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Proverbio: Febbraio, febbraiello, cortino e bugiardello

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Lo scrittore Giovanni Luigi Navicello presenta "L’età ingiusta"

(mi-lorenteggio.com) Vermezzo, 20 maggio 2008 – “L’Età ingiusta”, ma un successo giustissimo”. Così esordisce la giovane e brillante giornalista Marianna Di Palo in un articolo mirabilmente da lei scritto sull’Eco della Città di Abbiategrasso.
Lo scrittore Giovanni Luigi Navicello, con questo suo ultimo lavoro letterario “L’ETA’ INGIUSTA” – Edizioni ACAR – con la prefazione di Alda Merini, sta riscuotendo un meraviglioso e legittimo successo dovuto al suo particolare modo di scrivere e alla sua interessante storia che ha raccontato, dove esprime la metafora di un tempo che dura tutta la vita. Leggendo questa interessante storia ambientata nel 1943 sulla resistenza romana, avente protagonisti dei ragazzini che si danno da fare per sopravvivere nel duro contesto della guerra, mi ha fatto capire i giusti valori sui quali basare l’esistenza, il nostro domani sognato e che può nascere solo da noi, dai nostri errori, dalle nostre incoerenze, dalla nostra incapacità di rispondere alla domanda racchiusa nel titolo stesso, supera i tabù, le ipocrisie e i miti acquisiti nella coscienza collettiva, ma che rappresenta una visione dei valori e dei principi e, contemporaneamente, una visione di rivoluzione e di cambiamento dello stato delle cose. I valori, che definisco principi, sono metastorici, sono un prodotto della coscienza e della Storia, ma si collocano nella e al di fuori di essa, sono trascendenti e permanenti. Non mutano, sono universali, perché sono validi per ogni uomo, in ogni epoca dell’umanità; in una parola sono assoluti e non relativi. La vita e la morte dei valori, però, non è legata alla loro accettazione o al loro rifiuto da parte dell’uomo. Per l’autore, l’assenza dei valori è assenza di verità, di certezze, di norme. Sono istanze che fanno breccia. Lo scrittore Giovanni Luigi Navicello, è davvero un personaggio che ha capito quanto sia fondamentale scrivere la battaglia della vita per far conoscere i valori che nascono dalla tutela della dignità personale. E’ convinto che l’esistenza necessita di dimensioni più alte e diverse, come l’apertura ai problemi individuali. Egli crede in una dimensione etica della vita che si riassume nel rispetto fondamentale prima di tutto verso se stessi. Si tratta quindi di far conoscere questa visione del mondo e di farla penetrare in questo blocco sociale con la consapevolezza che questi valori rappresentino il giusto modo di vivere. Ma cosa alquanto rara negli scrittori contemporanei, Navicello ci immerge in una scrittura lineare che trasporta senza che possiamo accorgercene. Al fine di rendere palese la mia affermazione, trascrivo alcuni brani del libro:
<<I domatori di pulci rimanevano alla fine dei mercati. Possedevano un tavolino con sopra carrozzette trainate da eserciti ordinati tenuti e obbligati dalle cere colate sui corpi per impedirne fughe dalle arene romane. L’era dei gladiatori, terminata, diveniva l’era delle pulci, vigorose, colme di sangue e pronte ad essere schiacciate con un “Ave Caesar, morituri te salutant”. Perire portava presagi di cielo acquoso e sereno>>.
<<Le donne intanto portavano fuori i panni stesi e zitte si sedevano distanti dove l’ombra dei muri spezzati tagliava al sole ogni via di fuga. Rimaneva imprigionato a mezz’aria con la sua luce arancione a sprazzi violenti. Dove qua, dove là, saltellava su ogni cosa, ma non riuscendo a catturare volti, rinunciò e via via salì fino a liberarsi….a fuggire. Qualche bambino lo rimpianse e, staccata la bocca dalle madri, gridò o, ammutolito con sguardi di speranza verso il cielo, attese>>.
Lo scrittore, nella prima parte del romanzo, ha preso spunto dal vissuto del nonno per poi dare largo spazio alla fantasia. E’ una persona che ama scoprire. La ricerca, le emozioni, la spontaneità, l’uso del latino attraverso citazioni per esprimere il massimo dei concetti che solo i Romani sapevano comunicare meglio di noi, la scoperta della musicalità e dei vantaggi del dialetto sono alla base del suo vissuto che trasporta senza limiti in questo romanzo per renderlo ironico in una guerra narrata e che va ad essere maestra in quella da noi tutti affrontata nel quotidiano. L’autore che, prima dell’attuale romanzo “L’ETA’ INGIUSTA”, ha pubblicato un altro romanzo, ora è già al lavoro per la prossima opera letteraria che sarà ambientata sugli anni settanta dove narrerà il passaggio dal periodo dittatoriale a quello anarchico all’insegna della libertà. Navicello vuole anche impegnarsi in una sperimentazione musicale d’accompagnamento.
Navicello, per chi ancora non lo conosce e fosse interessato, sarà presente il prossimo 25 maggio 2008 alle ore 16 presso la Palestra Comunale FIT’ART di Vermezzo, 02/9440260 Fax 02/94943942 P.zza Comunale, 4, per presentare il suo romanzo.

Principia Bruna Rosco

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