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Milano. In Duomo la preghiera per la pace in Ucraina: i quattro appelli dell’Arcivescovo Delpini

(mi-lorenteggio.com) Milano, 2 marzo 2022 – «Questo momento drammatico, questo tempo confuso, questa umanità smarrita, angosciata, indignata, spaventata, domanda una parola che non sia solo convenzionale, che non sia solo una retorica proclamazione di principi. Quale parola possiamo dire noi, discepoli di Gesù?». Così l’Arcivescovo, mons. Mario Delpini, ha iniziato la sua meditazione nel corso dell’Adorazione eucaristica che si è celebrata oggi pomeriggio in Duomo, accogliendo l’invito del Papa a dedicare la giornata del 2 marzo al digiuno e alla preghiera per la pace.

«Non disperate dell’umanità. Non pensate solo a voi stessi. Ammonite i violenti. Prendetevi cura delle vittime»: questi i quattro appelli dell’Arcivescovo nel suo intervento.

Di fronte allo sconforto per questa ennesima guerra, per «la perversione di rapporti tra popoli fratelli che genera il fratricidio, la desolazione di gente che lascia il paese, la casa, la terra», l’Arcivescovo ha invitato anzitutto a «non disperare dell’umanità»: «Continuate a credere che tutti siamo fatti per edificare la fraternità universale. Trovate parole e gesti, pensieri e occasioni per dichiarare la stima, l’invito a conversione, la vocazione all’amore fraterno di tutti gli uomini e le donne che abitano questa terra».

«Nella tragedia abita la tentazione di ripiegarsi su di sé e di intendere il dramma presente solo come un danno economico», ha proseguito mons. Delpini. «È necessario invece un animo grande e sensibile, che sosta in preghiera per ascoltare lo Spirito che suggerisce le vie da percorrere e non solo i danni prevedibili e i vantaggi probabili».

«Abbiamo una parola da dire a tutti coloro che vogliono la guerra – ha poi ammonito -: ricordatevi che dovete morire, tutti dobbiamo morire. Dovrete rendere conto a Dio di quello che avete fatto».

«Viene il momento del prendersi cura», ha concluso l’Arcivescovo: «Verranno a bussare persone che hanno perso la casa. Trovino casa tra noi in una accoglienza intelligente, lungimirante, generosa e sollecita. (…) Sia generosa la mano che dona e che organizza il sollievo».

A questo proposito, la Caritas Ambrosiana si è attivata già dal 24 febbraio, anzitutto avviando una raccolta fondi a sostegno delle azioni condotte dalle organizzazioni sorelle della rete Caritas, in particolare in Ucraina e nei Paesi confinanti.

Sul versante dell’accoglienza dei profughi arrivati o che arriveranno in Italia, Caritas Ambrosiana sta raccogliendo dal territorio disponibilità per dare vita – qualora se ne palesi la necessità, d’intesa con le autorità pubbliche – a una rete di accoglienze diffuse in appartamenti, spazi parrocchiali, locali appartenenti a istituti religiosi o a privati cittadini. Ad oggi sono giunte a Caritas ambrosiana almeno 70 segnalazioni di persone arrivate a Milano dall’Ucraina e la stessa Caritas ha già raccolto circa 150 disponibilità (da famiglie, parrocchie, istituti religiosi) per accogliere persone in fuga dalla guerra.

Tutte le informazioni su come aiutare sono disponibili sul portale diocesano e sul sito di Caritas Ambrosiana.

Giornata di preghiera per la pace
Adorazione Eucaristica – riflessione
Milano, Duomo – 2 marzo 2022

Pensieri cristiani nel dramma presente

Questo momento drammatico, questo tempo confuso, questa umanità smarrita, angosciata, indignata, spaventata domanda una parola che non sia solo convenzionale, che non sia solo una retorica proclamazione di principi, che non pretenda di essere una ricetta per risolvere i problemi né una ingenua invocazione di rimedi miracolosi.
Quale parola possiamo dire noi, discepoli di Gesù, maestro mite e umile di cuore, agnello di Dio, sacrificio per la nuova ed eterna alleanza?
Forse possiamo essere eco della voce del crocifisso.
Che cosa dice il Crocifisso Gesù, di Nazaret?

