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sabato, Gennaio 29, 2022
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Il Presidente Draghi incontra a Milano Greta Thunberg e le attiviste ambientali

In occasione della sua partecipazione all’evento “Youth4 Climate: Driving Ambition”, il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha incontrato a Milano le attiviste ambientali Greta Thunberg, Vanessa Nakate e Martina Comparelli.

Ecco, invece, l’intervento del Presidente del Consiglio, Mario Draghi, alla sessione conclusiva dello ‘Youth4Climate: Driving Ambition’ al MICO Milano Congressi:

Signor Presidente della Repubblica, 
Prime Minister Johnson, 
President Fontana,
Mayor Sala,
All the delegates from all over the world,
Excellencies, 
Young delegates,

I would like to thank all the young people who have worked so hard over the past few months, and especially over the past three days.
You represent the largest generation of youth in history.
Around 3 billion people below the age of 25 and, very importantly, the large majority from low-and middle-income countries. 
This generation, your generation, has the most to lose from climate change.
And you know extremely well the dramatic consequences of global inequalities on poverty, malnutrition, access to health.

You are right to demand accountability and change.
Under current trends we are falling short of our promise to limit global warming to 1.5 degrees.
And the pandemic and climate change have contributed to push nearly 100 million people into extreme poverty, bringing the total to 730 million people in extreme poverty.
The climate, health and food crises are deeply intertwined.
We must act faster – much faster – and more effectively to tackle all of them.

The ecological transition is not a choice – it is a necessity.
We only have two options ahead of us.
Either we face the costs of the transition now. 
Or we act later – and pay the much higher price of a climate disaster. 
The recovery from the pandemic is an opportunity to push our climate ambitions forward, and do it fairly.
And the State must be ready to help families and companies beat the short-term costs of the transition.

Italy is pulling out all the stops to ensure countries move in the right direction – and do it fast.
In Europe, we contributed to set up the “Next Generation EU” programme to ensure an equitable and sustainable recovery.
It sets the green transition as one of its three pillars, together with digitalisation and social inclusion.
Italy has earmarked 40% of the funds in our “Recovery Plan” to the ecological transition.
We aim to increase the share of renewable sources in our energy mix, make mobility more sustainable, improve the energy efficiency of our buildings, and safeguard biodiversity.

As G20 Presidency and co-chair of COP26 with the United Kingdom, we are pushing countries to honour their climate pledges and, in some cases, stand ready to make bolder ones.
If we want to be successful, all countries have to do their part, starting from the G20 ones.
The G20 includes countries that make up more than 80% of world GDP and over 75% of global emissions. 
All major players and emitters are there.
In June, G20 Ministers of Education committed to promoting education for sustainable development in school curricula.
In July, the Energy and Climate Ministries in Naples committed to allocating large shares of their recovery plans to a green transition.
But we are aware that we have to do more – a lot more.
This is the aim of the Rome Summit that will take place at the end of October.
We want to achieve a G20 commitment about the need to keep 1.5°C within reach.
And we want to develop, we must develop, long-term strategies that are consistent with 1.5°C

At the same time, we need to fulfil the 100 billion dollars pledge to support developing countries.
Low- and middle-income economies are often more vulnerable to the effects of climate change.
And emissions in each area of the world inevitably affect the rest of the globe. 
So, it is both a moral imperative to support their transition, and a pressing need.

We grown-ups have learnt what we have to do: mitigate, adapt, and raise funds to help poorer countries do the same.
But – more than anything else – we now have to do it.
We now have to act.
I firmly believe that we have a lot to learn from your ideas, suggestions and leadership.
And your pressure actually, your pressure is very welcome. We need to be whipped into action.
Your mobilization has been powerful, and rest assured: we are listening.
Thank you.

***

Signor Presidente della Repubblica, 
Primo Ministro Johnson, 
Presidente Fontana,
Sindaco Sala,
Tutti i delegati di tutto il mondo,
Eccellenze, 
Giovane e giovani delegati,

Vorrei ringraziare tutti i giovani che negli ultimi mesi hanno lavorato con così tanto impegno, soprattutto nel corso di questi tre giorni.
Rappresentate la generazione di giovani più grande nella storia.
Circa 3 miliardi di persone con meno di 25 anni, e un aspetto molto importante è che la maggior parte vengono da paesi a basso e medio reddito.
Questa generazione, la vostra generazione, è la più minacciata dai cambiamenti climatici.
Sapete fin troppo bene quali sono le conseguenze drammatiche delle disuguaglianze globali in termini di povertà, malnutrizione, accesso a servizi sanitari.

