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Super Mario Bros.: perché Mario è sempre Mario!

Ultimo aggiornamento il 26 Maggio 2022 – 16:12

Milanao, 26 maggio 2022 – Siamo nel 1985 ed il panorama videludico di tutto il mondo è in subbuglio per l’arrivo, direttamente dal Sol Levante, di un baffuto idraulico italiano che farà vivere la sua lunga avventura a tutti coloro che impugneranno il controller del NES.

Creato da Shigeru Miyamoto in persona, autore anche di saghe leggendarie come Donkey Kong e The Legend of Zelda, il nostro amato abitante del Regno dei Funghi era già apparso in altri videogiochi dell’epoca come nel cabinato di Donkey Kong (1981) ad esempio, ma era giunto il tempo di dargli l’occasione di farsi valere con un’avventura molto più lunga ed intricata.

Un’avventura, che poi si rivelò essere più un’Odissea, chiamata Super Mario Bros. Era il 1985 e quello sarebbe stato il primo amore per gli amanti dei videogiochi di allora e per quelli del retrogaming oggi. Questa è dunque la storia di quando Mario divenne il Mario che tutti noi abbiamo imparato a conoscere grazie a capolavori come Super Mario World, Super Mario 64, Super Mario Sunshine, Super Mario Galaxy, Super Mario Odyssey oppure le serie “parallele” come Kart, Super Smash Bros. e tutti i vari titoli sportivi (dal tennis al calcio passando per il golf).

Come recitava il manuale all’interno della confezione originale, che oggi vale una fortuna, “un giorno il pacifico Regno dei Funghi venne invaso dai Koopa, una tribù di tartarughe famose per la loro magia nera. I suoi tranquilli abitanti vennero trasformati in pietre, mattoni e addirittura piante, mentre il Regno dei Funghi cadeva in rovina. L’unica persona in grado di annullare gli effetti dell’incantesimo che aveva colpito gli abitanti del Regno dei Funghi era la Principessa Peach, figlia del re dei Funghi. Sfortunatamente, la ragazza è nelle mani del grande re dei Koopa”.

Grazie a questo titolo i giocatori fecero la conoscenza dell’eterno rivale di Mario, il drago Bowser, e della sua amata, la Principessa Peach in sostituzione della bella Pauline dei tempi del cabinato di Donkey Kong. Niente pallone o scommesse calcio per il nostro Mario insomma!

Naturalmente non poteva mancare un personaggio iconico come il piccolo fungo Toad che diventò famoso per il suo tormentone “thank you Mario, but our princess is in another castle” alla fine di ogni livello finale dopo aver sconfitto Bowser.

Power up, come il Fiore di Fuoco, e nemici, come i Martelkoopa, ritorneranno dunque più volte all’interno delle varie “avventure mariesche”, ma questo titolo è entrato nella storia dei videogiochi poiché è stato il primo caso dove il paesaggio cambia mentre si procede lungo la sua fine segnata da una bandiera sopra un’asta. Semplice, ma essenziale, il “pulsante start” di una saga che continua imperterrita ancora oggi!

Ovviamente, quando un determinato prodotto diventa di successo, che cosa accade? Che lo si copia più o meno spudoratamente come fece la software house tedesca Rainbow Arts che, nel 1987, pubblicò The Great Giana Sisters.

Un titolo che plagiava in più passaggi il gioco di Miyamoto cercando persino di nasconderlo camuffando i protagonisti, qui sorelle, ed alcuni paesaggi. Ovviamente cosa fece Nintendo? Una causa che costrinse la Rainbow Arts a ritirare il gioco dal mercato pochi mesi dopo la sua uscita. Del resto, meglio non scherzare con certi idraulici!

L. M.

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