Non disperate dell’umanità.
Le armi che causano morte e distruzione, la perversione di rapporti tra popoli fratelli che genera il fratricidio, la desolazione di gente che lascia il paese, la casa, la terra, il futuro per sé e per i propri figli potrebbero indurre a disperare. Ecco: l’umanità è ancora e sempre prepotente, cattiva, violenta, sanguinaria! Come è stato all’inizio, così è stato nei secoli, così anche oggi, in questo tempo di tecnologie onnipotenti, ancora l’umanità è assassina.
No, non disperate dell’umanità. Considerate che in ogni uomo e in ogni donna c’è un principio invincibile, ogni persona è stata creata in Cristo, porta in sé l’immagine di Dio.
Non disperate dell’umanità! Continuate a credere che tutti siamo fatti per edificare la fraternità universale. Non disperate dell’umanità: trovate parole e gesti, pensieri e occasioni per dichiarare la stima, l’invito a conversione, la vocazione all’amore fraterno di tutti gli uomini e le donne che abitano questa terra affidata da Dio perché fosse custodita e abitata in pace.

Non pensate solo a voi stessi.
Nella tragedia abita la tentazione di ripiegarsi su di sé, di coltivare pensieri meschini che continua a pensare solo ai danni prevedibili per la propria vita, per il proprio benessere.
L’ossessione per salvare gli affari può indurre a intendere il dramma presente solo come un danno economico, come contratti strappati, come risorse perdute.
È necessario invece un animo grande e sensibile, che sosta in preghiera per ascoltare lo Spirito che suggerisce le vie da percorrere e non solo i danni prevedibili e i vantaggi probabili. Alcuni saranno ridotti in miseria, altri, forse, troveranno occasioni per insperati guadagni.
Non siamo autorizzati ai pensieri meschini, noi discepoli del Signore della misericordia.

Ammonite i violenti, gli ingiusti, gli empi.
Abbiamo una parola da dire a tutti coloro che vogliono la guerra, che comandano la guerra, che si vantano di essere forti in guerra.
Ricordatevi che dovete morire, tutti dobbiamo morire. Dovete rendere conto a Dio di quello che avete fatto.
Forse non vi turberanno i giudizi dei popoli. Sappiate però che nessuno può sottrarsi al giudizio di Dio!

Prendetevi cura degli inermi, delle vittime.
La preghiera conforma ai sentimenti di Cristo. Genera negli animi la compassione per ogni umano soffrire. Suggerisce le vie per prendersi cura delle vittime delle ingiustizie della storia.
Ricordatevi della benedizione di Dio per coloro che si prendono cura dei fratelli: ho avuto fame … ho avuto sete … ero straniero …nudo … malato … in carcere (cfr Mt 25,34ss) e vi siete presi cura di me.
Viene dunque il momento del prendersi cura: consolare i fratelli e le sorelle che sono tra noi, che lavorano nel nostro paese e sono figli dei paesi devastati dalla guerra. In quei paesi abitano i figli, i genitori, i mariti e le mogli, le persone care. Sono tra noi e sono in angoscia: avertano la sincerità del nostro compatire.
Viene il momento del prendersi cura: verranno a bussare alle nostre case persone che hanno perso la casa. Trovino casa tra noi in una accoglienza intelligente, lungimirante, generosa e sollecita.
Viene il momento del prendersi cura: è prevedibile che dilaghino nei paesi devastati dalla guerra povertà e malattie, solitudini e smarrimenti. Sia generosa la mano che dona e che organizza il sollievo.
Viene il momento del prendersi cura: la violenza causa ferite in chi la subisce e in chi la infligge. Ci saranno anime ferite, persone dominate dal risentimento e dai sensi di colpa, fedeli che smarriscono la fede nel dramma troppo insopportabile. La nostra preghiera, la parola santa di Dio, il linguaggio delle sante icone, la celebrazione dei sacri riti siano le nostre forme di preghiera e la solidarietà che continua a seminare speranza, consolazione, riconciliazione, per potenza di Spirito Santo.

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