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8 MAGGIO - FESTA DELLA MAMMA

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Il poeta Robert Grum "nei confini dell’anima"

Ultimo aggiornamento il 23 Maggio 2008 – 15:48

(mi-lorenteggio.com) Cesano Boscone, 23 maggio 2008 – Avevo letto le poesie di Robert Grum NEI CONFINI DELL’ANIMA in una notte in cui il cielo era coperto di stelle. Esse mi avevano trasportata dove finisce la realtà per incominciare a sognare. Ho chiesto poi a Robert un’intervista.
E’ una bella giornata di sole. Per l’intervista ho voluto incontrare il poeta nel bellissimo Parco Pertini sito nella terra dura, ma vera, di Cesano Boscone nell’Hinterland milanese. Una zona dove un tempo gli unici rumori erano stati solo quelli dei grilli e delle cicale. Mi trovo di fronte ad un personaggio kafkiano, timido e sfuggente. E’ un uomo dallo sguardo severo, dalla pelle scura e alquanto strano. E’ malinconico, pensieroso, distratto, a volte agitato. <<Le sue poesie assomigliano al suo aspetto fisico – mi dico – d’altronde, per conoscere la personalità di un poeta è necessario conoscere i suoi versi i quali non bleffano perché dentro c’è l’anima dell’artista; è un valore intrinseco che mostra i veri sentimenti per giungere a conoscere i veri valori della vita>>. E’ un uomo spirituale. D’altronde, mi dico, da sempre, anche l’uomo del nostro mondo odierno, consciamente o inconsciamente, ha umanamente bisogno di incontrare quella dimensione spirituale che solo la poesia può regalargli, perché in essa si manifesta l’essenza più veritiera dell’anima. Sicuramente essa è il miglior cibo dell’animo spirituale, per la nutrizione e lo sviluppo della cultura, ma che, però, ci pone di fronte a molti interrogativi sui problemi della vita in cui ci rispecchiamo. Molto spesso, però, la mente vuole dimenticare. Robert Grum, autore di un magnifico libro di poesie contemporanee NEI CONFINI DELL’ANIMA, non vuole dimenticare. Scrivendo questo volume in un panorama vasto, sia dal punto di vista immaginario che fisico, sia all’interno che all’esterno di sé, vi ha impresso l’umore profondo della civiltà metropolitana che costituisce il nerbo delle sue poesie. In un certo qual modo, l’esprimere il suo desiderio di ricordare, è stata la sua ribellione, è stato come chiedere a qualche entità superiore di rendergli indietro i suoi giorni affinché lui potesse riempirli di ricordi. E lui li ha riempiti con le sue liriche fatte di azioni e suspence, nelle quali narra fatti realmente accaduti e con personaggi realmente esistiti. Robert Grum ha così fatto emergere il suo carattere impetuoso, coraggioso, sensibile, puro, sincero. Gli avvenimenti strappano all’autore la missione per la poesia che ci travolge, ma che ci da la possibilità di affrontare il nostro destino perché sprigiona creatività capace di farci diventare grandi. Robert Grum diventa così maestro di vita perché nelle poesie vi imprime il suo costante impegno creativo forte del concetto realistico che si dilata oltre misura per trascendere la realtà stessa, dove i giorni tengono saldi i ricordi che gli passano davanti come un film muto. Con l’innato suo carattere di persona riflessiva, Grum, molto spesso è solo e pensoso e, quasi in sottotono alla sua ribellione, la memoria s’irrobustisce e la parola si fa voce nelle rime emancipate che si fanno luminose nelle poesie in via di liberazione. Sprigionando il suo pensiero, Grum attende una sorta di riscatto per non arrendersi alla solitudine che pur ama e che offre perché essa è piena e formativa. Il poeta esprime una poesia non allusiva, ma dipinta con la tensione che fermenta l’autenticità spirituale umana, dove egli vuol dare un significato di coerenza per esprimere i valori sociali, entrando così in rapporto diretto con la società. Solo la presenza di un sentimento senza formalismi di sorta, nel bene e nel male, può indicare all’uomo di qualunque epoca e cultura il messaggio di continuare a seminare il pensiero per poi raccogliere l’appagamento che merita. Ricostruendo di volta in volta, di poesia in poesia, lo scenario del suo passato, il poeta, con la sua animata emozione, sprigiona la rivelazione della sua capacità compositiva, ma cosa ben più importante, manifesta la via per liberarsi dai cosiddetti disincanti per volare al cambiamento verso la liberazione per la quale vincere. Le poesie di Robert Grum, dunque, concorrono ad esprimere l’analisi attenta e preparata di un poeta di fronte agli aspetti della realtà della vita con il suo mutevole processo di trasformazione fissato nei vari momenti della sofferenza. Si nota che il poeta non cede ai valori allusivi, ma purifica ogni