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L’estetica e l’importanza dell’immagine del corpo nelle case di riposo

Ultimo aggiornamento il 28 Giugno 2017 – 15:50

Può sembrare strano affrontare l’argomento estetica parlando di Residenze Sanitarie Assistenziali e di anziani.

L’immagine corporea è l’immagine e l’apparenza del corpo umano che ci formiamo nella mente, è il modo in cui il nostro corpo ci appare e nel guardarlo possiamo provare emozioni, possono emergere ricordi e sensazioni.

 

La rappresentazione mentale è quindi un processo di integrazione e mediazione fra percezioni, cognizioni ed emozioni che possono influire fortemente sulla nostra autostima. Molto di ciò che siamo come persone deriva dal corpo, è il corpo il nostro primo “strumento” di conoscenza della realtà.

 

Nell’immaginario collettivo la vecchiaia viene spesso raccontata come un corpo debilitato che rappresenta mancanza di desideri, aspirazioni e passioni. Il decadimento fisico fa subito pensare ad uno stato di inattività e bisogno che necessariamente riducono le possibilità di azione e di espressione di sé.

L’anziano può tendere ad identificarsi con l’immagine di sé con cui per lo più viene etichettato dalla società: inattivo, malato, privo di desideri e capacità di provare piacere, chiuso in un passato fatto di ricordi.

Inoltre i cambiamenti della pelle legate all’età sono ben visibili nelle persone anziane: l’accentuarsi delle rughe, la lassità cutanea, l’incanutimento o il colore grigio dei capelli.

Il deterioramento corporeo sottopone l’anziano a un processo di spersonalizzazione, la sua immagine gli svela di essersi trasformato in una persona che non riconosce più, uno straniero a se stesso, separato dal resto della società.

Quando su un corpo intervengono importanti cambiamenti o limiti oggettivi la persona può avere meno fiducia in se stessa, o essere demotivata, o provare un senso di rifiuto per il proprio corpo percepito come non bello perché non simile ai corpi degli altri.

Un tempo nelle Residenze Sanitarie Assistenziali l’intervento sul corpo era mirato principalmente alla “cura” del deficit, in termini sanitari-riabilitativi, tralasciando un’idea di cura di sé che aiutasse la persona a “stare bene” in primis con se stessa. Attualmente il prendersi cura della propria dimensione esterna è diventato necessario e funzionale all’adattamento nella realtà in cui si vive.

Da queste importante considerazioni sono nati e si stanno sempre più diffondendo nelle RSA i laboratori di cura del sé ed i servizi di estetica come parrucchiere, barbiere ed estetista/podologo.

Milano, 28 giugno 2017 – Con queste attività si vuole dimostrare che la bellezza è qualcosa che va oltre i soli canoni estetici e sociali, è una esperienza che influenza le proprie scelte e la propria prospettiva. Parlare di bellezza significa aprirsi e mettersi in relazione con il mondo esterno e con gli altri, significa pensare alla possibilità di interpretare il mondo, e nel caso specifico la vecchiaia, con occhi nuovi.

Prendersi cura del proprio corpo aiuta a stare meglio, ha un’influenza positiva sul concetto e sulla percezione di sé ed aumenta il benessere psicologico.

E’ possibile parlare di estetica anche in riferimento agli spazi e agli ambenti sanitari, in quanto numerosi studi hanno evidenziato come la forza spirituale del paziente sia determinante nell’efficacia della cura e come un ambiente gradevole possa generare sollievo e stimolare un più rapido recupero.

In alcuni casi è possibile parlare di una vera è propria valenza terapeutica. Proprio per questo anche la cura all’estetica delle case di riposo, in particolare lo studio degli spazi, degli ambienti, dell’arredo e dei colori, ma anche la pulizia e la manutenzione giocano un ruolo importantissimo per un migliore benessere psico-fisico dei propri ospiti.

Le Residenze Sanitarie, da luoghi dove somministrare le cure, si sono trasformate in ambienti con un’ottica di umanizzazione che hanno tra gli obiettivi anche quelli di lenire il senso di isolamento sociale, attenuare le preoccupazioni, favorire la sensazione di essere benvenuti ed elevare l’animo non solo degli anziani residenti, ma anche dei loro famigliari, dei visitatori e degli operatori che vi lavorano.



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