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Proverbio: Febbraio, febbraiello, cortino e bugiardello

IL MIRACOLO DELLE SALINE E DELLE TERME DI MARGHERITA DI SAVOIA

E’ una città che è nel mondo moderno, ma è rimasta ben ancorata ai valori di un tempo quando i rapporti umani erano alla base della vita

 

(mi-lorenteggio.com) Margherita di Savoia, 2 ottobre 2018 -La Puglia è una Regione ricca di cultura, natura e storia e Margherita di Savoia con le sue miracolose Saline dall’acqua rosa ne è la perla.

Margherita di Savoia è una città pugliese molto antica, denominata Salinis in epoca romana. Conta circa 14.000 abitanti e dista una sessantina di Km. da Foggia.

Adagiata nelle verdi valli di immense distese di ulivi, contornata da un mare azzurro che, grazie ad una elevata ventilazione proveniente dal promontorio del Gargano, è salatissimo

L’anno scorso non stavo per niente bene, avevo bisogno di iodio e sono venuta a Margherita di Savoia solo per respirare l’aria del mare e avere il beneficio dell’elioterapia. Non sapevo che avrei trovato una perla rosa che mi ha guarita. Qui ho trovato Alessandro, il salumiere del corso, che mi ha curata come un vero medico facendomi nutrire con prodotti genuini, naturalmente, locali e, pian piano, mi sono ripresa.

Qui ho scoperto le stupende Terme di cui non conoscevo i benefici. Ne ho parlato con il mio medico dott. Annunzio De Luca che, sulla base della mia patologia, me le ha consigliate. Non ho mai creduto al beneficio delle stesse, invece, mi sono dovuta ricredere e ammettere che avevo torto. Oggi ho terminato la dodicesima cura e ne sto già verificando i benefici.

Il personale delle Terme è stato fantastico e molto accogliente, specialmente Lucia addetta alla fangoterapia è stata il mio Angelo. Lucia, mai nome è stato così indovinato ad una persona perché con la sua dolcezza e capacità professionale è stata la luce di tutti. Lucia, intuendo il mio desiderio di sapere, mi ha consigliato di visitare le Saline. Prontamente mi sono recata a visitarle.

Che meraviglia vedere l’acqua rosa che rilascia un sale bianchissimo e salatissimo!

Per saperne di più, la Vice Sindaco dott.ssa Grazia Galiotta mi ha fatto contattare la dott.ssa Vita Piazzolla, guida turistica delle saline.  Ed eccomi qui a parlare con lei che m’informa che questa Salina è la più grande d’Europa, la seconda a livello Mondiale per estensione e produzione. Essa conta ben 4.500 ettari di cui 3.500 di zona chiamata evaporante, ma che corrisponde alla zona umida di popolamento animale, e di una detta salante o estrattiva dove precipita il sale.

Nel Museo storico della salina, al momento del restauro,vi sono esposti oltre mille reperti di archeologia industriale, fra i quali le attrezzature per la raccolta, la lavorazione, la pesatura e il trasporto del sale. Si trovano inoltre strumenti meteorologici (pluviografi, anemografi, evaporigrafi, densimetri per la misurazione dei gradi Baumè) e alcune tavole illustrative che mostrano le tecniche di produzione del passato e del presente. La collezione è completata da una mostra sulle proprietà e gli impieghi del sale.

Dottoressa Piazzolla, mi piacerebbe sapere un po’ della storia di questo luogo: “Tra il quinto e sesto secolo avanti Cristo, grazie allo straripamento dei fiumi pugliesi, si formò un lago costiero, che le dune sabbiose separano dal mare. Questo lago prese il nome di “Lago di Salpi”.  L’agglomerato intorno al lago prese il nome di Salapia.  Le saline sono diventate Riserva Naturale dello Stato e zona umida di valore internazionale per la grande importanza faunistica assunta, che è diventato un fantastico habitat per gli stupendi Fenicotteri Rosa”.