sua poesia da ogni elemento superfluo, proprio per porre in risalto l’immaginazione e si rivela, pertanto, una forma di lirismo prettamente personale, difficilmente classificabile entro le consuete categorie della scrittura. Il poeta Grum è coerente sia nella tematica che nella forma; attraverso le immagini mentali, con l’intuizione e il sentimento, imprime nelle rime libere il vero. Le sue composizioni poetiche, una dopo l’altra, non cessano di stupirci, facendoci apprezzare il suo linguaggio interiore, la sua sensibilità che sta alla base di ogni espressione artistica. Con i suoi impulsi dati dai sentimenti rievocativi, ci fa scoprire l’essenza della sua fantasia intuitiva, dalla irrequieta germinazione di libertà vitalistica. Le sue poesie, ricche di un mondo interiore che egli ha custodito gelosamente per poi farcelo assaporare, hanno l’equilibrio spontaneo di un racconto fortemente in espansione e voluttuosamente colorato; esso impera in contrasti esplosivi e suggestivi che ci conquistano man mano che le leggiamo. Dunque, abbiamo l’opportunità di rivivere alcuni dei momenti di Robert che ha reso di tutti, forti di ciò che certamente riscontriamo in esse anche parte della nostra vita. La sua poesia si rispecchia in quella Universale, ha la padronanza e la competenza poetica intrisa di uno spontaneo approfondimento del suo patos, il quale costituisce il più ampio spaccato della sua esistenza. La sua è stata una sfida resa più azzardata dai testi ermetici che illustrano la parola; essi svelano gli arcani delle rime, testimoniano un viaggio nelle sue stagioni trascorse, sono la sua veste bianca, narrano di amori smarriti nel tempo e nei sogni, sono la Terra su cui piangere di notte, sono scenari lasciati al sogno, sono riflessioni enfatizzate di metafora, sono tessere animate da musiche vulcaniche, sono luci introspettive immerse nell’irreale, sono l’orizzonte dell’esule, sono ‘IO” poetico spiato e inarrivabile. Robert Grum si racconta in una cornice titanica nella quale martellano parole, che sanno di preghiera, sospese ai confini dell’anima dove si legge la malinconia struggente che guarda alle memorie che portano i segni della sua vita trascorsa, scandita dall’orologio del tempo. La sua innata realtà poetica è tangibile e certa che salva perché ha compreso bene il linguaggio espressivo della parola, prova questa di un’ottima autonomia culturale. La sua sensibilità, risultato di un confronto con la mente, densa di emozioni dai vibranti toni, ci rende fascinosamente soggiogati perché si identifica nel nostro prezioso intimo. Scavando nei recessi della memoria, il poeta viaggia tra il reale e il surreale o neo-metafisico, prerogative queste studiate da molti psicologi e che hanno sperimentato e dimostrato ad abundantiam la forza di una mente animata da un fuoco ardente come il suo, che diventa il punto fondamentale dei suoi versi. Secondo il concetto dell’arte per l’arte, la poesia di Robert Grum si evolve e si libera dai vecchi moduli, dagli schemi che sono sempre più opprimenti e le sue accentuazioni enfatiche non si sciolgono in pietismi con la logica del branco. Anche l’ermetismo si può definire superato perché il concetto di poesia oggi è molto diverso da quello dei modelli vecchi e traslucidi. Nasce così la sua poesia che ha in sé le qualità dell’arte, riuscendo a trasmettere emozioni e stati d’animo in maniera evocativa e potente. D’altronde, una poesia non ha un significato necessariamente e realmente compiuto come un brano di prosa, ma ha in sé l’emotività della doppia funzione di vettore sia di significato che di suono. Le poesie d’amore e introspettive di Robert Grum, dunque, sono immagini catartiche e mobili che offrono spunti vitali per sopravvivere alla fine d’un amore. Esse sono credibili ed efficaci anche nel suo risentimento verso l’abbandono senza cercare tensioni forzate perché non ne vede proprio il bisogno. I suoi versi, cui non mancano di disciplina, di riflessione, di energia, di estro inquieto, hanno un contenuto informativo-emotivo che, in linea di massima, dovrebbero essere regole univoche per tutti i poeti. Ma, a questi due aspetti, Grum ne aggiunge un terzo che è quello della teatralità. Infatti, quando la sua poesia viene letta direttamente, essa viene ascoltata, arrivando al cuore con il linguaggio del corpo, fenomeno che viene interpretato dandogli la dimensione artistico-teatrale. I suoi sentimenti, pertanto, allo stato puro, sono una forma d’arte e d’espressione alleata strettamente alla commistione di significato e suono, pertanto, dal punto di vista culturale, la sua poesia si può definire universale.
—————–
Inizia la nostra conversazione.

