Rho. Viva il 25 aprile, Viva la Repubblica, Viva l’Italia! Il discorso del Sindaco e del Presidente ANPI – TUTTE LE FOTO

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Emozionante cerimonia di nuovo in piazza con il corteo accompagnato dal Corpo Musicale Cittadino Parrocchiale e inaugurazione di tre targhe del progetto “Memoria è Libertà”

Rho, 25 Aprile 2022

Dopo due anni di covid la commemorazione del 25 Aprile si è svolta finalmente in piazza e nelle vie cittadine per ricordare la liberazione dal fascismo e dall’occupazione nazista e il 77° anniversario del ritorno alla libertà e alla democrazia.

Numerosa la partecipazione di cittadine e cittadini che insieme al sindaco Andrea Orlandi, il presidente dell’ANPI Rho Mario Anzani con altri rappresentanti di ANPI, la Giunta, il presidente del Consiglio comunale Calogero Mancarella e i consiglieri, i rappresentanti delle Forze dell’Ordine e delle associazioni hanno seguito il corteo accompagnato dal Corpo Musicale Cittadino Parrocchiale da piazza San Vittore fino al cimitero in Corso Europa, Via De Amicis e ritorno in Piazza San Vittore per i discorsi celebrativi.

Dopo la messa nella chiesa di San Vittore, è stata inaugurata l’interessante mostra “L’Italia insorge per la Libertà. Per risorgere nella Pace, nella Democrazia e nella Giustizia sociale” a cura di ANPI Rho e si è avviato il corteo che ha fatto delle previ soste nei punti rappresentativi della Resistenza rhodense fino ad arrivare al cimitero in corso Europa, dove sono state posate le corone al Sacrario dei Caduti e al monumento dei Partigiani nel Giardino dedicato a Giovanni Pesce.

Durante il percorso sono state inaugurare le targhe del progetto “Memoria è Libertà in via Martiri della Libertà – La Casa del Fascio, via De Amicis – Le ex scuole elementari e piazza Visconti- Il Municipio, il cui testo è stato letto magistralmente da Paola Pessina , tra le protagoniste del progetto realizzato in collaborazione con l’Assessore alla Partecipazione e cittadinanza attiva Comunicazione Maria Rita Vergani.

La cerimonia si è conclusa con le parole del sindaco Andrea Orlandi, il Presidente di ANPI Rho Mario Anzani di seguito riportate. Particolarmente toccante è stata la lettura della poesia “Promemoria” di Gianni Rodari in italiano, ucraino e russo da parte di Safina, Liza, Jára, Bogdan ragazzi provenienti dall’Ucraina.

La mostra “L’Italia insorge per la Libertà. Per risorgere nella Pace, nella Democrazia e nella Giustizia sociale” a cura di ANPI Rho è stata esposta in piazza San Vittore per tutto il giorno.

Gli opuscoli relativi alla mostra sono stati distribuiti in piazza da ANPI Rho a offerta libera. Tutto il ricavato sarà devoluto al Comune a sostegno dei profughi ucraini.

Questo il testo delle 3 targhe del progetto Memoria è Libertà

La Casa del Fascio

Dolore e coraggio più forti della violenza

La Casa del Fascio era il quartier generale del regime a Rho.

Nei sotterranei-prigione gli oppositori subivano interrogatori e torture.

Nei pressi furono colpite o giustiziate alcune vittime rhodensi della

Resistenza. Tra loro Giovanni Annoni e Rodolfo Canegrati, e i giovani

Alfonso Chiminello, Alvaro Negri, Pasquale Perfetti, Luigi Zucca,

poi fucilati a Robecchetto sul Naviglio; con loro Cesare Belloni, che

sopravvisse.

Il Municipio, piazza Visconti

La Resistenza rigenera la democrazia

Il 28 aprile 1945, risolta senza spargimento di sangue l’occupazione

tedesca, il Comitato di Liberazione di Rho nominò una nuova

amministrazione comunale, rappresentativa di tutte le forze

democratiche che avevano condotto la lotta contro il regime fascista.

Con il Sindaco Giovanni Del Bo e il Vicesindaco Umberto Pellegrini,

sette amministratori furono incaricati di restituire ai cittadini le

istituzioni e i servizi che la dittatura e la guerra avevano loro negato.

Le ex scuole elementari

Rho libera!

Durante i mesi della II guerra mondiale qui, all’ingresso delle scuole

elementari, i militari tedeschi avevano stabilito un loro presidio armato,

da cui controllare il centro città. La resa di Milano e Monza il 25 aprile

1945 li convinse a cedere le armi il giorno successivo, dopo una trattativa

condotta da Agostino Casati, presidente a Rho del Comitato di

Liberazione Nazionale, e dall’Oblato Padre Giovanni Battista Reina, in

funzione di mediatore.

