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Rigenerazione urbana: dalle modifiche al Pgt non ci si può aspettare un calo dei prezzi

Al Forum del Comune di Milano un dibattito acceso sulla città

di Saverio Fossati

(mi-lorenteggio.com) Milano, 18 ottobre 2023 – Un Pgt che nutre troppe speranze. Si è aperto ieri il Forum sulla rigenerazione urbana, promosso dal Comune di Milano e articolato in quattro sessioni (dal 16 al 27 ottobre) che sono poi le “quattro “città” al centro dell’intervento di revisione che il Comune immagina per il Pgt. Ma i rappresentanti del municipio hanno dovuto raffreddare le aspettative dei partecipanti alla prima sessione, dedicata alla “città equa”.

A introdurre i lavori  l’assessore alla Rigenerazione Urbana Giancarlo Tancredi, che ha illustrato i temi del forum, cioè la quattro città: una città realmente vivibile per tutti, ha detto Tancredi, possibile solo se si raggiunge l’obiettivo delle quattro città in ogni progetto: equa, con più alloggi accessibili e più inclusione, sostenibile, che lavori sul rapporto tra città e natura, prossima, con una mobilità sostenibile e infine bella per non dimenticare il contesto storico cittadino. “La revisione del Pgt  secondo Tancredi – -ha come elementi fondamentali la continuità ma anche il tema sociale, la sfida dell’ambiente e del paesaggio urbano e le strategie per una città metropolitana. Oggi gli elementi di separazione la città di Milano e gli altri Comuni sono le infrastrutture a partire dalla tangenziale. Il vero progetto è che diventino elementi di congiunzione su scala metropolitana”

Pierfrancesco Maran, assessore alla Casa e Piano Quartieri del Comune di Milano, ha dato un quadro della situazione senza nascondere i problemi che a volte sembrano invece positività come il triplicare dei turisti ma affermando che “Oggi non abbiamo esempi da seguire se non causando una decrescita economica diffusa. Oggi abbiano una valorizzazione delle periferie e dovremmo allargare la Milano che funziona ai Comuni vicini”. Una visione non condivisa da un gruppo di studenti fuori sede che lo ha interrotto consegnandogli il “mattone d’oro”: “Un premio alla speculazione edilizia per le 13mila case popolari vuote e per aver fatto costruire quartieri di lusso dove nessuno di noi potrà vivere” ha detto con ironia il loro rappresentante. Maran ha poi proseguito citando come esempio virtuoso il progetto dell’ex Macello “Con il tentativo di passare il testimone da una città che voleva essere tutto (eventi, industria, università, turismo) a una città che sia “la tua casa”, rallentando il turn over abitativo e l’espulsione degli over 60 solo a vantaggio degli under 35”.

Più critici gli interventi successivi: per Simona Colucci, ricercatrice di Codici, Ricerca e Intervento, “Ci sono molte persone che sono la spina dorsale della città ma costrette  a vivere altrove: la casa permette l’ancoraggio alla città e la sua accessibilità ed è un elemento di equità e di giustizia, mentre mancano incentivi al contrasto dello sfitto. Ci sono processi espulsivi in corso che hanno a che fare non solo con la gentryficazione ma con fenomeni di sfratto e di fallimenti. Secondo Elena Corsi, ricercatrice del Centro Studi Pim, lo scarto tra offerta e possibilità reali delle famiglie è tale da rendere impossibile un acquisto adeguato: “Del resto, sotto i 27mila euro di reddito lordo sono quasi 600mila contribuenti su 970mila totali a Milano. E gli studenti,  quando smettono di essere studenti, non riescono a rimanere a Milano, visto che la famiglia non può accompagnarli in eterno. Ma così anche aziende e Pa ora fanno fatica  a trovare persone che accettino un impiego in città. E così l’attrattività di Milano diventa solo una vetrina”. Sulla stessa linea Barbara Morandi (attivista del gruppo di studenti fuori sede “Tende in piazza”, che richiama l’attenzione sul fatto che gli attori dell’immobiliare pagano oneri di urbanizzazione bassissimi nelle periferie (“E se costruiscono in social housing devono fare un’offerta scontata solo del 5% sui prezzi di mercato”) e Federica Verona, consigliera CCL (Consorzio Cooperative Lavoratori) e fondatrice di Super, che aggiunge: “Milano fa i conti con la fatica di alcune classi sociali e le aree in miglioramento vedono la scomparsa delle case a basso costo”.

A concludere Giancarlo Tancredi ha affermato che “La transizione da città industriale a non industriale non è ancora completata, come si vede nelle periferie, in parte dismesse. Questo è un problema di aree irrisolte, di mancata connessione, di sicurezza, di salute ambientale (siti inquinati)”. E ha poi risposto alle critiche: “Il mancato aumento degli oneri è stato fatto per non penalizzare il processo proprio in quelle aree. Io ho aumentato gli oneri del 120% nelle zone centrali e del 10% nelle periferie, proprio per la stessa ragione. Siamo in quel momento di accelerazione di processi mentre la transizione richiede tempi più lunghi ed è proprio in questi momenti di accelerazione che esplodono i problemi. La città vive molto di un mondo che ha regole meno giuste e che si riflettono sulla città e solo in piccola parte vive di vita propria. Così siamo in questo momento in cui il disagio emerge”. E ha ridimensionato le aspettative sul Pgt: “I Comuni non possono intervenire sui salari, sul sostegno allo studio, sul mercato di vendite o affitti: sono tutti aspetti che attengono Regione e Governo. Per rigenerare occorrono risorse (che sono sempre di meno)  che non possono essere solo sulle spalle dei Comuni. Il Pgt non vuol dire mettere 100 milioni su un quartiere, ma può fare una politica urbanistica che possa favorire l’ housing sociale mentre non può imporre di far costruire case “popolari” a un privato. Insomma, non confondiamo piani e ruoli”.

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