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Strage di Linate: la Croce Rossa Provinciale alle commemorazioni dell’otto ottobre

Ultimo aggiornamento il 6 Ottobre 2011 – 13:00

(mi-lorenteggio.com) Milano, 06 ottobre 2011 – Quell’otto ottobre del 2001, all’aeroporto di Linate, in una mattina brumosa di autunno, si consumò la più grave tragedia del dopoguerra che abbia mai colpito la metropoli milanese. La collisione in pista tra un aereo della SAS e un velivolo privato, provocò la morte di 118 persone in pochi istanti.

Il Comitato provinciale di Milano fu da subito mobilitato dalla Prefettura di Milano, nel primo tentativo di recuperare delle persone ancora in vita. Successivamente lavorò al fianco dei vigili del fuoco per estrarre e ricomporre le salme dalle macerie, si prodigò nel supporto ai parenti delle vittime nelle fasi del loro arrivo in aeroporto, operò nella gestione delle comunicazioni e delle documentazioni delle vittime.

Una mobilitazione che per i 362 volontari della Croce Rossa perdurò incessantemente per 21 giorni, di cui 16 operativi pari a 351 ore e 45 minuti di servizio ininterrotto.

Sabato otto ottobre 2011 alle commemorazioni del decennale della tragedia, dapprima alla solenne Messa in Duomo alle 10.00 e successivamente al Bosco dei Faggi al Parco Forlanini, parteciperanno anche i volontari della Croce Rossa di Milano e di Monza-Brianza con in testa il labaro del Comitato provinciale della Cri di Milano a rappresentanza dell’associazione.

Il Commissario del Comitato Provinciale della CRI di Milano, Alberto Bruno, che guidò e coordinò a Linate le operazioni della Croce Rossa, ha voluto così ricordare quei momenti:

“Non vi è nulla di più drammatico per un soccorritore che constatare che la sua azione di salvamento è vana. E per noi tutti che giungemmo in aeroporto fu chiaro ciò. Ma se non riuscivamo a salvare i coinvolti più diretti potevamo lavorare per il rispetto della loro dignità di morti mettendoci al fianco dei parenti e dei conoscenti delle vittime. Se l’opera di tutti quelli che si prodigarono a Linate è stata positiva, fu dovuto al fatto che nessuno, ma proprio nessuno, di quelli che vissero il disastro da soccorritori, a prescindere dal ruolo, dal colore della divisa e dal lavoro che svolgeva, smise di ricordarsi di essere una persona”.

Redazione

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