GIANNI RODARI, Promemoria

Ci sono cose da fare ogni giorno:

lavarsi, studiare, giocare,

preparare la tavola a mezzogiorno.

Ci sono cose da fare di notte:

chiudere gli occhi, dormire,

avere sogni da sognare,

orecchie per non sentire.

Ci sono cose da non fare mai,

né di giorno né di notte,

né per mare né per terra:

per esempio la guerra.

IL DISCORSO DEL SINDACO

Care Concittadine, cari Concittadini,
dopo due anni in cui non abbiamo potuto fare il corteo è per me motivo di
orgoglio vedervi qui oggi così numerosi a ricordare insieme la ricorrenza
del 25 aprile. E’ stato bello ritornare a sfilare per la nostra città in questa
ricorrenza. E il camminare nella nostra città, toccando quei punti simbolici
in cui abbiamo fatto tappa è innanzitutto segno e testimonianza del 25
aprile.
Saluto le autorità civili e militari, le associazioni combattentistiche e
d’arma, il Corpo Musicale Cittadino Parrocchiale e tutte le altre
associazioni presenti e a tutti Voi porgo un sentito ringraziamento per aver
accolto l’invito a partecipare.
Un grazie speciale va all’ANPI, che del 25 aprile è l’anima indiscussa e
realtà sempre più profondamente radicata nella nostra Città.
Un’associazione che è riuscita nel lockdown ad aumentare il proprio
numero di iscritti, segno che i valori in cui essa è incardinata sono quanto
mai vivi e presenti nella nostra comunità. Un grazie ad ANPI anche per il
ricco programma di iniziative fatte durante l’ultimo anno in collaborazione
con l’Amministrazione Comunale, coinvolgendo spesso le nostre scuole.
Solo per ricordare quelle degli ultimi mesi mi vengono in mente la posa di
altre due pietre d’inciampo e le iniziative in ricordo di Gino Strada. Questa
mattina inoltre abbiamo inaugurato la mostra “L’Italia insorge per la
libertà” che racconta cosa è successo il 25 aprile di 77 anni fa nelle
principali città italiane e il 26 aprile nella nostra città di Rho. E proprio per
ricordare la data della liberazione della nostra città ho molto apprezzato la
proposta fatta dal presidente Mario Anzani di ricordare la data del 26
aprile ogni anno con un concerto per sentire sempre più nostro quel giorno
che anche nella nostra città ha cambiato il verso della storia e ridonato alla
nostra comunità i valori della libertà e della democrazia.
Inoltre, oggi lungo il percorso abbiamo scoperto 3 delle prime 7 targhe del
progetto “Memoria è Libertà” che ha l’obiettivo di ricordare e di
consegnare alle nuove generazioni un pezzo di storia attraverso un
percorso segnalato con le targhe informative posate in luoghi collegati alla
Resistenza. Il progetto “Memoria è Libertà” è destinato infatti a tutti i
cittadini, ma soprattutto alle scuole come potenziale proposta didattica per
far comprendere i valori della Resistenza e della Costituzione italiana,
attraverso un’attività articolata che preveda visite ai luoghi simbolo della
Resistenza rhodense. Anche per questo progetto ringrazio ANPI.
In questo 25 aprile sento però forte il richiamo al conflitto ucraino.
Abbiamo vissuto nella nostra città due momenti istituzionali molto
significativi. Il 1° marzo con la fiaccolata per la pace che ha visto questa
piazza riempirsi come a memoria di tanti non è mai avvenuto. Una
partecipazione straordinaria sia con la presenza di tutte le 16
amministrazioni comunali dell’area nord ovest, sia con la presenza di circa
3.500 persone che quella sera hanno gridato a gran voce che Rho è contro
la guerra e crede nella pace come metodo di risoluzione dei conflitti. Sono
immagini che rimarranno impresse nella memoria di molti di noi.
L’altro momento molto importante è stato l’11 aprile con il consiglio
comunale straordinario. Un’occasione in cui riflettere insieme sugli
avvenimenti di quello che sta accadendo e approvare un documento
all’unanimità che ribadisce che la nostra città è per la pace.
In questi giorni ho pensato spesso e molto ai sindaci delle città ucraine,
agli uomini e alle donne ucraine che stanno combattendo per la libertà, alle
donne e ai bambini che stanno fuggendo dalla guerra e che anche nella
nostra città abbiamo accolto con un grande spirito di apertura e con la
concretezza tipica della nostra terra ambrosiana. Ho pensato anche ai tanti
