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Proverbio: A Sant'Ambrogio il freddo cuoce

Il Presidente Mattarella nella Repubblica di Macedonia del Nord

(mi-lorenteggio.com) Skopje, 9 settembre 2022 – Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è in Visita Ufficiale nella Repubblica di Macedonia del Nord. Primo impegno ufficiale l’incontro, a Villa Vodno, con il Presidente della Repubblica di Macedonia del Nord, Stevo Pendarovski. Al termine, i due capi di Stato hanno rilasciato dichiarazioni alla stampa.

Il Presidente Mattarella si è recato, quindi, all’Assemblea dove è stato ricevuto dal Presidente Talat Xhaferi e ha tenuto un intervento di fronte all’Assemblea riunita in sessione solenne.

Successivamente ha deposto, insieme al Presidente della Repubblica di Macedonia del Nord, una corona di fiori presso il Monumento a Goce Delchev alla Chiesa del Salvatore.

Nel pomeriggio Mattarella incontra una rappresentanza della collettività italiana presente in Macedonia del Nord.

Ultimo impegno ufficiale a Skopje il colloquio con il Presidente del Governo della Macedonia del Nord, Dimitar Kovacevski.

IL DISCORSO

Signor Presidente della Repubblica,

Signor Presidente dell’Assemblea,

Signor Primo Ministro,

Signora Presidente della Corte Suprema,

Signore e Signori Deputati,

Signore e Signori,

l’opportunità di visitare la Macedonia del Nord, grazie all’invito del Presidente Pendarovski, e di intervenire oggi in questo consesso, costituisce per me e per la Repubblica Italiana motivo di riconoscenza e riafferma l’amicizia che unisce i nostri Paesi e i nostri popoli.

Un’amicizia che ha radici profonde, alimentata da una spontanea simpatia, da un senso di reciproca comprensione che non è mai venuto meno.

Nel secondo dopoguerra, pur con le limitazioni imposte dall’assetto geopolitico dell’epoca, l’Italia ha continuato a guardare con immutata simpatia e stima e continuo interesse al vostro popolo.

Ne è testimonianza il forte moto di solidarietà che, all’indomani del terribile terremoto che nel 1963 sconvolse Skopje, spinse oltre duecento artisti italiani – da Guttuso a Fontana, da Burri a Rotella – a donare oltre trecento delle proprie opere, oggi conservate presso il Museo di Arte Contemporanea di questa Capitale.

Con l’indipendenza, di cui ieri è stato celebrato il trentunesimo anniversario, si sono dischiuse ulteriori opportunità per lo sviluppo dei nostri rapporti in tutti i campi, e tra questi, tutt’altro che secondario, quello culturale.

È motivo di orgoglio per l’Italia che presso l’Università Santi Cirillo e Metodio di Skopje, la lingua italiana sia insegnata da oltre sessant’anni e che, attualmente, nelle scuole primarie e secondarie numerosi studenti macedoni abbiano scelto di apprendere l’italiano nel corso dei propri studi, segno del dinamismo e della attualità del vincolo che ci unisce.

Si tratta di un sentimento di profonda amicizia – emerso nella così calorosa accoglienza riservatami dal Presidente Pendarovski, oltre che nei colloqui che ho avuto il piacere di avere con lui a Roma negli anni passati – che rispecchia l’animo dei nostri popoli, a cominciare dai tanti vostri connazionali che hanno fatto dell’Italia il loro paese di elezione, dando un contributo significativo alla crescita del mio Paese e allo sviluppo della cooperazione tra le nostre economie e le nostre società.

L’Italia ha sempre assicurato – e continuerà a farlo – un sostegno deciso al percorso di avvicinamento della Macedonia del Nord all’Europa.

L’aver creato condizioni per il recente avvio dei negoziati con Bruxelles costituisce un successo di cui andare giustamente fieri, in attesa di raggiungere il decisivo traguardo della piena adesione all’Unione Europea, così come, del resto, è avvenuto con la vostra scelta di entrare a far parte dell’Alleanza Atlantica.

Il posto della Macedonia del Nord è in Europa, per valori, storia, cultura.

Skopje in più occasioni ha attestato la intima condivisione dei principi che sono alla base della costruzione europea, con scelte coraggiose, e spesso non facili, per testimoniare la determinazione con cui si intende raggiungere l’obiettivo dell’ingresso nella Unione Europea.

Penso all’Accordo quadro di Ocrida, con cui fu individuata una soluzione durevole alla partecipazione di tutte le componenti etniche alla vita del Paese, all’Accordo di Prespa e alle intese raggiunte con la Bulgaria.

