In Duomo l’Arcivescovo ha aperto il triduo pasquale con la Messa in Coena Domini e la Lavanda dei piedi

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(mi-lorenteggio.com) Milano, 14 aprile 2021 –  «Invece di abbandonare la missione, Gesù celebra l’alleanza. Dichiara che non abbandonerà mai nessuno, che accetta il tradimento, la fuga, l’ottusa incomprensione e stringe alleanza con questa gente sbagliata. (…) Ecco dunque quello che ci rimane: l’eucaristia. (…) Continuiamo a celebrare l’eucaristia, sbagliati come siamo, perché ci trasformi, ci conformi a Gesù e noi, così sbagliati come siamo, possiamo, per grazia, diventare memoria di lui»: così si conclude l’omelia dell’arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, pronunciata durante la Messa in Coena Domini, appena conclusasi in Duomo.
 
La celebrazione che apre il triduo pasquale è stata preceduta, dopo due anni di sospensione a causa dell’emergenza sanitaria, dal Rito della Lavanda dei piedi che ha coinvolto dodici rappresentanti dei Gruppi Barnaba, organismi istituiti lo scorso ottobre in vista della nascita, in ogni decanato della Diocesi, delle Assemblee sinodali decanali. I rappresentanti sono stati scelti tra i 12 decanati in cui è suddivisa la città di Milano, a sottolineare e ricordare la visita pastorale che l’Arcivescovo sta svolgendo in questi mesi nella metropoli.
 
Nella sua riflessione sulle letture, in particolare sull’episodio evangelico del rinnegamento di Pietro, l’Arcivescovo ha sottolineato che «anche a noi è capitato o capiterà di rinnegare la nostra relazione con Gesù. La presunzione è sconfitta da una paura minima, dal timore di risultare antipatici, di essere coinvolti nell’impopolarità di Gesù, d’essere riconosciuti come “uno di loro”, cioè gente di Chiesa, di questa Chiesa. Forse abbiamo buone ragioni per essere delusi di noi stessi. Ci rimane solo un pianto amaro?».
 
Anche se «le esperienze ci hanno indotto a non aver stima della gente, a ritenere irrimediabili le situazioni, a ritenere impraticabile ogni missione di evangelizzazione (…), lo scandalo che sconcerta tutti i discepoli è la decisione irrevocabile, amorevole, ostinata di Gesù di fare alleanza con questi discepoli sbagliati, con questi profeti ribelli, con queste comunità disastrate».
 
La Messa del Giovedì santo ha aperto le celebrazioni del Triduo pasquale, che proseguono con questo programma. Nella mattinata di domani mons. Delpini si recherà a Lecco, Seveso e Varese per consegnare gli Oli Santi – benedetti questa mattina durante la Messa crismale – ai Vicari episcopali di quelle zone.
 
Alle 14.30 si recherà al carcere di Opera per una Via Crucis con i detenuti, alcuni dei quali sono stati coinvolti nel progetto “Metamorfosi”, promosso dalla Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti. Dieci barconi che negli scorsi mesi sono arrivati a Lampedusa sono stati trasportati nel carcere milanese e messi a disposizione del laboratorio di liuteria e falegnameria del penitenziario. I detenuti hanno lavorato per costruire viole, violoncelli e violini e con uno di questi strumenti un violinista professionista eseguirà un sottofondo musicale durante la lettura di una poesia. In seguito, l’Arcivescovo visiterà alcune aree del carcere e su una croce realizzata con legno recuperato dai barconi di Lampedusa saranno appese le preghiere che i carcerati hanno composto in questo tempo di Quaresima. L’evento è aperto ai giornalisti previa richiesta di accredito da inviare a cr.opera@giustizia.it, ma non sarà possibile effettuare fotografie o riprese video.
 
Sabato in Duomo mons. Delpini alle 8.15 presiederà Ufficio delle Letture, Lodi Mattutine e Ora Terza e alle 21 celebrerà la Veglia Pasquale di Resurrezione con la celebrazione dei sacramenti di iniziazione cristiana. Durante la Veglia in Duomo 10 catecumeni adulti riceveranno il battesimo. Altri 55 riceveranno i sacramenti nelle proprie parrocchie.
 
Nella Domenica di Pasqua l’Arcivescovo, dopo una prima celebrazione eucaristica alle 8.30 nella Casa di reclusione Circondariale di Monza, celebrerà in Duomo alle 11 la Messa Pontificale; alle ore 16, i Secondi Vesperi Pontificali. Alle 13 parteciperà al pranzo di Pasqua all’Opera Cardinal Ferrari (Via Boeri, 3, Milano).

Giovedì santo nella Cena del Signore
Celebrazione Eucaristica – omelia
Milano, Duomo – 14 aprile 2022
 
 
 
 
 
Discepoli sbagliati, continuo ad amarvi!
 