La presenza di saline naturali rese nota la località sin dai tempi più antichi? “Sì. Con l’arrivo degli Illiri che avevano abbandonato sulla sponda dalmata altre saline, di cui parlano sia Aristotele che Strabone, a seguito di sanguinose guerre, le popolazioni autoctone appresero anche la coltivazione o lavorazione del sale. Scoprendo la natura del sale, pian piano mutava lo scenario della città. La Tavola Peutingeriana del III secolo d.C. e altri itinerari romani, come l’Itinerarium Antonini, attestano l’esistenza di una città nota come Salinis, legata alla città di Salapia, una frazione di Canusium, l’attuale Canosa di Puglia. Tra Canosa e Canne, il 2 agosto del 216 a.C. si svolse la celeberrima battaglia vinta da Annibale contro i romani. Intorno al 150 d.C. l’imperatore Traiano fece edificare un ponte sull’Ofanto che univa Salinis a Bardulos, crollato parzialmente intorno al 1850”.

Mi parla delle Saline? “Sancta Maria de Salinis è così che fu citata questa città da Goffredo il Normanno, conte di Canne, nel 1105. Il casale di Sancta Maria de Salinis faceva parte del territorio e della diocesi di Canne insieme anche al casale di S. Cassiano (l’odierna San Ferdinando) e S. Nicolao de Petra. Il casale disponeva di una chiesa, cui era anche annessa una masseria e sotto Federico II fu dotato di una torre di avvistamento. Le saline all’epoca venivano chiamate Salinae Cannarum, in quanto il vescovo di Canne ne aveva il possesso e ne riscuoteva il censo. Il casale fu poi, ancora una volta, ceduto ai templari di Barletta dal vescovo Joannes, che successe a S. Ruggiero nell’episcopato di Canne”.

Mi può illustrare il beneficio del Sale e delle Terme? “Le acque termali impiegate nello stabilimento termale provengono direttamente dalle Saline. Il contenuto di bromo e di iodio e l’alta concentrazione salina rendono le “acque madri” particolarmente efficaci nella prevenzione e nella cura di diverse patologie: ginecologiche, dermatologiche, dell’orecchio, delle vie respiratorie e dell’apparato osteoarticolare”.

Mi parla dei benefici dei fanghi? “Una caratteristica peculiare delle Terme di Margherita di Savoia è l’utilizzo di fanghi esclusivamente naturali e mai riciclati, grazie alla vasta estensione delle Saline che ne garantiscono una quantità praticamente inesauribile. I fanghi maturano attraverso il contatto prolungato per decenni con le “acque madri” nelle vasche delle Saline e vengono mineralizzati dai sali in esse contenuti. Ricchissimi di proprietà curative, sono particolarmente efficaci nella prevenzione e nella cura di patologie osteo-articolari e nei trattamenti anticellulite”.

Queste acque sono esenti da flora patogena? “Assolutamente sì, tanto da essere definite “batteriologicamente pure”, le acque termali sono ricche di una microfauna e di una microflora tipiche che le conferiscono il caratteristico colore rossastro. Secondo la classificazione delle acque minerali italiane di Marfori e Messini, le acque termali di Margherita di Savoia sono acque cloruro sodiche forti (acque salso-bromo-solfo-iodiche).

Che ruolo hanno avuto i Templari sulle saline? “Il dominio dei templari terminò con l’emanazione delle Costituzioni Melfitane da parte di Federico II, il quale istituì il monopolio del sale. Sotto la casata degli Svevi la località conobbe un periodo di grande fioritura”.

Che effetti ha avuto il terremoto in questo luogo? “Il terremoto-maremoto del 1223 che colpì anche la vicina Siponto, ebbe degli effetti devastanti con la distruzione della città, prontamente ricostruita da Carlo II d’Angiò nel 1275”.

I Borboni che benefici hanno apportato in questo luogo? “Nel Settecento la Salina fu ricomperata dai Borboni, che la ritennero una preziosa gemma della loro corona e tornò, pertanto, ad una gestione pubblica. Infatti, Carlo III di Borbone nel 1754 incaricò il grande Architetto Luigi Vanvitelli di occuparsi dell’ammodernamento e dell’ampliamento delle Saline, avvenuto anche con la creazione di nuove zone salanti come quella Regina, dedicata a Carolina d’Austria (oggi dismessa e sede di un quartiere cittadino) e l’apertura di una foce verso Torre Petra”.

Chi era lo storico che si rifugiò quì? “Non è una bella storia. In questo secolo, vi trovò rifugio nelle Saline lo storico e giureconsulto Pietro Giannone, imbarcatosi poi su un piroscafo carico di sale per fare scalo a Venezia. Ricercato dalla Curia romana, fu incarcerato dai Savoia”.

