affermazione
dell'identità nazionale
italiana e di un rinnovato
sentimento patriottico.
NON
C'E' ALTERNATIVA A RILANCIO UE
Nello stesso tempo, nessun
ripiegamento entro confini e
orizzonti anacronistici. Come
già si disse, precorrendo i
tempi, all'Assemblea
Costituente, l'Europa è per
noi italiani una seconda
patria. Lo è diventata sempre
di più nei quasi cinquant'anni
che ci separano da quei
Trattati di Roma che portano
la firma, per l'Italia, di
Antonio Segni e di Gaetano
Martino : e il cammino
dell'integrazione e
costruzione europea cominciò
ancor prima, ispirato dalle
profetiche intuizioni di
Benedetto Croce e di Luigi
Einaudi, guidato dall'incontro
tra i diversissimi apporti di
personalità come Alcide De
Gasperi e Altiero Spinelli, lo
statista lungimirante e il
paladino del movimento
federalista, entrambi né
meschinamente realisti né
astrattamente utopisti. La
crisi che da un anno ha
investito l'Unione europea non
può in alcun modo oscurare il
cammino compiuto e far
liquidare il grande progetto
della costruzione comunitaria
come riflesso di una fase
storica, quella del continente
diviso in due blocchi
contrapposti, conclusasi nel
1989.
In effetti non solo si è
portata a compimento la più
grande impresa di pace del
secolo scorso nel cuore
dell'Europa, non solo si è
realizzato uno straordinario e
duraturo avanzamento economico
e sociale, civile e culturale
nei paesi che si sono via via
associati al progetto, ma si
sono poste le radici di un
irreversibile moto di
avvicinamento e integrazione
tra i popoli, le realtà
produttive, i sistemi
monetari, le culture, le
società, i cittadini, i
giovani delle nazioni europee.
Non potranno arrestare questo
processo le difficoltà pur
gravi incontrate dall'iter di
ratifica del Trattato
costituzionale : l'Italia -
dopo che il suo governo e il
suo Parlamento hanno tra i
primi provveduto alla ratifica
di quel Trattato - è
fortemente interessata e
impegnata a creare le
condizioni per l'entrata in
vigore di un testo di
autentica rilevanza
costituzionale.
Ci inducono a riflettere ma
non potranno fermarci i
fenomeni di disincanto e di
incertezza indotti nelle
opinioni pubbliche da un serio
rallentamento della crescita
dell'economia e del benessere,
da un palese affanno nel far
fronte sia alle sfide della
competizione globale e del
cambiamento di pesi e di
equilibri nella realtà
mondiale, sia alle stesse
prove dell'allargamento
dell'Unione. Di certo non
esiste dinanzi a queste sfide
alcuna alternativa al rilancio
della costruzione europea.
L'Italia solo come parte
attiva della costruzione di un
più forte e dinamico soggetto
europeo, e l'Europa solo
attraverso l'unione delle sue
forze e il potenziamento della
sua capacità d'azione,
potranno giuocare un ruolo
effettivo, autonomo, peculiare
nell'affermazione di un nuovo
ordine internazionale di pace
e di giustizia. Un ordine di
pace nel quale possa
espandersi la democrazia e
prevalere la causa dei diritti
umani, e insieme assicurarsi
un governo dello sviluppo che
contribuisca a scongiurare
tensioni e rischi di guerra, e
ponga un argine
all'intollerabile, allarmante
aggravarsi delle
disuguaglianze a danno dei
paesi più poveri, dei popoli
colpiti da ogni flagello come
quelli del continente
africano.
