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IN UCRAINA E NEI PAESI VICINI, A MILANO E IN DIOCESI: IL DOPPIO VERSANTE DEGLI AIUTI E DELL’ACCOGLIENZA

(mi-lorenteggio.com) Milano, 24 marzo 2022 – Una trama di aiuti, dentro e attorno al paese aggredito, che resiste alle lacerazioni della guerra e che si riproduce, sempre più fitta, in soccorso alla marea di profughi. Un sistema di accoglienza che si va articolando in diocesi, grazie all’attivazione di cooperative e parrocchie e al dialogo con tante famiglie. Le iniziative di Caritas Ambrosiana in favore delle vittime della guerra si intensificano su un doppio versante, mentre prosegue con ottimi risultati la raccolta fondi indetta per sostenere le azioni all’estero e in Italia (le donazioni ammontano, sinora, ad almeno 2,6 milioni di euro).

L’AZIONE IN UCRAINA E NEI PAESI DI CONFINE. Caritas Ambrosiana supporta tramite l’invio di fondi le azioni di emergenza sviluppate dal network internazionale Caritas in Ucraina e nei paesi confinanti.

In Ucraina, le due Caritas nazionali (espressioni della Chiesa greco-cattolica di rito bizantino, 30 sedi territoriali, e della Chiesa latina, 34 sedi territoriali) hanno assistito in varie forme 236 mila persone, accolto nei loro rifugi quasi 80 mila individui e distribuito quasi 1.500 tonnellate di aiuti umanitari. Caritas Ucraina assiste gli sfollati interni, ospitandone migliaia nei rifugi, sostenendo coloro che aspettano di attraversare i confini, offrendo forniture umanitarie in aree colpite dai combattimenti e curando il supporto psicologico alle vittime della guerra; continua però anche i suoi precedenti programmi di aiuto a persone vulnerabili (anziani, disabili, poveri), modificando i programmi in base all’evoluzione del conflitto sul terreno. Anche Caritas Spes ha intensificato la logistica dell’assistenza umanitaria rivolta agli sfollati interni e ha puntato molto sull’allestimento di rifugi, rendendone disponibili 25; ora si concentra sull’assistenza a comunità in zone di combattimento e sul supporto psicologico a chi ha subito traumi di guerra.

In Polonia, la Caritas nazionale e le diramazioni diocesane gestiscono ai valichi di frontiera molte “tende della speranza” (per ristorare e far riposare i profughi in transito, dando loro informazioni su alloggio e trasporto), offrono e coordinano accoglienze temporanee nelle proprie strutture o presso famiglie, distribuiscono cibo, sacchi a pelo e materassi, soprattutto ospitano più di 600 bambini insieme ai relativi tutori e hanno reso disponibili in centri ricreativi, case di ritiro e case religiose più di 2 mila posti per minori evacuati dagli orfanotrofi ucraini. Ci sono anche interventi transfrontalieri: è stato istituito il Cross-border Logistics Hub, insieme a operatori delle due Caritas ucraine trasferiti in Polonia, che rifornisce quotidianamente di beni alimentari e di emergenza, reperiti tramite acquisti o donazioni da aziende specializzate, i centri operativi di Caritas Ucraina e Caritas Spes.

In Moldova l’associazione Missione Sociale Diaconia, grazie al proprio centro logistico, ha distribuito cibo a 3.300 persone in 31 centri per rifugiati. In una casa di accoglienza accoglie 11 adulti e 9 bambini, cui offre anche supporto psicologico. Il Ludobus di Diaconia (13 volontari e 1 psicologa) ha visitato 9 centri per profughi, allestendo laboratori e giochi e fornendo materiali di cancelleria a 190 bambini. Infine Diaconia ha portato beni materiali alla dogana Tudora-Starokazachie (prelevati dagli operatori di Caritas Odessa) e aperto un centro di emergenza al punto di confine Criva-Mamaliga.

Anche le Caritas di Romania, Slovacchia e Ungheria sono mobilitate a favore dei profughi (inclusi i non ucraini già residenti in Ucraina), cui offrono ristoro ai confini, distribuiscono beni materiali, sim card e carte prepagate, offrono orientamento legale, supporto psicologico e trasporto verso altre destinazioni.

LE ACCOGLIENZE IN CITTÀ E IN DIOCESI, LA FORMAZIONE DELLE FAMIGLIE. A “Casa Monluè”, nell’omonima località a est di Milano, realtà dove 65 profughi ucraini sono ospitati ormai da metà marzo (insieme a 20 rifugiati di altre nazionalità presenti da tempo), si stanno aggiungendo nuovi centri d’accoglienza, grazie alla convenzione e alla collaborazione che Caritas Ambrosiana ha sviluppato con la Prefettura di Milano. Provenienti dall’hub di Croce Rossa di Bresso, i rifugiati ucraini (prevalentemente nuclei mamma-bambini) passando per Monlué vengono inviati in strutture di medio-piccole dimensioni, che Caritas e la cooperativa Farsi Prossimo stanno aprendo in collaborazione con parrocchie e istituti religiosi. In concreto, sono in fase di attivazione 11 nuovi centri di accoglienza (7 in parrocchia, 3 in istituti religiosi, 1 in appartamento), prevalentemente a Milano ma anche a Segrate, Trezzano sul Naviglio e Baranzate, per un totale di 80 posti.

Caritas Ambrosiana intende riprodurre questo schema anche nelle altre province della diocesi ambrosiana (Monza Brianza, Lecco e Varese), tramite accordi tra le cooperative del suo sistema e le rispettive Prefetture. Nell’intera diocesi, peraltro, Caritas è in contatto anche con numerose parrocchie (circa 25) che hanno già avviato esperienze di accoglienza non convenzionate, nelle quali sono inserite oltre un centinaio di persone, e con tanti individui e famiglie che ospitano profughi giunti in Italia autonomamente, per offrire consulenza, orientamento e supporto materiale.

Non ancora attivato è invece il grande bacino di generosità costituito dalle quasi 2.500 famiglie della diocesi segnalatesi come pronte a ospitare rifugiati e dai 215 appartamenti dichiarati disponibili da privati. A esso si attingerà se i flussi di ingresso di profughi, tramite canali ufficiali, si faranno più massicci.

Lo slancio solidale delle famiglie, in ogni caso, non viene lasciato inerte. A quelle che hanno chiesto di poter ospitare bambini e ragazzi, Caritas Ambrosiana ha riservato due webinar sul tema dell’affido di minori non accompagnati, svoltisi la scorsa settimana. Vi hanno partecipato circa 700 famiglie di tutta la diocesi: a quelle interessate a progredire nel percorso di informazione-formazione viene ora proposto di entrare a far parte di piccoli gruppi (cogestiti per la città di Milano con il Servizio Affidi del Comune) utili alle famiglie a progredire in consapevolezza e a Caritas e ai servizi sociali a verificare motivazioni e requisiti degli aspiranti affidatari. Per il momento, il numero dei minori non accompagnati presenti da soli a Milano è ancora ridotto; l’investimento sulla formazione delle famiglie, che imparano a valutare vincoli e opportunità, costi e supporti (anche economici) dell’esperienza di affido, serve a predisporre una rete accogliente, in grado di attivarsi velocemente in caso di arrivi rapidi e consistenti.

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