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Proverbio: Febbraio, febbraiello, cortino e bugiardello

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Voli nel vento di Levante, una mostra nell’ambito di Puglia in Festa

(mi-lorenteggio.com) Milano, 03 giugno 2009 – Nella giornata del 13 giugno 2009 (dalle ore 15:00 fino alle 23:00), nell’ambito di “PUGLIA in Festa”, si dispiega la mostra Voli nel vento di Levante con opere di Pietro Coletta, Ignazio Gadaleta, Gaetano Grillo, Antonio Paradiso, Giuseppe Spagnulo, Valdi Spagnulo, Tarshito.
Ignazio Gadaleta, Vice Direttore dell’Accademia di Brera, ha accolto l’invito di Angelo Giammario, Presidente dell’Associazione Internazionale “Pugliesi nel Mondo” – Sez. Milano e Provincia, a introdurre la presenza dell’arte contemporanea entro il contesto vivace e vitale di un momento d’incontro come “PUGLIA in Festa”. È questa una possibilità di estensione pubblica e di ulteriore diffusione del messaggio artistico. In tal modo lo specifico progetto espositivo intende affermare l’operare artistico contemporaneo non solo come valore culturale alto per addetti ai lavori, ma anche come possibilità concreta di simbolizzazione di affettività condivisa. Le opere di questi artisti, disseminate negli spazi della Cascina del Parco Nord, solo apparentemente fuori contesto, come pillole di conoscenza, con desiderio propulsivo incontrano anche quella “ricezione distratta” caratterizzata da una percezione non intenzionale. Gli sguardi attenti e quelli per caso saranno tutti attratti e incuriositi da immagini che elaborano in termini attuali temi ancestrali e radici di memorie collettive. Questi artisti, nati in Puglia e operanti a Milano (alcuni da diversi decenni), con operazioni di carattere plastico e cromatico, attivano immagini forti in grado di stabilirsi come ricordo e come simbolo di appartenenza identitaria globale a partire dal locale. I loro segni si caratterizzano come linguaggio universale ma sono anche capaci di evocare suggestioni di figurabilità. La conoscenza diffusa della loro opera, come la memoria delle pietre di Castel del Monte e dei trulli, delle ceramiche di Grottaglie, del blu delle barche di Molfetta, potrà stamparsi nell’immaginario collettivo come ricordo di Puglia. Opere da volere bene che inducono il volere bene.
Pietro Coletta, nato nel 1948 a Bari (a Milano fin dal 1967, allievo di Marino Marini, Alik Cavaliere e Lorenzo Pepe all’Accademia di Brera), è scultore aereo di dimensioni profondamente spirituali memori d’insegnamenti orientali. Con il rame, il ferro, l’ottone o i sassi della Murgia pone in atto processi di levitazione che trasformano ogni peso reale in leggerezza virtuale. Con grazia le sue sculture si levano al vento proiettandosi come anime viaggianti. Come nell’opera in mostra che teletrasporta un pezzo di realtà del paesaggio pugliese fino a noi. Un foglio di lamiera d’ottone accoglie e custodisce tre pietre murgiane e, con la stessa logica di un tappeto volante, le proietta fin qui.
Ignazio Gadaleta, nato nel 1958 a Molfetta (dopo aver vissuto a Roma, a Milano dal 2003, docente di Pittura all’Accademia di Brera), è pittore aniconico “d’irradianza cromatico-luminosa tissulare” che dal 2002 evolve decisamente la propria operatività in dimensione ambientale. Attraverso la radicalità pigmentaria del linguaggio della pittura con i suoi punti-pittura realizza sistemi cromatici che dialogano con gli ambienti di relazione nel loro dispiegarsi a terra o su pareti. Nelle sue opere, costruite secondo autonomi processi costruttivi, insorgono consistenti possibilità evocative di spazialità di altezze celesti o profondità marine. Le traiettorie insorgenti determinano indicazioni vettoriali per naviganti erranti.
