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Proverbio: Aprile fa il fiore e maggio si ha il colore

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Cinema. Mandala, il Simbolo

(mi-lorenteggio.com) Milano, 31 marzo 2010 – Nella serata di mercoledì 24 marzo 2010 è stato proiettato, presso lo storico cinema ARIOSTO (in via L. Ariosto 16 – Milano) , il lungometraggio intitolato “MANDALA – il simbolo” opera scritta a quattro mani dal regista, Max Leonida ( il cui nuovo ed ultimo film, BACKWARD, è previsto in uscita in tutte le sale italiane il 7 maggio 2010), e dell’attore Giorgio Biavati ( già apprezzato interprete teatrale e cinematografico, oltre che storico protagonista di varie fiction e della popolarissima soap “Vivere” ).

Una scena dal set

Ero presente sia all’inaugurazione del lungometraggio intitolato “MANDALA” il simbolo, come al dibattito. Devo dire, che ho trovato nel regista Max Leonida, una persona di un certo spessore socio/culturale, per il modo di legittimare un lavoro di così ampio respiro e impegno. L’ intensità delle scene, i suoni, i rumori, mi hanno per un momento trasportato nel mondo incantevole del cinema…in una visione di primi piani che colpiscono per l’inquietudine che manifestano. Nel lungometraggio il tema della spiritualità, che accompagna la vita di ognuno di noi, si manifesta forte…le scelte che si fanno nelle vita a volte sono uniche, irripetibili, sia nel bene che nel male.

A volte la Provvidenza ci offre una seconda possibilità… “questo è uno degli aspetti più interessanti del film” sta poi a noi cogliere l’essenza di tutto ciò.
Nel dibattito il regista Max Leonida, scava nel profondo delle radici del suo essere, si apre al pubblico dichiarandosi profondamente credente…perché confessa: “ Senza la spiritualità la mia vita non avrebbe quei significati e valori in cui credo”. Un Lungometraggio che consacra alla critica Max Leonida, un regista
Insolito, impegnato, che può piacere o no, che ci lascia comunque sul piano sdrucciolo della coscienza una visione diretta del dramma della nostra esistenza..con tutti i nostri dubbi , le nostre incertezze.

 

Giorgio Biavati con l’attrice Diana Manea

 

All’altezza della situazione i bravi attori Giorgio Biavati, Uno che sente dentro di se scorrere i segreti più profondi della recitazione, che abbandona ogni nozionismo per dare spazio alla diretta visione di una interpretazione grande e suggestiva. Diana Manea si aiuta con la gestualità, fa parlare il suo corpo, e li pronta per essere colta e assaporata con i sensi tutti. Una recita di buon livello qualitativo, che permette di afferrare i concetti di un anima dannata in continua lotta con se stessa, nel grigio torpore di un’esistenza
ridotta a brandelli. La partecipazione di Fabio Bonini da lustro al lungometraggio. Da non dimenticare le musiche di Massimiliano Bastoni, suggestive e inquiete, il montaggio di Enrico Munarini, direttore della fotografia Fabio Casati, ottime alcune inquadrature di notevole valore artistico, il produttore esecutivo Paola Cipollina, la sceneggiatura di Max Leonida e Giorgio Biavati, la regia di Max Leonida.

Walter Venanzio
(Esperto in Comunicazioni Sociali)

APPROFONDIMENTO: IL SOGGETTO ORIGINALE DEL FILM “MANDALA”

Un monaco cattolico di mezza età, disgustato dal mondo e dalle sue perverse logiche di egoismo e di corruzione, viene costretto da alcune autorità vaticane (che male vedono l’austera ed intransigente figura del sacerdote) ad andare a vivere in un’antica costruzione abbandonata in mezzo alla natura selvaggia ed incontaminata.
Lì la sua esistenza scorre, lenta e serena (senza luce, gas, telefono…), alla ricerca di una verità ontologica che superi – con l’amore – la violenza dell’uomo ed unisca fraternamente le fedi e le religioni di tutto il pianeta.
Una sera, terminando la creazione di un mandala (sorta di disegno mistico e rivelatore caro ai lama tibetani) il monaco vede in esso il criptico riflesso della sua morte imminente.
Quella stessa notte, in sogno, ha una visione in cui gli appare l’immagine di un assassino dal volto coperto, giunto ad ucciderlo con un colpo d’ascia.
Al suo risveglio, la mattina presto, il monaco riceve la visita inaspettata di una ragazza tutta sporca di sangue: è una terrorista, in disperata fuga da qualcuno o qualcosa, che chiede ospitalità all’eremita, il quale gliela offre semplicemente senza chiedere nulla.
Lei dice di doversi lavare, curare e nascondere dal mondo per sole ventiquattrore e sembra non essere estranea al luogo in cui il sacerdote vive, inoltre le sue intenzioni, così come il suo atteggiamento, sono ambigui, inquietanti ed enigmatici.
Fin dall’inizio l’ateismo materialista della ragazza si incontra/scontra con la potente spiritualità del monaco ed i conflitti fra i due si accentuano mano a mano che la giornata passa.
Tra alti e bassi, tra emozioni forti e ricordi strazianti, tra tentazioni carnali ed ironie dissacratrici, tra momenti di discussione e di silenzio, tra l’invocazione di una preghiera e l’urlo di una bestemmia i due si fronteggiano, si scoprono, si rivelano, si confessano l’uno all’altra in un gioco doloroso quanto inevitabile (e, forse, necessario).
Giunta la notte ha luogo la più violenta delle discussioni: i protagonisti si confrontano in maniera drammatica ed il monaco impazzisce, ormai convinto che la giovane terrorista sia in realtà l’incarnazione della morte giunta a prenderlo.
Dopo un ultimo sconcertante dialogo pare che la ragazza vada via, ma il monaco la insegue e la uccide: colpendola con la stessa ascia dalla quale temeva di essere ammazzato nei suoi ossessivi incubi.
Tutto pare finire, la quiete del bosco ritorna.
A terra, in realtà, non c’è il male o il demonio sconfitto, ma giace solo il cadavere di una povera giovane un po’ sbandata, piena di problemi e sicuramente infelice.
Sconvolto dal suo stesso folle gesto, l’eremita corre febbrilmente a prendere i suoi antichi abiti cardinalizi ed i suoi pochi averi per fuggire ma, una volta tornato sull’uscio, non trova più il corpo della visitatrice…
E’ giunta l’alba e, come se nulla fosse accaduto, qualcuno bussa di nuovo alla sua porta: è la terrorista viva e vegeta che, esattamente come il mattino precedente, chiede aiuto e rifugio per un solo giorno.
E’ l’eterna storia che ricomincia?
E’ stato tutto un sogno, un incubo, un delirio…?
Forse è vero che Dio offre sempre una seconda possibilità?
In ogni caso l’esperienza vissuta (o no…) è servita all’uomo per capire molte cose su di sé e sulle sue scelte esistenziali.
Il monaco se ne va, allora, da quell’eremo di solitudine, mentre il mandala viene spazzato via, in silenzio, dalla forza del vento.

W.V.

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