russi che stanno cercando di mettere in atto azioni per promuovere la pace
in Russia. A tutte queste persone ucraine e non che credono nella
resistenza e che stanno mettendo a repentaglio e a rischio la propria vita
vorrei che dalla nostra città arrivi il nostro sostegno e incoraggiamento a
resistere.
E mentre assistiamo alla guerra in Ucraina forse capiamo ancora di più, se
ce ne fosse ancora bisogno, il valore della lotta partigiana italiana e di
quanto quei valori conquistati 77 anni fa sono ancora un patrimonio
enorme da conservare e da tramandare alle future generazioni. I nostri
partigiani capirono subito da che parte stare. In questi giorni ho trovato
una lettera che don Milani scrisse ai cappellani militari in cui diceva: “Ma
in questi cento anni di storia italiana c’è stata anche una guerra giusta (se
guerra giusta esiste). L’unica che non fosse offesa delle altrui Patrie, ma
difesa della nostra: la guerra partigiana. Da un lato c’erano dei civili,
dall’altra dei militari. Da un lato soldati che avevano obbedito, dall’altra
soldati che avevano obiettato. Quali dei due contendenti erano, secondo
voi, i «ribelli», quali i «regolari»?”. Sono parole forti che fanno riflettere e
ci chiedono da cha parte stare nella storia. Quando, dopo l’8 settembre, le
truppe di Hitler invasero l’Italia, mutilandone l’integrità territoriale,
imponendo un giogo di brutalità, stermini, eccidi, deportazioni, con la
collaborazione complice dei fascisti, migliaia e migliaia di italiani, militari
e civili, compresero che la Patria in cui voler vivere e per cui si poteva
anche morire, non poteva che essere una Patria libera, democratica,
fondata sul diritto, sulla pace, sulla convivenza. In Italia, ormai ottant’anni
fa si conobbe il senso più brutale della guerra, luoghi in cui si combatté e
si morì. Chi dalla parte sbagliata, con indosso una divisa tedesca o una
camicia nera. Chi invece dalla parte giusta avendo deciso di lasciare la
propria casa, i propri cari, per entrare in una brigata partigiana e
combattere per la libertà. In quegli anni ci furono episodi e momenti
terribili ovunque. Furono commessi crimini in violazione alle leggi e alle
convenzioni internazionali, crimini contro l’umanità.
Se penso ad alcune storie che ho sentito dai racconti dei profughi ucraini
accolti nella nostra città ritrovo alcuni parallelismi e mi rendo conto di
come la vita delle persone, di ciascuno di noi, in alcuni frangenti incrocia
la Storia del proprio Paese. Ciascuno di noi con le proprie scelte è in grado
di determinare e di contribuire alla Storia di un paese intero. E sentirsi
parte della storia di un popolo è ciò che ha mosso 77 anni fa i nostri
partigiani ed è quello che muove oggi gli ucraini. E tutti coloro che
mettono a rischio la propria vita sono mossi in fondo da una domanda:
quale futuro lasciamo ai nostri figli e alle future generazioni? Quale il
futuro del nostro paese in cui ci riconosciamo?
La ricorrenza del 25 aprile è, quindi, un’occasione quest’anno per riflettere
su molte cose, anche sul futuro della nostra Unione Europea, creata ai
tempi sul carbone e sull’acciaio per poter raggiungere quel sogno di
costituire nel nostro continente una fratellanza e una solidarietà europea
fondata sulla pace. Oggi i parallelismi anche qui sono molti. La tensione
sull’energia e sulle materie prime richiama quegli anni e siamo davanti a
un’opportunità per noi oggi per fare un salto di qualità rispetto alle
politiche energetiche, alla difesa e alla politica estera della nostra Unione
Europea.
Questa giornata, per gli italiani, rappresenta la festa civile della riconquista
della libertà. La vittoria dell’umanità sulla barbarie. Il giorno di un nuovo
inizio, pieno di entusiasmo, portato a compimento con la Costituzione
Repubblicana del 1948. Nel momento più buio e drammatico della nostra
storia molti italiani, a prescindere dalle appartenenze politiche, culturali e
religiose, risposero prima di tutto alla loro coscienza per opporsi alla
violenza, alla dittatura, all’ingiustizia. In nome della libertà. E così
dobbiamo continuare a fare anche noi.
Viva il 25 aprile, Viva la Repubblica, Viva l’Italia!

