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Proverbio: Febbraio, febbraiello, cortino e bugiardello

Triennale Milano. L’Arcivescovo Delpini cita la 23ª Esposizione di nell’omelia di S. Ambrogio

(mi-lorenteggio.com) Milano, 7 dicembre 2022 – Questa mattina presso la Basilica di Sant’Ambrogio l’Arcivescovo Delpini nell’omelia ha citato la 23ª Esposizione Internazionale di Triennale Milano 

Unknown Unknowns. An Introduction to Mysteries

L’Arcivescovo Delpini ha visitato l’Esposizione in Triennale lo scorso 23 novembre, in occasione dell’incontro Dialogo sul mistero che lo ha visto confrontarsi con Stefano Boeri, Presidente di Triennale Milano, e i curatori della manifestazione.

Siamo davvero grati ed emozionati per questo bellissimo riconoscimento del lavoro fatto con la nostra Esposizione Internazionale” afferma il Presidente Stefano Boeri.

Video dell’omelia: 

TESTO DELL’OMELIA: 

Conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me 

1. Unknow unknows. 

Hanno chiesto a un’esperta di astrofisica: “Che cosa sappiamo dell’universo adesso che abbiamo stazioni spaziali e telescopi lanciati a lontananze inimmaginabili per scrutare i misteri dell’universo? “Mah forse conosciamo il 5% dell’universo” ha detto l’esperta. 

Hanno chiesto a una studiosa degli oceani: “Che cosa sappiamo degli oceani e della vita e della morte che custodiscono?” “Mah! Conosciamo forse il 5% degli oceani” ha detto la studiosa. 

Hanno chiesto all’esploratore del sistema nervoso dei viventi e in particolare dell’essere umano: “Che cosa conosciamo del sistema nervoso dell’essere umano?”. “Credo che conosciamo tra il 5 e il 10 % del sistema nervoso degli umani”. 

Non so di non sapere. La mostra aperta in questo tempo nella Triennale di Milano ha preso avvio da questa confessione di ignoranza di fronte a quello che di solito si indica come l’infinitamente grande e all’infinitamente piccolo. La mostra si propone di essere una introduzione ai misteri. 

Abitiamo un mondo per lo più sconosciuto, viviamo una vita per lo più enigmatica. 

2. Io conosco. 

Perciò restiamo sorpresi dalla dichiarazione perentoria di Gesù: “Io conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me”. 

La dichiarazione di Gesù introduce in una sublimità vertiginosa, in una rivelazione che di una luce che vince le tenebre. 

La conoscenza di cui parla Gesù non dipende dall’accumulo dei dati faticosamente raccolti, non è frutto di impegnativa ricerca, non è conquista di strumenti di tecnologia avanzata. 2 

Gesù parla piuttosto di una luce che splende e tutto avvolge di luce, come ha cantato Ambrogio: 

Splendor paternae gloriae, “splendore di gloria paterna / che effondi luce da luce, / Luce di Luce e sorgente di Luce, / Giorno che illumini i giorni, // o Sole vero, irradiati / in chiarità perenne, / riverbera nei cuori / fulgore di Spirito Santo”. 

I discepoli di Gesù ricevono dunque una luce di conoscenza che li rende partecipi della luce di Dio. Paolo fa di questa luce il messaggio della sua predicazione: “penso che abbiate sentito parlare del ministero della grazia a me affidato a vostro favore: per rivelazione mi è stato fatto conoscere il mistero … leggendo ciò che ho scritto, potete rendervi conto della comprensione che io ho del mistero di Cristo (Ef 3,2ss). 

3. Dall’enigma al mistero. 

I discepoli di Gesù avvolti e abitati dalla luce della rivelazione non sono quelli che sanno tutto, non hanno la presunzione di aver capito tutto, continuano a vivere nelle ombre della storia. Eppure sanno di essere conosciuti e di conoscere. 

Si potrebbe dire che per grazia passano dal vivere di fronte al mondo, alla vita, a Dio come di fronte a un enigma al vivere ogni cosa abitando nel mistero. 

L’enigma significa lo sconosciuto di fronte al quale uno si sente smarrito, la tenebra che fa paura; 

il mistero significa essere introdotti nell’incontro che invita alla gioia trepida e semplice. 

L’enigma significa l’imprevedibile di fronte al quale uno si sente minacciato e si trattiene dal rischio; 

il mistero significa l’invito immeritato e affidabile, di fronte al quale uno si commuove e si esalta. 

L’enigma significa l’infinito inesplorabile di fronte al quale si percepisce tutta la piccolezza come una insignificanza; il mistero significa la sovrabbondanza incalcolabile del dono che riempie di stupore e diventa chiamata al compimento di ogni speranza. 

4. Le cose rivelate ai piccoli. 

Il conoscere di cui per grazia siamo resi partecipi è quella rivelazione di cui esulta Gesù: 

“Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza (Mt 11,25). 3 

La sapienza dei piccoli, la grazia della rivelazione non contrasta e non sostituisce la ricerca della scienza e i meravigliosi risultati delle discipline scientifiche. 

Gli scienziati continuano a cercare oltre il 5% dei risultati acquisiti per calcolare il numero delle stelle, per sapere come funziona il sistema nervoso e ogni parte dell’organismo dei viventi, 

i piccoli continuano a ricevere la rivelazione del perché esistano le stelle e sanno che ogni cosa esiste per rivelare l’intenzione del Padre, compiuta da Gesù. Tutto è stato fatto nel Verbo e tutto nel Verbo sussiste perché il Padre vuole che il Figlio doni ai piccoli la vita del Figlio: do la mia vita per le pecore. 

Non sappiamo il quanto e il come: sappiamo il perché. Il Padre vuole che viviamo della vita stessa del Figlio per essere figli nella sua casa. 

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