Gaetano Grillo, nato nel 1952 a Molfetta (a Milano dal 1971, allievo di Alik Cavaliere e oggi docente di Pittura all’Accademia di Brera), è artista che legge con libertà critica la babele dei linguaggi mentre riscopre e riafferma costantemente l’incanto e la felicità dell’atto del dipingere. I suoi palinsesti fondono l’alto della cultura della storia e della storia dell’arte con il melting pot della comunicazione di massa di diverse etnie, religioni, stili di vita e soprattutto diversi modi di comunicare. Con la sua particolare tecnica di pittura su collage, monta immagini apparentemente inconciliabili scrivendo un alfabeto criptato nel quale convivono le differenze portate dalle lettere di ogni forma di sapere.
Antonio Paradiso, nato nel 1936 a Santeramo (BA), (a Milano dagli anni ’60, dove ha studiato all’Accademia di Brera con Marino Marini), autore di studi paleo-antropologici materializzati in scultura potente che riconduce a noi le suggestioni mitiche del Quaternario. Le energie insite nei materiali arcaici come le pietre di Trani o Apricena, insieme al loro peso esibito richiamano memorie di fabbrilità titaniche. Pure la memoria dell’età del ferro in lui si ricongiunge alle pratiche tecnologiche di tagli e piegature di acciaio corten che si liberano e si librano in volo. I voli di Paradiso (che ispirano il titolo complessivo della mostra) contraddicono la realtà materiologica di pietra e acciaio e sospingono i pensieri oltre la dimensione terrena di cui sono felice espressione.
Giuseppe Spagnulo, nato nel 1936 a Grottaglie (TA), (a Milano dal 1959, dove ha studiato all’Accademia ed è stato assistente di studio di Lucio Fontana e Arnaldo Pomodoro), è scultore potente che lancia sfide alla gravità della materia. Il fuoco è l’elemento che fonda le sue opere fatte di terracotta o di ferro. Predilige maggiormente il ferro strutturato in enormi blocchi che lavora nelle acciaierie e negli altiforni, forgiando anche direttamente le proprie sculture. Il ferro è spesso spezzato per “rompere ogni Ideologia precostituita”. Per trasformazione plasma l’acciaio incandescente e, come Vulcano del terzo millennio, determina formalità primordiali sprigionanti espressività assolute.
Valdi Spagnulo, nato nel 1961 a Ceglie Messapico (BR), (a Milano dal 1973, dove si è laureato in Architettura al Politecnico), è un pittore di segni lineari che si concretizzano nella valenza plastica di costruzioni tanto enigmatiche quanto ardite. I profilati di ferro e acciaio si piegano, si innestano, si saldano, si aggrovigliano, nel loro articolarsi intorno a vuoti vertiginosi che, più che privazioni, sono l’intorno che entra nell’opera. Sono perimetri di solidi fatti di aria fluttuante, come risposte impossibili a domande piene di fascino. Gli inserti di plexiglass usurato ci restituiscono memorie di archeologie futuribili in una congiunzione con il trapassato remoto.
Tarshito, nato nel 1952 a Corato (BA), (a Milano dagli anni ‘80, dove ha incontrato Alessandro Mendini, Mario Merz, Nanda Vigo), designer formatosi nell’ambito dell’architettura radicale, ci abbraccia con la sua metodologia progettuale soffice. La sua è la poetica della condivisione, fondata sull’energia della positività auspicata in permanenza. Con la serie with, chiama a raccolta le più disparate espressività di mondi terzi con le quali realizza percorsi dialettici di differenti culture e diverse forme di sensibilità. Coinvolge le manifestazioni e le predicazioni di molteplici modalità confessionali attivando la trascendenza dell’amore, come assunta anche dall’insegnamento di Tonino Bello.
Le opere di questi artisti sono esempi consistenti dell’efficacia di relazione dell’evento plastico (scultoreo) nella dimensione ambiente e in modo qui più specifico di contesto naturale. L’efficacia si sostanzia nella loro possibilità di integrazione attivamente dialogante con gli spazi e i flussi vitali cui si riferiscono. Se nella contingenza effimera della presente manifestazione si caratterizzano inevitabilmente come opere ambientate, esse già fanno presagire gli effetti altamente qualificanti di una loro auspicabile attività se ricondotte entro proiezioni di metodologie progettuali di condivisione piena nella loro possibilità di espressione realmente ambientale proprio nella prospettiva di operatività costruttiva nei luoghi e per i luoghi.

 

Redazione

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