Obbligo di firma per altri due torinesi di second generazione
(mi-lorenteggio.com) Torino, 22 novembre 2025 – La Polizia di Stato ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal locale Tribunale su richiesta della Procura della Repubblica di Torino, diretta da Giovanni Bombardieri, a carico di un 24enne di origine marocchina, conosciuto con lo pseudonimo di “Don Alì”, ritenuto responsabile di atti persecutori. Per lo stesso reato, è stata disposto l’obbligo di presentazione alla P.G. nei confronti di un 24enne ed un 27enne torinesi di seconda generazione, complici del predetto.
Le indagini della Squadra Mobile, coordinate dalla Procura della Repubblica di Torino, sono iniziate a fine ottobre, quando i tre giovani avevano teso un vero e proprio agguato al professore di una scuola del quartiere Barriera Milano di Torino, appostandosi al di fuori dell’istituto scolastico ove lavora e dove, in quel frangente, si era recato per prelevare la figlia al termine dell’orario di scuola; approfittando della propria superiorità numerica, i tre avevano accerchiato e minacciato l’uomo, sotto gli occhi della figlia di soli tre anni e mezzo, offendendo la reputazione del docente, accusato di aver maltrattato un suo alunno, indicato come loro nipote. L’episodio è continuato anche quando è sopraggiunta una collega della vittima, con lo scopo di recuperare la figlia dell’uomo, nascosta tra le gambe. Nonostante ciò, i tre giovani avevano inseguito e continuato ad intimidire il professore, colpendolo anche con alcuni schiaffi alla nuca.
Uno dei giovani indagati aveva ripreso tutta l’aggressione e successivamente tale video, nonché le immagini dell’appostamento nei pressi della scuola, erano stati pubblicati, sotto forma di reel, sulla pagina Instagram di Don Alì con didascalie in cui il docente veniva definito “pedofilo” nonché “preda” di un agguato posto in essere dal gruppo di Barriera Milano per recuperare il presunto torto subito dal nipote.
Successivamente, ad inizio novembre “Don Alì” aveva anche pubblicato degli spezzoni di un’intervista rilasciata alla nota trasmissione “Le Iene” in cui, parlando della vicenda, affermava la necessità di “punire” chi stupra i bambini e poi aveva rinnovato le minacce al professore, dicendo “e se la prossima volta abusi un bambino, finirà molto peggio!”.