Avete ragione ad esigere una responsabilizzazione, ad esigere cambiamento.
L’attuale andamento ci dice che non stiamo riuscendo a mantenere la nostra promessa di contenere il riscaldamento globale entro 1,5 gradi.
La pandemia ed i cambiamenti climatici hanno contribuito a spingere quasi 100 milioni di persone in povertà estrema, portando il totale a 730 milioni.
La crisi climatica, la crisi sanitaria e quella alimentare sono strettamente intrecciate.
Per affrontare tutte queste crisi, dobbiamo agire più velocemente – molto più velocemente – e con più efficacia.

La transizione ecologica non è una scelta – è una necessità.
Abbiamo solo due possibilità.
O affrontiamo adesso i costi di questa transizione o agiamo dopo – il che vorrebbe dire pagare il prezzo molto più alto di un disastro climatico.
La ripresa post-pandemia ci dà l’occasione di portare avanti le nostre ambizioni in materia di clima, e di farlo in modo equo.
Lo Stato deve essere pronto ad aiutare le famiglie e le imprese a sostenere i costi a breve termine di questa transizione.

L’Italia sta facendo tutto il possibile per garantire che i vari Paesi si muovano nella giusta direzione – e rapidamente.
Nell’ambito dell’Unione europea abbiamo contribuito ad istituire il programma ‘Next Generation EU’ per assicurare una ripresa equa e sostenibile.
La transizione ecologica è uno dei tre pilastri di tale programma, assieme alla digitalizzazione e l’inclusione sociale.
L’Italia ha stanziato il 40% delle risorse nel nostro Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) per la transizione ecologica.
Il nostro obiettivo è quello di aumentare la quota dei rinnovabili nel nostro mix energetico, rendere più sostenibile la mobilità, migliorare l’efficienza energetica dei nostri edifici e proteggere la biodiversità.

Come Presidenza del G20 e Co-Presidenza della COP26 con il Regno Unito, stiamo esigendo che i Paesi rispettino i loro impegni climatici e, in certi casi, che siano pronti a prenderne di più audaci.
Se vogliamo aver successo, tutti i Paesi devono fare la loro parte, a partire da quelli del G20.
I Paesi del G20 generano oltre l’80% del PIL a livello mondiale e oltre 75% delle emissioni globali.
Tutti i principali attori e emettitori ne fanno parte.

Nella loro riunione a giugno, i Ministri dell’Istruzione del G20 si sono impegnati a promuovere l’insegnamento in materia di sviluppo sostenibile nei programmi didattici.
A luglio, alla riunione ministeriale G20 su Energia e Clima a Napoli, i Ministri si sono impegnati a dedicare una parte significante dei loro piani di ripresa alla transizione ecologica.
Ciononostante siamo consapevoli che dobbiamo fare di più – molto di più.
Questo sarà l’obiettivo del Vertice a Roma che si terrà alla fine di ottobre.
A livello G20, vogliamo riuscire a prendere un impegno per quanto riguarda la necessità di realizzare l’obiettivo di 1,5°C.
E vogliamo sviluppare, dobbiamo sviluppare, delle strategie a lungo termine che siano coerenti con quell’obiettivo del 1,5°C.

Allo stesso tempo dobbiamo rispettare il nostro impegno di donare 100 miliardi di dollari per sostenere i Paesi in via di sviluppo.
I Paesi a basso e medio reddito sono spesso più esposti agli effetti dei cambiamenti climatici.
E’ inevitabile che le emissioni in una parte del mondo abbiano un impatto sul resto della Terra.
Aiutare questi Paesi con le loro transizioni risulta dunque essere sia un imperativo morale sia un bisogno urgente.
Noi adulti abbiamo imparato cosa dobbiamo fare: mitigare, adattare e raccogliere fondi per aiutare i Paesi più poveri a fare lo stesso.

Ma la cosa più importante è che dobbiamo farlo adesso.
Dobbiamo agire adesso.
Sono convinto che abbiamo tanto da imparare dalle vostre idee, i vostri suggerimenti e la vostra leadership.
E dalle vostre pressioni, che sono davvero benvenute. Dobbiamo essere chiamati all’azione. 
La vostra mobilitazione è stata di grande impatto, e siate sicuri: vi stiamo ascoltando.
Grazie.

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