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Perchè agli italiani piace il calcio?

Ultimo aggiornamento il 7 Maggio 2020 – 8:15

 

Milano, 7 maggio 2020 – Quante volte i risultati delle partite di calcio hanno influenzato le nostre giornate? Quante volte abbiamo gioito per una vittoria all’ultimo minuto o abbiamo tenuto il muso per un risultato deludente?

Sappiamo benissimo, se siamo tifosi che certe partite sono più importanti di altre, per questo abbiamo passato vacanze estive  aspettando l’uscita del calendario serie A.

A tutto questo esiste una spiegazione scientifica, e per dimostrare tutto ciò vogliamo citare un articolo pubblicato sulla rivista Focus nel 2017.

Secondo le parole di Desmond Morris, zoologo ed etologo definisce il calcio come il più importante rituale dei nostri tempi.

Ritiene che l’origine del calcio debba trovarsi nell’attitudine alla caccia, che ha fatto evolvere le nostre caratteristiche fisiche e mentali, rendendoci agili, resistenti, forti, precisi e astuti.

Quando si svilupparono la coltivazione dei campi e l’allevamento la caccia continuò anche per scopi ricreativi, approdando nelle arene come grandi manifestazioni collettive.

Il calcio, poi ovviamente cambiando i modi, mantiene intrinseco al suo interno il concetto di dominio e sopraffazione.

“Sebbene in apparenza i giocatori sembrano farsi la guerra, in realtà non stanno cercando di distruggersi a vicenda, ma semplice di superarsi, allo scopo di perpetrare un uccisione simbolica che si realizza nella realizzazione del goal” spiega lo stesso Morris.

Il calcio in Italia sicuramente è lo sport più popolare, contando circa 14000 club e più di 1,4 milioni di praticanti suddivisi tra amatori e professionisti.

La squadra a cui si annovera aver portato questo sport in Italia è il Genoa, club fondato  ufficialmente nel 1983  mentre altre testimonianze attribuiscono la nascita nel calcio alla citta di Torino.

Con la diffusione di questa disciplina serviva il bisogno di regole certe, che vennero importate e adattate dall’Inghilterra e nacque nel 1896 il primo torneo disputatosi a Treviso.

Nel 1898 a Torino nasceva la FIF (Federazione Italiana del Football), che nel 1909 cambio nome in quello attuale cioè FIGC.

In questi anni si sono messe le basi per quella che è una passione che ormai si è diffusa a livello globale, senza nessuna distinzione territoriale, di sesso o di religione.

Il calcio addirittura si è spinto oltre al suo valore di sport, diventando a 360 gradi un fatto sociale e culturale. Non sono solo 22 persone che corrono in campo, ma dietro c’è molto di più.

Il calcio è diventato uno strumento di protesta e amore, unità e passione, fratellanza e orgoglio.

Un evento collettivo che unisce idealmente milioni di tifosi che scelgono fin da bambini, a volte inconsapevolmente a volte per tradizione familiare, di legare il proprio cuore a una bandiera tatuandosi idealmente il cuore con colori indelebili.

Difficilmente infatti si tifa un calciatore, come avviene in altri sport basti pensare il ciclismo o gli sport automobilistici dove ci si può legare ad un campione e cambiare la scuderia o la squadra per cui gareggia.

L’unico momento in cui spariscono completamente le divisioni e quando gioca la nazionale. Ecco, in quel momento tutti gli italiani mettono da parte le varie rivalità riconoscendosi idealmente nella maglia azzurra e nel tricolore. A questo proposito è impossibile dimenticare dell’estate del 2006, quando Buffon e compagni alzarono sotto al cielo di Berlino la coppa del Mondo.

 

L. M.

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