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Proverbio: Febbraio, febbraiello, cortino e bugiardello

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Il 27 gennaio a Cesano Boscone si celebra La Giornata della Memoria

(mi-lorenteggio.com) Cesano Boscone, 28 gennaio 2008 – Anche a Cesano Boscone, come nel resto d’Italia, si è commemorato il Giorno della memoria, istituito con la legge 211 del 21 luglio 2000 per ricordare il 27 gennaio del 1945, quando le truppe sovietiche dell’Armata Rossa, nel corso dell’offensiva in direzione di Berlino, arrivarono presso la città polacca di Auschwitz e scoprirono il famoso e, purtroppo, triste campo di concentramento, liberandone i pochi superstiti che rivelarono, per la prima volta al mondo, l’orrore del genocidio nazista. Un evento questo, celebrato con diverse iniziative organizzate da Istituzioni e Associazioni. Il tema è quello dell’antisemitismo, ma anche per non dimenticare i genocidi contemporanei, senza escludere il conflitto interreligioso.
La giornata ha avuto termine alle ore 21,00 nella Sala delle Carrozze di Villa Marazzi con letture sceniche sulla Shoah a cura dei ragazzi della scuola media Alessandrini–Da Vinci, con l’accompagnamento al pianoforte della Maestra di musica Paola Favarelli. Sono intervenute le Autorità: il Sindaco di Cesano Boscone Vincenzo D’Avanzo, la Vice Sindaco Lilia Di Giuseppe, il Presidente dell’ANPI Francesco Longo e il dott. Roberto Sforni, ricercatore storico che ha illustrato le violenze brutali che avvenivano nel campo di sterminio di Ravenshruk. Lilia Di Giuseppe, donna di cultura, combattiva, volitiva ed indomabile, nel presentare la cerimonia, ha espresso delle riflessioni sull’eccidio degli ebrei: «Oggi si ricorda qualcosa d’enorme e che tutti abbiamo il dovere di continuare ad elaborare e a tramandarne il suo significato. Chi non è stato in un lager non può capire la violenza inflitta ai detenuti e specialmente alla donne ed ai bambini. L’uomo si nutre della memoria e deve, oltre a raccontare e catalogare gli accadimenti, trarre insegnamenti per le generazioni future, per dare la possibilità, a chi viene dopo, di conoscere e di fondare sulla storia, una civiltà più evoluta. Raccontare ciò che è avvenuto è anche un doveroso mea culpa per non essere riusciti ad evitare questo feroce crimine. Spero che in tutte le scuole venga raccontato quel terribile periodo della storia mondiale affinché tutta l’umanità prenda in considerazione quanto la vita di ogni essere umano debba godere il rispetto di tutti gli appartenenti di questo mondo». Il Sindaco Vincenzo D’avanzo, uomo irreprensibile, generoso e di grande sensibilità, visibilmente commosso, ha ricordato quei tragici fatti: «Abbiamo il dovere di dare ai giovani gli elementi fondamentali per la democrazia che si basa sul dialogo e sul confronto. Le persone che sono morte per sevizie e per fame non devono essere dimenticate; soprattutto vanno ricordate le donne che hanno subito la maggiore sofferenza. Bisogna parlarne a fondo, far conoscere il più orrendo dei crimini, quanto è occorso agli ebrei e, quando arriva la conoscenza, arriva anche la memoria. Bisogna che tutti sappiano gli orrori, frutto di quella cieca e violenta intolleranza che ha dato vita alle lotte fratricide ed ai conflitti etnici. Il dialogo è necessario – continua D’Avanzo – ma ci vuole coerenza: bisogna portare a termine il nostro intento di conoscenza e di memoria affinché non si dimentichi, bisogna affermare il rispetto dei diritti umani, della libertà e della democrazia>>. Il prof. Francesco Longo, Presidente dell’ANPI, è intervenuto dicendo: <<Bisogna ricordare che, purtroppo, alle donne del periodo nazista non sono state riservate rose e fiori, ma umiliazioni e violenze. Le donne, anche se per natura sono più forti degli uomini, in questa occasione hanno agito e reagito diversamente dagli uomini: si aiutavano a vicenda e, quando le umiliazioni andavano oltre la sopportazione umana, si lasciavano letteralmente morire. Inoltre, sono state teatro di mostruosi esperimenti medici, intervenendo proprio nelle parti intime per renderle sterili, dopodichè, se non morivano per le infezioni loro procurate, venivano mandate a morire. Anche i bambini hanno avuto dei trattamenti terribili: appena nati venivano uccisi in modi barbari o lasciati morire di fame>>. Oggi, dunque, è il giorno della memoria, ma un solo giorno non basta per ricordare tutte le vittime di quel genocidio, di quel massacro di uomini, donne e bambini. E mi domando chi è stato il più colpevole: il nazista che si occultava dietro falsi ideali e sporchi scopi economici o chi viveva passivamente questa situazione rimanendo totalmente indifferente? Un solo giorno non basta per ricordare, per sensibilizzare ogni uomo, ogni anima, affinché ciò non accada più, affinché non ci sia più alcun essere umano vittima della crudeltà umana. Credo che, comunque, noi non possiamo fare altro che ricordare e portare a conoscenza della gente quelle orribili atrocità senza calarci nel sonno della ragione.

Principia Bruna Rosco


 

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