LA
STRADA MAESTRA PER L'ITALIA:
L'IMPEGNO EUROPEISTICO
La strada maestra per l'Italia
resta dunque quella
dell'impegno europeistico,
come il Presidente Ciampi ha
in questi anni
appassionatamente indicato. E
in ciò egli ha incontrato, io
credo, il sentire profondo
ormai maturato soprattutto
nelle nostre giovani
generazioni, il cui animo
italiano fa tutt'uno con
l'animo europeo, e che non
vedono avvenire se non
nell'Europa. La priorità
dell'impegno europeistico
nulla toglie alla profondità
dell'adesione dell'Italia a
una visione dei rapporti
transatlantici, dei suoi
storici legami con gli Stati
Uniti d'America e delle
relazioni tra Europa e Stati
Uniti, come cardine di una
strategia di alleanze, nella
libera ricerca di approcci
comuni ai problemi più
controversi e nella pari
dignità.
TERRORISMO
E' in tale contesto che va
affrontata senza esitazioni e
ambiguità la minaccia così
dura, inquietante e per tanti
aspetti nuova, del terrorismo
di matrice fondamentalista
islamica, senza mai offrire a
questo insidioso nemico il
vantaggio di una nostra
qualsiasi concessione alla
logica dello scontro di civiltà,
di una nostra rinuncia al
principio e al metodo del
dialogo tra storie, culture e
religioni diverse. Non è
illusorio pensare che questa
cornice degli orientamenti di
politica internazionale
dell'Italia possa essere
condivisa dagli opposti
schieramenti politici.
Entro questa cornice spetta al
governo e al Parlamento
indicare iniziative atte a
contribuire al dialogo e al
negoziato tra Israele e
l'Autorità palestinese nel
pieno riconoscimento del
diritto dello Stato di Israele
a vivere in sicurezza e del
diritto del popolo palestinese
a darsi uno Stato
indipendente. Ed è ora di
mettere al bando l'arma del
terrorismo suicida e di
contrastare fermamente ogni
rigurgito di antisemitismo. Si
impongono egualmente
iniziative volte alla
soluzione della ancora aperta
e sanguinosa crisi in Irak,
alla stabilizzazione del
processo democratico in
Afghanistan, alla ricerca di
uno sbocco positivo per lo
stato di preoccupante tensione
con l'Iran.
Più specificamente, compete
al governo e al Parlamento
definire le soluzioni per il
rientro dei militari italiani
dall'Irak. Oggi, non può che
accomunare quest'Assemblea
l'omaggio riverente e commosso
a tutti i nostri caduti, che
hanno rappresentato il prezzo
così doloroso di missioni
all'estero assolte con
dedizione e onore, qualunque
sia stato il grado di consenso
nel deliberarle.
DEBITO
PUBBLICO E MESSAGGIO DI
FIDUCIA SU ECONOMIA
Onorevoli parlamentari,
signori delegati regionali, se
rivolgo ora lo sguardo dal
cruciale orizzonte europeo
allo stato del nostro paese e
al quadro delle nostre dirette
responsabilità, posso solo
consentirmi brevi
considerazioni, senza
affacciarmi in un campo che è,
più di ogni altro, proprio
del confronto tra diverse
impostazioni e posizioni
politiche. Posso, anche qui,
esprimere solo un messaggio di
fiducia, senza indulgere a
diagnosi pessimiste
sull'inevitabile declino del
nostro sistema economico e
finanziario, ma nemmeno
sottovalutando la gravità
delle debolezze da superare e
dei nodi da sciogliere. Il
nodo - innanzitutto - del
debito pubblico. E insieme, le
debolezze del sistema
produttivo.
Le imprese italiane hanno
mostrato di saper raccogliere
la sfida che viene
dall'operare in un mercato
aperto e in libera concorrenza
e di volersi impegnare in un
serio sforzo per la crescita,
l'innovazione e
l'internazionalizzazione. Esse
chiedono allo Stato non di
introdurre o mantenere
indebite protezioni, ma di
favorire la competitività del
sistema e gli investimenti
privati e pubblici, nonché di
riprendere quel processo di
sviluppo infrastrutturale che
tanta parte ebbe nella
crescita del secondo
dopoguerra. Ma all'esigenza di
rimuovere limiti e vincoli
ingiustificati, si accompagna
quella di assicurare regole e
controlli efficaci ed
efficienti.