Desidero manifestare la profonda ammirazione e il rispetto con cui dall’Italia si guarda al percorso intrapreso dalla Macedonia del Nord, dai suoi cittadini e dalle sue Istituzioni, a cominciare da questa Assemblea. Non sono molti i Paesi che hanno avuto la vostra forza d’animo nell’affrontare così tante e così rilevanti questioni, a viso aperto, in maniera pacifica e in un lasso di tempo breve.

Talvolta con passaggi difficili da compiere ma, grazie ai quali, la Macedonia del Nord si è affermata come un Paese inclusivo al suo interno e aperto alla costruzione di rapporti di sincera collaborazione all’esterno.

L’ingresso a pieno titolo nella famiglia europea dei Paesi dell’Europa Sud-Orientale è destinato a recare un contributo decisivo alla causa della pace in Europa e consente di por fine a un ritardo della storia nel processo di integrazione del Continente.

Insieme, realizzeremo l’obiettivo di andare oltre antiche e recenti divisioni, di superare i focolai di tensione di un passato – ancora vivo nella memoria di alcune persone – che covano sotto le ceneri, pensando al futuro e realizzando un’area di stabilità e di sviluppo.

In questo percorso, l’Italia continuerà ad essere al vostro fianco, con grande determinazione, quale Paese amico e vicino.

Il rapporto fra i Balcani e l’Italia è un esempio di come sia possibile guardare a un orizzonte condiviso, nella comune realtà europea.

La comune Casa Europea è una meta alla quale la Repubblica Italiana annette decisiva importanza.

E il destino dell’intera regione balcanica non è scindibile da quello degli altri Paesi europei.

Signor Presidente,

Signore e Signori Deputati,

il tema delle identità di ciascun Paese e della loro reciproca convivenza rappresenta un elemento centrale della costruzione comunitaria.

“Unità nella diversità” recita il motto della Unione Europea.

Il vostro travaglio, di cui sono consapevole e che ben comprendo, è stato sperimentato da altri Paesi del nostro continente, seppur per condizioni e con modalità differenti.

Lo Stato di diritto, valore a cui si ispira la costruzione europea, conosce un’unica categoria, quella dei cittadini, di ciascuno dei quali si rispettano le scelte culturali, quelle religiose, si riconoscono le origini.

Sono temi affrontati in molti Paesi, incluso il mio, e che hanno trovato spazio anche nel dialogo prezioso che ci ha consentito di costruire insieme, nell’Europa unita, un futuro di libera e feconda cooperazione tra i nostri Paesi e i nostri popoli. Un cammino proficuo, che ha trovato uno sbocco di alto significato, nella condivisa assegnazione del titolo di capitale europea della cultura nel 2025 a Nova Gorica e Gorizia, un tempo divise da un confine rigido di muri e fili spinati, oggi scomparsi perché cancellati dal comune impegno e dalla condivisa prospettiva di benessere delle loro comunità.

Macedonia del Nord e Bulgaria sono chiamate oggi ad assumere l’impegno di sviluppare un dialogo rispettoso e sincero per superare le incomprensioni del passato, nel quadro della condivisa appartenenza alla famiglia europea e nel pieno rispetto delle rispettive lingue, culture e identità.

Identità che, nelle differenti declinazioni nazionali, contribuiscono alla definizione di uno spazio culturale europeo, di un patrimonio fatto di tradizioni e aspirazioni che ci accomunano e che fanno di tutti noi dei cittadini europei.

Quello stesso spazio culturale europeo che sarebbe irrimediabilmente incompiuto senza l’apporto della storia e della cultura della Macedonia del Nord, di cui la lingua macedone è componente essenziale.

Signor Presidente,

Signore e Signori Deputati,

l’Italia crede fermamente che i Balcani occidentali costituiscano parte integrante dell’Europa e che questa non sarà mai completa senza l’adesione di tutti i Paesi di questa regione.

Singoli attori e potenze esterne desiderano assumere influenza nell’area, portatori di una vocazione di potenza.

Desidero sottolineare appieno il valore della scelta europea che orgogliosamente rifiuta la logica delle zone di influenza per voler costruire invece, insieme, in perfetta condizione di uguaglianza con i popoli liberi del continente, una prospettiva comune di progresso.

L’Unione Europea ha saputo realizzare – da quando, sessantacinque anni fa, con i Trattati di Roma, ha preso le mosse questa straordinaria esperienza – un progetto credibile di stabilità, pace, benessere, promuovendo su basi solide, libere, più giuste, le rispettive società.

La storia della Regione balcanica, anche quella più recente e tragica, ci aiuta a ricordare il senso più profondo del progetto europeo, quale fu concepito dai Padri Fondatori. Prima di essere un’importante realtà economica, l’Europa è infatti un progetto di pace e di riconciliazione fra i popoli, un progetto di condivisione delle rispettive sovranità nazionali per costruire qualcosa di più grande e più alto a beneficio dei cittadini.