Mi hanno parlato della storia o leggenda di Annibale e Iride, cosa c’è di vero? “Quella di Iride, figlia ed erede del capo di Salapia, insigne città dauna ormai scomparsa, non si sa se sia realmente avvenuta, essa rimane avvolta nel mistero e sconfina nella leggenda. La nobildonna Iride aveva intrecciato una relazione con Annibale il Cartaginese durante la sua incursione da queste parti all’inseguimento dell’esercito romano sconfitto a Canne. La bella salapina con parentele a Siponto, rimase attratta dal condottiero carteginese per la sua prestanza fisica, ma anche e, forse, soprattutto per una condivisa avversione per Roma”.

Cosa pensava Plinio il Vecchio di questa storia? “Nella sua monumentale Naturalis Historia, Plinio il Vecchio descrive i confini dell’Apulia. Quando cita Salapia, città oggi scomparsa e che sorgeva nei pressi di Trinitapoli, la definisce “famosa per l’amore di Annibale con una prostituta”. In ‘Puglia Mitica’ (di AA. VV. a cura di Francesco De Martino – Levante 2012) Giovanni Cipriani, accademico dell’Università di Foggia, si chiede dove un pur così  “nobile scienziato” abbia raccolto “questa infamante insinuazione”, visto che gli storici, a cominciare da Livio, avevano fatto del Duce cartaginese il campione della resistenza a ogni passione. Pompeo Trogo, per esempio, dà per “risaputo che Annibale, né quando l’Italia tremava per il suo infuriare in guerra con i Romani, né quando al rientro a Cartagine detenne il potere, si mise a cenare stando sdraiato o si concesse più di un sestario di vino; quanto poi alla sua pudicizia, essa fu così grande pur avendo a disposizione tante prigioniere da far venire il dubbio che egli fosse effettivamente nato in Africa”.

Tali affermazioni trovano un certo credito? “Credo proprio di no. Esse sono un infame inganno, ha diffamato una bella storia d’amore. Per me nella storia di Plinio il Vecchio c’è della malignità spudoratamente irriverente”.

L’invenzione di Plinio com’è spiegata? “Plinio parlando di questa storia d’amore ha screditato l’immagine dell’unico uomo che realmente mise a repentaglio la gloria di Roma”.

Questo è quanto affermava Plinio il Vecchio, invece Ferruccio Gemmellaro di loro cosa scrisse? “Riprende la storia e la colloca nel II secolo a. C., al tempo delle guerre tra i Romani e i Carteginesi. Sulla traccia dell’intenso rapporto amoroso tra il duce punico e la nobildonna salapina incontrata mentre rientrava da un pellegrinaggio a Calcante (l’attuale Pulsano) e Pilunno (oggi grotta di San Michele), s’inserisce il disegno politico di un regno meridionale con centro focale Salapia in funzione antiromana al quale Annibale, con l’importante mediazione di Iride, riesce a coinvolgere i Dauni, i Lucani e gli Irpini. Un progetto che rimarrà irrealizzato perché stroncato dalla tragica morte di Iride lapidata dalla popolazione e gettata nelle acque paludose della città”.

Mi sembra che anche Francesco Petrarca nel suo ‘De viribus illustris’ il cantore di Laura riprende l’insinuazione pliniana? “Purtroppo sì, esso dice che nelle vicinanze di Salapia, città dell’Apulia (Annibale) fu travolto da un grande amore, ma altresì disonorevole e indegno di lui che non era mai stato vinto in guerra e fu vinto dalle moine di una sgualdrinella (meretricula blanda)”.

Chi altro scrittore si è lasciato coinvolgere da quella seconda montatura di Plinio il Vecchio?: “Lo scrittore Giovanni Cipriani anche lui ha affermato che bisogna essere dei voyeurs di professione oppure dei sadici detrattori per immaginarsi un Annibale che scodinzola dietro la veste di una prostituta, che si lascia sedurre e comandare da una sgualdrina, lui che ha dominato e sottomesso tanti eserciti, pertanto stigmatizza che questo pregiudizio sia sopravvissuto sino ai giorni nostri”.