Il nostro paese non può
rinunciare alle sue grandi
tradizioni in campo
industriale e agricolo, che
ancora si esprimono in
rilevanti prove di progresso
anche tecnologico : tali da
dar luogo di recente a casi di
straordinario recupero in
gravi situazioni di crisi e da
animare nuove, vitali realtà
produttive. Nello stesso
tempo, appare indispensabile
rafforzare e modernizzare il
settore dei servizi, e
valorizzare con coraggio e
lungimiranza il patrimonio
naturale e paesaggistico,
culturale e artistico senza
eguali di cui l'Italia
dispone.
MEZZOGIORNO
CENTRO DI AREA DI SCAMBI TRA
EUROPA E ASIA
Di qui passa anche qualsiasi
politica per il Mezzogiorno,
le cui regioni diventano un
asse obbligato del rilancio
complessivo dello sviluppo
nazionale anche per la loro
valenza strategica nella nuova
grande prospettiva dei flussi
di investimenti e di scambi
tra l'area euromediterranea e
l'Asia. Né occorre che io
aggiunga altro a questo
proposito, signori
parlamentari e delegati
regionali, per la profondità
delle radici e delle
esperienze politiche e di vita
che mi legano al Mezzogiorno :
non occorrono altre parole per
affidarvi un auspicio così
intimamente sentito.
Sono più in generale le mie
complessive esperienze
politiche e di vita che mi
inducono ad associare con
forza il problema del rilancio
della nostra economia a quello
della giustizia sociale, della
lotta contro le accresciute
disuguaglianze e le nuove
emarginazioni e povertà,
dell'impegno più conseguente
per elevare l'occupazione e il
livello di attività della
popolazione, il problema non
eludibile del miglioramento
delle condizioni dei
lavoratori e dei pensionati e
di una rinnovata garanzia
della dignità e della
sicurezza del lavoro. C'è
bisogno di più giustizia e
coesione sociale.
RUOLO
DEL SINDACATO
E se un ruolo decisivo spetta
in questo senso ai sindacati,
posti peraltro di fronte a un
mercato del lavoro in profondo
cambiamento che richiede forti
aperture all'innovazione, è
interesse e responsabilità
anche delle forze
imprenditoriali comprendere e
assecondare politiche di
coesione e di solidarietà.
Quando ci domandiamo - dinanzi
a problemi così complessi e a
vincoli così pesanti - se
possiamo farcela, dobbiamo
guardare alle risorse di cui
dispone l'Italia. Sono le
risorse delle istituzioni
regionali e locali che
esercitano le loro autonomie
in responsabile e leale
collaborazione con lo Stato e
contando sull'impegno unitario
della pubblica amministrazione
al servizio esclusivo della
nazione.
Sono, insieme, le risorse di
un ricco tessuto civile e
culturale, da cui si sprigiona
un potenziale prezioso di
sussidiarietà, per l'apporto
di cui si è mostrato e si
mostra capace il mondo delle
comunità intermedie,
dell'associazionismo laico e
religioso, del volontariato e
degli enti non profit. Sono le
risorse della partecipazione
di base, che le istituzioni
locali tanto possono stimolare
e canalizzare. E sono le
risorse delle famiglie : come
quelle che abbiamo visto in
queste settimane stringersi
attorno alle spoglie dei
caduti di Nassirya e di Kabul.
LE
FAMIGLIE LA PIU' GRANDE
RICCHEZZA D'ITALIA
Famiglie laboriose e modeste
che educano i loro figli al
senso del dovere verso la
patria e verso la società.
Famiglie che rappresentano la
più grande ricchezza
dell'Italia. E ancora, abbiamo
da contare - mi si lasci
ricordare la splendida figura
di Nilde Iotti - sulle
formidabili risorse delle
energie femminili non
mobilitate e non valorizzate né
nel lavoro né nella vita
pubblica : pregiudizi e
chiusure, con l'enorme spreco
che ne consegue, ormai non più
tollerabili.