Il contributo ideale dei Paesi dei Balcani occidentali è tanto più essenziale in questo momento in cui il tema del consolidamento e dell’approfondimento della costruzione europea è diventato ineludibile. I Balcani sono essi stessi un monito dell’urgenza di procedere con decisione e senza ambiguità sulla strada di una sempre maggiore integrazione.

In questo senso, la risposta offerta dall’Europa alle sfide poste prima dalla pandemia e poi dall’aggressione della Federazione Russa all’Ucraina consente di guardare con serena fiducia al futuro di un’Unione capace di rispondere alle sfide più difficili.

Il Presidente della Federazione Russa ha riportato l’incubo della guerra nel nostro Continente, proprio dove l’opera paziente e lungimirante dei Padri fondatori dell’Europa e il dialogo tra statisti di grande valore, era riuscita a sradicarlo. Quanto sta avvenendo in Ucraina costituisce una minaccia ai valori fondanti della comunità internazionale e la risposta della famiglia euro-atlantica è stata all’altezza della sfida posta dall’avventura bellicista intrapresa da Mosca.

Desidero esprimere apprezzamento per la concreta solidarietà manifestata dalla Macedonia del Nord nei confronti dell’Ucraina; ulteriore testimonianza, ove ve ne fosse necessità, della piena adesione ai valori e ai principi che ispirano sia l’Alleanza Atlantica sia l’Europa unita.

La resistenza nei confronti del disegno imperialista manifestato dalla Federazione Russa richiederà un impegno di lunga durata e sta già imponendo sacrifici rilevanti alle nostre popolazioni, a cominciare dal rincaro dei prezzi dell’energia e dei beni alimentari. Ma sono costi immensamente minori di quelli che dovremmo subire se non venisse fermata subito questa logica di aggressione, che ripropone gli scenari di guerre devastanti dei secoli passati.

Non si può arretrare dalla trincea della difesa dei diritti umani e dei popoli; e per evitare fragilità o cedimenti dovremo rafforzare la nostra coesione interna, anche mediante misure che possano alleviare i costi, elevati, che le nostre economie dovranno sopportare.

In questo senso, l’Italia sostiene con convinzione il coinvolgimento dei Balcani occidentali nei meccanismi di solidarietà europei volti a garantire la sicurezza energetica, soprattutto in vista del prossimo inverno.

La misura delle crisi che interpellano il mondo, la dimensione degli altri interlocutori, rendono necessario che i singoli Paesi europei prendano coscienza della necessità di risposte sempre più comuni.

L’impegno volto a costruire su fondamenta più solide la nostra “casa comune” riguarda e interessa tutti i Paesi, anche quelli che sono sulla strada di entrarne a far parte.

Un impegno che coinvolge primariamente le assemblee parlamentari.

La capacità di fare i conti con il proprio passato e di risolvere, in spirito europeo, i numerosi nodi che ancora sono presenti in questa regione e ne impediscono uno sviluppo all’altezza del suo potenziale, è condizione per disegnare il futuro.

La Macedonia del Nord, con le sue scelte coraggiose, ha indicato la strada da percorrere per una composizione delle antiche controversie, attraverso il dialogo e la comprensione reciproca.

Si tratta di un metodo pienamente in linea con i valori e con i principi dell’Europa unita e che auspico possa trovare applicazione altrove, anche in altri contesti.

Penso innanzitutto alla situazione in Kosovo, dove gli incoraggianti segnali delle ultime settimane mostrano quanto sia fondamentale per la stabilità regionale che Belgrado e Pristina rinnovino con convinzione il proprio impegno nell’ambito del Dialogo condotto sotto la guida dell’Alto Rappresentante e del suo Inviato Speciale, astenendosi da misure unilaterali. Continua poi a destare preoccupazione, apprensione la situazione della Bosnia Erzegovina, dove la perdurante presenza di pulsioni etno-nazionaliste impedisce l’adozione delle riforme necessarie per avvicinare il Paese all’Europa.

Signor Presidente,

Signore e Signori Deputati,

nel percorso di consolidamento di un’area di pace, di libertà e di sviluppo, che passa attraverso la progressiva integrazione dei Balcani occidentali nell’Unione, l’Italia e l’Europa sanno di poter fare affidamento su quei Paesi, come la Macedonia del Nord, che non soltanto hanno saputo compiere un cammino impegnativo di consolidamento democratico, ma hanno anche dimostrato la volontà di voler risolvere con determinazione, e in linea con lo spirito europeo, le questioni complesse ereditate dal passato.

Ed è guardando con fiducia a questo nostro comune futuro che desidero ringraziare ancora una volta per l’alto onore riservatomi qui oggi, che considero un segno ulteriore di amicizia tra i nostri popoli e tra i nostri Paesi.

Grazie per la vostra attenzione.

Redazione

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