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Cesano. Manuntenzione ancora in subbuglio: "No all’esternalizzazione!"

Ultimo aggiornamento il 29 Ottobre 2009 – 0:44

(mi-lorenteggio.com) Cesano Boscone, 29 ottobre 2009 – Mentre il sindaco è impegnato a far quadrare il bilancio, dopo la denuncia dell’opposizione alla corte dei conti e al prefetto (ve la racconto domani), che chiede lo scioglimento del consiglio comunale, il reparto manuntenzione del comune è in subbuglio  e minaccia, nei prossimi giorni,  forti azioni di protesta contro l’esternalizzazione/internalizzazione.

A dire il vero, gli striscioni sono stati messi fuori dalla sede del reparto della manuntenzione del comune, in via Bramante, qualche giorno fa.

 

Ma, sono stati fatti togliere, come riferiscono alcuni dipendenti, da "qualcuno in alto". che sosteneva che i cartelli non erano a norma, in quanto erano affissi inizialmente su pali di legno. Quindi, per problemi di sicurezza,  sono stati fatti togliere.

Nel pomeriggio di oggi, 28 ottobre,  gli stessi striscioni sono "riapparsi" sul cancello antistante il reparto manuntenzione del Comune di Cesano Boscone, sito di fronte alla posta. Gli striscioni criticano il Sindaco e criticano fortemente la società patrimoniale,  (società a intero capitale comunale) entro il quale il direttore generale, retribuito come recita delibera di giunta,  al massimo dello stipendio previsto, che è anche amministratore delegato della società Cesano Progetto S.r.l., società dentro la quale è previsto che questi lavoratori debbano essere  trasferiti.

La lettera ai cittadini

 

Il sindaco da tempo sostiene, anche in Consiglio Comunale,  che si tratta di un "semplice  processo di internalizzazione", mentre il sindacato S.D.L. sostiene si tratti di "esternalizzazione": i lavoratori è come se cambiassero azienda, passando da un ente pubblico a "società privata", solo che essendo entrambe  comunali non cambierebbe niente, come sostiene il sindaco. Di tutt’altro avviso sono i dipendenti  del reparto, che vedono il loro passaggio come una esternalizzazione.  Comunque, la si voglia chiamare, la solfa è questa: gli operai devono essere trasferiti sotto la società patrimoniale, ma, per loro ciò costituirebbe uno svantaggio in tutti i sensi.

Vedremo i risvolti.

 

Vittorio Aggio

 

 

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