Contiamo infine sulle risorse
che possono essere attribuite
ai giovani, uomini e donne in
formazione, da un sistema di
istruzione che fino al più
alto livello offra a tutti
uguali opportunità di
sviluppo della persona, e
premi il merito e la dedizione
allo studio e al lavoro. Da
tutto ciò le ragioni di una
non retorica fiducia nel
futuro del nostro paese. Il
nostro futuro tuttavia è
legato anche a problemi come
quelli che ormai si collocano
nel grande scenario dello
spazio europeo di libertà,
sicurezza e giustizia.
LOTTA
ALLA CRIMINALITA'
Resta assai dura la sfida
della lotta contro la
criminalità, una presenza
aggressiva che ancora tanto
pesa sulle possibilità di
sviluppo del Mezzogiorno, così
come contro le nuove minacce
del terrorismo internazionale
e interno. Ci dà però
fiducia il fatto che lo Stato
ha mostrato anche negli ultimi
anni di poter contare
sull'azione efficace e
congiunta della magistratura e
delle forze dell'ordine, alle
quali tutte - avendo io
stesso, da responsabilità di
governo, imparato a meglio
conoscerne e apprezzarne
l'impegno e lo slancio -
desidero indirizzare il più
vivo nostro riconoscimento.
GIUSTIZIA
Certo, i problemi della
legalità e della moralità
collettiva si presentano
ancora aperti in modi
inquietanti e anche in ambiti
che avremmo sperato ne
restassero immuni. Mentre sono
purtroppo rimaste critiche le
condizioni
dell'amministrazione della
giustizia, soprattutto sotto
il profilo della durata del
processo.
E troppe tensioni circondano
ancora i rapporti tra politica
e giustizia, turbando lo
svolgimento di una così alta
funzione costituzionale e
ferendo la dignità di coloro
che sono chiamati ad
assolverla. Anche in questo
delicatissimo campo, sono
esigenze di serenità e di
equilibrio, negli stessi
necessari processi di riforma,
quelle che si avvertono e
chiedono di essere
soddisfatte. Seri e complessi
sono dunque gli impegni cui
debbono far fronte la politica
e le istituzioni.
L'Italia vive un momento
difficile : ma drammatico, non
solo difficile, fu il periodo
che l'Italia visse negli anni
successivi alla fine della
guerra e alla Liberazione,
dovendo accollarsi un'eredità
di terribili distruzioni
materiali e morali e superare
anche le scosse di un
conflitto elettorale e ideale
come quello che divise in due
il paese nella scelta tra
monarchia e repubblica.
Prevalse allora - la prova più
alta la diede l'Assemblea
Costituente - ed ebbe ragione
di tutte le difficoltà il
senso della missione nazionale
comune : che fu più forte di
pur legittimi contrasti
ideologici e politici.
Così, oggi, il mio appello
all'unità non tende a
edulcorare una realtà di
aspre divergenze soprattutto
ai vertici della politica
nazionale, ma proprio a
sollecitare tra gli italiani
un nuovo senso della missione
da adempiere per dare slancio
e coesione alla nostra società,
per assicurare al nostro paese
il ruolo che gli spetta in
Europa e nel mondo. Ed è un
appello che può forse trovare
maggiore rispondenza in quell'Italia
profonda, l'Italia delle cento
province, l'Italia della
fatica quotidiana e della
volontà di progredire, che il
mio predecessore ha voluto
esplorare traendone l'immagine
di una concordia di intenti e
di opere più salda di quanto
comunemente si ritenga.
Considero mio dovere
impegnarmi per favorire più
pacati confronti tra le forze
politiche e più ampie,
costruttive convergenze nel
paese ; ma è un impegno che
svolgerò con la necessaria
sobrietà e nel rigoroso
rispetto dei limiti che
segnano il ruolo e i poteri
del Presidente della
Repubblica nella Costituzione
vigente.
