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OLTRE 5MILA FEDELI E PIÙ DI MILLE SACERDOTI IN DUOMO A MILANO PER I FUNERALI DEL CARDINALE TETTAMANZI

(mi-lorenteggio.com) Milano, 8 agosto 2017 – «Moltissimi tra noi – penso anche a me, alla nostra lunga collaborazione ed amicizia – hanno nel cuore fatti e momenti in cui han potuto godere dell’intensa umanità del cardinale Dionigi. Ad essi ritorneremo quasi a preziose reliquie. Di essi parleremo agli adolescenti, ai giovani, a figli e nipoti per aiutarli a crescere. Colpiva in lui il permanente sorriso, espressione di una umanità contagiosa, riverbero della tenerezza di Gesù e di Maria Santissima verso tutti coloro che incontrava e con eccezionale pazienza salutava ad uno ad uno». Lo ha detto questa mattina l’Amministratore apostolico di Milano, il cardinale Angelo Scola, celebrando in Duomo i funerali del cardinale Dionigi Tettamanzi, davanti ad oltre 5mila fedeli, a più di mille sacerdoti, 9 cardinali e 31 vescovi, ai rappresentanti delle altre confessioni cristiane e delle altre religioni, accorsi insieme a molte autorità civili dargli l’ultimo saluto.

A rendergli onore il sindaco di Milano Giuseppe Sala, insieme a tanti sindaci dei Comuni che fanno parte dell’arcidiocesi, il prefetto Luciana Lamorgese, il questore Marcello Cardona, il ministro dell’Agricoltura, Maurizio Martina, l’ex premier Mario Monti, il presidente de Consiglio regionale Raffaelle Cattaneo, Filippo Penati e molti rappresentanti di altri religioni. Seduti in prima fila i fratelli Gianna e Antonio e la segreteria storica Marina Oggioni.

«Il rapporto del cardinale Dionigi con la società civile ebbe un peso notevole. Si manifestò non solo attraverso un’apertura al confronto sociale a cui va aggiunto quello ecumenico e interreligioso, ma anche attraverso un’attenzione ai problemi della famiglia, delle famiglie ferite, della vita, del lavoro e dell’emarginazione nelle sue tante e dolorose forme – ha ricordato nell’omelia Scola -. Il Cardinale era guidato da un profondo senso di giustizia che si esprimeva nella promozione e nella difesa dei diritti di tutti e di ciascuno vissuti nel loro legame profondo con i doveri e garantiti da buone leggi. Seppe denunciare senza timidezze, ma sempre in modo costruttivo, i mali delle nostre terre. Egli ha voluto essere un testimone fedele di Cristo teso a non perdere nessuno di quanti la Chiesa gli aveva affidato». «Affidare, come ora stiamo facendo, il cardinale Dionigi al Padre, non può ridursi ad un gesto di umana gratitudine. Deve scavare in noi in profondità, interrogarci sullo stato della nostra fede e sulla disponibilità a lasciarci prendere a servizio, a spezzare ed offrire tutta la nostra vita come il Cardinale ci ha insegnato fino alla fine, soprattutto negli ultimi mesi della sua malattia, portata in atteggiamento di piena e consapevole offerta», ha insistito Scola.

Prima delle benedizione finale, ha ricordato il cardinale Tettamanzi, l’arcivescovo eletto mons. Mario Delpini: «Mi pare che la ragione che ci accomuna tutti in questo tributo di preghiera e di affetto sia questa: è stato facile voler bene al Cardinale. È stato il suo temperamento, il suo modo di fare, la sua saggezza, il suo sorriso, la sua prossimità alla gente comune, la sua capacità di stare con le autorità, ecco, comunque, c’era qualcosa in lui che ha reso facile volergli bene. Se posso permettermi, credo che ci venga ancora un’ultima raccomandazione dal cardinale Dionigi e vorrei farmene voce.

