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Rozzano. La politica si interroga sugli effetti del commercio cinese in città

Ultimo aggiornamento il 6 Ottobre 2009 – 15:23

(mi-lorenteggio.com) Rozzano, 06 ottobre 2009 – “Non possiamo lasciare che il commercio al dettaglio di Rozzano subisca una pressione economica addizionale alla grande distribuzione organizzata” dice Angelo Carucci, consigliere comunale della lista Rozzano per D’Avolio riferendosi ai recenti acquisti di spazi commerciali di Rozzano da parte di esercenti cinesi.
Dall’annuncio, nel 2008, del progetto di delocalizzazione dei grossisti di via Paolo Sarpi in un’area in via dei Missaglia,
annunciato dall’assessore all’Urbanistica di Milano Carlo Masseroli, le pressioni espansive dei commercianti del sol levante non si erano ancora manifestate nel sud Milano.
“I temi sollevati sono principalmente legati all’agguerrita politica commerciale che questi esercizi applicano – sostiene l’ing. Masini, capogruppo della lista Rozzano per D’Avolio in Consiglio Comunale – facendo spesso leva su una manodopera a
basso costo sia alla fonte dei prodotti esportati dal loro  paese di origine, che nel nostro paese, dove gli stessi e tutti i servizi collegati o possibili vengono resi”.
La comunità cinese a Milano conta circa 13 mila residenti e sono presenti 2300 imprese, per un fatturato che si aggira
intorno ai 600 milioni di euro all’anno.
A Rozzano la comunità cinese esercita prevalentemente attività nel settore della ristorazione, vero emblema di quel paese nel
mondo, caratterizzato da piatti e preparazioni tipiche che segnano e caratterizzano la loro cultura. Semplice ed economica, non ha mai creato altro se non curiosità. Al contrario, l’apertura di esercizi come i parrucchieri, che hanno visto la luce a Quinto dè Stampi e a breve in Rozzano centro, creano una veemente pressione su una vasta categoria che vede nella nostra città già ben 40 negozi. “Da questo nasce la nostra preoccupazione – dice Carucci. Un lavoratore qualificato italiano non può certamente contrastare un prezzo come quello da loro praticato, che in un periodo di crisi è sicuramente appetibile ma che nasconde tutti i problemi sociali e occupazionali che ne possono derivare”. Il tema della gestione dell’immigrazione è caldo, e questa novità
richiede una serena ma netta presa di posizione affinché la concorrenza si eserciti entro le regole valide per ogni operatore.

Redazione

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