 
 
1.      Non pensavamo di essere così sbagliati.
Forse gli altri, ma non io! La reazione di Pietro è quella del presuntuoso che si immagina migliore degli altri. È la presunzione di chi si ostina a contare sulle proprie forze, a ritenere efficaci le sue intenzioni e realizzabili i suoi propositi, senza immaginare la prova che l’aspetta e senza aver coscienza della sua fragilità. Pietro è sbagliato: è presuntuoso. Non sarà indotto a rinnegare la sua relazione con Gesù da qualche tremenda tortura, ma dalle insinuazioni di gente che chiacchiera intorno a un fuoco.
Basta così poco per far crollare l’immagine che Pietro si è costruita.
Siamo sbagliati se siamo presuntuosi, convinti di essere nel giusto, cultori di una immagine edificante e inconsistente. Suscettibili di fronte alle critiche, troppo severi nei confronti degli altri, troppo inclini ad argomentare per giustificare comportamenti contraddittori.
Pietro ha buone ragioni per essere deluso di se stesso. Gli rimane solo un pianto amaro?
Ci sediamo spesso anche noi in compagnia della gente delle chiacchiere, mentre nel palazzo si umilia il Signore, si svolge il processo farsa, si decide l’ingiusta morte del giusto. Anche a noi è capitato, o sta capitando o capiterà di rinnegare la nostra relazione con Gesù. La presunzione è sconfitta da una paura minima, dal timore di risultare antipatici, di essere coinvolti nell’impopolarità di Gesù, d’essere riconosciuti come “uno di loro”, cioè gente di Chiesa, di questa Chiesa. Forse abbiamo buone ragioni per essere delusi di noi stessi. Ci rimane solo un pianto amaro?
 
Non contare su di me! La reazione di Giona alla missione che Dio gli affida è quella dello scettico. È convinto che Ninive sia una città perduta e che la missione profetica nella città sia una ingenuità.
È convinto che la minaccia della distruzione sia un messaggio improbabile e un argomento inconsistente per convincere un popolo numeroso a conversione.
È convinto che non valga la pena di obbedire al Signore che chiama, piuttosto morire in mare che servire il Signore.
Giona è sbagliato. Il suo scetticismo è infondato. Neppure l’evidenza dei fatti lo guarisce e lo recupera alla gioia, alla partecipazione ai sentimenti di misericordia di Dio. Gli rimane solo il risentimento?
Siamo anche noi sulla barca in viaggio per Tarsis, a cercare un rifugio lontano dalla sollecitudine di Dio per la salvezza degli uomini. Siamo sbagliati perché siamo scettici. Giudichiamo le intenzioni di Dio e la sua misericordia meno credibili delle nostre esperienze. Le esperienze ci hanno indotto a non aver stima della gente, a ritenere irrimediabili le situazioni, a ritenere impraticabile ogni missione di evangelizzazione. Siamo scettici. Ci rimane solo il risentimento?
 
La comunità è un disastro! La comunità che si raduna per la cena del Signore a Corinto è una contraddizione. L’aria che tira è la delusione. L’entusiasmo è diventato una confusione, la libertà è diventata capriccio, le differenze sono diventate divisioni. L’aria che tira è sbagliata, perché domina la delusione. Pensavano di essere un esempio, invece non sono migliori degli altri, addirittura sono uno scandalo per quelli di fuori. La comunità è un disastro. Rimane solo il rimprovero dell’apostolo?
Abitiamo un po’ tutti nella comunità di Corinto. Abbiamo tutti molte critiche verso la nostra comunità. Il malcontento, il malumore si ritrovano spesso come il clima dominante delle nostre comunità. Abbiamo tutti da dire di tutti: dei preti, dei presenti, degli assenti, della pratica della carità, del modo di celebrare, di cantare, di leggere. Una specie di indiscutibile delusione copre tutto di un grigiore scoraggiante. La comunità è un disastro. Siamo delusi. Ci rimane solo il rimprovero?
 
Non pensavamo di essere così sbagliati, presuntuosi, scettici, comunità scoraggianti. Ci rimangono solo le lacrime, il risentimento, la delusione?
 
 
 
2.      Rimane l’alleanza nel sangue di Gesù.
Quello che rimane è piuttosto l’alleanza, l’alleanza nuova, l’alleanza eterna. Lo scandalo che sconcerta tutti i discepoli è la decisione irrevocabile, amorevole, ostinata di Gesù di fare alleanza con questi discepoli sbagliati, con questi profeti ribelli, con queste comunità disastrate a prezzo del suo sangue.
Gesù constata che le sue parole non hanno ancora convinto e convertito i discepoli alla via che Dio ha scelto per salvare il mondo; Gesù constata che i segni compiuti non hanno ancora attratto le folle a riconoscere il regno promesso presente in mezzo al suo popolo; Gesù constata che le discussioni con i rappresentanti del potere e della religione non hanno ancora aperto una via nuova desiderabile per esercitare il potere e praticare il culto gradito a Dio. Ma invece di abbandonare la missione, Gesù celebra la alleanza nel suo sangue. Dichiara che non abbandonerà mai nessuno, che accetta il tradimento, la fuga, l’ottusa incomprensione e stringe alleanza con questa gente sbagliata. Ancora, ancora, sempre!
Ecco dunque quello che ci rimane: l’eucaristia.
Ci rimane, ogni giorno, ogni domenica, sempre l’eucaristia, il pane da condividere, il sangue versato per fare di noi il popolo dell’alleanza, per celebrare la morte del Signore finché egli venga.
Continuiamo a celebrare l’eucaristia, sbagliati come siamo, perché ci trasformi, ci conformi a Gesù e noi, così sbagliati come siamo possiamo, per grazia, diventare memoria di lui.

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