Dott. Grum, le fa piacere parlare di lei?

Per un certo verso no, è come veder scritto il mio testamento e, questo, è un po’ preoccupante perché sembra di leggere la parabola di un’esistenza compiuta.

Come se fosse il punto della situazione? Sì. I veri sentimenti si riconoscono perché intrinseci della personalità di una persona che indica il percorso di vita.

Non le è mai venuto in mente di scrivere in modo diverso? Per scrivere in modo diverso, dovrei pensare in modo diverso. Ogni scritto mostra il tuo carattere del quale non si sa niente. Si fanno continue domande su se stesso, che non trovano risposte e ci si rende conto di non aver raggiunto certi nuclei, certe unità. Se dovessi scrivere in modo diverso mi sarei sentito snaturato. Un mucchio di persone mi volevano costringere a farmi diventare un’ altro, ma la mia resistenza ha prevalso.

Le piacciono le sue poesie? Ci sono alcune che mi piacciono, altre meno. Quali sono le poesie più importanti per lei? Quelle che piacciono solo a me.

Ad esempio? “Borgo Chiaro” che è la città ideale della fantasia e dentro di noi.

Questo libro è un punto di arrivo? No, è un punto di partenza. Alle volte quando si cominciano a dire delle cose, di riflesso, scatena dei condizionamenti su di noi per cui, il punto d’ arrivo, è tremendo.

Perché lei scrive? E’ evidente: è un impegno ad interpretare una parte non assegnata dalla realtà. Mi sono cimentato perché volevo far conoscere agli altri i valori custoditi all’interno dei versi, far “vedere” le cose che la gente ha perso.
Lei è silenzioso, vuol dire che il destino di un poeta è il silenzio? Secondo me sì. Nel silenzio puoi ritrovare te stesso, la romanticità del passato, trovi la vera interiorità.

Quali sono le migliori poesie? Non sono quelle scritte, ma quelle pensate. Dentro di noi, nei sogni emergono le vere poesie difficili da tramutare in forma scritta. Nel sogno tutto è dorato, avvolto in alone di mistero dove appare solo la parte alta della vita.
Perché le sue poesie sono piene di citazioni e riferimenti culturali? L’elemento culturale è una forma generalizzata che ognuno di noi deve avere perché aiuta al componimento poetico.

Quando compone, lei sceglie i pensieri? I pensieri non si scelgono, ma scelti dai pensieri.
L’anima è l’elemento per creare? L’anima come un’unità psico-fisica che esiste,anche se indimostrabile. E’ quella parte che spinge il cuore a creare la spiritualità.

Si definisce un poeta del pensiero? Certamente! I miei versi nascono dalla mia interiorità.

Cos’è il pensiero? E’ una riflessione interiorizzata. Diciamo che la mia poesia è una lirica pensata.