RUOLO
DI MEDIATORE
Un ruolo di garanzia dei
valori e degli equilibri
costituzionali ; un ruolo di
moderazione e persuasione
morale, che ha per presupposto
il senso e il dovere
dell'imparzialità
nell'esercizio di tutte le
funzioni attribuite al
Presidente.
DEFERENTE
RINGRAZIAMENTO E SALUTO AL
PAPA
Come rappresentante
dell'unità nazionale,
raccolgo il riferimento ben
presente nel messaggio
augurale indirizzatomi dal
Pontefice Benedetto XVI - al
quale rivolgo il mio deferente
ringraziamento e saluto :
raccolgo il riferimento ai
valori umani e cristiani che
sono patrimonio del popolo
italiano, ben sapendo quale
sia stato il profondo rapporto
storico tra la cristianità e
il farsi dell'Europa.
E ne traggo la convinzione che
debba laicamente riconoscersi
la dimensione sociale e
pubblica del fatto religioso,
e svilupparsi concretamente la
collaborazione, in Italia, tra
Stato e Chiesa cattolica in
molteplici campi in nome del
bene comune. Nel momento in
cui inizia il suo mandato, il
Presidente della Repubblica
rende omaggio alla Corte
Costituzionale, come organo di
alta garanzia che da cinquant'anni
veglia sul pieno rispetto
della nostra legge
fondamentale ; al Consiglio
Superiore della Magistratura,
espressione e presidio
dell'autonomia e indipendenza
di quell'ordine da ogni altro
potere ; a tutte le
amministrazioni pubbliche, a
tutti gli organi e i corpi
dello Stato, e in particolare
alle Forze Armate italiane che
si distinguono per sempre più
alti livelli di moderna
professionalità ed
efficienza, così come alle
diverse e distinte forze
preposte con convergente
impegno alla tutela del bene
essenziale della sicurezza dei
cittadini. Un segno di
particolare attenzione va al
mondo della scuola e
dell'Università e a quanti
sono chiamati a tenerne alta
la funzione educativa.
PLURALISMO
DELL'INFORMAZIONE
Al mondo dell'informazione va
indirizzato un convinto
impegno a garantirne la libertà
e il pluralismo come
condizione imprescindibile di
democrazia. Rivolgo un grato e
rispettoso pensiero a tutti i
miei predecessori, personalità
rappresentative di diverse
correnti ideali e tradizioni
popolari, ritrovatesi nel
primato dei valori essenziali
: libertà, giustizia,
solidarietà.
Uno speciale ricordo per il
primo Presidente della
Repubblica Enrico De Nicola,
che fu simbolo di
pacificazione in un
contrastato passaggio storico
e al quale fui legato da
rapporti di antica amicizia
famigliare e dal comune
impegno, in diverse epoche, a
rappresentare in Parlamento la
nostra grande, generosa e
travagliata città di Napoli.
Signor Presidente, onorevoli
parlamentari, signori
delegati, mi inchino dinanzi a
questa Assemblea nella quale
si riconoscono tutti gli
italiani, per la prima volta
anche quelli che operano
all'estero, le cui comunità
hanno finalmente voce per far
sentire le loro esigenze ed
attese.
NON
SARO' MAI PRESIDENTE SOLO DI
UNA PARTE
Non sarò in alcun momento il
Presidente solo della
maggioranza che mi ha eletto ;
avrò attenzione e rispetto
per tutti voi, per tutte le
posizioni ideali e politiche
che esprimete ; dedicherò
senza risparmio le mie energie
all'interesse generale per
poter contare sulla fiducia
dei rappresentanti del popolo
e dei cittadini italiani senza
distinzione di parte.
Viva il Parlamento!
Viva la Repubblica!
Viva l'Italia!
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