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Proverbio: Febbraio, febbraiello, cortino e bugiardello

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Al Leone da Perego di Legnano un film che fa parlare i migranti

(mi-lorenteggio.com) Legnano, 05 maggio 2009 – Dal corno d’Africa allo Stivale, passando per le sabbie del deserto e per le acque del Mediterraneo. Questo l’itinerario dei protagonisti del documentario "Come un uomo sulla terra", che sarà proiettato venerdì 8 maggio alle 21 nella Sala Leone da Perego, in via Gilardelli a Legnano. Un incontro pubblico gratuito, che vedrà la presenza del regista, Dagmawi Yimer e del produttore Marco Carsetti, per parlare ai cittadini e con i cittadini di una realtà che ogni giorno si consuma lontano dai riflettori dei media.

La serata si inserisce nel calendario della rassegna "StranItalia", patrocinata dal Comune di Legnano e coordinata da diverse associazioni che a Legnano si occupano di mediazione culturale e integrazione di chi arriva nel nostro Paese. Prima della proiezione prenderanno la parola alcuni studenti che frequentano le scuole di italiano per stranieri del territorio, per condividere la propria esperienza col pubblico, raccontando sogni, desideri, paure e aspettative che avevano prima di partire per l’Italia, alla luce di ciò che poi hanno effettivamente vissuto. A seguire il dibattito con il regista, che ha provato sulla propria pelle ciò che descrive nel film.

StranItalia
È un progetto che riunisce diverse associazioni del territorio, impegnate in vario modo nella mediazione culturale. Anima del progetto le scuole di italiano per stranieri: Scuola di Babele, Scuola di Pinocchio (Legnano), il Veliero (San Giorgio su Legnano) e Gulliver (Canegrate).
Il calendario continuerà con altre iniziative culturali e di sensibilizzazione il 12, 13 e 14 giugno nel parco della Biblioteca Civica di Legnano con proiezioni, performance, concerti e mostre fotografiche.

Il film
"Come un uomo sulla terra" racconta cosa vuol dire affrontare un viaggio attraverso la Libia, e prova a rompere l’incomprensibile silenzio su quanto sta succedendo nel paese del colonnello Gheddafi. Il regista è fuggito quattro anni fa dalla repressione del suo Paese, l’Etiopia, affrontando un tragitto che l’ha portato in Italia, sfuggendo alle intemperie del deserto e soprattutto ai soprusi della polizia libica. Giunto a Roma, grazie all’associazione Asinitas Onlus ha imparato la lingua italiana, ma anche il linguaggio del documentario. Così ha deciso di raccogliere le memorie di suoi coetanei su questa esperienza drammatica.

Redazione

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