Forse vuole dirci quest’oggi: «Siete tanti, siete bravi, avete tante qualità, forse non avete tutte le qualità desiderabili, forse nessuno è perfetto. Però, ecco, una raccomandazione vorrei farvi: cercate di fare in modo che sia facile volervi bene». Una grande folla di fedeli ha riempito il Duomo molto prima che iniziasse alle ore 11 la celebrazione. Tanti coloro che non riuscendo ad entrare nella cattedrale sono rimasti sul sagrato e sulla piazza sino alla fine.

Un malore durante la cerimania funebre

I sacerdoti accorsi sono stati talmente numerosi che è stato necessario farli accomodare anche fuori dal settore loro riservato. Presenti anche rappresentanti delle altre confessioni cristiane di Milano e delle altre fedi religiose. Al termine della celebrazione le spoglie del cardinale Tettamanzi sono state sepolte in Duomo, sul lato destro della cattedrale, ai piedi dell’altare Virgo Potens dove è presente anche l’urna del beato cardinale Schuster, di fianco alla sepoltura di uno dei suoi predecessori il cardinale Giovanni Colombo. Al momento della sepoltura, rigorosamente privato, erano presenti il cardinale Scola (che ha guidato la preghiera), monsignor Delpini, i familiari e i più stretti collaboratori del cardinale Tettamanzi. Dal pomeriggio di oggi è possibile fermarsi in preghiera sulla tomba del cardinale Tettamanzi.

Omelia di S.Em. Cardinale Angelo Scola, Amministratore apostolico di Milano

 

Eminenza Reverendissima Cardinale Angelo Bagnasco, Presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE),

Eminenza Reverendissima Cardinale Gualtiero Bassetti, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana,

Eminenze,

Eccellenza Reverendissima Mons. Mario Delpini, Arcivescovo eletto di Milano,

Eccellenze,

Fratelli nel presbiterato, diaconi, consacrate e consacrati,

Antonio e Gianna, fratello e sorella del Cardinale, nipoti, pronipoti e parenti tutti,

Marina che lo ha accompagnato per ventotto anni e don Tiziano,

Autorità civili e militari, esponenti dell’associazionismo,

Abitanti di Renate,

Superiori ed alunni del Pontificio Seminario Lombardo e del Seminario arcivescovile di Venegono,

Fedeli delle Chiese di Ancona-Osimo, Genova, Vigevano e fedeli tutti della Diocesi ambrosiana, presenti nel nostro Duomo e quanti ci seguono da lontano,

 

accompagniamo in questa liturgia il carissimo Cardinale Dionigi all’incontro definitivo con Dio.

 

1. «Questo è il mio corpo che è dato per voi…» «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che viene versato per voi» (cf Prima Lettura, Lc 22,19-20). Gesù, che ha «desiderato ardentemente mangiare [questa] Pasqua con i suoi prima della sua passione» (cf Lc 22,15), per i suoi offre totalmente se stesso. Si rivolge anzitutto agli apostoli, ma anche a tutti coloro che lungo il tempo e in tutti i luoghi crederanno in Lui. Quindi anche a noi, cristiani dell’odierno frangente storico. Nella circostanza particolare della dipartita del carissimo Cardinale Dionigi, questo “per voi” di Cristo diventa in modo del tutto speciale “per lui”, per il Cardinale.

La morte di questo uomo «amabile ed amato», come l’ha definito Papa Francesco nel suo Messaggio, non è una sconfitta della vita. Al contrario, ne è la pienezza. La sua morte è una vittoria. Ce lo conferma la Seconda Lettura, tratta dalla Passione secondo Matteo. Oltre al buio di mezzogiorno taluni segni clamorosi – secondo la tradizione profetica, fanno riferimento ai tempi finali – sono suggellati dall’affermazione: «i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi morti risuscitarono» (Vangelo, Mt 27,52).