Ma chi ha scritto qualcosa di positivo su questo due amanti? “Tre anni fa Ferruccio Gemellaro ha scritto un romanzo intitolato ‘L’amante italiana di Annibale. Iride la salapina’. Qui la donna di Salapia non esercita il più antico mestiere del mondo, è invece la figlia di un magistrato. Ugualmente tra i due è passione disdicevole e rovinosa. Perché lo stesso travolgente amore che condiziona la campagna del cartaginese costa la vita alla donna, lapidata dai concittadini. Sullo sfondo della romantica evasione si staglia la figura dolente e umiliata di Imilde, la donna che si era legata al dux Carthaginiensium affascinata dal tasso eroico del suo vir e ignara del tasso erotico dello stesso. Un buon romanzo se non fosse che l’Autore, toccato da recenti e crudi fatti di cronaca relativi a storie d’amore vietato fra rappresentanti di etnie diverse, colloca i due amanti in una cornice dove di solito vengono oggi ospitate le vittime di conflitti sociali e religiosi”.

Mi sembra la stessa storia degli immigrati di oggi? “Credo proprio di no. Di qui a far diventare la Capitanata di duemila anni fa una terra dove potevano nascere liaisons dangereuses fra un immigrato (come il grande condottiero Annibale) e un’indigena (la ribelle Iride) mi sembra che ce ne corra”.

La storia di Annibale e Iride mi aveva coinvolta e rattristata. Accorgendosi di questo stato d’animo, la dottoressa mi scuote parlandomi della festa della Madonna Maria Santissima Addolorata. Infatti, quella sera, durante la processione, gli abitanti del luogo si erano raccolti in un coinvolgente silenzio di muta preghiera e venerazione verso la Madonna”.

L’intervista era quasi al termine. Con la dott.ssa Piazzolla è nata una spontanea e solidale simpatia perché abbiamo sentito una comune passione per la storia d’amore di Annibale e Iride, che io approfondirò.

Margherita di Savoia, questa singolare cittadina, mi sta coinvolgendo e entrando nel cuore. E’ una città che è nel mondo moderno, ma è rimasta ben ancorata ai valori di un tempo quando i rapporti umani erano alla base della vita. Questi inestimabili valori per la gente di Margherita, che pure cerca l’inevitabile modernità per lo sviluppo, la realizzazione dei progetti, l’elaborazione e l’attuazione dei piani di lavoro per l’avvenire, che servono ad aprire una finestra sul mondo e ampliare i propri orizzonti, non ha scalfito minimamente la sensibilizzazione e la cooperazione fra loro. Cosa interessante, queste persone amano il dialogo per accrescere legami ed amicizie e creare un vero ponte culturale e commerciale per condividere passioni ed interessi e sviluppare le proprie potenzialità che, senza alcun dubbio, possano costituire il futuro.

Terminata l’intervista, mi sono recata al mio Lido preferito “Lido Apulia” gestito da tre donne fantastiche che mi fanno sentire a casa. Una di loro, notando che amavo la cura del sale, mi ha regalato qualche pacco della loro produzione di sale che adopererò in parte ad uso cucina e altro da sciogliere nella mia vasca da bagno, e così sarà un po’ come essere sempre alle Terme.

Qui ho conosciuto anche Nicola Distaso, titolare dell’omonima Agenzia immobiliare, con grandi capacità colloquiali e umane, non ha smentito il giudizio che mi sono fatta sugli abitanti di Margherita di Savoia, pertanto, ho già prenotato il soggiorno per il prossimo anno.

La mia permanenza in questa bella località di mare e benessere sta per terminare, con molta malinconia domani me ne andrò, malinconia dovuta alla nostalgia che sicuramente farà capolino nel mio cuore. Mi piacerebbe che Margherita di Savoia, questa singolare Città potesse diventare per me un punto di riferimento importante su più piani culturali. A tal fine, farò molte fotografie per poi fare una mostra d’arte.

 

 

Principia Bruna Rosco

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1 commento

  1. Forse non è ben compreso dall’autore di queste pagine che il mio non è un saggio storico ma un romanzo e come tale contiene figure ed eventi tropologici. Che poi abbia omologato la situazione di oggi nella Daunia di allora ci corre – e come! – se lo si legge nei termini corretti

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