Discorso di Mario Anzani, presidente dell’Anpi di Rho, alla manifestazione del 25 aprile 2022

Lascio al garbo e all’autorevolezza del Sindaco Andrea Orlandi (che interverrà tra
poco) il compito di ringraziare tutte e tutti i partecipanti a questa manifestazione.
Dopo due anni in cui la necessità di contenere i contagi pandemici ci ha impedito di
celebrare l’anniversario della Liberazione con una pubblica manifestazione, fa
piacere essere di nuovo in piazza a festeggiare il 25 aprile.
Lungo il tragitto del corteo sono state scoperte alcune targhe del progetto “Memoria
è Libertà”, volto ad identificare i principali luoghi simbolo della Resistenza
antifascista e, di converso, dell’occupazione tedesca.
Queste targhe, al pari delle “Pietre d’inciampo”, sono segni che vogliamo lasciare
disseminati nella città, a custodia di una memoria incancellabile, consci che
memoria è libertà.
Il 25 aprile è una data fondamentale nella storia d’Italia, è il giorno della liberazione
dalla dittatura fascista e dall’occupazione straniera.
È il giorno di nascita della democrazia italiana.
Lo ricordiamo con la mostra che rimarrà esposta in piazza tutto il giorno e con un
opuscolo in distribuzione presso il nostro gazebo a offerta libera.
Preciso (per il significato che ciò riveste) che tutto il ricavato sarà devoluto
dall’Anpi al Fondo di solidarietà Comune di Rho – Emergenza Ucraina.
Un giorno di vittoria popolare, il 25 aprile, ed anche di dignità nazionale, perché
senza la vittoriosa lotta partigiana, culminata con l’insurrezione, l’Italia sarebbe
rimasta un Paese umiliato.
Una festività in senso proprio, non divisiva, come alcuni stolti persistono a
raffigurarla, evocatrice non di una tragedia ma della sua negazione.
Una festività in cui possono e debbono riconoscersi tutte le italiane e tutti gli italiani
che hanno a cuore la libertà e la democrazia, che si riconoscono nei valori di fondo
della Costituzione, scaturita proprio dalla Resistenza.
Mi piacerebbe che il 25 aprile fosse ciò che per la Francia è il 14 luglio: la
rievocazione naturale e spontanea della storia profonda di un Paese, delle sue ragioni
fondanti, della sua identità.
Per non dimenticare, per mantenere viva una memoria storica imprescindibile per
coloro che vogliono vivere il presente e approssimarsi al futuro con un substrato
consapevole; una memoria della quale è opportuno che si impossessino le nuove
generazioni, per trarne stimolo al consolidamento di una salda coscienza civile e
democratica.
Fu tante cose la Liberazione: fu il contributo dei partigiani a una vittoria militare
contro un nemico che presumeva di essere invincibile nelle sue mire di dominio del
mondo, fu – lo rimarco – il riscatto dell’Italia dal discredito internazionale.
Ma fu innanzitutto la vittoria dell’umano sull’inumano; il ritorno a un’umanità
liberamente vissuta da parte di un popolo che quell’umanità aveva perduto in
vent’anni di dittatura, di adesione fanatica o di indifferenza e silenzio complice
rispetto a un regime che della patica dell’inumano aveva fatto la propria cifra.
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Celebrare la festa della Liberazione, significa affermare l’intangibilità, per l’oggi e
per il domani, dei grandi valori espressi dalla Resistenza, poi diventati i principi
fondanti della Costituzione: il diritto al lavoro e la dignità del lavoro, il rispetto
intangibile della dignità umana, l’abiura del razzismo e di ogni forma di
discriminazione e di sopraffazione, il ripudio della guerra, l’anelito alla libertà, alla
pace, alla democrazia, alla giustizia sociale.
L’orrore per la guerra patita, la consapevolezza della vastità della sua potenza
distruttiva (palesatasi con i bombardamenti a tappeto sulle città e ancor più con le
bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki), l’abisso dell’Olocausto perpetratosi ad
Auschwitz e negli altri campi di sterminio nazisti, fecero allora scaturire, assieme
all’abiura della dittatura nazifascista, la ripulsa più totale per la guerra.
La pace assunse un carattere imperativo, come ben evidenzia l’articolo 11 della
nostra Costituzione.
Con l’aggressione della Federazione russa all’Ucraina la guerra è tornata a
sconvolgere l’Europa.
Ribadisco da questo palco la ferma condanna dell’Anpi di questa guerra criminale
che Putin ha deciso di scatenare in aperta violazione del diritto internazionale.
Un’azione deliberatamente mostruosa e senza giustificazioni possibili, sebbene nella
