Il sindaco di Buccinasco Rino Pruiti, consigliere metropolitano di Milano
delegato ai beni confiscati, interviene sulla nuova deliberazione della
Giunta regionale sul recupero e riutilizzo di immobili e aree strappate alle
mafie
(mi-lorenteggio.com) Buccinasco, 22 dicembre 2025 – “La nuova deliberazione della Giunta regionale lombarda n. XII/5482 del 9 dicembre rappresenta senza dubbio un passo in avanti
importante nelle politiche di recupero e riutilizzo dei beni confiscati alla criminalità
organizzata”.
Ne parla il sindaco di Buccinasco Rino Pruiti, consigliere della Città metropolitana di
Milano con delega ai beni confiscati.
Fino ad oggi la norma prevedeva un contributo regionale ai Comuni non superiore ai
150 mila euro. Ora il contributo massimo sale fino a 200 mila euro per immobile e fino
a 250 mila euro per interventi di rilevanza sovracomunale. Oltre 4,5 milioni di euro
complessivi tra il 2026 e il 2028, a cui si aggiungono ulteriori stanziamenti sul capitolo
dedicato ai concessionari.
“È giusto riconoscerlo: l’aumento delle risorse, l’innalzamento dei contributi massimi
per singolo immobile, l’aggiornamento dei criteri di priorità e l’attenzione ai progetti di
interesse sovracomunale – spiega il sindaco Pruiti – sono segnali positivi e attesi da
tempo. Sono elementi che vanno nella direzione giusta e che testimoniano una
maggiore consapevolezza del valore simbolico e sociale dei beni confiscati, luoghi
sottratti alle mafie che devono tornare a vivere come presidi di legalità, servizi,
inclusione e sicurezza”.
“Tuttavia – continua Rino Pruiti – non possiamo fermarci agli annunci né accontentarci
di passi parziali. La realtà quotidiana dei Comuni, soprattutto di quelli piccoli e medi, è
molto più dura di quanto spesso emerga dai documenti ufficiali. Anche con percentuali
di contributo che arrivano al 90% per i Comuni sotto i 5 mila abitanti, all’80% per quelli
fino a 7 mila abitanti e al 60% per quelli più grandi, resta un problema strutturale:
molti Enti locali semplicemente non hanno le risorse per coprire il restante 10, 30 o
40%. I beni confiscati non sono immobili ‘neutri’. Sono spesso edifici degradati, bisognosi di interventi complessi, con costi di progettazione, manutenzione futura e gestione che ricadono interamente sui Comuni. In un contesto in cui i bilanci comunali sono sempre più compressi, tra tagli, aumento dei costi energetici e bisogni sociali crescenti, chiedere una compartecipazione economica significa, di fatto, escludere molti enti dalla possibilità di recuperare quei beni”.
“Ecco perché lo diciamo con chiarezza: il finanziamento deve essere al 100% per tutti,
non solo per i Comuni più piccoli, ma per ogni Ente che si assuma la responsabilità di
restituire alla collettività un bene strappato alla criminalità organizzata. La lotta alle
mafie e il riutilizzo sociale dei beni confiscati non possono dipendere dalla capacità
finanziaria di un singolo Comune. Sono una responsabilità pubblica generale che deve
essere sostenuta integralmente dalle istituzioni sovraordinate. Apprezziamo l’apertura
verso beni ‘esemplari’ e la possibilità di deroghe attraverso specifiche delibere di
giunta regionali o strumenti di programmazione negoziata. Ma serve un salto politico e
culturale ulteriore: trasformare il riuso dei beni confiscati in una vera politica
strutturale, certa, accessibile a tutti i territori. Come sindaco e consigliere
metropolitano delegato ai beni confiscati, continuerò a sostenere con forza questa
richiesta: nessun Comune deve rinunciare a un progetto di legalità perché non ha i
soldi per cofinanziarlo.
I beni confiscati sono un patrimonio di tutti. E come tali devono essere restituiti alla
comunità, fino in fondo, senza mezze misure”.
Redazione

