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Monza. Giornata mondiale del malato: video e dichiarazioni del convegno di sabato 26 febbraio

Ultimo aggiornamento il 28 Febbraio 2022 – 13:39

(mi-lorenteggio.com) Monza, 28 febbraio 2022 –  Il video integrale del convegno, ospitato sabato 26 febbraio presso l’Auditorium Enrico Maria Pogliani della ASST Monza, dal titolo “Dai servizi … al prendersi cura” in occasione della Giornata Mondiale del Malato.

INTERVENTI GIORNATA DEL MALATO 26 FEBBRAIO 2022

Dott. Silvano Casazza direttore ASST MONZA – Ospedale San Gerardo

‘Dai servizi al prendersi cura’: il titolo di questa giornata indica la prospettiva in cui si deve muovere l’evoluzione del servizio sanitario, chiamato sempre più a prendersi cura a 360 gradi dei bisogni della persona, anche di quelli psicologici e umani. Un percorso in cui è fondamentale il contributo delle associazioni di volontariato che operano all’interno dei servizi sanitari sul territorio.

Va in questa direzione anche l’istituzione, da parte di Regione Lombardia, delle Case di Comunità: strutture socio sanitarie che vedranno la presenza non solo dei medici di medicina generale ma anche di infermieri e altri professionisti della salute che possano farsi carico dei bisogni della persona in modo complessivo.

Mons. Silvano Provasi Arciprete di Monza

Siamo abituati a considerare la salute come una difesa dalla malattia del corpo, ma la sofferenza non è solo fisica: coinvolge tutta la persona. Per questo, di fronte a chi soffre, la prima risposta deve essere la presenza e la prossimità. Gesù nell’orto degli ulivi dice: “Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà”. Questa deve essere la nostra prospettiva davanti alla sofferenza. La malattia così può diventare non solo un momento di turbamento, ma anche di maturazione.

DottPier Giorgio Nova Medico di base in pensione

Spesso ai medici si insegna a non farsi coinvolgere emotivamente. Guardando alla mia esperienza di medico di base, ritengo invece che l’atteggiamento di chi cura debba essere permeato dalla simpatia e dalla compassione, dal comprendere la sofferenza dell’altro e dal ‘soffrire insieme’. Soprattutto nell’ambito della cura a domicilio. Ricordo le numerose visite a domicilio che ho effettuato durante la mia attività di medico come importanti momenti di relazione con il paziente e di grande gratificazione. Il sistema odierno prevede accessi domiciliari regolati da accordi con il Servizio Sanitario Nazionale e due tipi di assistenza domiciliare, programmata o integrata. Il problema principale però è costituito dalla carenza di medici di base e infermieri e dell’eccessiva burocratizzazione del lavoro del medico. Il rischio è quello di perdere l’efficacia della relazione tra medico e paziente, che spesso facilita la risoluzione di problemi sanitari.

Roberto Mauri Presidente Cooperativa La Meridiana

Con i servizi di Meridiana cerchiamo di prendere in carico tutti i bisogni della persona, accompagnando l’anziano e la famiglia. La cura non consiste solo nel risolvere i problemi del corpo: soprattutto per le persone anziane non può essere l’organo l’unico destinatario dell’intervento di cura. Sono convinto che la vera scommessa sia affrontare i bisogni dell’anima, riuscire a dare un senso alla vita di queste persone, un motivo per vivere, una risposta ai bisogni di senso. È una sfida difficile con gli anziani delle RSA, ancor più difficile con i malati di SLA. Il personale delle strutture svolge un ruolo fondamentale nel raccogliere questa sfida, la presenza del volontariato nelle strutture segna un’importante alleanza con la comunità, ma è necessaria anche un’alleanza con il sistema sanitario del territorio. Credo che le risorse del PNRR debbano essere impiegate proprio nella direzione di una maggiore integrazione tra sanità e territorio.

Fiorenzo De Molli Educatore Casa della Carità

La figura del Samaritano nel Vangelo è quella che ispira la dimensione della cura nella Casa della Carità. Il Samaritano “vide e non passò oltre”, si fermò, si fece carico, si prese cura. Spesso invece si distoglie lo sguardo dalla sofferenza, dal dolore innocente e dal turbamento che provoca. Prendersi cura invece significa prima di tutto guardare, ascoltare, accogliere la persona, senza la pretesa di cambiarla. Significa andare oltre le categorie di ‘matto’, ‘barbone’, ‘assassino’: le categorie non danno il vero volto dell’altro. Non esiste il ‘barbone’ ma Giuseppe che vive per strada.  Accogliere significa riuscire a contemplare il percorso della persona, rispettare la sua storia. Lì si coglie il volto del crocifisso.

Giovanna Perucci Psicologa area Anziani Caritas Monza

Nell’assistenza familiare ciò di cui bisogna prendersi cura è un insieme di relazioni all’interno di uno spazio, la casa, che rischia di diventare una prigione relazionale. C’è un dolore del prendersi cura, quello del caregiver familiare che vive la cura come una serie di perdite, da quella del proprio tempo al deterioramento della relazione con l’anziano. C’è un dolore di chi è accudito, del venire meno al mito dell’autosufficienza tipico della nostra cultura. Infine c’è il dolore di chi svolge il lavoro di cura: le ‘badanti’ provenienti da altri Paesi, che hanno lasciato la propria famiglia per un progetto migratorio spesso non realizzabile. Le relazioni che instaurano con gli anziani di cui si occupano vengono continuamente interrotte dalle morti dei loro assistiti. Il rischio è che tutto questo dolore che attraversa la cura possa sfociare nei maltrattamenti da parte di ognuna delle persone coinvolte verso le altre. Bisogna dunque affrontare con responsabilità, costruendo una cultura del prendersi cura che migliori il benessere di tutte le ‘vite collegate’ nella relazione di cura.

Don Augusto Panzeri Responsabile Caritas Monza

Sono contento che siamo riusciti a svolgere questo incontro anche in giorni così difficili. La riflessione di questa mattina è stato, forse, il modo migliore per non dimenticare, per  non rimanere indifferenti al dramma che si sta consumando in Ucraina. Abbiamo parlato si assistenza domiciliare di persone straniere che aiutano i nostri anziani e fra queste sono numerosissime le donne ucraine alla quali va la nostra vicinanza e il nostro affetto. Sentiamo il bisogno di ringraziare le tante donne ucraine (e non solo quelle ucraine) che anche qui, nella nostra Monza, aiutano le famiglie a trovare un equilibrio di fronte agli innumerevoli disagi. Gli interventi di oggi, molto belli, ci invitano ad andare oltre alla cura del corpo e ad occuparci anche della spiritualità, del benessere a tutto tondo, a 360 gradi. Questo implica occuparsi anche del disagio dell’anima e della ricerca di un senso anche in momenti difficili e complicati. Grazie a tutti, grazie ai relatori, grazie a Fabrizio Annaro che ha moderato il convegno, grazie all’Ospedale san Gerardo e al direttore dell’ASST Silvano Casazza  che anche quest’anno ha accettato di ospitare questo convegno giunto alla sua 20esima edizione.

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