sua genesi le potenze occidentali abbiano una grande responsabilità.
Ribadisco altresì la nostra solidarietà al martoriato popolo ucraino.
Per quanto improprio sia l’accostamento della resistenza dell’Ucraina all’invasione
russa alla Resistenza antifascista del 1943-45, va considerata con rispetto la volontà
del popolo, del governo e delle guarnigioni ucraine di non arrendersi.
L’Ucraina ha pieno diritto all’autodifesa, ancorché non possa essere assecondata
nella pretesa di avere quali cobelligeranti gli Stati dell’Unione europea.
L’Italia ha il dovere di accogliere con generosità i profughi che fuggono dalla
guerra, di sostenere in tutti i modi l’Ucraina, con la fornitura di generi alimentari, di
vestiari, di medicinali; non però – secondo l’Anpi – con la fornitura di armi.
Lo vieta – a detta di autorevoli giuristi – il dettato costituzionale e lo sconsiglia
l’ansia di scongiurare che la guerra si allarghi in una carneficina ancora maggiore e
che deflagri nella catastrofe, atteso il pericolo incombente, che non può essere
rimosso, di arrivare, tirando troppo la corda, all’impiego di armamenti atomici,
insomma di far scoccare la mezzanotte sull’orologio dell’Apocalisse.
Tutti gli sforzi vanno pertanto concentrati per porre rapidamente fine ai
combattimenti e per pervenire a un’adeguata soluzione negoziale del conflitto. Un
accordo vero ed equilibrato, non la resa dell’Ucraina.
Gino Strada ci rammentava che la guerra è sempre un crimine, che non c’è ragione
che la possa giustificare. Ci avvertiva che il 90% delle vittime delle guerre è
costituito dalle popolazioni civili e che perfino i bambini non vengono risparmiati.
Il direttore del quotidiano Avvenire ci dice che “I corpi straziati di Bucha non sono
un’eccezione atroce, sono il volto e il corpo di tutte le guerre”.
Giorgio La Pira ci ammoniva più di cinquant’anni fa che “la guerra come si
concepiva nell’età preatomica è ‘estinta’: ora è una res nova, il cui rischio è la
distruzione del pianeta. E precisava: “Non guerra inevitabile, ma pace inevitabile.
Non più ‘se vuoi la pace prepara la guerra’, ma ‘se vuoi la pace prepara la pace’.
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Ecco perché la politica non può disinvoltamente archiviare la dura denuncia di papa
Francesco nei confronti dei Paesi, Italia inclusa, che si prefiggono di incrementare le
spese per gli armamenti, sottraendo fondi alla spesa sociale.
Sì, ha proprio ragione il Papa, questa “è una vergogna e una pazzia”.
È una vergogna e una pazzia perché chi ha come obiettivo la costruzione di un
nuovo ordine internazionale, basato sulla coesistenza pacifica, chi ha come orizzonte
un mondo in cui regni la pace e in cui la guerra sia buttata fuori dalla storia, deve
necessariamente prefiggersi un graduale disarmo e un graduale depotenziamento
della capacità distruttiva delle armi atomiche, fino ad arrivare alla loro eliminazione.
Voglio infine ricordare che le guerre (quella in corso in Ucraina e le altre 58
disseminate per il mondo, delle quali poco o nulla si parla), oltre a fare strage di vite
umane, oltre a disseminare macerie e povertà, imbarbariscono i rapporti tra popoli e
nazioni, alimentano la diffusione della peste dell’odio e del nazionalismo sfrenato.
Anche per questa via collaterale il disumano torna a prevalere sull’umano.
Concludo con una citazione di Carlo Rosselli, risalente al 1934, tre anni prima del
suo assassinio per mano fascista. Spero che sia un monito propositivo, utile per
orientarci nei difficili giorni che viviamo.
Queste le parole di Rosselli, fondatore di Giustizia e Libertà:
“Siamo antifascisti non tanto e non solo perché siamo contro quel complesso di
fenomeni che chiamiamo fascismo, ma perché siamo per qualcosa che il fascismo
nega ed offende, e violentemente impedisce di conseguire.
Siamo antifascisti perché in questa epoca di feroce oppressione di classe e di
oscuramento dei valori umani, ci ostiniamo a volere una società libera e giusta, una
società umana che distrugga le differenze di classe e di razza e metta la ricchezza,
accentrata nelle mani di pochi, al servizio di tutti.
Siamo antifascisti perché nella persona umana riconosciamo il valore supremo.
Siamo antifascisti perché la nostra patria non si misura a frontiere e cannoni, ma
coincide con il nostro mondo morale e con la patria di tutti gli uomini liberi”.
W il 25 aprile.
W la pace, in un mondo con sempre meno armi e senza più guerre.

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