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“UNO STRANIERO IN PATRIA”: STORIA DI INDRO MONTANELLI, IL PIU’ GRANDE GIORNALISTA ITALIANO

(mi-lorenteggio.com) Milano, 12 luglio 2015 – Il I° luglio 2015, nello splendido salone Radetsky dell’importante Palazzo Cusani di Via Brera n.15 – Milano, Sede del Comando Militare Esercito Lombardia e NATO, è stato presentato il libro “Uno Straniero in Patria”, Cairo Editori, di Giancarlo Mazzuca, Direttore del quotidiano “Il Giorno”.

 

L’indirizzo di saluto è stato a cura del Generale di Brigata Antonio Pennino, Comandante Militare Esercito Lombardia che, in qualità di “padrone di casa”, ha esposto l’impegno dell’Esercito a Milano per l’Operazione Strade Sicure che vede la Forza Armata impiegata in concorso alle Forze dell’Ordine e, per alcuni settori, sotto la diretta responsabilità della Prefettura.

Il Generale Pennino ha poi affermato che “Uno straniero in Patria” è uno straordinario e commovente libro che Giancarlo Mazzuca ha rivolto al grande Maestro Indro Montanelli. “L’argomento – asserisce il Generale – mi riporta a quando iniziai il ginnasio nel 1974 allorché mi avvicinai a “Il Giornale Nuovo” di Indro Montanelli che mi ha accompagnato durante tutto il percorso del liceo ispirato dai suoi articoli di fondo per redigere a mia volta gli articoli di fondo nel giornale della scuola e anche per la stesura dei miei temi”.

 Il Generale ha così piacevolmente ricordato quello che Montanelli scrisse nel suo articolo di fondo della prima copia: “Chi sarà il nostro lettore, noi non lo sappiamo perché non siamo un giornale di parte, e tanto meno di partito, e nemmeno di classi o di ceti. In compenso, sappiamo benissimo chi non lo sarà. Non lo sarà chi dal giornale vuole soltanto la "sensazione". Non lo sarà chi crede che un gol di Riva sia più importante di una crisi di governo. E infine non lo sarà chi concepisce il giornale come una fonte inesauribile di scandali fini a se stessi. Di scandali, purtroppo, la vita del nostro Paese è gremita, e noi non mancheremo di denunciarli. Ma non lo faremo per metterci al rimorchio di quella insensata e cupa frenesia di dissoluzione in cui si sfoga un certo qualunquismo, non importa se di destra o di sinistra. Vogliamo creare, o ricreare, un certo costume giornalistico di serietà e di rigore. E soprattutto aspiriamo al grande onore di venire riconosciuti come il volto e la voce di quell’Italia laboriosa e produttiva che non è soltanto Milano e la Lombardia, ma che in Milano e nella Lombardia ha la sua roccaforte e la sua guida”.

La conferenza è stata introdotta da Gabriele Dossena, Presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia il quale ha affermato che parlare di Montanelli è parlare di “serietà e rigore”, che è stato un esempio per tutti. “Cosa importante – asserisce Dossena – è che Montanelli scriveva solo per i lettori e che rifiutò sempre di fare politica attiva. “Uno straniero in Patria” è una biografia su Montanelli scritta da un Autore che lo ha conosciuto sul serio, che ha rievocato le luci, i trionfi, le penombre e i pessimismi d’una vita lunga oltre novant’anni”.

E’ intervenuto il dott. Giangiacomo Schiavi, Vicedirettore del "Corriere della Sera" che ha esordito con un video che rappresentava la milanesità di Montanelli che di Milano diceva che non gli aveva dato nulla salvo quattro schioppettate e due attestati di benemerenza. Il perché di queste affermazioni va ricercato nei sensi di colpa che assalivano Montanelli verso le sue origini. “Giancarlo Mazzuca e Vittorio Feltri – ha affermato Schiavi – sono stati due giornalisti che hanno incrociato Montanelli: il primo ha condiviso parte del lavoro di redazione e di amicizia, mentre il secondo si è trovato a sedersi sulla sedia del grande giornalista italiano”.

Vittorio Feltri è intervenuto lodando le magnifiche qualità di Montanelli senza tralasciare i suoi difetti. “Quando mi trovai a sedermi sulla sua sedia – ha affermato Feltri – pensai che “Il Giornale” senza Montanelli ne avrebbe sofferto. Poi, quando lui fondò “La Voce” ebbi paura che potesse oscurare “Il Giornale” ma, in fondo, il mio intuito mi diceva che quel giornale sarebbe morto. Montanelli leggeva e scriveva poco, ma gli articoli li valutava subito e li scriveva con una sintesi speciale. Sapeva mettere sulla carta articoli magnifici dove ha presentato il meglio e il peggio degli italiani. Era un uomo meraviglioso e un solista stupendo. E’ stato il più grande giornalista che sia mai esistito, lo confermò anche la Fallaci”.

Nel libro “Uno Straniero in Patria” Giancarlo Mazzuca esprime tutto il rimpianto per un grande giornalista che ha testimoniato la bellezza del mestiere che solo lui poteva insegnare ai suo “ragazzi”, oggi tutti valenti giornalisti di testate importanti.
“Montanelli ha creato un giornale “La Voce” il cui unico padrone era il lettore – afferma Mazzuca – io lo seguii per affetto e senza convinzione. Ebbi timore che il nuovo quotidiano non si rivolgesse ai lettori di Montanelli ma a lettori che erano sempre stati contro Montanelli. Quando i fatti confermarono i miei timori, glielo dissi. Con immensa tristezza, ma anche con tanta dignità, assentì. Dopo la chiusura del giornale disse che si poteva essere orgogliosi anche di una sconfitta. Indro era un uomo dalla ruvida scorza, ma era buono e generoso e lo dimostra il fatto che, dieci anni dopo essere stato ferito nei giardini di via Palestro, incontrò, parlò e rise con i suoi attentatori, dicendo loro che erano stati bravi a sparargli quattro colpi senza ucciderlo e senza azzopparlo. E’ stato un uomo, il più italiano di tutti che, però, si considerava straniero in Italia. ”.

“Uno straniero in Patria” è un magnifico omaggio che Giancarlo Mazzuca ha voluto fare a Indro Montanelli, un giornalista che ha stabilito con i lettori un legame profondo. Sono ricordi, rimpianti, nostalgia, affetto verso chi è sempre nei cuori di chi lo ha letto per tanti anni.

E’ la storia del più grande giornalista italiano.

All’evento sono intervenute molte Autorità del Mondo delle Forze Armate e del Mondo Civile.

Principia Bruna Rosco

( foto sono di ALBUM ITALIA)

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