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Milano. San Raffaele: studio pilota su gestione ambulatoriale di pazienti Covid-19

(mi-lorenteggio.com) Milano, 28 aprile 2022 – Nell’autunno 2020, all’inizio della seconda ondata della pandemia, a Milano nascevano alcuni dei primissimi ambulatori hot spot COVID-19 in Italia: un luogo in cui i malati COVID-19 a media intensità – i cosiddetti “paucisintomatici” – potevano precocemente ricevere assistenza specialistica e terapie specifiche senza necessariamente essere ricoverati in ospedale.

Un anno dopo l’introduzione di questo servizio, i medici dell’Ospedale San Raffaele hanno coordinato la stesura di uno studio pubblicato oggi su Frontiers in Medicine in cui riportano l’esperienza preliminare di gestione ambulatoriale dei pazienti COVID-19 attraverso un approccio innovativo di erogazione delle cure. Lo studio è stato coordinato dalla professoressa Patrizia Rovere-Querini, direttrice del programma strategico di Integrazione Ospedale-Territorio e responsabile dell’hot spot Covid-19 dell’IRCCS Ospedale San Raffaele.

Gli autori dello studio hanno generato inoltre un metodo evidence-based di classificazione dei pazienti in gruppi di rischio di progressione di malattia, da poter fornire ai medici di medicina generale per identificare precocemente i pazienti che necessitano di valutazione urgente presso il pronto soccorso, ottimizzando così la gestione delle risorse.

La necessità di un ambulatorio territoriale per i malati COVID-19

“Il nostro obiettivo era quello di alleggerire il pronto soccorso e al tempo stesso rafforzare la medicina territoriale, duramente messa alla prova dalla pandemia” spiega la Professoressa Patrizia Rovere-Querini “ Per questo abbiamo organizzato in pochi mesi un hot spot COVID-19 che fosse un luogo di incontro diretto tra medici ospedalieri e del territorio, che potevano condividere casi clinici complessi o segnalare pazienti nelle fasi iniziali della malattia, prima che l’aggravarsi del quadro clinico ne richiedesse l’invio in pronto soccorso” .

I pazienti con COVID-19 moderato o con fattori di rischio per malattia severa, infatti, risiedono in una zona grigia tra la gestione ospedaliera e quella domiciliare: non sempre i medici di medicina generale hanno gli strumenti per discriminare o gestire i pazienti che meritano un monitoraggio più attento e, d’altra parte, il ricovero al pronto soccorso può causare un sovraffollamento eccessivo e la saturazione dei letti d’ospedale.

“Una valutazione accurata del paziente in un contesto ambulatoriale ospedaliero da parte di medici esperti può colmare questa lacuna, consentendo una classificazione tempestiva del rischio, indirizzando il paziente verso le cure più adeguate” prosegue la Professoressa.

Come funziona l’ambulatorio hot spot COVID-19

“Una volta che la malattia è accertata tramite tampone nasofaringeo, abbiamo la possibilità di seguire i pazienti attraverso un percorso diagnostico e di valutazione clinica molto dettagliato per collaborare insieme ai medici di medicina generale nella gestione di questi pazienti, condividendo con loro tutti i passaggi diagnostici e terapeutici” spiega Rovere-Querini.

Dopo la prima valutazione clinica (raccolta dettagliata dell’anamnesi, esame obiettivo completo, misurazione di parametri vitali e antropometrici) e i primi esami diagnostici – ecografia polmonare, elettrocardiogramma, esami ematochimici ed emogas-analisi arteriosa – i pazienti possono essere dimessi e reindirizzati alle cure del medico di base, essere indirizzati al pronto soccorso in caso di COVID-19 severo, o essere inseriti in un programma di follow-up presso l’ambulatorio per ulteriori visite di monitoraggio. La sorveglianza attiva presso gli ambulatori COVID-19 prosegue poi fino alla stabilizzazione della malattia o alla completa guarigione.

Lo studio del San Raffaele: efficacia e sostenibilità della nuova gestione

Lo studio ha coinvolto 660 pazienti valutati tra il 1° ottobre 2020 e il 31 ottobre 2021. Di questi, 235 hanno effettuato due o più visite presso gli ambulatori.

I pazienti sono stati inviati presso l’ambulatorio per la maggior parte dai medici di medicina generale (70%), in minor misura dai medici di pronto soccorso (21%) o da altri specialisti ospedalieri (9%).

Tra coloro che sono stati valutati presso l’ambulatorio, solo il 18% è stato indirizzato in pronto soccorso per COVID-19 severo necessitante ricovero ospedaliero, mentre il resto è stato gestito presso l’ambulatorio e poi riaffidato al medico curante.

Un esempio per il futuro

“Questa nuova modalità di cura, modellata sui bisogni del paziente, è stata un successo. L’augurio è che tutto ciò che abbiamo imparato durante questa pandemia non si perda. Potrebbe infatti essere riutilizzato per il paziente cronico, che necessita di monitoraggi e cure continuative, spesso da parte di medici specialisti in collaborazione con i medici di medicina generale” conclude la Professoressa Rovere-Querini.

A pilot study of the efficacy and economical sustainability of acute COVID-19 patient management in an
outpatient setting – 27 April 2022 | https://doi.org/10.3389/fmed.2022.892962
Rebecca De Lorenzo1
, Marco Montagna1
, Eleonora Bossi2
, Giordano Vitali2
, Alba Taino3
, Marta Cilla2
, Giulia
Pata1
, Ludmila Lazorovà2
, Riccardo Pesenti1
, Chiara Pomaranzi1
, Cecilia Bussolari1
, Sabina Martinenghi2
,
Nicoletta Bordonaro2
, Davide Di Napoli2
, Giuliano Rizzardini3
, Chiara Cogliati3
, Nuccia Morici4
, Patrizia Rovere
Querini1*

  1. Università Vita-Salute San Raffaele, Milano
  2. IRCCS Ospedale San Raffaele, Milano
  3. ASST Fatebenefratelli Sacco, Milano
  4. IRCCS S. Maria Nascente – Fondazione Don Carlo Gnocchi ONLUS.

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