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Da Rozzano l’appello: "Salviamo la Scuola di gomme in Palestina"

Ultimo aggiornamento il 1 Giugno 2018 – 11:52

(mi-lorenteggio.com) Rozzano, 1 giugno 2018 – La Giunta comunale di Rozzano chiede al Governo italiano un intervento immediato e deciso nei confronti delle Autorità israeliane affinchè sia fermata la demolizione della scuola di gomme “italiana” di Khan al Ahmar, un piccolo villaggio beduino palestinese, tra Gerusalemme Est e Jerico,

L’Alta Corte di Giustizia israeliana ha deciso, infatti, che la scuola sia demolita il primo giugno 2018. L’istituto, frequentato da 160 alunni, è stato costruito dalla ONG di Rozzano “Vento di Terra” che lavora in aree di conflitto, con fondi della Cooperazione italiana, della CEI (Conferenza Episcopale), dei Comuni e di associazioni e parrocchie. La scuola sorge nei pressi di un piccolo villaggio beduino e di una grande colonia israeliana (Maale Addumim), colonia ritenuta illegale, come tutte le altre, dalla comunità internazionale poiché sorgono in Territori Occupati militarmente.

“La scuola di gomme di Palestina, costruita dagli italiani per i bambini beduini jahlin, rappresenta un baluardo di educazione, futuro e istruzione in un contesto di violenza, sopraffazione e occupazione militare. La scuola offre una prospettiva di pace e di futuro. Demolita la scuola, resterà solo il vuoto, il rancore e la contrapposizione”, dichiara il sindaco Barbara Agogliati.

 

“Ancora una volta vengono calpestati i diritti alla vita, alla libertà, all’istruzione, di piccoli innocenti la cui scuola rappresenta l’unico mezzo di riscatto, di cultura, di apprendimento, di socialità, per costruire un futuro migliore – denuncia l’assessore alla cooperazione Stefano Apuzzo -. Il Governo e l’esercito israeliano stanno attuando la chiusura definitiva dei territori palestinesi con sottrazione di terre agricole grazie al muro di separazione e il trasferimento coatto di intere comunità palestinesi e beduine, tramite deportazioni e demolizioni di case. Di recente, il Governo di Tel Aviv ha annunciato la costruzione di altri 2.500 alloggi in Cisgiordania, proprio in quei Territori Occupati dove un giorno dovrebbe nascere un immaginifico e improbabile Stato palestinese. La politica di occupazione e colonizzazione recide ogni speranza di autonomia dei palestinesi e ogni ambizione di pace e convivenza pacifica tra i popoli dell’area”.

 Redazione

 

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