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Il Papa in Benin: modernità senza dimenticare tradizione

Ultimo aggiornamento il 18 Novembre 2011 – 15:47

CITTA’ DEL VATICANO, 18 NOV. 2011 (VIS) – Ieri,  mattina Benedetto XVI è partito alla volta del Benin, dando inizio al suo ventiduesimo Viaggio Apostolico internazionale, nel corso del quale, domenica prossima, firmerà l’Esortazione Apostolica Postsinodale della Seconda Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi.

Partito dall’aeroporto romano di Fiumicino alle 9:00, Benedetto XVI è giunto alle 15:00, all’aeroporto internazionale "Cardinale Bernardin Gantin" di Cotonou, dove è stato accolto dal Presidente del Benin, Signor Thomas Yayi Boni, dall’Arcivescovo Antoine Ganyé, dell’Arcidiocesi di Cotonou e da altre Autorità civili e religiose.

Nel primo discorso pronunciato in Benin, il Santo Padre ricorda tre motivi che l’hanno spinto a visitare la Nazione: l’invito del Presidente e dei Membri della Conferenza Episcopale del Benin, nel 150° anniversario di evangelizzazione del Paese e nel 40° anniversario dei rapporti diplomatici con la Santa Sede; la firma dell’Esortazione Apostolica Postsinodale "Africae Munus" e una terza ragione "più personale o più affettiva": pregare sulla tomba del Cardinale Gantin e "ringraziare il Benin di avere dato alla
Chiesa questo figlio eminente".

"Il Benin è una terra di antiche e nobili tradizioni. La sua storia è prestigiosa. Vorrei approfittare di questa occasione per salutare i Capi tradizionali. Il loro contributo è importante per costruire il futuro di questo Paese. Desidero incoraggiarli a contribuire, con la loro saggezza e la loro conoscenza dei costumi, al delicato passaggio che attualmente si va operando tra la tradizione e la modernità".

"La modernità non deve fare paura, ma essa non può costruirsi sull’oblio del passato. Deve essere accompagnata con prudenza per il bene di tutti evitando gli scogli che esistono sul Continente africano e altrove, per esempio la sottomissione incondizionata alle leggi del mercato o della finanza, il nazionalismo o il tribalismo esacerbato e sterile che possono diventare micidiali, la politicizzazione estrema delle tensioni interreligiose a scapito del bene comune, o infine la disgregazione dei
valori umani, culturali, etici e religiosi. Il passaggio alla modernità deve essere guidato da criteri sicuri che si basano su virtù riconosciute (….) nella dignità della persona, nella grandezza della famiglia e nel rispetto della vita. Tutti questi valori sono in vista del bene comune, l’unico che deve primeggiare e costituire la preoccupazione maggiore di ogni responsabile".

"La Chiesa, da parte sua, dà il suo specifico contributo. Con la sua presenza, la sua preghiera e le sue diverse opere di misericordia, specialmente nel campo educativo e sanitario, desidera offrire ciò che ha di meglio. Vuole manifestarsi vicina a colui che si trova nel bisogno, a colui che cerca Dio. Desidera far comprendere che Dio non è inesistente o inutile
come si cerca di far credere, ma che Egli è l’amico dell’uomo. È in questo spirito d’amicizia e di fraternità che vengo nel vostro Paese".

Redazione

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