 

2. Carissime, carissimi, la risurrezione, cioè il pieno compimento del nostro destino, deve ora abitare il nostro cuore, ci deve dominare. Chi muore in Cristo Gesù partecipa di tutta la Sua opera di redenzione. Certo essa è passione e doloroso distacco dalla vita terrena, ma, in senso definitivo, è risurrezione. Gesù, unito alla Sua madre diletta, vivo nel Suo vero corpo in seno alla Trinità con le Sue piaghe gloriose, sta già abbracciando il Cardinale Dionigi. Egli ne era ben cosciente. Nell’Omelia del giorno di Pasqua del 2011 affermò: «Mi ha molto commosso quanto ha detto in un’intervista un monaco scampato alla strage nella comunità algerina di Tibhirine. “Abbiamo appreso della morte dei nostri confratelli il 21 maggio 1996. Stavamo recitando i vespri. All’improvviso è arrivato in cappella un giovane monaco che si è gettato per terra davanti a tutti, gridando la sua disperazione: «I fratelli sono stati uccisi!». La sera, mentre eravamo fianco a fianco a lavare i piatti, gli ho detto: “Bisogna viverlo come qualcosa di molto bello, di molto grande. Bisogna esserne degni”».

Moltissimi tra noi – penso anche a me, alla nostra lunga collaborazione ed amicizia – hanno nel cuore fatti e momenti in cui han potuto godere dell’intensa umanità del Cardinale Dionigi. Ad essi ritorneremo quasi a preziose reliquie. Di essi parleremo agli adolescenti, ai giovani, a figli e nipoti per aiutarli a crescere.

Colpiva in lui il permanente sorriso, espressione di una umanità contagiosa, riverbero della tenerezza di Gesù e di Maria Santissima verso tutti coloro che incontrava e con eccezionale pazienza salutava ad uno ad uno.

Era inoltre profondamente competente nel campo delle scienze morali e bioetiche, come rivelano le numerose pubblicazioni e, in modo speciale, la collaborazione diretta con San Giovanni Paolo II, con Benedetto XVI e con Papa Francesco.

 

3. Per quanto riguarda la metropoli milanese, il rapporto del Cardinale Dionigi con la società civile ebbe un peso notevole. Si manifestò non solo attraverso un’apertura al confronto sociale a cui va aggiunto quello ecumenico e interreligioso, ma anche attraverso un’attenzione ai problemi della famiglia, delle famiglie ferite, della vita, del lavoro e dell’emarginazione nelle sue tante e dolorose forme. Il Cardinale era guidato da un profondo senso di giustizia che si esprimeva nella promozione e nella difesa dei diritti di tutti e di ciascuno vissuti nel loro legame profondo con i doveri e garantiti da buone leggi. Seppe denunciare senza timidezze, ma sempre in modo costruttivo, i mali delle nostre terre.

 

4. Affidare, come ora stiamo facendo, il Cardinale Dionigi al Padre, non può ridursi ad un gesto di umana gratitudine. Deve scavare in noi in profondità, interrogarci sullo stato della nostra fede e sulla disponibilità a lasciarci prendere a servizio, a spezzare ed offrire tutta la nostra vita (cf Prima Lettura, Mt 22,24-30) come il Cardinale ci ha insegnato fino alla fine, soprattutto negli ultimi mesi della sua malattia, portata in atteggiamento di piena e consapevole offerta.

L’Eucaristia è un anticipo della risurrezione a cui siamo destinati. Oggi in essa accompagniamo l’offerta del pane e del vino con l’offerta della persona e della vita del Cardinal Dionigi. Ciò domanda una decisiva responsabilità: essere una eco dell’affermazione di Gesù riportata dal Santo Evangelo: «Questa è la volontà di Colui che mi ha mandato, che io non perda nulla di quanto Egli mi ha dato, ma lo risusciti nell’ultimo giorno» (cf Gv 6,39).

