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MILAN E INTER, UNA CITTÀ E DUE DESTINI CALCISTICI

(mi-lorenteggio.com) Milano, 28 novembre 2016 – Biennio 2010/2011. È questo l’ultimo periodo “felice” per la Milano calcistica prima degli anni di crisi totale. Milan e Inter, come due cugine che si rispettino, hanno intrapreso lo stesso cammino tortuoso mano nella mano, reduci da un anno vincente come lo è stato il 2010 per i nerazzurri, vincitori di scudetto, Coppa Italia e Champions League – che mancava nella bacheca interista da 45 anni – e da uno scudetto più Super Coppa Italiana nel 2011 per i rossoneri. Dopo di che inizia un black out che si protrae fino ai nostri giorni, con la differenza che il Milan sembra aver ritrovato la strada giusta, come dimostrano anche le quote del sito di scommesse 888Sport sulle favorite al titolo tricolore.

Ma del Milan parleremo dopo, perché si parte sempre dalla cronaca più recente, che a vedere protagonista in negativo è l’Inter. E partiamo proprio dalla notizia più “fresca” che è quella della sconfitta pesantissima e quasi surreale contro una squadra come l’Hapoel  Beer Sheva, compagine israeliana che, con tutto il rispetto del caso, rimane un gruppo di onesti gregari semi sconosciuti. Per di più, questo insuccesso mette fuori dai giochi la squadra di Pioli che si fa così eliminare dall’Europa League, in uno dei gironi più abbordabili e, sulla carta, assolutamente da superare. Se non è crisi questa…

Crisi che si colora di sfumature ancora più paradossali se si pensa che la nuova società, con a capo una cordata cinese, nuova frontiera del calcio moderno, non ci sta capendo molto, detto senza indugi. Con l’addio di Mancini lo scorso giugno, la programmazione non parte se non ad agosto con De Boer, tecnico neofita dell’ambiente italiano. Nel frattempo Ausilio, con una disponibilità economica mica da ridere, decide di non smuovere troppe pedine ma rimpinguando la rosa con due innesti a centrocampo di tutto rispetto come Banega e Josè Mario. Pronti via e l’Inter non fa neanche male, ma dopo la vittoria sulla Juventus qualcosa si rompe. Il tecnico olandese diventa il primo bersaglio di giornalisti e dei giocatori stessi, perde di autorità, non viene più seguito e a due settimane dal derby viene esonerato come unico colpevole. Diciotto punti dopo 13 gare per il nono posto in classifica di serie A danno l’idea di quanta strada ci sia ancora da affrontare.

Il secondo posto per il Milan è, al contrario, una lieta sorpresa per l’ambiente rossonero. Consci dei propri limiti, il gruppo guidato da Vincenzo Montella viaggia a una media ottima dopo anni di vuoti assoluti. Discorso società che è meno complicato rispetto a quello interista: Silvio Berlusconi ha dichiarato la sua cessione, in attesa del closing del 13 dicembre in cui le sorti del club saranno affidate a un gruppo di milionari cinesi, pronti a investire in uno dei marchi sportivi più famosi al mondo. L’obiettivo è quello di ridare al Milan l’importanza che ha avuto fino a 5 anni fa, tempo in cui Berlusconi aveva deciso di chiudere i rubinetti, col conseguente lavoro limitato e insufficiente fatto da Galliani, anche’esso pronto a lasciare il posto. Le incognite non mancano, ma il momento da sfruttare è questo: una squadra giovane pronta a crescere.


Redazione

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