Nelle sue poesie parla spesso delle donne. Che rapporto ha con esse? Rapporto di verità perché le donne sono persone capaci di dare nuove percezioni, una nuova impostazione alla vita. Conoscere il pensiero delle donne, cercare di capire come funzionano, cosa sono, come pensano, ecco cosa mi interessa per raggiungere il pensiero. La Musa è la donna in quanto elemento spirituale. Io interpreto la loro interiorità, la profondità dei loro sentimenti che non riescono ad esternizzare.
Perché non ha pubblicato mai nessun libro di poesie oltre a questo? Perché ha taciuto? Scrivere serve a farti parlare, a farti riflettere sulle cose. Il pensiero poetico cresce, ha delle sue dinamiche e qualche volta viene arrestato. Il mio silenzio in realtà ha tante cause. Quando si cresce si avverte il tentativo di opporsi alla trasformazione che ti fanno diventare un poeta o un intellettuale in un certo modo e cerchi di ripararti, di tirarti fuori. Credo sia questo uno dei motivi del mio silenzio.
Perché divide il suo lavoro poetico da tutte le altre attività che svolge? Devo rispetto alla poesia. Il mio pensiero poetico emerge alla fine del mio lavoro professionale.
Si riconosce in questo tempo? Sì. Anche se nessuno si riconosce, ma ci rapportiamo al tempo che viviamo per una questione di adattabilità.
Che ricordo ha di quegli anni vissuti in Inghilterra? Lì mi sono laureato in letteratura antica. E’ stato un periodo della mia vita bellissimo! Quindi, sento nostalgia. Poi ci si abitua. Ma due o tre volte all’anno ritorno.
La poesia oggi è solo un fatto privato? Scrivere poesie è una forma di condivisione, è una letteratura condivisa, è qualcosa che ci rapporta ad una nuova visione del mondo dove c’è un rapporto di sintonia con quello che gira intorno a noi.
Quali poeti l’ hanno formata? E quali ancora legge? Ho letto quasi tutto quello che c’è e in più mi hanno formato quasi tutti quelli che ho letto. Ma la maggior parte della letteratura che ho letto riguarda è stata quella sui poeti classici del 700-800 Francese ed Inglese.
Quando un poeta cessa di essere poeta? Mai! Forse fino alla nostra seconda vita, quella che si dice che è nell’anima e che si evolverà.
Sembra che faccia parte proprio della biologia del poeta quello di avere un picco e poi un arresto? Io credo che per un poeta non esiste mai un arresto. Forse ci sono dei silenzi maggiori per raggiungere la dimensione ancestrale.
Si sente un po’ un personaggio kafkiano? Non saprei. In genere tutti bleffano nella vita. Noi siamo abbarbicati dentro di noi, non lasciamo che traspaia la vera personalità, la quale viene fuori attraverso la metafora degli scritti.
Le sue poesie sono autobiografiche? Fanno parte della mia vita vissuta, cercando di idealizzare le situazioni brutte, stati di tensione atipiche per il mio carattere.
Quanta ironia c’è nelle sue poesie? Poco, ma attraverso l’ironia cerco di estrinsecare quel qualcosa di romantico che c’è dentro di me.
La sua poesia è tragica? Cerco di negarlo. Ma è possibile che ci sia del tragico. Non voglio identificarmi ai filosofi del pensiero negativo che non è il mio. Mi piace solo il rapporto con esso. Ad ogni modo, negli affetti c’è sempre qualcosa di tragico.
Lo sa che la sua poesia è difficile? I pensieri non mai banali se non stanno al di fuori delle cose. Spiego tutto nella poesia “Eternità” dove si nota lo spirito ideale del poeta verso un amore non reale e idealizzato.
Lei è un uomo sfuggente? No. Aperto a tutti, anche se mi riesce difficile dire quello che penso. Forse nella mia essenza vitale c’è quella forma interlocutiva che non riesco a far venire fuori. Il baratro è sempre vicino a noi.
Lei si considera un poeta? Se poeta è colui che cerca di scrivere ciò che da gratificazione da trasmettere, allora io mi sento di considerarmi poeta.
Si ritiene dentro la Storia? Sì, anche se come persona mi considero un romantico e mi sarebbe piaciuto vivere nell’epoca del romanticismo, ma mi adatto al nostro tempo.
Il poeta è una persona normale? Il poeta potrebbe anche essere considerato una persona normale, ma non è così. Egli vive la sua vita fatta di speranza e di passione.

Principia Bruna Rosco

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