Chiediamoci: quanto noi cristiani, nella nostra vita quotidiana, siamo disponibili a questo instancabile abbraccio di Cristo così da potere, a nostra volta, abbracciare ogni uomo e ogni donna che viene al nostro incontro, lasciando trasparire la bellezza, la bontà e la verità della fede in Lui? Quanto le nostre comunità cristiane, parrocchiali, religiose, aggregative sono luoghi in cui la certezza della risurrezione genera un clima di gioiosa speranza, capace di sanare le ferite, di risollevare gli sguardi, in una parola di amare di un amore rigenerativo i nostri fratelli e le nostre sorelle? Quanto l’azione concorde, rispettosa della pluriformità vissuta nell’unità ecclesiale voluta da Gesù, diventa capacità di favorire la comunione e l’edificazione civica? Come affrontiamo i bisogni, soprattutto quelli derivanti dalla miseria e dall’esclusione, non a suon di proclami ma cambiando concretamente aspetti della nostra vita spesso mondanamente troppo attaccata agli affetti e ai beni?

 

5. La morte in Cristo del Cardinale Dionigi getta allora una luce su tutta la sua vita e soprattutto sul suo ministero. Egli ha voluto realmente essere un testimone fedele di Cristo teso a non perdere nulla e nessuno di quanti la Chiesa gli aveva affidato (cf Gv 6,37-40).

La Chiesa ambrosiana saprà trovare modi e forme per mantenere viva l’eredità copiosa di questo padre e maestro.

Il Cardinale Dionigi sarà tra poco sepolto qui in Duomo, ai piedi dell’altare della Virgo potens, accanto all’urna del Beato Cardinale Schuster. Questa è la sua volontà espressa con la consueta delicatezza. Tutti i fedeli avranno così modo di pregare sulla sua tomba e tutti gli uomini di buona volontà potranno visitarla. Sarà un gesto di pietà, un momento di ristoro, soprattutto sarà un tenero pungolo all’approfondimento della nostra fede, della nostra comunione, del senso del vivere e della nostra energia civica. Amen.



Saluto finale di mons. Delpini, arcivescovo eletto di Milano

 

Esprimo gratitudine al popolo immenso di Dio che qui in Duomo e a Triuggio ha visitato la salma incessantemente in questi giorni come sospinto da un intimo bisogno di esprimere affetto e di pregare, a tutti i cardinali e vescovi che sono qui presenti, e ai molti che hanno fatto pervenire la loro partecipazione attraverso diversi messaggi.

Tra questi particolarmente significativo quello del cardinale Camillo Ruini di cui il cardinal Tettamanzi è stato stretto collaborazione. Esprimo la gratitudine del cardinale Scola e mia ai sindaci, alle autorità militari, civili, a tutti coloro che qui rappresentano la società civile. 

Esprimo la gratitudine nostra ai rappresentanti dell’Ebraismo, dell’Islam e di tutte le confessioni cristiane che sono presenti o che in tanti altri modi hanno voluto esprimere la loro partecipazione a questo momento di Chiesa. Grazie a tutti, anche se c’è come una specie di sorpresa a sentirsi ringraziati per essere qui. Certo ciascuno è venuto per un motivo speciale per ricordare qualche aspetto della molteplice attività del cardinale Dionigi. Ma forse c’è una ragione più semplice e profonda.

Quando ho espresso la gratitudine alla signora Marina (assistente del cardinale Tettamanzi, n.d.r.) per tutto quello che ha fatto per il cardinale Dionigi, in particolare per questo ultimo tratto faticoso della sua vita, lei mi ha detto: "Ma cosa vuole, cos’altro potevo fare? Io gli volevo bene".

Mi pare che la ragione che ci accomuna tutti in questo tributo di preghiera e di affetto sia questa: è stato facile voler bene al Cardinale. È stato il suo temperamento, il suo modo di fare, la sua saggezza, il suo sorriso, la sua prossimità alla gente comune, la sua capacità di stare con le autorità. C’era qualcosa in lui che ha reso facile volergli bene. Credo che ci venga ancora un’ultima raccomandazione dal cardinale Dionigi e vorrei farmene voce. Forse vuole dirci quest’oggi: «Siete tanti, siete bravi, avete tanti pregi, forse non avete tutte le qualità desiderabili, forse nessuno di voi è perfetto. Però, ecco, una raccomandazione vorrei farvi: cercate di fare in modo che sia facile volervi bene».



Redazione

 

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