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Corsico. Mensa, il TAR respinge il ricorso

(mi-lorenteggio.com) Corsico, 28 febbraio 2018 – “Le persone ricorrenti sono prive sia di legittimazione sia di interesse”. E il TAR respinge il ricorso, ritenendolo inammissibile. Si chiude così un nuovo capitolo della vicenda mensa scolastica che ha visto contrapposti alcuni genitori e il Coordinamento dei genitori democratici della Lombardia da una parte e il Comune di Corsico dall’altra. 
“Insisto nel dire che la mia decisione di sospendere la distribuzione dei pasti – evidenzia il sindaco Filippo Errante – a chi, pur potendolo fare, non si preoccupava di versare la tariffa dovuta è stato un atto di giustizia sociale. Tanto è vero che la morosità che nel 2015 era intorno al 12% è oggi ridotta a circa il 3,5%, con un’ottantina di persone escluse dal servizio. Mentre continuiamo ad aiutare le famiglie che si trovano in uno stato di effettiva difficoltà, sia attraverso i servizi sociali, sia con rate molto basse a saldo degli arretrati”. 
Una presa di posizione che aveva portato alcuni a chiedere l’intervento del Tribunale amministrativo regionale affinché venisse annullata la delibera di Giunta del 26 luglio 2016 con la quale l’organo esecutivo individuava “le linee di indirizzo riguardanti l’ammissione alla frequenza dell’anno scolastico 2016/2017 dei servizi comunali asilo nido e scuola dell’infanzia e dei servizi scolastici comunali (refezione, pre-post e trasporto scolastico) presso le scuole statali degli iscritti appartenenti a nuclei familiari morosi”. 
“Con tale deliberazione – scrivono i giudici del Collegio – il Comune di Corsico, proseguendo nel solco della precedente deliberazione n. 205/2015, ha disposto di non ammettere ai servizi scolastici comunali gli iscritti appartenenti a nuclei familiari che presentino morosità nei confronti dell’Amministrazione comunale, fatti salvi i casi di comprovata e documentata condizione di gravità socio-economica della famiglia”. 
In un primo momento, il Tribunale amministrativo ha rigettato, con ordinanza del 14 dicembre 2016, la domanda cautelare con la quale i ricorrenti chiedevano la sospensiva della delibera. Gli stessi, però, si sono rivolti al Consiglio di Stato che il 13 aprile 2017 ha, invece, accolto l’appello cautelare ritenendo che “le esigenze cautelari della parte appellante possono essere adeguatamente tutelate con la sollecita fissazione dell’udienza di merito davanti al TAR”. E così è stato. Il 12 gennaio il Collegio giudicante, verificato che “nessuno dei ricorrenti versa in situazione di morosità nei confronti dell’Amministrazione comunale” ha ritenuto inammissibile il ricorso. “In punto di legittimazione – scrivono i giudici – tali soggetti in relazione alla deliberazione impugnata non rivestono alcuna posizione differenziata e qualificata che li connoti rispetto alla generalità dei consociati”. 
E aggiungono: “In punto di interesse ad agire, […] sussiste interesse al ricorso se la posizione azionata dal ricorrente lo colloca in una situazione differente dall’aspirazione alla mera e astratta legittimità dell’azione amministrativa genericamente riferibile a tutti i consociati, se sussiste una lesione della posizione giuridica del ricorrente, se è individuabile un’utilità della quale il ricorrente fruirebbe per effetto della rimozione ope iudicis del provvedimento e se non sussistono elementi tali per affermare che l’azione si traduce in un abuso della tutela giurisdizionale (Cons. Stato sez. V 22 dicembre 2014 n.6288). Nel caso di specie tali connotati, propri dell’interesse ad agire, non sussistono”.

Redazione

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