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Il Servizio dell’Infermiere di Famiglia e di Comunità della ASST Monza

Ultimo aggiornamento il 15 Aprile 2022 – 13:00

primo in Italia ad ottenere la Certificazione di qualità

Oltre 300 pazienti fragili presi in carico in un anno

(mi-lorenteggio.com) Monza, 15 aprile 2022 – Dopo meno di un anno dal suo avvio ufficiale il Servizio dell’Infermiere di Famiglia e di Comunità (IdFC), ottiene la Certificazione di Qualità. Gli Infermieri di Famiglia e di Comunità della ASST Monza diventano così i primi non solo in
Lombardia, ma in tutta Italia ad aver ricevuto il riconoscimento da parte del CISQ, la
Federazione italiana di organismi di certificazione dei sistemi di gestione aziendale.

L’attività del Servizio IdFC, ossia del professionista che riveste il ruolo di collegamento tra la
persona assistita e la sua famiglia, in sinergia con il Medico di Medicina Generale e gli
operatori della rete ospedaliera e territoriale, si svolge nel contesto di vita quotidiana della
persona presa in carico e comprende l’attuazione di interventi personalizzati, il
rafforzamento dell’aderenza terapeutica ed il monitoraggio dello stato di salute mediante
visite domiciliari, cercando così di evitare il ricorso improprio al Pronto Soccorso o a nuovi
ricoveri. Questo nuovo servizio, destinato ai cittadini residenti nell’ambito di competenza
dell’ASST di Monza (Monza, Brugherio, Villasanta), è attivo anche nell’hotspot per l’attività
ambulatoriale dei pazienti Covid, e in questo momento anche per visite, tamponi e
vaccinazioni dei profughi ucraini. Dalla data di avvio del Servizio IdFC, il 23 marzo del 2021
ad oggi, l’attività ha registrato 371 pazienti valutati e 311 pazienti attualmente in carico.


COME FUNZIONA IL SERVIZIO

L’IdFC viene attivato dal Medico di Medicina Generale e ad opera dei Servizi Sanitari
Territoriali; non sono escluse le segnalazioni provenienti dai Servizi Sociali con una partenza,
quindi, dal livello territoriale.
Per i pazienti che accedono ai servizi della ASST, il paziente viene segnalato all’IdFC
direttamente dai reparti di degenza ospedaliera e dal personale degli ambulatori specialistici
ospedalieri, quando presenti situazioni di fragilità e/o cronicità per i quali si renda opportuna
l’attivazione di questa nuova figura per garantire la continuità assistenziale al domicilio.
Pertanto, una prima valutazione da parte dell’IdFC, avviene già in reparto e dà quindi avvio
ad una presa in carico dell’assistito, nel suo contesto di vita quotidiana. Il Medico di Medicina
Generale viene contattato dall’IdFC per offrirgli la collaborazione nella gestione del caso.
Successivamente, viene effettuata dall’IdFC un’altra valutazione al domicilio attraverso un
colloquio conoscitivo anche della sua rete familiare a seguito del quale vengono identificati
gli interventi più appropriati.

“Questo nuovo modello assistenziale di tipo infermieristico – specifica il Direttore Generale
Silvano Casazza – ha avuto grande importanza, nel contesto della grave emergenza sanitaria causata dal Covid, con la necessità di un’assistenza a domicilio soprattutto delle persone fragili e con cronicità. Ed ora prosegue in modo stabile, sempre a favore di questa fascia di popolazione. Gli IdFC possono così esercitare la professione sul territorio, in una delle sue forme più avanzate e moderne. Questo nuovo modello organizzativo, che ha evidenziato l’importanza delle cure primarie territoriali, ci ha fatto raggiungere il traguardo della Certificazione di Qualità mettendo in evidenza la validità del modello”.

“Esprimo il mio sentito apprezzamento all’ASST Monza e agli operatori impegnati in questa
esperienza che ha portato a risultati positivi in così poco tempo – commenta la
vicepresidente e assessore al Welfare di Regione Lombardia Letizia Moratti –. La
certificazione di qualità conseguita dal servizio conferma che l’Infermiere di Famiglia e di
Comunità rappresenta concretamente e giustificatamente uno dei perni portanti del
potenziamento della nostra sanità territoriale. Il risultato dell’ASST di Monza e dei suoi
professionisti va ad aggiungersi al positivo riscontro che sto raccogliendo nelle Case di
Comunità proprio dalle persone impegnate in questa esperienza. Un’attività che coniuga al
meglio le potenzialità della casa come primo luogo di cura e dei presidi delle nostre ASST,
esaltando non solo la professionalità dei nostri infermieri, ma anche le loro capacità umane
di relazionarsi coi pazienti”.

V.A.

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