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Corsico – Sgomberata la ex Pozzi; volantini in lingua per avvisare dell’intervento

Ultimo aggiornamento il 16 Ottobre 2007 – 19:16

Corsico (16 ottobre 2007) – Gli interventi di repressione devono essere preceduti sempre dal dialogo e dalla solidarietà: è la strada scelta dalla Giunta Graffeo nell’affrontare l’emergenza stranieri che costruiscono rifugi di fortuna in aree dismesse.

L’ultimo intervento verso le 7 di oggi, quando tre pattuglie della Polizia locale, con 6 agenti, e i due “falchi” motociclisti sono intervenuti nella ex Pozzi dove, nei giorni scorsi, era stata individuata una quarantina di extracomunitari, provenienti soprattutto dall’est Europa.

“Abbiamo prima individuato l’etnia di appartenenza e distribuito – sottolinea il sindaco, Sergio Graffeo – volantini in rumeno e ucraino, soprattutto per consentire agli abusivi, tra cui spesso ci sono anche donne e bambini per i quali attiviamo politiche di aiuto mirate, di abbandonare l’area prima dello sgombero. Abbiamo scelto questa strada nei giorni scorsi con la cascina La Guardia e oggi con la ex Pozzi, che intendiamo riqualificare per trasformarla in un polo culturale di grande richiamo per tutto il milanese, anche perché sorge lungo il Naviglio al confine con il capoluogo lombardo”.

Una politica di intervento che ha permesso agli agenti di trovare sul posto solo due persone, un moldavo, D.P. di 29 anni e un ucraino, A.N. di 46 anni. Entrambi sono stati portati al comando corsichese e fotosegnalati. Per l’ucraino è scattato anche l’arresto, per non aver rispettato un precedente provvedimento di espulsione.

Gli incaricati del Comune hanno poi provveduto a demolire le baracche di fortuna che erano state costruite dagli occupanti abusivi e la società Area ha raccolto i rifiuti e bonificato l’intera zona.

“È la dimostrazione – dice l’assessore alla Polizia locale, Filippo Errante – che per gli interventi su aree pubbliche, il Comune fa sempre la sua parte, senza nascondersi dietro un dito. Privilegiando sempre la strada della solidarietà e del dialogo, piuttosto che la repressione fine a se stessa”.

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