Oratorio Jephte
Giacomo Carissimi (1605-1674)
Giuseppe, figlio di Giacobbe
Luigi Rossi (1598-1653)
per soli, coro e strumenti
· Chiesa di S. Agostino, via M. Gioia 50, MI
sabato 2 dicembre 2017 ore 21.00 – ingresso libero
in collaborazione con AICA 3 onlus Associazione Italiana Calpaina 3 per la lotta alla distrofia muscolare dei cingoli
· Chiesa parrocchiale di S. Agata, via Sant’Agata 1, Martinengo (BG)
domenica 3 dicembre 2017 ore 16.00 – ingresso libero
· Chiesa parrocchiale di S. Ambrogio, p.zza S. Ambrogio, Inverigo (CO)
sabato 16 dicembre 2017 ore 21.00 – ingresso libero
· Chiesa di San Fedele, piazza San Fedele 4, MI
domenica 17 dicembre 2017 ore 17.00 – ingresso libero
I Civici Cori della Civica Scuola di Musica Claudio Abbado
Francesco Girardi, maestro preparatore del coro
Mario Valsecchi, direttore
La nuova stagione de I Civici Cori della Civica Scuola di Musica Claudio Abbado si apre con due oratori del tratti dal repertorio del Seicento italiano: Jephte di Giacomo Carissimi (1605 – 1674) e Giuseppe, figlio di Giacobbe di Luigi Rossi (1598ca – 1653).
Entrambi gli oratori rappresentano episodi dell’Antico Testamento.
Le storie vengono rivissute attraverso personaggi precisi, caratterizzati -come nel melodramma- ma senza scenografie né movimenti. Le vicende hanno valore allegorico, più che precisa veridicità storica, e sempre un intento didattico-morale. L’oratorio Jephte, considerato uno dei grandi capolavori del genere, rievoca la storia del condottiero degli Israeliti che, per propiziarsi la vittoria sugli Ammoniti, fa voto di immolare in sacrificio a Dio la prima persona che gli andrà incontro dopo la vittoria. Gli si presenta la sua unica figlia e la gioia del successo si trasforma repentinamente in tragedia. Controversa è quindi la vicenda di Jephte (Giudici, XI, 29-30), più precisamente del sacrifico della figlia, destino obbligato da un terribile voto: "Si tradiderit Dominus filios Ammon in manus meas, quicumque primus de domo mea occurrerit mihi, offeram illum Domino in holocaustum". L’oratorio non è di grandi dimensioni e vede la parte strumentale relegata nel solo basso continuo. In esso si succedono, rapidamente, il voto, la battaglia, il ritorno e i canti di esultanza del popolo e della figlia, lo sgomento e la disperazione di Jephte, lo sbigottimento, l’accettazione e il lamento. Ogni passaggio, dalle introduzioni del narratore, ai soli e ai cori, è caratterizzato in senso fortemente drammatico e la psicologia di ogni personaggio trova, grazie alla musica di Carissimi, chiara e precisa espressione.
Giuseppe, figlio di Giacobbe è una composizione meno conosciuta. Della lunga vicenda di Giuseppe -che nella Genesi si estende dal capitolo 37 al capitolo 50- racconta solo la parte che narra dell’incontro in Egitto tra Giuseppe e i suoi fratelli. L’oratorio vede dialogare tra loro Giuseppe e, singolarmente o insieme, i suoi fratelli. Giuseppe li mette alla prova per saggiare i loro sentimenti nei confronti del vecchio padre Giacobbe e del fratellastro Beniamino, nel ricordo dell’azione malvagia perpetrata a suo danno quando venne da loro venduto per invidia e odio. La morale è ‘moderna’: non più il primordiale "occhio per occhio", ma la forza del perdono. Giuseppe prefigura, in questo modo, l’insegnamento del Cristo. Agli strumenti di basso continuo si aggiungono, nei cori e in alcuni ariosi, due violini. Più lieve, rispetto all’oratorio di Carissimi, è l’intensità drammatica, ma la musica di Rossi, per alcuni aspetti contrappuntistici e armonici molto innovativa, riesce a rendere in modo efficace i mutamenti psicologici dei fratelli. Giuseppe li mette alla prova e, di fronte al loro offrirsi alla condanna in vece del fratello, non può che manifestarsi e concedere il perdono. L’oratorio, con la vicenda di Giuseppe, esalta la scelta del perdono come unica ed efficace forza per la pacifica convivenza. "Più che humano è se l’huomo all’huom perdona…" si canta in un coro dell’oratorio.
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I Civici Cori rappresentano un Istituto della Civica Scuola di Musica Claudio Abbado, fondata nel 1862 per fornire strumentisti e coristi del Teatro alla Scala. L’Istituto de I Civici Cori appartiene alla fascia di formazione definita “amatoriale” che, accanto a quella di formazione “professionale”, si rivolge più precisamente agli appassionati di musica che desiderano accostarsi da attori alla pratica musicale, nell’ambito specifico del canto corale. La partecipazione a I Civici Cori consiste nella frequenza al corso di Formazione corale, nel quale si svolgono attività di tecnica vocale e di allestimento del repertorio. Lo studio e l’esercitazione a sezioni separate e la concertazione d’assieme conducono alla realizzazione di opere importanti del patrimonio corale, dalle forme tipiche della polifonia rinascimentale alle composizioni classiche, romantiche e contemporanee per soli, coro e orchestra.
Mario Valsecchi coordina e dirige I Civici Cori – Civica Scuola di Musica Claudio Abbado. È inoltre organista titolare presso la chiesa arcipresbiterale di Calolziocorte (LC), direttore artistico e musicale di Nova et Vetera – Orchestra da Camera di Lecco, direttore del coro da camera della Cappella Mauriziana, direttore della Cappella Musicale della Cattedrale di Bergamo. È direttore artistico di rassegne musicali nelle province di Lecco e Bergamo. In qualità di organista si dedica, in particolare, allo studio e all’esecuzione del repertorio barocco, romantico e contemporaneo. Predilige programmi monografici, dedicati a un autore, a una scuola organistica o a un preciso riferimento liturgico. Svolge un’intensa attività direttoriale, particolarmente dedicata ai capolavori della musica “sacra”, tra i curi Johannes passion di J. S. Bach, gli oratori Giuseppe in Egitto di L. Rossi, Caino e Abele di B. Pasquini, La Giuditta di A. Scarlatti, La Susanna di A. Stradella, Jephte di G. F. Haendel, La Creazione di J. Haydn, Oratorio di Natale di Saint-Saëns, Stabat Mater di T. Traetta e di J. Haydn, cantate e messe di J. S. Bach, W. A Mozart, J. Haydn, Schubert, F. Mendelssohn, Passio secundum Joannem di A. Pärt. È autore di numerose composizioni polifoniche scritte, in particolare, per la Cappella Musicale del Duomo di Bergamo.

