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Proverbio: Aprile fa il fiore e maggio si ha il colore

La Milano del cabaret dedichi un teatro al comico sgozzato dai talebani

(mi-lorenteggio.com) Milano, 28 agosto 2021 – Riceviamo e pubblichiamo:

Spero che già prima delle elezioni la capitale del cabaret, Milano, dedichi un teatro a Khasha Zwan, il comico che ha fatto battute sui talebani anche fino a poco prima di essere barbaramente decapitato da loro.

In realtà mi piacerebbe che i tanti cabarettisti che operano nella nostra città lo celebrino, che venissero proiettati i suoi video sottotitolati in italiano negli spettacoli comici milanesi, che venisse studiato nelle università, che Hollywood realizzasse su di lui un film, magari con protagonista il Sacha Baron Cohen che ha creato Borat e il dittatore Hafez Aladeen.

Ma ovviamente tutte queste cose non dipendono minimamente da me, mentre come consigliere municipale (Municipio 1) tutt’ora in carica posso chiedere al Sindaco di dedicargli un teatro e come candidato posso promettere che mi impegnerò, se eletto, a chiedere che il comune nella sua attività culturale lo ricordi, magari con iniziative nelle periferie più popolate da emigrati provenienti da paesi islamici.

Specialmente ora che anche qui qualcuno di quelli che pretende di rappresentarli tifa apertamente per il regime talebano (ogni riferimento alla consigliera regionale del partito democratico toscano Nura Musse Ali è puramente voluto[1]).

Perché un comico afgano è una figura così importante per il mondo intero e particolarmente per una città come Milano?

Per Khasha Zwan (al secolo Nazar Mohammed, dove il nome del Profeta sta accanto a un termine che deriva dalla parola araba che significa Sorveglianza[2]) la comicità non era solo il (pur onorabilissimo) fare ridere il prossimo.

Fare battute su un regime dispotico come quello talebano ricorda le barzellette sulle persecuzioni naziste e comuniste contro il popolo di Israele presenti in una tradizione non a caso odiata letteralmente a morte dai fondamentalisti islamici: quella ebraica.

Il male che prende corpo nei terroristi islamici afgani è così vasto e sembra così soprannaturale che ammutolisce gli uomini, sembra a volte impossibile spiegarlo razionalmente, come è difficile spiegare Auschwitz.

La comicità è il modo in cui Khasha Zwan cerca invece di parlare e far parlare del male e di esorcizzarlo (forse in senso più letterale di quello che sembra).

Il comico afgano sbatte addosso ai talebani ciò che più detestano, la verità, e la verità è la ridicola banalità (del male) incarnata da persone mediocri e prive di valore umano.

Tanto che nudi di armi fanno ridere.

E come servi di colui che “menzognero e padre della menzogna” ed “è stato omicida fin da principio”[3] e quindi mentitori seriali (basti vedere che fine hanno fatto le promesse di perdono per chi ha collaborato con gli americani) non possono che rispondere a questo con la barbara messa a morte del martire.

Giampaolo Giorgio Berni Ferretti

[1] https://www.gonews.it/2021/08/25/ceccardi-contro-nura-musse-ali-si-dimetta-dalla-commissione-pari-opportunita-toscana/

[2] https://en.wikipedia.org/wiki/Nazar_(amulet)

[3] Vangelo di Giovanni 8,44 http://www.laparola.net/wiki.php?riferimento=Giovanni8%2C44-45&formato_rif=vp

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